Discriminazione / Situazione peggiorata

Turchia

Religione

79.622.000Popolazione

783.562 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightTurchia

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione turca definisce il Paese come uno Stato laico [1]. La Carta garantisce le libertà di coscienza, fede religiosa, credo, espressione e culto. L’articolo 24 vieta la discriminazione per motivi religiosi e lo sfruttamento o l’abuso di «sentimenti religiosi o cose considerate sacre per una religione».

Lo Stato turco coordina e governa le questioni religiose attraverso la Direzione (o la Presidenza) per gli affari religiosi (Diyanet), istituita nel 1924, ovvero dopo l’abolizione del Califfato ottomano, ai sensi dell’articolo 136 della Costituzione e in sostituzione della più alta autorità religiosa (Shayk al-Islam). Operando sotto l’ufficio del Primo Ministro, la Diyanet promuove l’insegnamento e le pratiche dell’Islam sunnita. Per il 2018, il governo turco ha stanziato due miliardi di dollari americani dal bilancio dello Stato in favore della Direzione per gli affari religiosi, una cifra superiore a quanto concesso agli altri 12 ministeri e alla maggior parte delle istituzioni statali [2].

Le carte d’identità nazionali contengono uno spazio per l’identificazione religiosa, sebbene la Costituzione stabilisca che nessuno può essere costretto a rivelare la propria fede [3].

I gruppi religiosi non sono tenuti a registrarsi presso le autorità, ma i luoghi di culto dei gruppi non registrati non sono riconosciuti dallo Stato [4].

In base alla Costituzione, l’insegnamento della religione islamica sunnita è obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie gestite dallo Stato. Soltanto gli studenti identificati come “cristiani” o “ebrei” sulle loro carte d’identità nazionali possono richiedere di essere esonerati da tali lezioni. Il governo continua a rifiutarsi di esonerare i bambini aleviti o appartenenti ad altri gruppi dal frequentare i corsi obbligatori di educazione islamica sunnita [5].

Il governo interpreta in modo restrittivo il trattato di Losanna del 1923, che fa riferimento alle “minoranze non musulmane”, in quanto concede lo status giuridico speciale di minoranza esclusivamente a tre gruppi riconosciuti: i cristiani armeni ortodossi apostolici, i cristiani greco-ortodossi e gli ebrei. Nonostante questo status speciale, essi, come altri gruppi minoritari quali cattolici, siriaci, protestanti, aleviti ecc., non hanno alcuna identità giuridica e quindi non possono acquistare o possedere proprietà, né chiedere risarcimenti di natura legale. Attualmente questi gruppi sono in grado di possedere delle loro proprietà soltanto attraverso fondazioni distinte [6].

Non vi sono dati attendibili relativi alla presenza delle [7].

Nel suo Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, l’Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro del Dipartimento di Stato statunitense, dipinge un’immagine più dettagliata della poco nota presenza dei non musulmani in Turchia. Il rapporto riferisce che, stando a quanto affermano le minoranze, nel Paese vi sarebbero circa 90.000 cristiani armeni apostolici (di cui circa 60.000 sono cittadini turchi e gli altri immigrati illegali provenienti dall’Armenia), 25.000 cattolici romani (incluse molte persone recentemente immigrate dall’Africa e dalle Filippine), 25.000 siro-ortodossi, 15.000 ortodossi russi, 7.000 protestanti, 22.000 yazidi (molti dei quali sono giunti come rifugiati nel 2014), 17.000 ebrei, 10.000 baha’i, e 5.000 testimoni di Geova [8]. Il rapporto afferma inoltre che: «le stime circa il numero di atei variano, ma i più recenti sondaggi pubblicati suggeriscono che circa il 2 percento della popolazione sia ateo» [9].

Le ondate di migranti in fuga dalla guerra civile siriana hanno avuto rilevanti effetti sulla demografia religiosa della Turchia. Dal 2014 sono entrati nel Paese migliaia di cattolici di lingua araba (principalmente caldei e siriaci) e di cristiani ortodossi. Il numero totale di rifugiati giunti in Turchia fino al primo trimestre del 2018 è stimato in circa 3,5 milioni [10]. Stabilitisi in 81 diverse città turche, questi rifugiati sono costretti a rimanere laddove si sono registrati per poter ricevere aiuti finanziari da parte del governo. Sono autorizzati a lavorare, ma solo se si sono registrati. Il numero esatto dei rifugiati non musulmani residenti nelle città non è noto. I rifugiati cristiani lottano per mantenere la loro fede, dal momento che la maggior parte delle chiese si trovano a Istanbul e in poche altre grandi città. Il ridotto numero di sacerdoti cristiani di lingua araba è costretto a viaggiare di città in città, affittando (in genere a prezzi molto alti) spazi per celebrare diversi battesimi, cresime e matrimoni, spesso nello stesso giorno.

Lo Stato consente esclusivamente la formazione dei chierici sunniti, limitando invece quella dei ministri degli altri gruppi religiosi. La mancanza di seminari cristiani in Turchia impedisce ai patriarcati greco-ortodosso e armeno ortodosso di educare la prossima generazione di sacerdoti.

Il seminario teologico greco-ortodosso è stato chiuso nel 1971. Il governo turco afferma che il motivo della chiusura sia l’incapacità del governo greco di garantire reciprocamente la libertà religiosa della minoranza musulmana turca che vive in Grecia [11].

La comunità ebraica turca è in grado di praticare liberamente la propria religione e le sinagoghe ricevono una protezione costante da parte del governo. L’antisemitismo, specialmente nella stampa e nei social media, rimane un problema nel Paese. Tuttavia la Turchia è l’unica nazione a maggioranza musulmana che contribuisce attivamente all’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto [12].

Incidenti

La comunità ortodossa armena è la più grande comunità cristiana presente in Turchia. Con 60.000 membri, questa Chiesa sta cercando di risolvere i problemi di leadership interna che a loro volta hanno conseguenze sul riconoscimento giuridico della Chiesa in Turchia [13]. Il patriarca titolare, Mesrob II Mutafyan, si ammalò nel 2008 ed è tuttora ricoverato, in “stato vegetativo”, in un ospedale di Istanbul. Il 15 marzo 2017, l’Assemblea ecclesiale ha eletto l’arcivescovo Bekçiyan, allora Primate degli armeni in Germania, come locum tenens del Patriarcato, dandogli indicazione di indire una nuova elezione. Tuttavia, il governo turco si rifiuta di riconoscere le elezioni patriarcali, dal momento che l’attuale patriarca è vivo. L’arcivescovo Bekçiyan ha lasciato il Paese il 13 febbraio 2018 [14].

Andrew Brunson, il pastore della Chiesa di Risurrezione di Trebisonda (Izmir), che vive in Turchia da oltre due decenni, è trattenuto dal 7 ottobre 2016 con l’accusa di aver collaborato con il Partito dei lavoratori del Kurdistan, considerato un’organizzazione terroristica dalla NATO, dagli Stati Uniti e dall’UE. Il processo di Brunson è uno dei tanti casi giuridici che mettono a dura prova le relazioni USA-Turchia [15]. Secondo l’avvocato di Brunson, Ismail Cem Halavurt, il sacerdote originario della Carolina del Nord è stato arrestato a causa delle sue convinzioni religiose. «Vi sono prove che mostrano che Brunson è stato arrestato in ragione della sua fede», ha dichiarato Halavurt ad un’agenzia di stampa poco prima dell’inizio del processo nell’aprile 2018 [16]. Il ruolo religioso ricoperto da Brunson è stato invece «classificato come aiuto alle organizzazioni terroristiche». Il pastore è stato accusato di aver aiutato un’organizzazione terroristica armata e «di aver ottenuto informazioni riservate dal governo a scopo di spionaggio politico e militare». Il processo continua [17]. Nel frattempo, l’8 febbraio 2018 il Parlamento europeo ha esortato la Turchia a liberare Brunson [18].

Durante il periodo natalizio si è registrato un aumento di episodi di incitamento all’odio ai danni di alcune Chiese protestanti in Turchia. I media hanno indicato precisamente i luoghi di culto presi di mira, spaventando quindi i fedeli che avevano programmato di partecipare alle funzioni religiose nelle chiese segnalate [19].

Tra il novembre e il dicembre 2017, sono stati infranti i vetri delle finestre nella chiesa Malatya Kurtulus, nella chiesa di Balikesir e nella chiesa internazionale di Istanbul Kadikoy. Negli stessi luoghi di culto sono stati trovati anche dei graffiti.

Nel marzo 2017, la redazione di Radio Shema, un’emittente cristiana di Ankara, ha ricevuto delle minacce di morte. Da allora, la polizia ha intensificato la protezione della stazione radio e del suo direttore.

Prospettive per la libertà religiosa

Nell’aprile 2018, il governo turco ha indetto per il 24 giugno dello stesso anno delle elezioni anticipate. Queste conultazioni si sono tenute in un regime di stato di emergenza in vigore sin dal tentato di colpo di Stato del luglio 2016. Da allora, la Turchia ha assistito ad arresti di massa, licenziamenti arbitrari e altri abusi. Circa 160.000 persone sono state detenute e un numero analogo di dipendenti pubblici è stato licenziato in seguito al fallito golpe. I media vicini all’opposizione sono stati chiusi e molti giornalisti sono stati arrestati. Questo clima di intolleranza, paura e instabilità ha effetti anche sulle minoranze religiose turche. I gruppi cristiani, ad esempio, si stanno riducendo e il Cristianesimo è sul punto di scomparire.

La Costituzione del 1982 stabilisce la laicità come il principio centrale che definisce la relazione tra lo Stato turco e l’Islam, così come quelli tra lo Stato e le altre religioni. Sebbene teoricamente questo dovrebbe assicurare protezione, la “laicità in stile turco” è stata molto coercitiva nei confronti dei non musulmani. Il partito (islamista) della Giustizia e dello Sviluppo, attualmente al governo, vuole mettere in discussione il concetto di laicità in stile turco per “liberare” l’Islam dal kemalismo (le idee e i principi laicisti di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore e primo presidente della Repubblica turca). Paradossalmente, le minoranze potrebbero beneficiare di questa flessibilità in termini di un maggiore riconoscimento giuridico e protezione dei loro beni. Tuttavia, i non musulmani temono che possa trattarsi soltanto di una mossa intesa ad impressionare la comunità internazionale.

È difficile negare che la Turchia si stia muovendo verso l’autocrazia, e ciò potrebbe tradursi in una riduzione della protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La società turca è sempre più soggetta a influenze islamiche, alcune delle quali sono evidentemente intolleranti verso i non musulmani. Chiese e sinagoghe sono regolarmente minacciate ed i non-musulmani trovano sempre più difficile esprimere la loro fede in pubblico.

Note / fonti

[1] Costituzione turca del 1982 con emendamenti fino al 2011, successivamente modificata, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Turkey_2011.pdf?lang=en, (consultato il 3 maggio 2018).

[2] “Huge budget allocated to Ministry of Religious Affairs in 2018”, Sol, 3 novembre 2017, https://news.sol.org.tr/huge-budget-allocated-ministry-religious-affairs-2018-173437, (consultato il 19 aprile 2018).

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Turchia”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268876#wrapper, (consultato il 19 aprile 2018).

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[1] Ibid.

[9] “Son dakika: Türkiye’de kaç milyon mülteci var? Bakan Soylu açıkladı” (Last Minute: How many million refugees in Turkey? Minister Soylu explained), Sözcü, 15 febbraio 2017, https://www.sozcu.com.tr/2017/gundem/turkiyede-kac-milyon-multeci-var-bakan-soylu-acikladi-1680764/, (consultato il 25 aprile 2018).

[10] Ali Dayıoğlu e İlksoy Aslım, “Reciprocity Problem between Greece and Turkey: The Case of Muslim-Turkish and Greek Minorities”, Athens Journal of History, Vol 1, No 1, gennaio 2015, pp. 37-49, https://www.atiner.gr/journals/history/2015-1-1-3-Dayioglu.pdf, (consultato il 3 maggio 2018).

[11] Thomas J. Rees et al., “Turkey”, Rapporto annuale della Commissione sulla libertà religiosa internazionale, Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2017.USCIRFAnnualReport.pdf, (consultato il 18 aprile 2018).

[12] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[13] Anne-Bénédicte Hoffner, “Turkish authorities reject elected leader of Armenian Church”, La Croix international, 15 febbraio 2018, https://international.la-croix.com/news/turkish-authorities-reject-elected-leader-of-armenian-church/6945, (consultato il 19 aprile 2018).

[14] “Turkish court rules US pastor will remain in custody amid coup trial”, The Guardian, 16 aprile 2018, https://www.theguardian.com/world/2018/apr/16/andrew-brunson-turkey-coup-links-denial-erdogan, (consultato il 19 aprile 2018).

[15] “Turkish court rules US pastor will remain in custody amid coup trial”, The Guardian, 16 aprile 2018,https://www.theguardian.com/world/2018/apr/16/andrew-brunson-turkey-coup-links-denial-erdogan, (consultato il 19 aprile 2018).

[16] Murat Yetkín, “Will Pompeo open a new page in US-Turkey ties?”, Hurriyet, 4 maggio 2018), http://www.hurriyetdailynews.com/opinion/murat-yetkin/will-pompeo-open-a-new-page-in-us-turkey-ties-131297, (consultato il 4 maggio 2018).

[17] “Turkey: European Parliament urges Turkey to guarantee religious freedom and to release Pastor Andrew Brunson”, Human Rights Without Frontiers, http://hrwf.eu/turkey-european-parliament-urges-turkey-to-guarantee-religious-freedom-and-to-release-pastor-andrew-brunson/, (consultato il 20 aprile 2018).

[18] 2017 Human Rights Violations Report, Protestan Kiliser Dernegi (Associazione delle Chiese protestanti), 30 gennaio 2018, http://www.protestankiliseler.org/eng/?p=835, (consultato il 19 aprile 2018).

[19] 2017 Human Rights Violations Report, Protestan Kiliser Dernegi (Associazione delle Chiese protestanti), 30 gennaio 2018, http://www.protestankiliseler.org/eng/?p=835, (consultato il 19 aprile 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.