Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Le istituzioni politiche del Bangladesh hanno la particolarità di essere regolate da una Costituzione che paradossalmente riconosce sia la laicità come principio politico generale, sia l’Islam come religione dello Stato. L’articolo 12 della Costituzione (su “Laicità e libertà religiosa”) è stato sospeso in passato, ma è stato ripristinato nel giugno 2011 attraverso il 15° emendamento. L’articolo in questione stabilisce che: «Il principio della laicità deve essere realizzato eliminando: (a) il comunismo in tutte le sue forme; (b) la concessione da parte dello Stato di status politico in favore di qualsiasi religione; (c) l’abuso della religione per scopi politici; (d) qualsiasi discriminazione o persecuzione delle persone che praticano una particolare religione»[1]. Allo stesso tempo, l’articolo 2A afferma che «La religione di Stato della Repubblica è l’Islam», ma che vi è altresì «parità di status e pari diritto nella pratica delle religioni indù, buddista, cristiana e delle altre religioni».

Questo paradosso è persistito per alcuni anni. Il 28 marzo 2016, l’Alta Corte di giustizia del Bangladesh ha confermato lo Status dell’Islam come religione di Stato[2]. Sullo sfondo di questa decisione vi era una domanda presentata nel 1988 alla stessa corte. A quel tempo, circa 15 eminenti personalità bangladesi avevano messo in dubbio la legittimità dell’emendamento costituzionale del 1988 che rendeva l’Islam religione di Stato; sostenendo che il riconoscimento dell’Islam come religione di Stato fosse in contraddizione con il principio della laicità dello Stato. Queste personalità abbandonarono la loro richiesta, credendo che i giudici sarebbero pronunciati contro di loro. Tuttavia, l’argomento è stato ripreso nell’agosto 2015 da un avvocato chiamato Samendra Nath Goswami, che ha presentato un’altra petizione per contestare la legittimità dell’emendamento che ha reso l’Islam la religione di Stato. Nel 2016, i giudici hanno quindi dovuto affrontare una questione importante, vale a dire lo status dell’Islam all’interno della società del Bangladesh. In quel momento, con il Paese lacerato dalle tensioni religiose e l’ascesa di un movimento islamista, i giudici si sono espressi in favore del posto di rilievo conferito all’Islam dalla Carta costituzionale.

Il Bangladesh proclamò la sua indipendenza nel 1971 e nel corso della sua storia si è confrontato con la questione di come definire la propria identità. È un Paese laico o una nazione islamica? L’Islam sunnita occupa indiscutibilmente un posto importante in un Paese che tuttavia è orgoglioso delle proprie tradizioni tolleranti e moderate. Nel 1972, il Bangladesh adottò una Costituzione fondata su un’identità linguistica e laica, e nel 1988 è stato un regime militare, guidato dal dittatore Hussein Muhammad Ershad, che decise di modificare la Costituzione per rendere l’Islam la religione dello Stato. Da allora, un potente movimento politico e intellettuale ha cercato di ripristinare il principio storico della laicità nazionale, ma finora, questi sforzi sono stati vani.

Il conflitto sull’identità del Paese ha dato vita a due opposte fazioni ideologiche: “laici” e “islamisti”. «I rapporti tra religione e Stato sono fondamentali nella storia della divisione tra l’India e il Pakistan avvenuta nel 1947, ma anche nella storia del progetto della nazione del Bangladesh, sin dalla sua creazione nel 1971», afferma Samuel Berthet, storico e docente all’Università di Shiv Nadar in India[3]. In realtà, il Bangladesh era originariamente il Pakistan orientale, prima di staccarsi dalla parte occidentale nel 1971 durante una guerra di secessione estremamente violenta. Le stime della perdita di vite umane causate dalla guerra per l’indipendenza vanno da 300.000 a 3 milioni di persone[4]. La milizia filo-pachistana, che ha difeso una concezione islamica della nazione, ha cercato di annientare i secessionisti.

«All’epoca della creazione del Bangladesh, il riferimento alla religione era quindi associato all’amministrazione fiduciaria pachistana, mentre la laicità era associata al progetto della nazione del Bangladesh», prosegue lo storico nella sua analisi[5]. Inoltre, «sotto la crescente influenza e gli scambi commerciali con il Medio Oriente, le condizioni e le percezioni si sono evolute. Dopo essere stato inscritto nel 1988 nella Costituzione da un regime autoritario, il concetto di maggioranza religiosa è stato usato come giustificazione per l’idea di una religione di Stato. Tale influenza, che riguarda gran parte della popolazione, grava pesantemente sulla democrazia. Inoltre, il principio della religione di Stato ha avuto anche un impatto sulla situazione delle minoranze religiose. Per i sostenitori del Bangladesh nella sua versione originale, la rimozione del riferimento a una religione di Stato rimane fondamentale. Tale affermazione è divenuta sinonimo di garanzia di libertà di espressione e di libertà di praticare la propria religione, qualunque essa sia»[6]. Alla luce della recente evoluzione nella politica e nella società bengalese, è chiaro, tuttavia, che nel dibattito costituzionale di lunga data i laici stanno perdendo terreno.

Incidenti

A differenza del Pakistan, il Bangladesh non ha una legge anti-blasfemia. La legge locale deriva dal codice penale redatto dai colonizzatori britannici nel 1860 e negli articoli 295A e 298, riconosce soltanto il reato di ferire o oltraggiare i «sentimenti religiosi» degli altri[7]. Inoltre, nel 2013 è stata approvata una legge sulla tecnologia informatica, in base alla quale è illegale pubblicare su Internet qualcosa che potrebbe «ledere l’ordine pubblico e la legge» o essere interpretato come diffamazione nei confronti delle religioni[8].

Nel 2013 Hefazat-e-Islam (Protettori dell’Islam), un’organizzazione islamista fondata nel 2010 come gruppo di pressione, ha pubblicato una lista di 13 punti indirizzata al governo nella quale si chiedeva di rendere la legislazione e le politiche pubbliche più conformi all’Islam. Alcune delle richieste hanno avuto seguito. Di conseguenza, nel gennaio 2017, il Ministero della Pubblica istruzione ha fatto distribuire nuovi libri di testo alle 20.000 scuole e madrase del Paese. Ben presto gli insegnanti si sono resi conto che nei libri di testo erano state rimosse alcune caratteristiche laiche, in favore di un sistema di riferimento islamico. Nell’aprile 2016, Hefazat-e-Islam aveva chiesto esplicitamente alle autorità che i libri di testo avessero un carattere islamico più forte e che fossero rimosse 17 poesie e racconti epici, scritti da autori non musulmani e ritenuti “atei”[9]. Gli intellettuali hanno protestato contro ciò che percepivano come «una forma di avvelenamento», per citare Rasheda K. Choudhury. «Non userò il termine “islamizzazione”, ma è innegabilmente che si tratti di una misura contro la laicità», ha affermato il difensore dei diritti umani, che è anche un’esperta di questioni educative[10].

Tutti ricordano l’ondata di attacchi mirati negli ultimi anni in Bangladesh. Oltre all’attacco di un commando islamista contro un coffee shop a Dacca che il 1° luglio 2016 è costato la vita a 22 persone, di cui 18 straniere – 9 gli italiani – circa 40 personaggi pubblici sono stati assassinati dagli islamisti nella capitale e altrove nel Paese (nella maggior parte dei casi le vittime sono state pugnalate). Gli obiettivi dei diversi delitti sono stati intellettuali, accademici ed editori considerati “atei”, nonché membri di minoranze religiose. Il 3 marzo 2018, è stato sferrato un attacco mirato a un rinomato fisico accademico, noto anche come scrittore di libri per bambini e uno dei pionieri della fantascienza del Bangladesh. Muhammad Zafar Iqbal, 64 anni, è stato pugnalato alla testa e alle mani da un uomo di 25 anni che, dopo essere stato arrestato dalla polizia, ha detto di aver commesso l’omicidio per «mettere a tacere un nemico dell’Islam»[11]. Il Primo Ministro ha detto che il governo avrebbe intrapreso azioni per garantire che il perpetratore fosse processato e per assicurare maggiore sicurezza a intellettuali come il dott. Iqbal. Tuttavia, secondo monsignor Bejoy Nicephorus D’Cruze, vescovo della diocesi cattolica di Sylhet (nel nord-est del Paese), un simile attacco mostra che l’islamismo è molto vivo in Bangladesh. «I legislatori affermano di aver risolto il problema. La polizia è attiva quando si verifica un attacco ma poi diventa inattiva fino al successivo incidente. La polizia deve ammettere il suo fallimento in questo caso, poiché non è riuscita a proteggere il dott. Iqbal e deve prendere provvedimenti concreti affinché ciò non accada di nuovo», ha affermato il vescovo[12].

Secondo organizzazioni quali Human Rights Watch e Amnesty International, il Tribunale internazionale per i crimini – istituito da Sheikh Hasina nel 2010 per «assicurare giustizia alle vittime delle atrocità della Guerra d’indipendenza del 1971» – non affronterà il problema della violenza in Bangladesh. Questo tribunale speciale ha condannato dozzine di persone a morte o all’ergastolo, tra cui (nel maggio 2017) Delwar Hossain Sayedee, uno dei principali leader del Jamaat-e-Islami[13]. I partiti islamisti sono stati accusati di aver sostenuto l’esercito pachistano e commesso crimini di guerra. Tuttavia, sebbene questi processi consentano di rimuovere dalla scena politica alcuni leader islamici alleati del Partito nazionalista del Bangladesh, non hanno il potere di limitare l’ascesa del fondamentalismo islamico in Bangladesh. Secondo il Consiglio per l’unità di indù, buddisti e cristiani del Bangladesh, l’anno 2016 ha visto 1.441 incidenti violenti contro le minoranze etniche e religiose, rispetto ai 262 incidenti registrati nel 2015[14].

È in questo contesto che Papa Francesco si è recato in visita a Dacca dal 30 novembre al 2 dicembre 2017. Arrivando dal Myanmar dove aveva trascorso sei giorni, il Pontefice è venuto a confortare la piccola minoranza cristiana del Paese. In particolare, ha chiesto ai cattolici di mantenere la loro “libertà” in un Paese con una ricca tradizione di “armonia” interreligiosa. Al tempo stesso, Francesco non ha cercato di nascondere il problema che il Paese ha con il terrorismo.

Il Papa ha anche chiesto un aiuto urgente per i rohingya, sottolineando «la gravità della situazione» e chiedendo «assistenza materiale immediata»[15]. Il destino di questo gruppo per la quasi totalità musulmano –i cui appartenenti sono fuggiti a centinaia di migliaia dal Myanmar occidentale (Birmania) a causa di ciò che le Nazioni Unite e le agenzie umanitarie hanno identificato come una vera e propria «pulizia etnica» – è un problema significativo in Bangladesh. In previsione della stagione dei monsoni, che di solito raggiunge i massimi livelli da luglio ad agosto, le autorità del Bangladesh hanno iniziato a spostare decine di migliaia di rohingya su un terreno leggermente più alto. Le organizzazioni umanitarie riferiscono che le autorità pianificano anche di ospitare un gran numero di questi rifugiati sull’isola di Thengar Char (anche chiamata Char Piya), al largo di Chittagong; Tuttavia, si teme che l’isola sia esposta al monsone e quindi non sia adatta per un numero così grande di persone[16].

Prospettive per la libertà religiosa

Le elezioni generali devono tenersi entro la fine del 2018 e, dunque, la già tesa situazione politica del Paese non è destinata ad attenuarsi al più presto. A metà febbraio 2018, la rivale di lunga data dell’attuale Primo Ministro è stata arrestata dopo essere stata accusata di corruzione. Khaleda Zia, leader del partito nazionalista del Bangladesh, sta scontando una pena detentiva di cinque anni e non è chiaro se sarà rilasciata su cauzione prima delle elezioni generali. Mentre cerca la rielezione, il Primo Ministro Sheikh Hasina della Lega Awami dovrà tenere conto del crescente ruolo dei gruppi islamisti nella politica del Paese. È quindi improbabile che lo status costituzionale dell’Islam sarà messo in discussione. Dovendo fronteggiare il BNP, il cui alleato è il potente Jamaat-e-Islami (un partito islamista), la Lega Awami sta cercando di conquistare gli elettori musulmani. Pertanto, non dovremmo aspettarci alcun calo delle tensioni nella società del Bangladesh, nella quale minoranze religiose e gruppi etnici rappresentano le prime vittime delle tensioni.

Note / fonti

[1]Costituzione del Bangladesh del 1972, restaurata nel 1986, con emendamenti fino al 2014, constituteproject.com, https://www.constituteproject.org/constitution/Bangladesh_2014.pdf?lang=en, (consultato il 7 maggio 2018).

[2] David Bergman, “Bangladesh court upholds Islam as religion of the state”, Aljazeera, 28 marzo 2016, http://www.aljazeera.com/news/2016/03/bangladesh-court-upholds-islam-religion-state-160328112919301.html, (consultato il 7 maggio 2018).

[3] “La Cour suprême examine le statut de l’islam dans la Constitution”, Églises d’Asie, 17 marzo 2016, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/bangladesh/2016-03-17-la-cour-supreme-examine-le-statut-de-l2019islam-dans-la-constitution/, (consultato il 7 maggio 2018).

[4] Mark Dummett, “Bangladesh war: The article that changed history”, BBC Magazine, 16dicember 2011, https://www.bbc.com/news/world-asia-16207201, (consultato il 13 giugno 2018).

[5] “La Cour suprême examine le statut de l’islam dans la Constitution”, op. cit.

[6]Ibid.

[7]Codice Penale, 1860 (Legge N. XLV del 1860), Ministero della Legge, la Giustizia e gli Affari Parlamentari (Bangladesh), http://bdlaws.minlaw.gov.bd/print_sections_all.php?id=11, (consultato il 13 giugno 2018).

[8] “Des manuels scolaires modifiés pour les rendre plus conformes à un contenu jugé ‘islamiquement correct’”, Églises d’Asie, 16febbraio 2017, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/bangladesh/2017-02-16-des-manuels-scolaires-modifies-pour-les-rendre-plus-conformes-a-un-contenu-juge-ab-islamiquement-correct-bb, (consultato il 7 maggio 2018).

[9]Ibid.

[10]Ibid.

[11] “Bangladesh police say writer was attacked as ‘enemy of Islam’”, The Express Tribune, 4 marzo 2018, https://tribune.com.pk/story/1650912/3-bangladesh-police-say-writer-attacked-enemy-islam/, consultato il 7 maggio 2018).

[12] “Les intellectuels en colère après l’attaque d’un universitaire”, Églises d’Asie, 7 marzo 2018,http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/bangladesh/2018-03-07-les-intellectuels-en-colere-apres-lattaque-dun-universitaire, (consultato il 7 maggio 2018).

[13] “Bangladesh court rejects calls to hang Jamaat-i-Islami’s Delwar Hossain Sayeedi”,The Dawn, 15 maggio 2017, https://www.dawn.com/news/1333307, (consultato il 7 maggio 2018.

[14]“Violence against minorities in Bangladesh on the rise”,UCANews, 3 maggio 2017, https://www.ucanews.com/news/violence-against-minorities-in-bangladesh-on-the-rise/79114, (consultato il 7 maggio 2018).

[15]“Le papedemandeune aide internationaleurgente pour les Rohingyas”, cath.ch, 30 novembre 2017, https://www.cath.ch/newsf/pape-demande-aide-internationale-urgente-rohingyas/, (consultato il 7 maggio 2018).

[16] “Les réfugiés relogés à l’approche de la mousson”, Églises d’Asie, 6 aprile 2018, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/bangladesh/2018-04-06-les-refugies-reloges-a-lapproche-de-la-mousson, (consultato il 7 maggio 2018).

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