Religione

11.553.000Popolazione

27.834 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione del Burundi del 2005[1] garantisce la libertà di espressione, religione, pensiero, coscienza e opinione (articolo 31), così come il diritto alla libertà di riunione, di associazione e di istituire organizzazioni, nel rispetto della legge (articolo 32).

Il quadro giuridico riguardante la libertà religiosa è governato dalla stessa legislazione che regola le associazioni non-profit (registrazione e operazioni), e che specifica come tutti gruppi religiosi debbano registrarsi presso il Ministero degli Affari Interni, presentando il proprio statuto ed una lista con i nomi e i curricula dei membri del consiglio direttivo. Una volta ottenuta l’approvazione del ministero, il gruppo è libero di svolgere le proprie attività.

La separazione tra Chiesa e Stato è garantita in Burundi. Tutte le denominazioni religiose sono rispettate e trattate equamente. I cittadini hanno il diritto di convertirsi alla religione che desiderano, senza alcun tipo di restrizione. Tutti i gruppi religiosi hanno il diritto di svolgere attività di evangelizzazione, educazione religiosa, insegnare nelle scuole e gestire ospedali, così come avere accesso a tutti i mezzi di comunicazione, inclusi radio, televisione, quotidiani e altre pubblicazioni. Lo Stato garantisce inoltre la libertà di costruire luoghi di culto.

Il Burundi è a maggioranza cristiana, ma vi è anche una minoranza musulmana, in prevalenza sunnita, che si concentra soprattutto nelle aree urbane.

Incidenti

Nel periodo analizzato da questo rapporto, il Burundi ha continuato a soffrire a causa della crisi politica e sociale scoppiata a metà del 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza ha deciso di concorrere per un terzo mandato alle elezioni presidenziali del giugno dello stesso anno. In quei giorni la Chiesa cattolica, e in primis la Conferenza episcopale del Burundi, si è aggiunta alle tante voci dell’opposizione politica e civile che si levavano contro la scelta di Nkurunziza, da molti ritenuta e definita incostituzionale. In risposta, un certo numero di ufficiali appartenenti al governo e al partito di maggioranza CNDD-FDD[2] hanno fortemente criticato i vescovi cattolici. Ad ogni modo, dopo il giugno 2016, non si è registrato alcun attacco verbale ai danni di membri della Chiesa.

Le differenti denominazioni religiose del Burundi godono di un alto grado di libertà di culto.

Diversi membri del clero hanno privatamente notato come i vescovi cattolici abbiano mostrato grande moderazione nelle loro dichiarazioni pubbliche concernenti l’attualità politica. Dal loro punto di vista, tale atteggiamento spiega perché non vi sono stati grandi ostacoli alle attività religiose svoltesi nel Paese[3].

Al momento della redazione di questo rapporto, l’ex cappellano dell’università del Burundi e altri due sacerdoti, che hanno lasciato il Paese nell’aprile 2015, devono ancora farvi ritorno. I tre religiosi sono emigrati dopo aver ricevuto delle minacce di morte da anonimi che li accusavano di sostenere l’insurrezione contro il governo. Nel 2015, il cappellano aveva offerto supporto morale a circa 600 studenti universitari e li aveva aiutati a trovare un temporaneo rifugio.

Il presidente Pierre Nkurunziza e alcuni uomini a lui vicini, sono membri molto attivi di una Chiesa pentecostale born-again. Altri membri del governo appartengono a differenti religioni tra cui l’Islam e la Chiesa cattolica. Diverse fonti burundesi consultate ai fini della redazione di questo rapporto, dichiarano di non essere venute a conoscenza di casi di discriminazione su basi religiose relative alla concessione di impieghi nel settore pubblico.

La minoranza musulmana gode pienamente del diritto alla libertà di culto. In tutto il Paese sono state costruite diverse moschee, soprattutto nell’ultimo decennio. A quanto riportato, la convivenza tra musulmani e non musulmani è buona.

Prospettive per la libertà religiosa

Durante il periodo analizzato, le prospettive per la libertà religiosa in Burundi sembrano essere migliorate. Considerata l’assenza di gravi violazioni alla libertà di fede e la facilità con cui i gruppi religiosi possono praticare il proprio culto e portare avanti le loro attività caritative, possiamo concludere che l’esercizio di questo diritto umano fondamentale sia migliorato nel periodo in esame e che la tendenza sembri continuare in tale direzione.

Note / fonti

[1] Costituzione del Burundi del 2005, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Burundi_2005.pdf (consultato l’8 febbraio 2018).

[2] CNDD–FDD: Conseil National Pour la Défense de la Démocratie–Forces pour la Défense de la Démocratie (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia).

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, ‘Burundi’, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato l’8 febbraio 2018).

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