Discriminazione / Situazione peggiorata

Brunei

Religione

429.000Popolazione

5.765 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightBrunei

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Il Brunei è l’unico Stato sovrano dell’isola del Borneo. Il resto dell’isola è diviso tra la Malesia e l’Indonesia. L’impero bruneiano declinò durante il XIX secolo e il Paese divenne un protettorato britannico nel 1888. I giapponesi occuparono il Paese durante la seconda guerra mondiale. Una nuova Costituzione fu scritta nel 1959, seguita dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1984.

Secondo l’articolo 2 della Costituzione[1], la religione ufficiale del Brunei è l’Islam «secondo [l’interpretazione] della scuola shafi’ita di Ahlis Sunna Waljamaah», una delle quattro scuole sunnite di diritto islamico. L’articolo 3 della Costituzione stabilisce inoltre che «tutte le altre religioni possono essere praticate in pace e in armonia dalle persone che le professano».

Il governo promuove attivamente la filosofia nazionale di Melayu Islam Beraja (la “Monarchia Islamica Malay”) attraverso un organismo noto come Consiglio Supremo. Tra gli altri obiettivi, il consiglio cerca di rafforzare la pratica quotidiana dell’Islam tra la popolazione del Brunei e di garantire che ciò si rifletta nella legislazione e nelle politiche del Paese. Le autorità islamiche promuovono attivamente e cercano di propagare la forma shafi’i dell’islam sunnita.

In Brunei, le corti civili e quelle shariatiche operano in parallelo. I tribunali della shari’a si occupano di casi penali, di diritto familiare o altre materie che rientrano nel diritto civile. Le corti islamiche applicano sia la tradizionale legislazione della shari’a che il nuovo codice penale della shari’a, la cui prima fase è stata promulgata nel 2014.

In molti casi, i non musulmani sono soggetti alla shari’a al pari dei musulmani. Vari tipi di comportamenti considerati ostili alla cultura islamica del Brunei sono proibiti e soggetti a sanzioni penali che si applicano a tutti indistintamente. Questi divieti includono il bere alcolici o il mangiare in pubblico durante le ore del digiuno del Ramadan, e vengono regolarmente applicati per mezzo di avvertimenti e incursioni della polizia. I non musulmani non sono soggetti ad alcuni obblighi specifici della religione islamica, come la preghiera del venerdì e l’obbligo della zakat (dare l’elemosina).

Esistono disposizioni legali ad ampio raggio che proteggono la religione ufficiale sotto altri aspetti. La diffusione di una religione diversa dall’Islam è un reato punibile con una pena detentiva non superiore a cinque anni, una multa non superiore a 20.000 dollari del Brunei (circa 15.000 dollari americani) o entrambi. Secondo quanto riferito, non vi è nessun missionario che operi nel Paese. Qualsiasi atto che «tenda ad offuscare l’immagine dell’Islam» costituisce un reato penale. È anche illegale criticare il codice penale della shari’a. Le celebrazioni pubbliche del Natale, incluse le decorazioni e il canto delle canzoni, sono state bandite dal 2015 con la motivazione che potrebbero danneggiare le «aqidah (credenze) della comunità musulmana»[2]. Allo stesso modo, vi è stato un inasprimento delle restrizioni imposte alla celebrazione degli eventi religiosi cinesi stagionali.

Tutte le organizzazioni religiose sono obbligate per legge a richiedere la registrazione e a fornire informazioni dettagliate sull’organizzazione, le sue attività, i nomi dei suoi membri e qualsiasi altro dato che possa essere richiesto dal cancelliere. Senza registrazione, le organizzazioni non sono in grado di operare. L’accettazione o meno della registrazione da parte del cancelliere è a sua assoluta discrezione. La mancata registrazione può comportare l’accusa di riunioni illegali e comportare una sanzione. La partecipazione a un’organizzazione non registrata è punita in base al diritto penale, e può comportare una pena detentiva non superiore a tre anni. In base ai termini stabiliti, qualsiasi assemblea pubblica di cinque persone o più, anche a scopo di culto, richiede il permesso ufficiale. Le assemblee religiose, tuttavia, sono generalmente trattate come se fossero riunioni private. Le Chiese cattolica e anglicana sono ufficialmente riconosciute.

I tentativi di ampliare o rinnovare edifici gestiti da gruppi religiosi non musulmani sono limitati e, di conseguenza, le strutture sono spesso troppo piccole oppure inadeguate. Vi sono solo poche chiese in Brunei, assieme ad un piccolo numero di templi buddisti o taoisti e due templi indù. Anche se, sulla carta, alle chiese e alle scuole private gestite dalla Chiesa è consentito restaurare i loro edifici e intraprendere simili lavori, è stato riferito che nella pratica il processo di approvazione è lungo, complesso e soggetto a ritardi. Vi è una fatwa che scoraggia i musulmani dall’assistere i non musulmani nel sostenere le loro convinzioni e questo ha effetti anche sui lavori alle strutture non musulmane. Il governo si serve delle leggi urbanistiche per impedire alle persone di usare le case private come luoghi di culto. Inoltre stato riferito che il governo non emetterà più permessi per la costruzione di chiese.

Le indagini penali relative al comportamento religioso sono guidate principalmente dalla Divisione per l’imposizione religiosa del Ministero degli Affari religiosi del Brunei. Il governo segnala regolarmente le azioni penali intentate contro coloro che ignorano prescrizioni legali islamiche come il digiuno durante il Ramadan, il divieto di alcol e il khalwat (una pratica sufi). A coloro che sono accusati di questi crimini contro l’Islam, sono imposte diverse sanzioni amministrative, che comprendono il divieto di viaggio.

Il governo ha bandito apertamente un certo numero di religioni. Queste includono l’Islam ahmadiyya, l’al Arqam (una setta islamica con base in Malesia), la fede baha’i e i testimoni di Geova. I divieti hanno origine nelle fatwa emesse dal Muftì dello Stato o dal Consiglio religioso islamico. I musulmani che desiderano rinunciare alla propria fede possono farlo al momento, ma devono informare formalmente il Consiglio religioso islamico.

Le scuole amministrate dal Ministero della Pubblica Istruzione o dal Ministero degli Affari Religiosi impartiscono l’educazione religiosa islamica. In queste scuole l’istruzione islamica è obbligatoria per i bambini musulmani residenti. Il governo riferisce che molti studenti non musulmani scelgono di partecipare anche all’educazione islamica. Ai genitori musulmani è inoltre richiesto di iscrivere i loro figli nelle scuole che forniscono l’ugama (educazione religiosa supplementare). Se non lo fanno, possono essere multati o incarcerati fino ad un anno. Nelle scuole, il materiale e i testi didattici non menzionano in alcun modo le altre fedi.

Le scuole private della Chiesa sono riconosciute dal Ministero della Pubblica Istruzione e accettano gli alunni di ogni religione. Tuttavia, come tutte le altre, anche le scuole private gestite dalla Chiesa non sono autorizzate a insegnare religioni diverse dall’Islam shafi’ita e la mancata osservanza può comportare sanzioni penali. Nessuna disposizione è prevista per l’insegnamento di altre forme di Islam. Le religioni diverse dall’Islam possono essere insegnate solo in contesti privati, come case o chiese approvate dallo Stato.

L’importazione e la distribuzione della letteratura religiosa è altresì strettamente regolata dalla legge. Il governo controlla rigorosamente l’importazione di bibbie e altre scritture religiosi non musulmani. Il materiale audiovisivo per la televisione e i film sono censurati. Le immagini di simboli religiosi, come le croci, negli articoli di riviste vengono regolarmente rimosse.

I sermoni del venerdì sono uguali in tutte le moschee. Sono preparati dal Ministero degli affari religiosi e predicati da imam registrati dallo Stato. Il governo ha messo in guardia la popolazione contro altre forme di Islam, come l’Islam liberale, il salafismo e il wahhabismo. Un simile approccio all’Islam nel Paese è talvolta giustificato come una difesa contro l’estremismo.

La maggior parte delle riunioni ufficiali si aprono con preghiere islamiche. Le attività sono chiuse durante la preghiera del venerdì e i ristoranti non servono cibo durante le ore di digiuno del Ramadan. I residenti sono tenuti a portare carte d’identità, che, in pratica, vengono utilizzate per identificare la religione del possessore. Ai visitatori nel Paese viene chiesto di specificare la propria religione nella domanda per il visto.

La stampa in Brunei riporta abbastanza regolarmente storie di conversione alla scuola islamica shafi’ita. Tali conversioni sono incentivate dallo Stato, che fornisce a coloro che decidono di abbracciare la religione ufficiale incentivi quali rimunerazioni, nuove case, generatori, pompe per l’acqua o somme di denaro per consentire loro di intraprendere l’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca. Questi incentivi sono rivolti in particolare ai gruppi indigeni delle aree rurali, ma tra i convertiti vi sono sia stranieri che nativi del Brunei.

Nonostante in Brunei siano consentiti i matrimoni tra musulmani e non musulmani, i matrimoni sono condotti da imam approvati dallo Stato che prima di officiare alla cerimonia richiedono la conversione da parte del non musulmano della coppia.

Incidenti

Il fatto che la stampa in Brunei non sia libera e pratichi l’autocensura quando si trattano argomenti legati alla politica o alla religione, limita la possibilità di un dibattito aperto sulla libertà di credo nel Paese.

Vi sono rapporti secondo i quali sia i musulmani che i non musulmani sentono la pressione di doversi conformare alle norme islamiche di comportamento, sia a causa di specifici divieti legali che di pressioni sociali. È stato riferito, per esempio, che le donne musulmane sentono la pressione di indossare il tudong (copricapo) anche laddove non è specificamente richiesto. I non-musulmani sostengono di sentirsi sotto pressione per convertirsi all’Islam e i musulmani che vorrebbero praticare una religione diversa si dichiarano preoccupati per le conseguenze sociali.

Alcuni leader della Chiesa affermano che un numero non irrilevante di musulmani ha espresso la volontà di permettere ad altre religioni di celebrare le proprie festività religiose. I membri della comunità cristiana riferiscono di essere costretti a praticare una forma di autocensura quando si tratta di vivere in pubblico la propria fede. I cristiani ritengono altresì di subire discriminazioni sul posto di lavoro e per questo motivo nessun appartenente a questa minoranza ricopre posizioni ai vertici del governo.

I tentativi di proselitismo in passato hanno portato alla detenzione, a volte anche in mancanza di accuse formali. Nel periodo in esame non sono stati segnalati casi di detenzione per proselitismo. In Brunei vi sono occasionali espressioni di ostilità nei confronti dei cristiani attraverso i social media.

Prospettive per la libertà religiosa

Le prossime fasi dell’attuazione del Codice penale della shari’a, che sono state discusse per diversi anni, non sono ancora entrate in vigore. Vi è una diffusa preoccupazione internazionale circa la piena applicazione del codice poiché questo include la pena di morte e vari tipi di punizioni corporali, tra cui l’amputazione delle mani per gli autori di furti e la lapidazione per chi commette sodomia. Le critiche sono state a volte respinte in modo netto dal Sultano. La piena attuazione significherebbe anche ulteriori e stringenti limiti alla libertà religiosa. Ad esempio, l’apostasia dall’Islam è punibile con la pena capitale, come lo sono offendere il profeta Maometto o l’insulto al Corano.

L’implementazione del Codice penale della shari’a prevede tre fasi. La seconda fase non entrerà in vigore fino a un anno dopo la pubblicazione del codice di procedura penale. Nel marzo 2018, è stato riferito che il Consiglio religioso islamico aveva approvato una bozza del codice di procedura penale e che il Sultano aveva acconsentito alla sua pubblicazione nella Gazzetta del governo del Brunei[3]. Si attendono ulteriori dettagli. Nel frattempo le prospettive per la libertà di religione sono, quindi, terribili per tutti.

Note / fonti

[1]Costituzione del Brunei del 1959 con emendamenti fino al 2006, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Brunei_2006.pdf?lang=en, (consultato il 23 marzo 2018).

[2] Barney Henderson, ‘Sultan of Brunei bans Christmas “because it could damage the faith of Muslims”’, The Telegraph, 22 dicembre 2015, https://www.telegraph.co.uk/topics/christmas/12063373/Sultan-of-Brunei-bans-Christmas-because-it-could-damage-faith-of-Muslims.html, (consultato il 23 marzo 2018).

[3] Rokiah Mahmud, “Next Phase of Syariah Penal Code Underway”, Borneo Bulletin, 11 marzo 2018, https://borneobulletin.com.bn/next-phase-of-syariah-penal-code-underway/, (consultato il 31 marzo 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.