Persecuzione / Situazione peggiorata

Yemen

Religione

27.478.000Popolazione

527.968 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 1 della Costituzione del 1994[1] dichiara il Paese uno Stato arabo indipendente e l’articolo 2 indica l’Islam come religione di Stato. L’articolo 3 afferma che «la shari’a islamica è la fonte di tutta la legislazione». Né la Costituzione, né altre leggi proteggono la libertà di religione. La libertà di pensiero è protetta dall’articolo 42 «entro i limiti della legge» e la Costituzione dichiara che lo Stato aderisce alla legislazione internazionale sui diritti umani. Tuttavia, il proselitismo è vietato così come la conversione dall’Islam ad un’altra religione. Anche la derisione della religione è proibita[2]. La costruzione di moschee e altri luoghi di culto richiede l’approvazione da parte dello Stato. I leader religiosi non musulmani sono autorizzati a indossare abiti liturgici e, almeno ufficialmente, sono ammesse funzioni e liturgie non islamiche. L’istruzione religiosa islamica è obbligatoria nelle scuole statali, ma non negli istituti di istruzione privati. Altre forme di educazione religiosa non sono impartite nelle scuole pubbliche[3]. Il governo di transizione ha allentato alcune restrizioni sulle varie pratiche religiose e sui discorsi religiosi, incluso il divieto di commemorazioni pubbliche dei giorni sacri sciiti di ashura e ghadir. La commemorazione pubblica dei giorni festivi sciiti ha occasionalmente portato a scontri con i gruppi sunniti[4].

Negli ultimi anni, sciiti, sunniti, jihadisti e combattenti tribali hanno spesso dato vita a conflitti, lasciando il Paese più povero del Medio Oriente in uno stato di guerra civile permanente.

Dall’unificazione dello Yemen settentrionale e dello Yemen meridionale nel 1990, si sono svolte tre elezioni parlamentari, l’ultima delle quali ha avuto luogo nel 2003[5]. Le elezioni pianificate nel 2009 sono state annullate a causa di una disputa giuridica sulla riforma elettorale. Il Capo dello Stato viene eletto dal 1999. Il presidente Ali Abdullah Saleh si è dimesso nel 2012. Al suo posto è stato eletto Abd Rabbuh Mansur Hadi per un periodo di transizione di due anni al fine formare un governo di unità nazionale. I ribelli sciiti houthi dell’ex Yemen del Nord, sostenuti dall’ex presidente Saleh, hanno organizzato un attacco armato contro il governo nel 2014. Hadi si è dimesso nel gennaio 2015 ed è fuggito ad Aden. Di conseguenza, i ribelli hanno conquistato la capitale, Sana’a, e il palazzo presidenziale[6].

Nel marzo 2015 una coalizione militare a guida saudita[7] è intervenuta nello Yemen per fermare i ribelli. Nonostante un accordo di cessate il fuoco raggiunto nell’aprile 2016, i combattimenti tra truppe governative e ribelli houthi sono continuati. L’Unione europea ha emesso divieti di viaggio e congelato i beni di Abdulmalik al-houthi, leader degli houthi, e Ahmed Ali Abdullah Saleh, figlio del ex presidente, per il loro ruolo nel minare la pace e la stabilità dello Yemen.

La guerra in corso tra la coalizione a guida saudita e gli houti sostenuti dall’Iran ha causato una grave crisi umanitaria che ha comportato tra l’altro un’epidemia di colera che ha ucciso 2.100 persone e ne ha infettate quasi 900.000 tra il giugno e il novembre del 2017[8].

Nel dicembre 2017, in una mossa interpretata come un tentativo di riavvicinamento, l’ex presidente Saleh ha stabilito contatti con la coalizione guidata dai sauditi. Pochi giorni dopo, è stato ucciso dagli houthi[9].

Gruppi religiosi di minoranza come i baha’i, i cristiani, gli indù e gli ebrei hanno segnalato crescenti livelli di aggressioni, specialmente nelle aree controllate dagli houthi. Questi ultimi hanno arrestato numerosi baha’i, fatto irruzione nelle loro case e centri religiosi, ed hanno altresì intimidito i cristiani e gli imam sunniti, nonché promosso l’antisemitismo. Le comunità locali di tutto il Paese si sono anche impegnate in attività antisemite, tra cui la stampa di materiale antisemita, il tentativo di costringere gli ebrei a convertirsi all’Islam e la chiusura delle strade alle comunità ebraiche. Inoltre, i musulmani ismaeliti continuano a subire discriminazioni[10].

Il governo in esilio riconosciuto a livello internazionale è stato indebolito dall’avanzata degli houthi e non ha la capacità di far rispettare le leggi atte a prevenire le violazioni dei diritti umani. Secondo il rapporto sui diritti umani del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti del 2017, ciò ha comportato una serie di violazioni dei diritti umani quali uccisioni arbitrarie, sparizioni, rapimenti e altri atti di violenza commessi da vari gruppi[11]. Il rapporto elenca anche le violazioni dei diritti alla privacy dei cittadini e quelle alle libertà di parola, stampa, assemblea, associazione, religione e movimento.

Incidenti

Nell’ottobre 2016 Heiner Bielefeldt, allora Relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di religione o di credo, ha invitato le autorità yemenite a mettere fine alle vessazioni sistematiche ai danni della popolazione baha’i, quali detenzioni e arresti arbitrari. Bielefeldt ha anche chiesto il rilascio dei leader baha’i detenuti. Il Relatore speciale ha dichiarato: «Nessuno dovrebbe essere perseguitato in base alla sua (sic) religione o convinzione, né dovrebbe (sic) essere preso di mira per la propria appartenenza a minoranze religiose. […] Arresti arbitrari, detenzioni, incursioni in case e uffici [baha’i] così come la confisca di dispositivi elettronici e notevoli somme di denaro sono semplicemente inaccettabili»[12].

Bielefeldt ha anche chiesto il rilascio di tutti i detenuti baha’i arrestati a causa della loro religione. Tali affermazioni sono state formulate in seguito all’arresto di circa 60 persone, baha’i e non, che si erano incontrate nell’edificio della organizzazione Jud di Sana’a per una conferenza morale ed educativa rivolta ai giovani. La maggior parte di quanti sono stati presi in custodia è stata in seguito rilasciata[13].

Il 27 novembre 2016, le autorità hanno liberato due dei baha’i ancora detenuti[14]. Un altro di loro, Hamed Kamal Muhammad bin Haydara, rimane invece in custodia. Detenuto dal dicembre 2013, Haydara è stato condannato a morte nel gennaio 2018 per aver presumibilmente collaborato con Israele e aver falsificato documenti ufficiali. Le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto l’annullamento della condanna a morte di Haydara[15]. L’uomo è stato incriminato perché ritenuto «un distruttore dell’Islam e della religione»[16]. I funzionari del governo lo avevano accusato di proselitismo per la fede bahá’í, spionaggio in favore di Israele e apostasia. Lo Human Rights Watch ha riferito che uno dei giudici che presiede il caso ha minacciato la moglie di Haydara di imprigionarla a causa della sua fede bahá’í e ha detto che tutti i baha’i dovrebbero essere incarcerati[17].
I membri della comunità ebraica hanno riferito che il declino del numero di fedeli rendeva difficile portare avanti le loro pratiche religiose. Nel 2016, 19 ebrei hanno lasciato lo Yemen per trasferirsi in Israele[18]. Si ritiene che nel 2017 il Paese ospitasse 50 ebrei[19]. Secondo Israel Radio, 40 di coloro che non volevano lasciare lo Yemen nonostante la guerra civile risiedevano nella capitale Sana’a[20], controllata dagli houthi. Nell’aprile 2017, parlando con un giornalista della radio israeliana, il ministro dell’Informazione dello Yemen, Moammer al-Iryani, ha detto che il suo governo non era a conoscenza del destino delle poche decine di ebrei rimasti nel Paese. Il politico ha inoltre dichiarato che gli houthi considerano la minuscola popolazione ebraica rimasta un nemico, e sono impegnati in una campagna di pulizia etnica che include la liberazione dello Yemen dalla sua comunità ebraica[21].

Accusato di ateismo in seguito ad alcuni post su Facebook considerati «critici dell’Islam», Omar Mohammad Bataweel è stato rapito e assassinato nell’aprile 2016[22]. Tawakkol Karman, premio Nobel per la pace yemenita, ha commentato l’omicidio accusando «l’ideologia takfiri»[23] ed ha invitato le autorità a consegnare gli assassini alla giustizia.

Nel mese di gennaio 2017 Mohammed Atboush, studente di medicina e autore di un libro che criticava la «scienza coranica», è sopravvissuto a un tentativo di omicidio. Nel suo libro, Critica dell’inimitabilità scientifica, pubblicato a febbraio 2016 in Kuwait, esamina criticamente le affermazioni secondo cui il corano contiene riferimenti alla scienza moderna[24].

Nel maggio 2017, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà religiosa, Ahmad Shahid, ha avvertito che «la recente escalation nel persistente modello di persecuzione della comunità baha’i di Sana’a rispecchia la persecuzione subita dai baha’i che vivono in Iran. [. . .] Le molestie contro i baha’i, in quanto minoranza religiosa, sembrano persistere, se non peggiorare, accrescendo il livello di persecuzione religiosa nello Yemen», ha affermato il relatore delle Nazioni Unite[25].

Il maggio 2017 ha visto la liberazione del padre salesiano Tom Uzhunnalil rapito nello Yemen nel marzo 2016. Padre Uzhunnalil è stato rapito dalla casa per anziani delle Missionarie della Carità di Aden il 4 marzo 2016. Uomini armati non identificati hanno ucciso quattro religiose, due donne yemenite che facevano parte dello staff, otto anziani residenti e una guardia. Padre Uzhunnalil lavorava nello Yemen da 14 anni. Quando la Chiesa della Sacra Famiglia di Aden, dove ha servito, è stata incendiata nel 2015, si era trasferito nella casa di cura[26]. Il Venerdì Santo del 2016 è circolata una notizia falsa secondo la quale lo Stato Islamico (ISIS) aveva crocifisso il sacerdote. Poi nel Natale 2016, mentre era ancora in cattività, è apparso in un video che invitava il governo dell’India e la Chiesa a garantire la sua liberazione[27].

Il 23 marzo 2018, giorno altamente simbolico (cioè il primo venerdì del mese islamico di Rajab che commemora l’introduzione dell’Islam nello Yemen), il leader houthi Abdel-Malek al-Houthi ha tenuto un discorso televisivo. Il suo scopo era di unire gli yemeniti contro le potenze e le ideologie straniere. Il leader ha denigrato con veemenza e denunciato la fede baha’i, sollevando preoccupazioni circa un’ulteriore persecuzione della comunità. La sua retorica, che descrive i baha’i come un «movimento satanico» che sta «conducendo una guerra di dottrina»[28] contro l’Islam, era molto simile alle dichiarazioni fatte dal leader supremo dell’Iran. Il suo discorso è stato ampiamente trasmesso da diversi media. Allo stesso modo, un importante scrittore e stratega houthi ha affermato tramite i social media «macelleremo ogni baha’i»[29]. Questi messaggi sono stati ripresi anche dalle autorità religiose di Sana’a, compreso il muftì dello Yemen recentemente nominato dagli houthi, Shams al-Din Muhammad Sharaf al-Din, che ha avvertito gli yemeniti contro l’influenza dei baha’i. Tale affermazione è stata ripetuta in altri luoghi, tra cui conferenze e seminari nazionali, spettacoli televisivi ed eventi durante i quali le organizzazioni umanitarie internazionali e nazionali sono state accusate di diffondere idee baha’i e cristiane[30].

Prospettive per la libertà religiosa

La guerra civile in corso e i recenti e preoccupanti sviluppi hanno messo a rischio la coesione della società yemenita. L’intensificazione del conflitto armato rende il dialogo a livello nazionale sempre più difficile. Approfittando dell’instabilità sociale e politica e della mancanza di sicurezza del Paese, i gruppi islamici radicali hanno trasformato lo Yemen in una base per le loro operazioni. Il continuo combattimento e le forti tensioni rimangono motivo di preoccupazione per quanto riguarda i diritti umani e la libertà in generale, e in particolare per la libertà religiosa.

Note / fonti

[1]Costituzione dello Yemen del 1991 con emendamenti fino al 2015, op. cit.

[2] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2014&dlid=238486, (consultato il 12 giugno 2018).

[3]Ibid.

[4]Ibid.

[5] Stephen Day, “Yemen Postpones Its April 2009 Parliamentary Elections”, Middle East Institute, 2 giugno 2009, http://www.mei.edu/content/yemen-postpones-its-april-2009-parliamentary-elections, (consultato il 24 giugno 2018).

[6]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporti nazionali sulle pratiche in materia di diritti umani per il 2015, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/2015/nea/252955.htm, (consultato il 10 giugno 2018).

[7] “Saudi Arabian-led intervention in Yemen”, Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Saudi_Arabian-led_intervention_in_Yemen, (consultato il 12 giugno 2018).

[8]Amanda Erickson, “1 million people have contracted cholera in Yemen. You should be outraged”, The Washington Post, 22 dicembre 2017, https://www.washingtonpost.com/gdpr-consent/?destination=%2fnews%2fworldviews%2fwp%2f2017%2f12%2f21%2fone-million-people-have-caught-cholera-in-yemen-you-should-be-outraged%2f%3f&utm_term=.2438c7ae2fac, (consultato il 10 giugno 2018).

[9]Patrick Wintour, “Yemen Houthi rebels kill former president Ali Abdullah Saleh”, The Guardian, 4 dicembre 2017, https://www.theguardian.com/world/2017/dec/04/former-yemen-president-saleh-killed-in-fresh-fighting, (consultato il 12 giugno 2018).

[10]April Artrip, “State Department: Yemen Faces Obstacles To Religious Freedom”, The Yemen Peace Project, 21 agosto 2017, https://www.yemenpeaceproject.org/blog-x/2017/8/21/state-department-yemen-faces-obstacles-to-religious-freedom, (consultato il 10 giugno 2018).

[11]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporti nazionali sulle pratiche in materia di diritti umani per il 2015, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/2016/nea/265528.htm, (consultato il 12 giugno 2018).

[12] “Freedom of religion: UN expert urges Yemen to halt systematic harassment of Bahá’í community”, Ufficio dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, 4 ottobre 2016, https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=20635&LangID=E, (consultato il 12 giugno 2018).

[13]Ibid.

[14] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, op. cit.

[15] “Yemen: Huthis must quash death sentence of Baha’i prisoner of conscience”, Amnesty International, 3 gennaio 2018, https://www.amnesty.org/en/press-releases/2018/01/yemen-huthis-must-quash-death-sentence-of-bahai-prisoner-of-conscience/, (consultato il 24 giugno 2018).
[16] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, op. cit.

[17] “Yemen: Baha’i Adherent Faces Death Penalty”, Human Rights Watch, 1° aprile 2016, https://www.hrw.org/news/2016/04/01/yemen-bahai-adherent-faces-death-penalty, (consultato il 10 giugno 2018).

[18] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Yemen”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, op. cit.

[19] “Yemen minister says fate of country’s last 50 Jews unknown”, Times of Israel, 16 aprile 2017, https://www.timesofisrael.com/yemeni-minister-says-fate-of-countrys-remaining-jews-unknown/, (consultato il 10 giugno 2018).

[20]Ibid.

[21]Ibid.

[22] “Yemeni murdered by extremists after being accused of atheism”, The New Arab, 26 aprile 2016, https://www.alaraby.co.uk/english/news/2016/4/26/yemeni-murdered-by-extremists-after-being-accused-of-athiesm, (consultato il 12 giugno 2018).

[23]Ibid.

[24] Brian Whitaker, “Yemeni who questioned Qur‘an “science” survives assassination attempt”, Al-Bab, 18 gennaio 2017, http://al-bab.com/blog/2017/01/yemeni-who-questioned-quran-science-survives-assassination-attempt, (consultato il 15 giugno 2018).

[25] “U.N. Rapporteur: Persecution Of Baha’is In Yemen Mirrors Iran’s Actions”, Radio Farda, 30 maggio 2017, https://en.radiofarda.com/a/yemen-bahai-persecution-iran-un-human-rights-expert/28518180.html, (consultato il 15 giugno 2018).

[26] Anto Akkara, “Indian priest released after 18 months’ captivity in Yemen”, World Watch Monitor, 12 settembre 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/09/indian-church-rejoices-release-father-tom-uzhunnalil/, (consultato il 14 giugno 2018).

[27] “Indian priest kidnapped in Yemen pleads for help”, UCANews, 11 maggio 2017, https://www.ucanews.com/news/indian-priest-kidnapped-in-yemen-pleads-for-help/79178, (consultato il 14 giugno 2018).

[28] “Inflammatory speech by the Houthi leader targets Baha‘is in Yemen with genocidal intent”, PR Newswire, 19 aprile 2018, https://www.prnewswire.com/news-releases/inflammatory-speech-by-the-houthi-leader-targets-bahais-in-yemen-with-genocidal-intent-300633431.html, (consultato il 24 giugno 2018).

[29]Ibid.

[30]Ibid.; Esclusivo – Il programma “Onestamente” parla del ruolo negativo del lavoro delle organizzazioni umanitarie e di soccorso nello Yemen” (in arabo), YouTube, 13 aprile 2018, https://www.youtube.com/watch?v=mVTjNmyG9-w&t=1247s, (consultato il 15 giugno 2018).

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