Stabile / Immutato

Bosnia ed Erzegovina

Religione

3.802.000Popolazione

51.209 Km2Superficie

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homekeyboard_arrow_rightBosnia ed Erzegovina

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’accordo di pace di Dayton del 1995 pose fine alla guerra del 1992-95, stabilendo la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, entità bosniaco-croata corrispondente all’area centrale ed occidentale del Paese, e la Republika Srpska, situata nel nord e nell’est. Entrambe le regioni hanno un loro presidente, governo, parlamento e forza di polizia. Inoltre, vi è il distretto di Brcko, un’unità amministrativa autonoma. Le tre entità insieme sono regolate da un governo centralizzato con una presidenza a tre membri a rotazione. L’allegato 4 dell’accordo di Dayton stabilisce la Costituzione della Bosnia-Erzegovina.

La maggior parte dei cittadini della Bosnia-Erzegovina si auto-identifica con un profilo etnico spesso collegato a una particolare religione. L’ultima volta che è stata rilevata la percentuale delle diverse etnie (nel censimento del 2013) la distribuzione era la seguente: bosgnacchi 50,11 percento; serbi 30,78 percento; croati 15,43 percento; altri 2,73 percento; 0,77 percento non dichiarato; nessuna risposta 0.18 percento[1].

La Bosnia-Erzegovina è uno Stato laico senza religione di Stato. La “legge sulla libertà religiosa e la posizione legale delle Chiese e comunità religiose in Bosnia ed Erzegovina” è stata adottata nel 2004[2]. Questa legge prevede la libertà di religione, garantisce lo status giuridico delle Chiese e delle comunità religiose e vieta ogni forma di discriminazione contro qualsiasi gruppo religioso. La norma fornisce inoltre le basi per le relazioni tra lo Stato e le comunità religiose.

La legge sopra menzionata impone anche che un registro di tutti i gruppi religiosi sia tenuto presso il Ministero della Giustizia, mentre il Ministero dei diritti umani e dei rifugiati ha il compito di documentare le violazioni della libertà religiosa.

La legge riconosce quattro comunità religiose e Chiese tradizionali: la comunità islamica, la Chiesa ortodossa serba, la Chiesa cattolica romana e la comunità ebraica.

Secondo la legge, ogni gruppo di 300 cittadini adulti può richiedere di essere riconosciuto come una nuova Chiesa o comunità religiosa, facendo richiesta per iscritto al Ministero della Giustizia. Il Ministero della Giustizia è tenuto a prendere una decisione entro 30 giorni dalla richiesta e può presentare ricorso al Consiglio dei ministri.

La legge ribadisce il diritto di ogni cittadino all’educazione religiosa. I rappresentanti ufficiali delle varie Chiese e comunità religiose hanno la responsabilità di insegnare religione in tutte le scuole dell’infanzia pubbliche e private, nelle scuole primarie e nelle università. La Republika Srpska introdurrà classi di religione obbligatorie per tutti gli studenti delle scuole superiori. Il nuovo programma scolastico religioso incomincerà a settembre 2018, con l’inizio del nuovo anno scolastico[3].

L’accordo di base tra la Santa Sede e la Bosnia-Erzegovina è stato firmato il 19 aprile 2006. La commissione congiunta per l’attuazione del concordato ha compiuto progressi graduali, ma l’accordo non è entrato in vigore perché il governo e il Parlamento non sono stati disposti ad attuare le proposte avanzate dalla Chiesa cattolica, inclusa una legislazione specifica sull’osservanza delle festività religiose[4]. Nell’aprile 2010 è stato firmato l’Accordo per la pastorale dei membri cattolici delle forze armate del Paese.

L’accordo di base tra lo Stato e la Chiesa ortodossa serba è stato firmato il 3 dicembre 2007.

Il 6 gennaio 2010, la comunità islamica ha presentato la bozza del proprio accordo con lo Stato. Nel 2015 il testo proposto è stato approvato dal Consiglio dei ministri e inviato alla presidenza per approvazione, ma il testo finale è ancora in fase di negoziazione. Sebbene le principali obiezioni all’accordo non siano mai state rese pubbliche, si ritiene che la Presidenza possa non essere d’accordo sull’uso del termine «rispetto» o «garanzia» all’interno di determinati articoli dell’accordo[5].

Oggi quasi tutti i gruppi islamici sono presenti in Bosnia-Erzegovina, perlomeno su Internet: dai seguaci di Said Nursî ai salafiti, ai revivalisti islamici e ai sostenitori di Abu Hamza al-Masri. Malesia, Arabia Saudita, Giordania, Indonesia, e altre nazioni islamiche hanno fatto costruire moschee a Sarajevo e in altre città. Il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno collaborato alla ricostruzione degli edifici della Facoltà di Studi Islamici dell’Università di Sarajevo e della Biblioteca di Gazi Husrev Bey[6]. La Moschea del re Fahd, costruita dai sauditi nel 2000, è il più grande luogo di culto musulmano nei Balcani. La maggior parte della nuova costruzione contrasta fortemente con le tradizionali moschee in pietra ottomana, con cupole basse e arrotondate e un singolo minareto monumentale. Secondo dati recenti pubblicati dalla comunità islamica, nel Paese vi sono 1.912 moschee di cui 554 sono state costruite dopo la fine della guerra[7].

L’influenza dell’Islam wahhabita ha origine dai combattenti stranieri giunti durante la guerra negli anni ’90 per combattere al fianco dei musulmani bosniaci e non hanno più lasciato il Paese. Sono finanziati da fondazioni caritatevoli saudite[8]. Negli ultimi 15 anni vi sono stati scontri tra la comunità moderata locale e stranieri con una visione più radicale dell’Islam. L’attuale capo della comunità islamica, Husein Kavazovic, è stato posto sotto la protezione della polizia dopo aver ricevuto delle minacce di morte da un membro dello Stato Islamico (ISIS). I rapporti suggeriscono che un certo numero di leader religiosi musulmani siano diventati più radicali, in gran parte come reazione alla inadeguata risposta internazionale alle difficoltà dei musulmani nel Paese[9].

A metà gennaio 2016, Riyasat, l’organo principale che rappresenta la comunità islamica, ha chiesto la dissoluzione delle comunità musulmane parallele che si erano illegalmente installate nel Paese, invitando i membri di quelle comunità a integrarsi nelle strutture giuridiche in linea con la legislazione bosniaca relativa alla comunità religiose. Si stima che 64 organizzazioni islamiche illegali siano attive nel Paese e siano considerate focolai di radicalismo e estremismo. Il Riyasat ha preso le distanze da queste comunità, affermando che non ha informazioni su ciò che accade all’interno di questi organismi e dunque non può essere ritenuto responsabile delle loro attività.

Secondo i funzionari statali e fonti dei media, circa 260 cittadini si sono uniti ai gruppi fondamentalisti come combattenti in Iraq e in Siria dal 2013. Si stima che 150 siano tornati. Vedran Dzihic, un esperto balcanico che lavora l’Istituto austriaco per gli affari internazionali, ha dichiarato che rappresentano una seria minaccia per la sicurezza[10].

La Chiesa cattolica romana è una minoranza religiosa nel Paese. Vi è stata una significativa emigrazione di cattolici, specialmente membri più giovani. La Chiesa cattolica sta affrontando un futuro molto incerto. Secondo il cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo (Vrhbosna), fino a 10.000 cattolici lasciano la Bosnia-Erzegovina ogni anno[11]. La diocesi di Banja Luka nella Republika Srpska, conta meno di 10.000 fedeli, perlopiù anziani, rispetto ai 200.000 cattolici presenti prima della guerra. Oggi, la mancanza di opportunità di lavoro, il senso di inattività politica e l’aumento del radicalismo islamico hanno scatenato una nuova ondata di emigrazione. Secondo monsignor Franjo Komarica, presidente della Conferenza episcopale cattolica della Bosnia ed Erzegovina, i cattolici croati non hanno ricevuto alcuna parte dei fondi forniti dalla comunità internazionale per consentire agli ex rifugiati di tornare[12].

A differenza di molte delle loro controparti cattoliche e musulmane che sono rimaste nelle aree controllate dai serbi fino a quando non sono state costrette a fuggire dalla «pulizia etnica», molti vescovi e sacerdoti serbo-ortodossi hanno abbandonato le aree sotto il controllo croato e bosniaco all’inizio della guerra[13].

La fondazione di un Consiglio interreligioso nel 1997 ha rappresentato un punto di svolta nella storia della religione nel Paese. Questo organismo mira a fornire una base autentica per la stima reciproca, la cooperazione e la libertà nel Paese. Il 6 giugno 2015 a Sarajevo, durante la sua visita in Bosnia-Erzegovina, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del dialogo nell’ambito di un incontro interreligioso. Il Papa ha incoraggiato i cattolici a lavorare in solidarietà con tutti i gruppi etnici e religiosi del Paese per creare una pace duratura. Il Pontefice ha suggerito che il dialogo interreligioso non deve essere lasciato soltanto ai leader religiosi, ma dovrebbe «estendersi il più possibile a tutti i credenti, coinvolgendo i diversi settori della società civile»[14].

Diversamente dalle altre nazioni della ex-Jugoslavia, il Parlamento nazionale non ha ancora adottato disposizioni legali per la restituzione delle proprietà. Ad oggi, una percentuale molto bassa di proprietà è stata restituita alla comunità ebraica, alla Chiesa ortodossa serba, alla Chiesa cattolica e alla comunità islamica della Bosnia Erzegovina[15].

Incidenti

Nel quadro di crescente tensione e di mancanza di progressi nella comprensione interreligiosa sopra descritto, si sono verificati diversi incidenti.

Nel maggio 2017, perpetratori sconosciuti hanno issato la bandiera di un gruppo islamista nel villaggio croato cattolico di Ljubac vicino a Tuzla, nella parte nord orientale del Paese. La bandiera del movimento terrorista “Emirato del Caucaso” ha suscitato paura e tensioni tra gli abitanti croati. Alcune settimane prima, nello stesso villaggio, vandali sconosciuti avevano scritto messaggi pro-Stato Islamico (ISIS) sulle mura di un istituto scolastico locale[16].

Mentre nella capitale Sarajevo sono state costruite dozzine di moschee, non è stato concesso alcun permesso di costruzione per le chiese cristiane. Le autorità si rifiutano ancora di restituire centinaia di edifici della Chiesa, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo abbia stabilito che sono tenute a farlo. Dopo 22 anni di lotta con le autorità locali, i cattolici di Drvar, nella parte sud-occidentale del Paese, non hanno ancora chiesa o cimitero. Nonostante le numerose promesse, le autorità municipali si rifiutano di stanziare terreni per la costruzione di una nuova chiesa. Il parroco, padre Davor Klecina, ha chiesto al suo vescovo monsignor Franjo Komarica il permesso di avviare una campagna di raccolta fondi per l’acquisto di terreni adatti alla costruzione privata. La messa viene attualmente celebrata in una sala nel centro della città. La maggior parte dei fedeli cattolici della città sono sfollati provenienti dal centro del Paese che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra. Esponenti della Chiesa cattolica di Banja Luka hanno anche riferito del continuo rifiuto da parte delle autorità municipali di restituire le loro proprietà espropriate, anche dopo che il governo aveva restituito la maggior parte delle proprietà precedentemente sequestrate alla Chiesa ortodossa serba[17].

Nel gennaio 2018 il tribunale municipale di Kiseljak ha condannato Miljenko Golub a sei mesi di prigione perché aveva aggredito una donna in una stazione di servizio locale, solo perché questa indossava un hijab[18].

Nel febbraio 2018 Nedzad Latic, redattore del sito web The Bosnia Times, è stato aggredito da un gruppo di uomini che ha descritto come «wahabiti». Il giornalista ha affermato che gli uomini lo hanno aggredito dopo aver lasciato una moschea locale di Sarajevo al termine della preghiera. L’associazione dei giornalisti bosniaci ha chiamato la polizia e le istituzioni giudiziarie per un’inchiesta immediata[19].

Nel febbraio 2018 il tribunale cantonale di Travnik ha respinto l’appello della scuola mista Travnik contro l’ordine di consegnare l’edificio scolastico al suo proprietario, l’arcidiocesi di Sarajevo. La corte ha anche ordinato alla scuola di pagare una tassa per il precedente utilizzo dell’immobile, pari a 270.368 marchi bosniaci (173.168 dollari americani). La sentenza della corte è arrivata dopo oltre 15 anni di contenzioso. Nel 2003, la Camera per i diritti umani del Paese aveva stabilito che la proprietà doveva essere restituita alla Scuola Cattolica, ma la decisione non era mai stata attuata. Resta da vedere se la decisione del tribunale del 2018 sarà confermata[20].

Nell’aprile 2018, un tribunale municipale di Livno ha condannato sette persone di nazionalità croata a un anno di libertà vigilata per aver commesso crimini d’odio basati sulla religione e la nazionalità e aver vandalizzato proprietà private e religiose nel villaggio di Omerovici vicino a Tomislavgrad nell’area sud occidentale del Paese. Secondo l’accusa, il 15 agosto 2015, i responsabili, dopo essersi gravemente ubriacati in alcuni bar locali, hanno minacciato di demolire la moschea del villaggio. Sono entrati nel villaggio, hanno lasciato una bombola di gas davanti alla moschea e, dopo aver minacciato gli abitanti locali e vandalizzato diverse auto private, se ne sono andati[21].

Prospettive per la libertà religiosa

La Bosnia-Erzegovina continua ad affrontare immensi problemi politici, economici e sociali che influenzeranno seriamente la libertà religiosa dei suoi cittadini nel prossimo futuro. Tutte le comunità etniche e religiose subiscono una tale situazione e la mancanza di volontà politica rende impossibile credere che vi sarà un miglioramento della situazione nel prossimo futuro.

Note / fonti

[1]L’Ufficio federale di statistica per le entità della Federazione di Bosnia Erzegovina, 2013 “Risultati finali del censimento”,http://fzs.ba/index.php/popis-stanovnistva/popis-stanovnistva-2013/konacni-rezultati-popisa-2013/ (consultato il 24 febbraio 2018).

[2]Legge sulla libertà religiosa e la posizione legale delle Chiese e comunità religiose in Bosnia ed Erzegovina, Gazzetta ufficiale della Bosnia-Erzegovina, No. 5/04 http://www.mpr.gov.ba/biblioteka/zakoni/bs/ZAKON%20o%20slobodi%20vjere.pdf (consultato il 24 febbraio 2018).

[3]Srna, “Dodik: In September the Religious Classes in High Schools, Nezavisne portal”, 7thApril 2018, https://www.nezavisne.com/novosti/bih/Dodik-Vjeronauka-u-srednjim-skolama-od-nove-skolske-godine/472492(consultato il 25 aprile 2018).

[4]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Bosnia-Erzegovina”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, 15 agosto 2017 (consultato il 24 febbraio 2018).

[5]S.H., “Disputable Articles of the Agreement Between Islamic Community And State”, 24 aprile 2018, Klix.ba, https://www.klix.ba/vijesti/bih/procitajte-sporne-clanove-ugovora-islamske-zajednice-i-drzave-omoguciti-ili-garantovati-prava/180423034 (consultato il 25 aprile 2018).

[6]Al Jazeera, “Otvorena Gazi Husrev-begova biblioteka”, (La biblioteca Husrev Bay ha riaperto), Al Jazeera, 15 gennaio 2014, http://balkans.aljazeera.net/vijesti/otvorena-gazi-husrev-begova-biblioteka (consultato il 30 aprile 2018).

[7]Novi.ba, “Od završetka rata u BiH obnovljeno 1.175 džamija i mesdžida”, (1175 Moschee ricostruite dalla fine della guerra), NOVI, 19 aprile 2018, https://novi.ba/clanak/194255/14 (consultato il 25 aprile 2018)

[8]Alexey Toporov, “Wahhabi settlements and terrorism as the reality of “European Bosnia”, EurAsia Daily, 30 gennaio 2018, https://eadaily.com/en/news/2018/01/30/wahhabi-settlements-and-terrorism-as-the-reality-of-european-bosnia (consultato il 25 aprile 2018).

[9]Boris Georgievski, “Could Balkan nations become the new hotbeds of Islamist, extremism?”, DW, 30 maggio 2017, (consultato il 25 aprile 2018), http://www.dw.com/en/could-balkan-nations-become-the-new-hotbeds-of-islamist-extremism/a-39045256

[10]Murcadha O’Flaherty, “Catholics ‘fleeing Bosnia-Herzegovina’ over discrimination”, Catholic Herald, 4 gennaio 2018, http://www.catholicherald.co.uk/news/2018/01/04/catholics-fleeing-bosnia-herzegovina-over-discrimination/ (consultato il 25 aprile 2018).

[11]Bljesak.info, “Komarica u Hrvatskoj: Hrvatima u BiH prijeti fizičko iskorjenjivanje”, (Komarica in Croazia: i croati in Bosnia Erzegovina sono di fronte allo sterminio fisico), 27aprile 2018,  https://www.bljesak.info/vijesti/flash/komarica-u-hrvatskoj-o-hrvatskom-stanovnistvu-u-bih-nitko-ne-brine/234198 (consultato il 27 aprile 2018).

[12]Mark Urban, “Bosnia: The cradle of modern jihadism?”, BBC News, 2luglio 2015,  http://www.bbc.com/news/world-europe-33345618, (consultato il 30 aprile 2018).

[13]Keith Doubt, “Scapegoating and the Simulation of Mechanical Solidarity in Former Yugoslavia: Ethnic Cleansing and the Serbian Orthodox Church”, Institute for Research of Genocide, Canada, 23giugno 2012, http://instituteforgenocide.org/?p=3115 (consultato il 30 aprile 2018).

[14]Jonathan Luxmoore, “Bosnian church questions chances for peace unless rights are recognized”, Catholic News Service, 14 marzo 2016, http://catholicphilly.com/2016/03/news/world-news/bosnian-church-questions-chances-for-peace-unless-rights-are-recognized/ (consultato il 30 aprile  2018).

[15]Selma Boračić Mršo, ‘Vjerske zajednice u BiH još čekaju povrat imovine’, (Le comunità religiose aspettano ancora la restituzione della proprietà), 25 ottobre 2010, Radio Slobodna Evropa, https://www.slobodnaevropa.org/a/bih_restitucija_vjerske_zajednice/2200817.html (consultato il 24 febbraio 2018).

[16]RTL Vijesti, “Panika kod Tuzle: u hrvatskom selu postavljena zastava ISIS-a” (Panico a Tuzla: Bandiera ISIS issata in un villaggio croato), RTL Vijesti, 27 maggio 2017, https://vijesti.rtl.hr/novosti/svijet/2680021/panika-kod-tuzle-u-hrvatskom-selu-postavljena-zastava-isis-a/(consultato il 24 febbraio 2018).

[17]Bljesak.info, “Župa Drvar kupuje zemljište za crkvu” (La parrocchia di Drvar vuole comprare una terra per la costruzione della nuova chiesa), Bljesak, 12 gennaio 2018, https://www.bljesak.info/kultura/vjera/zupa-drvar-izgradnju-porusene-crkve-ce-pomoci-zupljani/224151, (consultato il 25 aprile 2018).

[18]A. Nuhanović, “Napadnute zbog hidžaba: Pijani Miljenko Golub u Kiseljaku nasrnuo na majku i kćerku” (Attaccate a causa dell’Hijab, Miljenko Golub, ubriaco, madre e figlia aggredite), Avaz, 8agosto 2017, http://avaz.ba/vijesti/teme/289231/napadnute-zbog-hidzaba-pijani-miljenko-golub-u-kiseljaku-nasrnuo-na-majku-i-kcerku (consultato il 24 febbraio 2018).

[19]Oslobođenje, “Nedžad Latić tri puta napadnut ispred džamije: Radi se o vjerskoj mafiji, bio je to pokušaj ubistva” (Nedžad Latić è stato attaccato tre volte di fronte alla moschea. È stato un tentato omicidio legato alla mafia religiosa), Oslobođenje, 21 febbraio, 2018, https://www.oslobodjenje.ba/vijesti/bih/nedzad-latic-tri-puta-napadnut-ispred-dzamije-radi-se-o-vjerskoj-mafiji-bio-je-to-pokusaj-ubistva(consultato il 24 febbraio 2018).

[20]K. K., “Sud odbio žalbu Mješovite srednje škole Travnik” (La Corte ha respinto l’appello della scuola mista mista Travnik), Avaz, 2 febbraio 2018, http://avaz.ba/kantoni/srednjobosanski-kanton/346449/sud-odbio-zalbu-mjesovite-srednje-skole-travnik-slijede-iseljenje-i-naknada-stete-od-270-000-maraka (consultato il 25 aprile 2018).

[21]Livno Online, “Vjerska mržnja razdor i netrpeljivost: Osmorica osuđena za napad na džamiju kod Tomislavgrada” (L’odio e l’intolleranza a sfondo religioso. 8 persone arrestate per l’assalto alla moschea di Tomislavgrad, Livno Online, 8 aprile 2018, http://www.livno-online.com/zupanija/26030-vjerska-mrznja-razdor-i-netrpeljivost-osmorica-osudena-za-napad-na-dzamiju-kod-tomislavgrada (consultato il 25 aprile 2018).

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