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32.158.000Popolazione

2.206.714 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Salman bin Abdulaziz Al Saud, il re dell’Arabia Saudita dal 2015, è sia Capo dello Stato che Capo del Governo. Il Regno basa la sua legittimità sulla propria interpretazione della shari’a (legge islamica) e sulla Legge fondamentale di governo del 1992. Sotto il compianto re Abdullah (2005-15), il Paese si è gradualmente modernizzato. Con circa il 20 percento delle riserve petrolifere conosciute del mondo, l’Arabia Saudita è uno degli Stati più ricchi della regione e una potenza trainante nel mondo arabo.

Negli ultimi anni, le richieste di riforme politiche sono aumentate insieme alla domanda di cambiamenti a livello sociale, tra cui il riconoscimento del diritto delle donne a guidare e di quello alla libertà di espressione. Nel 2016, il governo saudita ha adottato riforme economiche ambiziose: il progetto Vision 2030 e il Programma di Trasformazione Nazionale 2020 per ridurre la dipendenza dalle entrate petrolifere[1].

Oltre il 30 percento della popolazione residente nel Paese è di origine straniera[2] e composto principalmente da cristiani, buddisti e induisti[3]. Un censimento non ufficiale pubblicato dal Vicariato apostolico dell’Arabia settentrionale stima che i cattolici in Arabia Saudita sono 1,5 milioni[4], principalmente lavoratori stranieri provenienti dall’India e dalle Filippine. Alcuni rapporti indicano un numero crescente di sauditi che si identificano come atei[5] o come cristiani[6], tuttavia a causa delle gravi conseguenze sociali e legali che comporta l’abbandono della fede islamica, questi ultimi mantengono segreta la propria conversione[7]. Il Regno non ha relazioni diplomatiche ufficiali con la Santa Sede[8].

L’Arabia Saudita è il luogo di nascita dell’Islam e ospita i suoi due siti più sacri – La Mecca e Medina – con il re saudita che funge da custode ufficiale delle due sacre moschee. Secondo la Legge fondamentale, il Corano e la Sunna servono come Costituzione del Paese[9]. Sebbene la legge trovi le sue fondamenta nella scuola di giurisprudenza islamica hanbali, anche le interpretazioni di Muhammad ibn Abd al-Wahhab, sulle quali si basa il wahhabismo, hanno molta influenza. Il termine wahhabismo non è usato all’interno dell’Arabia Saudita, ma alcuni sostengono che questa sia la corrente che meglio definisce la forma di Islam praticata nel Paese. L’Arabia Saudita segue un’interpretazione rigorosa dell’Islam sunnita, che impone pesanti restrizioni alle donne e prevede pene severe, inclusa la pena di morte, tramite decapitazione, per i minori. I cittadini sauditi devono essere musulmani. I non musulmani devono convertirsi all’Islam per poter ottenere la naturalizzazione. I bambini nati da padri musulmani sono considerati musulmani. È proibito promuovere pubblicamente insegnamenti islamici non ufficiali[10].

La libertà religiosa non è né riconosciuta né protetta. La conversione dall’Islam a un’altra religione è considerata apostasia, un reato legalmente punibile con la pena di morte, al pari della blasfemia contro l’Islam sunnita. L’importazione e la distribuzione di materiale religioso non islamico è illegale, così come il proselitismo, sia per i cittadini sauditi che per gli stranieri[11]. Sono vietati i luoghi di culto non musulmani e l’espressione pubblica dei credi non musulmani. La mancata osservanza può comportare discriminazione, molestie e detenzione. I non cittadini possono essere espulsi. Nonostante il governo abbia più volte dichiarato di consentire ai non musulmani – esclusi quanti si sono convertiti dall’Islam – di praticare la propria religione in privato, la mancanza di regole chiare lascia i credenti alla mercé della polizia locale[12].
Nelle scuole statali è obbligatoria l’istruzione religiosa basata sull’interpretazione ufficiale dell’Islam. Le scuole private non possono seguire programmi scolastici differenti. Gli studenti non musulmani nelle scuole private devono frequentare corsi obbligatori sulla civiltà islamica[13].
Nonostante la politica del governo contro la sepoltura non musulmana nel Regno, secondo un rapporto statunitense[14] nel Paese esiste almeno un cimitero pubblico non islamico. I chierici non musulmani non sono ammessi in Arabia Saudita[15].
Gli imputati devono essere trattati allo stesso modo, in conformità con la shari’a. Delle quattro scuole di giurisprudenza sunnite, la scuola hanbali predomina come base per interpretare la legge islamica. Non esiste un codice penale interamente scritto. Le decisioni e le sentenze variano ampiamente da caso a caso[16].

I diritti umani non sono protetti. Durante il periodo in esame, vi sono state frequenti segnalazioni di restrizioni alla libertà di parola. Nessuna legge o regolamento vieta la discriminazione in materia di impiego e occupazione in base alla religione o ad altre motivazioni (razza, sesso, identità di genere)[17].

La Commissione semi-autonoma per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (CPVPV) monitora il comportamento pubblico, ordinando alla polizia di applicare una rigorosa interpretazione wahhabita delle norme islamiche. Un regio decreto del 2016 ha stabilito che i membri della Commissione debbano portare con sé documenti di identificazione ufficiali e ha limitato significativamente i loro poteri. Da allora sia i musulmani che i non musulmani hanno riportato meno aggressioni e meno irruzioni da parte della polizia.

Il Ministero degli affari islamici ha intensificato i suoi sforzi contro la predicazione estremista islamica attraverso la videosorveglianza delle moschee e un attento monitoraggio di Facebook e Twitter[18].

Incidenti

Secondo la Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale, l’Arabia Saudita «continua a processare, imprigionare e flagellare gli individui per reati quali dissenso, apostasia, blasfemia e stregoneria»[19]. Come in altre nazioni musulmane, nel Regno l’apostasia è un reato che comporta la pena capitale.
La minoranza sciita ha continuato a subire discriminazioni a livello sociale, giuridico, economico e politico ed è tuttora significativamente sottorappresentata nel settore pubblico. Le autorità hanno cercato di contrastare il fenomeno con corsi antidiscriminazione per le forze dell’ordine presso il Centro Re Abdulaziz per il dialogo nazionale.

Nel 2016, il governo saudita ha annunciato i propri piani per trasformare in una zona commerciale Awamiya, la città natale del religioso sciita Sheikh NimrBaqir al-Nimr. Questo è stato percepito come un tentativo di trasferire la popolazione locale, in gran parte sciita. Sebbene gli esperti delle Nazioni Unite abbiano invitato il governo a proteggere il vecchio quartiere della città in ragione della presenza delle sue storiche moschee e sale di preghiera (husseiniya), nel maggio 2017 è iniziata l’opera di demolizione. Migliaia di residenti che sono rimasti senza una casa hanno ricevuto un risarcimento finanziario[20].

Nell’aprile 2016, l’Arabia Saudita ha deciso di porre un freno alla sua spesso criticata Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio. I membri dell’organismo non sono più autorizzati a detenere le persone e devono «esercitare i propri doveri di incoraggiare la virtù e proibire il vizio, limitandosi a consigliare le persone con gentilezza e delicatezza»[21]. Lo sceicco Ahmed al-Ghamdi, ex capo della polizia religiosa della Mecca, ha affermato che «si è trattato di un cambiamento molto positivo» per i circa 5.000 membri della Commissione. Al-Ghamdi ha aggiunto che sfortunatamente alcuni funzionari che lavoravano per la Commissione[22] avevano frainteso l’Islam, che è invece una religione «molto gentile».

Considerati da alcuni come un passo verso la modernizzazione del Paese, questi cambiamenti sono percepiti da altri come l’emarginazione degli ultra-conservatori che hanno sempre rappresentato il ​​pilastro a sostegno della famiglia reale. Con l’opposizione alla riforma messa a tacere dal principe ereditario del regno, Mohammed bin Salman, alcuni analisti considerano tuttavia i cambiamenti messi in atto come superficiali e cosmetici, intesi a consolidare il potere e l’autorità del re e a modificare la percezione dell’Arabia Saudita da parte della comunità internazionale, senza realmente mutarne il radicato conservatorismo[23].

Nel novembre 2017 il governo ha aggiornato la legge penale relativa ai crimini di terrorismo e finanziamento dello stesso, che criminalizza il mostrare il re e il principe ereditario «in qualsiasi maniera possa porre in cattiva luce la religione e la giustizia»[24].

I funzionari del Centro di guerra ideologica, un organismo affiliato al Ministero della Difesa e istituito da Mohammed bin Salman per combattere l’ideologia estremista, hanno riconosciuto nel dicembre 2017 diverse interpretazioni religiose della punizione per il reato di apostasia. Tuttavia, le autorità saudite hanno insistito sul fatto che l’apostasia rimane un reato ai sensi della Legge fondamentale del Paese[25].

Nel marzo 2018, il principe ereditario ha dichiarato che l’abaya (un lungo abito solitamente nero indossato dalle donne) non era obbligatorio, secondo gli insegnamenti islamici[26]. In un’intervista, ha dichiarato a Norah O’Donnell della CBS: «Abbiamo estremisti che sostengono la segregazione di genere e non sono in grado di distinguere tra un uomo e una donna che stanno insieme da soli e il loro stare insieme in un posto di lavoro. Molte di queste idee contraddicono il modo in cui si viveva al tempo del Profeta e dei Califfi. Quello è il vero esempio e il vero modello [dell’Islam] »[27]. Tali affermazioni hanno provocato un acceso dibattito nei social media.

Durante il periodo in esame, i funzionari sauditi hanno aumentato i contatti con le Chiese cristiane. Nel novembre 2017, il cardinale Bechara Rai, capo della comunità maronita libanese, ha compiuto una visita ufficiale senza precedenti in Arabia Saudita, durante la quale ha incontrato il re saudita Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman[28]. Si è trattato del primo invito (originariamente posto nel 2013) [29] ad un alto rappresentante della Chiesa maronita, della prima visita di un cardinale e del primo viaggio di un patriarca orientale, dopo quello del patriarca greco ortodosso Elia IV di Antiochia nel 1975[30]. Sebbene la visita fosse principalmente di natura politica[31], il fatto che sia accaduta in un Paese in cui l’espressione pubblica della fede è proibita ai non musulmani e dove i simboli e le chiese cristiane sono banditi, è stato visto come un segno di apertura. In particolare, molti osservatori hanno notato che durante le riunioni ufficiali i capi religiosi indossavano i loro paramenti e le loro croci d’oro[32].

Pochi giorni dopo, una delegazione saudita ufficiale guidata dal dott. Abdullah Bin Fahd al-Luhaidan, consigliere del Ministro per gli Affari Islamici, dei Sussidi, della Convocazione e della Guida, ha incontrato Papa Francesco in Vaticano[33]. L’udienza è stata organizzata per ringraziare il Papa per i suoi appelli per la pace e la convivenza, così come per il suo rifiuto di ogni correlazione tra religione e terrorismo, e per il suo sostegno al dialogo e alla coesistenza pacifica tra religioni e culture[34].

All’inizio di marzo del 2018, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha compiuto una visita storica alla cattedrale ortodossa copta di San Marco al Cairo, in Egitto, dove ha incontrato il Papa copto-ortodosso Tawadros II in quello che molti hanno interpretato come un nuovo segno di apertura[35].

Quello stesso mese, il principe ereditario si è incontrato con l’arcivescovo di Canterbury durante una sua visita nel Regno Unito. Il leader della Comunione Anglicana in tutto il mondo, il Reverendo Justin Welby, e Mohammed bin Salman hanno discusso del piano di sviluppo Vision 2030 dell’Arabia Saudita[36].
Il compianto cardinale Jean-Louis Tauran, Prefetto del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha compiuto un viaggio ufficiale a Riad nell’aprile 2018, nel corso del quale ha incontrato alti funzionari sauditi e il re Salman. La visita ha suscitato nuove speranze di una maggiore apertura religiosa nel Regno. Per il monarca saudita, si è trattato del suo primo incontro con un rappresentante della Chiesa cattolica. In una dichiarazione senza precedenti, il cardinal Tauran ha affermato che «[…] tutte le religioni si trovano di fronte a due pericoli: terrorismo e ignoranza», aggiungendo che «nelle scuole si deve parlar bene dei cristiani e in generale dei non musulmani e che questi non devono mai essere considerati cittadini di seconda classe»[37]. Alla luce dei cambiamenti sociali e del piano Vision 2030, il Principe ereditario ha promesso di promuovere il dialogo interreligioso come parte delle riforme in atto nel Paese. Il cardinale Tauran ha inoltre affermato che «la nuova generazione può davvero aiutare a “cambiare marcia”»[38].

La visita del cardinale è coincisa con l’anniversario dell’inaugurazione della prima moschea di Roma nel 1995, avvenuta con la benedizione vaticana. Nel discorso tenuto in quell’occasione, Papa Giovanni Paolo II aveva notato che «a seguito di un evento così significativo, bisogna purtroppo sottolineare che in alcuni Paesi islamici mancano simili segni di riconoscimento per la libertà religiosa. Alle soglie del terzo millennio il mondo è in attesa di quei segni»[39].

Nonostante questi segnali di apertura, la repressione degli attivisti è ancora in corso. Ad esempio, la condanna del blogger saudita Raif Badawi per vari crimini tra cui l’apostasia e «l’insulto all’Islam attraverso canali elettronici» è stata confermata nel marzo 2017. Nel 2014 l’uomo è stato condannato a 10 anni di prigione, 1.000 frustate e al pagamento di una multa di un milione di riyal sauditi (circa 266.000 dollari americani).

Durante il periodo in esame, sono continuate i raid e gli arresti per stregoneria e magia, principalmente ai danni di lavoratori stranieri provenienti dall’Africa o dal Sud-Est asiatico incolpati di utilizzare tali pratiche contro i loro datori di lavoro. I lavoratori stranieri sono stati inoltre accusati di fomentare disordini nella società saudita e di alterare le scritture[40], reati per cui è prevista la pena morte. La Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio ha unità speciali per combattere magia e stregoneria. Nel dicembre 2017, alla Mecca, presso la Grande Moschea, si è tenuto un evento speciale per formare i membri della suddetta Commissione al fine di identificare i materiali usati dalla stregoneria[41].

Nel gennaio 2018, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, incluso il Relatore speciale sulla libertà di religione o di credo, ha rilasciato una dichiarazione in cui si condannavano le detenzioni arbitrarie e si sollecitavano le autorità saudite a rilasciare le persone detenute per «aver esercitato pacificamente il loro diritto alle libertà di espressione, assemblea, associazione e credo»[42].

Prospettive per la libertà religiosa

Ad eccezione dell’unica espressione dell’Islam legittimata dallo Stato, in Arabia Saudita vi è una totale repressione della vita religiosa. Gli incidenti sopra menzionati mostrano che il Paese finora non ha apportato cambiamenti significativi.
Sotto il compianto re Abdullah, i principi religiosi del Paese sono divenuti più flessibili e il potere della polizia religiosa è stato temporaneamente limitato. Abdullah si è anche messo in contatto con diversi leader religiosi non musulmani, incluso Papa Benedetto XVI, e ha stabilito un centro interreligioso a Vienna. Sotto l’attuale sovrano, il re Salman, sono stati compiuti sforzi per fermare le influenze estremiste, ma l’Islam salafita ultra-conservatore, che alcuni chiamano semplicemente wahhabismo, rimane l’unica religione autorizzata.

Nonostante alcuni incoraggianti segnali di apertura, l’Arabia Saudita è ancora responsabile di «violazioni sistematiche, continue e gravissime della libertà religiosa»[43] e continua a suscitare grande preoccupazione per quanto riguarda la libertà religiosa e i diritti umani. Sebbene numerosi attivisti per i diritti umani e sostenitori delle riforme siano stati arrestati e imprigionati, alcuni ottimisti osservatori occidentali sottolineano i pochi cambiamenti attuati finora e sembrano sostenere i metodi autoritari del principe ereditario Mohammed bin Salman. L’opposizione pubblica alle riforme del principe è stata attenuata a causa di un rilevante giro di vite contro il dissenso[44], che ha incluso l’arresto di esponenti di spicco con milioni di seguaci sui social media.

Note / fonti

[1] “Arabia Saudita”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2018USCIRFAR.pdf, (consultato il 7 luglio 2018).

[2] “KSA population is 30.8m; 33% expats”, Arab News, 31 gennaio 2015, http://www.arabnews.com/saudi-arabia/news/697371(consultato il 7 luglio 2018).

[3]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Arabia Saudita”, Rapporto 2014 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2014&dlid=238476 (consultato l’8 luglio 2018).

[4]Vicariato Apostolico nell’Arabia settentrionale, “The Catholic Community in Saudi Arabia”, http://www.avona.org/saudi/saudi_about.htm#.W0kGSNJKjIU, (consultato il 13 luglio 2018).

[5] Carlyle Murphy, “The rise of atheism in Saudi Arabia, where talking about atheism is illegal”, 10th June 2014, Global Post, https://www.pri.org/stories/2014-06-10/rise-atheism-saudi-arabia-where-talking-about-atheism-illegal (consultato il 13 luglio 2018).

[6] Carey Lodge, “Muslims converting to Christianity in Saudi Arabia, despite intense persecution”, Christian Today, 31 maggio 2016, https://www.christiantoday.com/article/muslims-converting-to-christianity-in-saudi-arabia-despite-intense-persecution/87220.htm (consultato il 13 luglio 2018).

[7] “Arabia Saudita”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[8] “The Catholic Community in Saudi Arabia”, op. cit.

[9] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Arabia Saudita”, Rapporti nazionali sulle pratiche per i diritti umani per il 2017, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/humanrightsreport/index.htm?year=2017&dlid=277263 (consultato l’8 luglio 2018).
[10] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2014), op. cit.

[11]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Arabia Saudita”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2014&dlid=238476 (consultato l’8 luglio 2018).
[12] “Arabia Saudita”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2018USCIRFAR.pdf, (consultato il 7 luglio 2018).

[13]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2014), op. cit.

[14]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Arabia Saudita”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[15]Ibid.

[16] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Arabia Saudita”, Rapporti nazionali sulle pratiche per i diritti umani per il 2017, op. cit.

[17]Ibid.

[18] “Saudi mufti tells young Saudis not to heed call to jihad”, Reuters, 28 agosto 2014, http://www.reuters.com/article/us-saudi-security-idUSKBN0GS19M20140828 (consultato l’8 luglio 2018).

[19] “Arabia Saudita”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[20]Ibid.

[21] “Saudi religious police ‘can no longer detain people’”, The National, 13 aprile 2016, https://www.thenational.ae/world/saudi-religious-police-can-no-longer-detain-people-1.145079 (consultato il 9 luglio 2018).

[22] La Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio è nota anche come Haia e dipendenti (la polizia religiosa) come mutawwi’a.

[23] Dietro il suo atteggiamento e le sue decisioni apparentemente liberali, Mohammed bin Salman è considerato da molti un leader autoritario che sta imponendo cambiamenti con mano ferrea.

[24] “Arabia Saudita”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[25]Ibid.

[26] “Saudi Crown Prince says black abayas not obligatory ‘decent attire’ for women”, Al-Arabiya, 19 marzo 2018, https://english.alarabiya.net/en/News/gulf/2018/03/19/Saudi-crown-prince-says-black-abayas-not-obligatory-decent-attire-for-women.html (consultato l’8 luglio 2018).

[27]Ibid.

[28] “Rai meets with Hariri in Saudi Arabia”, An-Nahar, 13 novembre 2017, https://en.annahar.com/article/700331-top-lebanese-priest-to-head-to-saudi-arabia-amid-crisis (consultato il 9 luglio 2018).

[29] J. B. Cachila, “Christian priest not afraid to openly wear his cross in Saudi Arabia where Christianity is banned”, Christian Today, 15 novembre 2017, https://www.christiantoday.com/article/christian-priest-not-afraid-to-openly-wear-his-cross-in-saudi-arabia-where-christianity-is-banned/118703.htm (consultato il 7 luglio 2018).

[30] “Patriarch ‘will make plea for Lebanon’s independence during Saudi Arabia visit’”, Catholic Herald, 13 novembre 2017, http://www.catholicherald.co.uk/news/2017/11/13/patriarch-will-make-plea-for-lebanons-independence-during-saudi-arabia-visit/ (consultato il 9 luglio 2018).

[31] Nella dichiarazione ufficiale, i rappresentanti della Chiesa libanese hanno detto che la visita è stata «un’occasione per chiedere che il Libano fosse rimosso dai conflitti regionali», «per sostenere l’indipendenza, la sovranità e la stabilità del Libano», e per far sì che il Paese «possa rimanere in questa regione orientale come la terra del pluralismo culturale e religioso e del dialogo tra Cristianesimo e Islam». Ibid.

[32]Donna Abu-Nasr,“A Rare Sight: Christian Priest Visiting Saudi Arabia Openly Wears a Cross”, Bloomberg, 13 novembre 2017, https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-13/a-rare-saudi-sight-visiting-christian-priest-flaunts-his-cross (consultato il 9 luglio 2018).

[33] “Saudi Islamic Affairs Ministry delegation meets Pope at Vatican”, Al-Arabiya, 24 novembre 2017, https://english.alarabiya.net/en/News/gulf/2017/11/24/PHOTOS-Saudi-Islamic-Affairs-Ministry-delegation-meets-Pope-at-Vatican.html (consultato il 9 luglio 2018).

[34] “Islamic Affairs Ministry delegation meets Pope at Vatican”, Saudi Gazette, 24 novembre 2017, http://saudigazette.com.sa/article/522591/SAUDI-ARABIA/Islamic-Affairs-Ministry-delegation-meets-Pope-at-Vatican (consultato il 9 luglio 2018).

[35] “Copts welcome in Saudi Arabia: Egypt’s Tawadros II praises Crown Prince’s reforms”, Arab News​, 6 marzo 2018​, http://www.arabnews.com/node/1259731/saudi-arabia (consultato il 9 luglio 2018).

[36] “Archbishop of Canterbury meets with Crown Prince of Saudi Arabia”, Arcivescovo di Canterbury, 8 marzo 2018, https://www.archbishopofcanterbury.org/news/latest-news/archbishop-canterbury-meets-crown-prince-saudi-arabia (consultato il 9 luglio 2018).

[37] Philip Pullella, “Christians should not be second-class citizens, cardinal tells Saudi Arabia”, Reuters, 26 aprile 2018, https://www.reuters.com/article/us-saudi-vatican-cardinal/christians-should-not-be-second-class-citizens-cardinal-tells-saudi-arabia-idUSKBN1HX19D (consultato il 9 luglio 2018).

[38]Ibid.

[39] Peter Shadbolt, “Rome’s first mosque officially opened”, United Press International, 21 giugno 1995, https://www.upi.com/Archives/1995/06/21/Romes-first-mosque-officially-opened/2120803707200/ (consultato il 9 luglio 2018).

[40]Ibid.

[41]Ibid.

[42]Ibid.

[43] Dipartimento per gli Affari Pubblici – Comunicato stampa “Designations Under the International Religious Freedom Act of 1998”, Dipartimento di Stato statunitense 4 gennaio 2018, https://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2018/01/276843.htm (consultato il 5 luglio 2018).

[44] “’They Are Not Our Brothers’ Hate Speech by Saudi Officials”, Human Right Watch, 26th September 2017, https://www.hrw.org/report/2017/09/26/they-are-not-our-brothers/hate-speech-saudi-officials (consultato il 5 luglio 2018); “Saudi Arabia: Prominent Clerics Arrested –Coordinated Crackdown on Dissent”, Human Right Watch, 15 settembre 2017, https://www.hrw.org/news/2017/09/15/saudi-arabia-prominent-clerics-arrested (consultato il 5 luglio 2018).

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