Religione

1.397.000Popolazione

771 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 2 della Costituzione del 2002 recita: «La religione dello Stato è l’Islam. La shari’a islamica è una fonte principale per la legislazione»[1]. L’articolo 6 recita: «Lo Stato preserva il patrimonio arabo e islamico». Tuttavia, l’articolo 18 recita: «Non vi sarà discriminazione [tra i cittadini] sulla base del sesso, dell’origine, della lingua, della religione o del credo»[2]. L’articolo 22 garantisce che «la libertà di coscienza sia assoluta. Lo Stato assicura l’inviolabilità del culto e la libertà di celebrare riti religiosi e organizzare manifestazioni e riunioni religiose secondo le usanze osservate nel Paese»[3].

La conversione dall’Islam a un’altra religione non è esplicitamente vietata dalla legge. Tuttavia, le conseguenze sociali e giuridiche di un simile atto sarebbero enormi, secondo quanto ritengono i rappresentanti della Chiesa locale che hanno rilasciato interviste in condizione di anonimato. Un convertito dall’Islam perderebbe qualsiasi diritto di eredità e verrebbe escluso dalla famiglia. Le attività missionarie non musulmane tra i fedeli islamici non sono consentite e le conseguenze personali per il missionario che le ha svolte sarebbero gravi.

Il codice penale del Bahrein dichiara: «una pena detentiva non superiore ad un anno ed una multa non superiore a 100 dinari del Bahrein (circa 233 euro) deve essere comminata ad ogni persona che causa deliberatamente disturbo ad una funzione religiosa di una setta riconosciuta o ad una cerimonia religiosa o ad una riunione, ostacolando tale evento o impedendone la realizzazione attraverso l’uso della forza o di minacce; ogni persona che distrugge, danneggia o profana un luogo di culto di una setta riconosciuta, oppure un simbolo o qualsiasi altra cosa avente un’inviolabilità religiosa»[4].

Nel 2015 vi sono state delle discussioni su un disegno di legge che criminalizza il disprezzo della religione, contemplando episodi quali l’insulto delle divinità, la diffamazione dei profeti o dei testi sacri, ogni discorso settario o d’incitamento all’odio che possa mettere a rischio l’unità nazionale, e le discriminazioni sulla base del credo o dell’appartenenza ad una setta[5].

Per operare nel Paese, i gruppi religiosi non musulmani sono tenuti a registrarsi presso il Ministero dello Sviluppo sociale. Complessivamente, 19 gruppi religiosi non musulmani sono registrati presso tale dicastero, tra cui alcune chiese cristiane e un tempio indù[6].

Il Bahrein è un Regno situato nel Golfo Persico e governato dalla dinastia sunnita al-Khalifa. Secondo le stime, fino a due terzi dei cittadini sono sciiti. Il resto – tra il 30 e il 35 percento – è composto da sunniti. Vi sono un ridotto numero di cittadini cristiani, ebrei, baha’i e indù. Il Bahrein è quindi uno dei pochi Paesi del Golfo a consentire ai non musulmani di avere la cittadinanza. I cristiani con la cittadinanza del Bahrein sono circa 1.000[7]. La maggior parte di questi cristiani erano immigrati in Bahrein tra il 1930 e il 1960[8]. Alla fine fu loro concessa la cittadinanza del Bahrein. Molti di loro erano originariamente cristiani arabi dal Medio Oriente, ma vi era anche un numero più ristretto proveniente dell’India[9].

Circa il 50 percento della popolazione del Bahrein è costituito da lavoratori stranieri. La maggior parte proviene principalmente dai Paesi dell’Asia meridionale. Quasi la metà dei lavoratori immigrati sono non musulmani (circa 250.000-300.000). I cristiani, inclusi gli stranieri, contano probabilmente circa il 10 percento della popolazione. I cattolici che vivono in Bahrein sono circa 80.000[10]. Nel 2014, il Re Hamad bin Isa Al Khalifa ha concesso alla Chiesa cattolica il permesso di costruire la sua prima cattedrale, sebbene la costruzione sia stata ritardata.

Nel Paese vi sono 19 chiese registrate[11]. La prima chiesa cristiana fu costruita nel 1905 dai missionari americani poco dopo il loro arrivo. Un anno dopo, la National Evangelical Church divenne la prima chiesa a celebrare funzioni religiose in Bahrein. Attualmente vi sono due chiese cattoliche: la Chiesa del Sacro Cuore a Manama e la Chiesa cattolica di Nostra Signora della Visitazione ad Awali[12].

Vi è una piccola comunità ebraica con meno di 50 membri[13], perlopiù discendenti da famiglie che provenivano dall’Iraq, dall’Iran e dall’India e che si insediarono nel Regno-isola nei primi anni del 1900. La comunità ha una propria sinagoga – il Bahrein è l’unico Stato arabo del Golfo Persico con una sinagoga attiva[14]– un cimitero e godono di un certo status sociale, politico e finanziario. La comunità ebraica è stata rappresentata nella camera alta del parlamento bicamerale da Ebrahim Daoud Nonoo. Successivamente questi è stato sostituito da sua nipote, Houda Ezra Nonoo. La donna d’affari, che è stata la prima donna non musulmana a dirigere una società per i diritti umani e la prima donna ebrea membro del Parlamento in Bahrein, è diventata nel 2008 stata nominata ambasciatrice presso gli Stati Uniti d’America, divenendo così anche il primo ambasciatore ebreo di un Paese arabo e prevalentemente musulmano[15]. Nancy Khadhori rappresenta attualmente la comunità ebraica in Bahrein presso il Consiglio Shura (camera alta) che conta 40 membri.

Incidenti

Nell’aprile 2018, il Centro globale Re Hamad per la coesistenza pacifica ha inaugurato il documento[16] “Dichiarazione del Regno del Bahrein”[17]. Questa dichiarazione, al contrario della Dichiarazione di Marrakesh e della Dichiarazione di Giacarta (entrambe firmate nel 2016), è l’unica dichiarazione analoga ad essere firmata da un Capo di Stato e non semplicemente da un gruppo di studiosi[18].

Johnnie Moore[19] ha dichiarato a Christianity Today che la dichiarazione supera qualsiasi documento analogo di cui egli sia a conoscenza[20]. Sebbene vada oltre le precedenti affermazioni riguardanti i singoli aspetti della tolleranza religiosa, il diritto alla conversione non è menzionato nel documento: «La religione forzata non può portare una persona in una relazione significativa con Dio. […] Alle persone di tutte le fedi dovrebbe essere accordato il diritto di riunirsi per adorare, educare, celebrare e praticare i requisiti delle loro rispettive fedi»[21]. La libertà religiosa individuale è soltanto uno dei cinque punti sollevati nella dichiarazione.

Nell’ottobre 2017, il Re Hamad bin Isa al-Khalifa ha pubblicato un articolo di opinione sul Washington Post in cui esortava alla tolleranza religiosa e alla convivenza pacifica[22].

Nonostante questi sforzi per promuovere la libertà religiosa, la comprensione interreligiosa e la coesistenza pacifica, le condizioni di libertà religiosa non sono migliorate per la comunità musulmana sciita. Sebbene nessun leader religioso sciita sia stato preso di mira nel 2017[23], nel maggio dello stesso anno, le autorità hanno intrapreso un’operazione di sicurezza nel villaggio musulmano di Diraz, prevalentemente sciita, causando molte vittime: cinque dimostranti sciiti sono morti, decine sono rimasti feriti e quasi 300 sono stati arrestati, inclusi civili e leader religiosi[24].

Il sito di notizie indipendenti al Wasat è stato sospeso dalle autorità del Bahrein nel giugno 2017. È stato accusato di aver pubblicato una rubrica che abusava di un Paese arabo e che intendeva «incitare la comunità e influenzare le relazioni del Regno del Bahrein con altri Paesi»[25]. Al Wasat riportava frequentemente notizie su questioni riguardanti la maggioranza della comunità sciita.

Prospettive per la libertà religiosa

Recentemente, un diplomatico della Santa Sede ha dichiarato: «Il Regno del Bahrein, con le sue protezioni costituzionali per la libertà di coscienza, l’inviolabilità dei luoghi di culto e la libertà di celebrare riti religiosi, è un faro per il pluralismo religioso e la tolleranza in un regione in cui tale apertura non è onnipresente»[26].
La Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale ha concluso che il governo del Bahrein ha compiuto progressi tangibili nella ricostruzione delle moschee sciite demolite e delle strutture religiose distrutte durante i disordini della primavera del 2011, nonché nell’attuazione della tolleranza nei programmi scolastici[27].

Tuttavia, occorre fare di più per attuare le raccomandazioni della Commissione di inchiesta indipendente del Bahrein per rimediare agli abusi passati contro i musulmani sciiti e migliorare ulteriormente le condizioni di libertà religiosa[28] . Rimangono ancora gravi rimostranze nei confronti della comunità sciita del Paese. Poiché la religione e l’affiliazione politica sono spesso strettamente collegate, è difficile classificare molti incidenti come basati esclusivamente sull’identità religiosa. Date le tensioni geopolitiche nella regione tra i poteri sunniti e sciiti guidati dall’Arabia Saudita e dall’Iran, e la recente crisi del Qatar, non sarà facile affrontarli.

Note / fonti

[1]Costituzione del Bahrein, adottata il 14 febbraio 2002, http://www.servat.unibe.ch/icl/ba00000_.html, (consultato il 20 aprile 2018).

[2]Ibid.

[3]Ibid.

[4] “Codice Penale del Bahrein”, 1976, Art. 309-311, https://www.unodc.org/res/cld/document/bhr/1976/bahrain_penal_code_html/Bahrain_Penal_Code_1976.pdf, (consultato il 18 aprile 2018).

[5] ‘Cabinet discusses security situation’, Bahrain News Agency, 31 agosto 2015, http://www.bna.bh/portal/en/news/684059, (consultato il 20 aprile 2018).

[6] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Mauritania”, Rapporto 2014 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/documents/organization/238662.pdf, (consultato il 20 aprile 2018).

[7]‘The Catholic Church in Bahrain’, Vicariato Apostolico dell’Arabia settentrionale (AVONA), http://www.avona.org/bahrain/bahrain_about.htm#.WuCQX9PFLwc, (consultato il 20 aprile 2018).

[8] Habib Toumi, ‘Religious freedom is what makes life great in Bahrain’, Gulf News, 7 luglio 2017, https://gulfnews.com/news/gulf/bahrain/religious-freedom-is-what-makes-life-great-in-bahrain-1.2054476, (consultato il 20 aprile 2018).

[9]Ibid.

[10]‘About the Apostolic Vicariate of Northern Arabia’, Vicariato Apostolico dell’Arabia settentrionale (AVONA), http://www.avona.org/vicariate/vicariate_about.htm#.WuCcxdPFLwd, (consultato il 22 aprile 2018).

[11] ‘Achievements’, Ministero degli Affari dell’Informazione, http://www.mia.gov.bh/en/Kingdom-of-Bahrain/Pages/Achievements.aspx, (consultato il 22 aprile 2018).

[12] Willy Fautré, ‘Christians in Bahrain’, Human Rights Without Frontiers Int’l, febbraio 2012, http://hrwf.eu/wp-content/uploads/2015/01/Christians-in-Bahrain.pdf, (consultato il 29 aprile 2018).

[13] Per una breve storia della comunità ebraica del Bahrein, Cfr. ‘History of the Jews in Bahrain’, http://kosherdelight.com/Bahrain_History_of_the_Jews_in_Bahrain.shtml, (consultato il 20 aprile 2018).

[14]Adam Valen Levinson, ‘Finding the Persian Gulf’s Only Synagogue’, HuffPost, 12 giugno 2011, https://www.huffingtonpost.com/adam-valen-levinson/bahrain-synagogue_b_1122579.html, (consultato il 20 aprile 2018).

[15] Habib Toumi, ‘Religious freedom is what makes life great in Bahrain’, Gulf News, 7 luglio 2017, https://gulfnews.com/news/gulf/bahrain/religious-freedom-is-what-makes-life-great-in-bahrain-1.2054476, (consultato il 18 aprile 2018).

[16]‘Bahrain Declaration platform inaugurated’, Bahrain News Agency, 28thApril 2018, http://www.bna.bh/portal/en/news/838539, (consultato il 30 aprile l 2018).

[17]Dichiarazione del Bahrein, http://www.wiesenthal.com/atf/cf/%7B54d385e6-f1b9-4e9f-8e94-890c3e6dd277%7D/BAHRAIN_DECLARATION.PDF,

[18]Firmata dal Re Hamad bin Isa Al Khalifa a Manama il 3 luglio 2017.

‘Saudi Arabia’s Neighbor Defends Religious Freedom of Individuals’, Christianity Today, 13 settembre 2017, https://www.christianitytoday.com/news/2017/september/bahrain-declaration-saudi-arabia-neighbor-religious-freedom.html, (consultato il 18 aprile 2018).

[19]Johnnie Moore è un membro del Consiglio dell’Associazione Nazionale degli Evangelici.

[20]‘Saudi Arabia’s Neighbor Defends Religious Freedom of Individuals’, Christianity Today, 13 settembre 2017, https://www.christianitytoday.com/news/2017/september/bahrain-declaration-saudi-arabia-neighbor-religious-freedom.html, (consultato il 30 aprile 2018).

[21] Rispettivamente punti 2 e 4 della “Dichiarazione del Bahrein”.

[22] ‘Dispelling ignorance, the enemy of peace’, The Washington Post, 7 ottobre 2017, https://www.washingtontimes.com/news/2017/oct/10/bahrain-king-calls-for-religious-tolerance/, (consultato il 12 aprile 2018).

[23] Così come è stato durante l’estate del 2016.

[24] Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, Rapporto 2018 sul Bahrein, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/Tier2_BAHRAIN.pdf, (consultato il 22 aprile 2018).

[25] Habib Toumi, ‘Bahrain suspends Al Wasat daily’, Gulf News, 4 giugno 2017, https://gulfnews.com/news/gulf/bahrain/bahrain-suspends-al-wasat-daily-1.2038355, (consultato il 21 aprile 2018).

[26]S. E. Arcivescovo Bernardito Auza (Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite), ‘The United Nations, Religious Pluralism And Tolerance: The Bahrain Model’, New York 4 marzo 2016, https://holyseemission.org/contents//statements/56d8ae4351d563.55378827.php, (consultato il 17 aprile 2018).

[27]Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, Rapporto 2017 sul Bahrein, pag. 132 http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2017.USCIRFAnnualReport.pdf (consultato il 30 maggio 2018)

[28] Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, Rapporto 2018 sul Bahrein, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/Tier2_BAHRAIN.pdf, (consultato il 12 aprile 2018).

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