Religione

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238.391 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 29 della Costituzione [1] proibisce qualsiasi restrizione alla libertà di pensiero, opinione, coscienza e credo religioso. La Carta vieta inoltre di obbligare le persone a sposare una credenza religiosa contraria alle loro convinzioni e stabilisce che tutte le religioni sono indipendenti dallo Stato e libere di organizzarsi «in conformità con i propri statuti» secondo i termini definiti dalla legge. La Costituzione afferma altresì che le denominazioni religiose devono essere autonome ma possono beneficiare del sostegno dello Stato, incluso il supporto teso a facilitare l’assistenza religiosa nell’esercito, negli ospedali, nei penitenziari, nelle case di riposo e negli orfanotrofi.

Il Paese classifica le comunità religiose come denominazioni, associazioni religiose o gruppi religiosi. Questo è enunciato nell’articolo 5 della “legge sulla libertà di religione e lo stato generale delle denominazioni” del 2007 [2]. Mentre le prime due categorie costituiscono delle entità legali, la terza no. I gruppi religiosi, così come definiti dalla legge nell’articolo 6, sono gruppi di persone che condividono le stesse credenze. Le associazioni religiose sono definite all’articolo 40 come gruppi di almeno 300 cittadini, che hanno ottenuto uno status giuridico attraverso la registrazione presso il Registro delle associazioni religiose. Il numero minimo di membri richiesto per la registrazione delle associazioni non religiose è di tre seguaci. Le associazioni religiose non ricevono finanziamenti governativi ma ricevono esenzioni fiscali limitate. Dopo 12 anni di attività continua e un’adesione di almeno lo 0,1 percento della popolazione, un’associazione religiosa è libera di richiedere di diventare una denominazione riconosciuta dallo Stato, così come specificato nell’articolo 18. Ciò consente di ricevere il sostegno da parte del governo.

Secondo il Rapporto internazionale USA sulla libertà religiosa, la legislazione del 2015 ha ampliato «i divieti contro l’istigazione all’odio religiosamente motivato e contro le organizzazioni fasciste, legionarie[3], razziste o xenofobe, che definisce in parte come un gruppo che promuove la violenza, l’odio religiosamente motivato, e antisemitismo»[4].

Incidenti

Come negli anni precedenti, i gruppi non ortodossi hanno segnalato difficoltà nell’ottenere il ritorno delle proprietà precedentemente confiscate. La Chiesa greco-cattolica rumena, in particolare, non è stata in grado di ottenere la restituzione di molte delle sue chiese e proprietà. Allo stesso tempo, i sacerdoti greco-cattolici hanno continuato a lamentare che le autorità locali non concedono loro i permessi di costruzione per nuovi luoghi di culto, anche se non vi sono apparenti motivi giuridici a sostegno dei diversi dinieghi.

I sacerdoti greco-cattolici hanno riferito che a livello locale, in particolare nelle zone rurali, i preti della Chiesa ortodossa russa hanno molestato e intimidito i greco-cattolici e incoraggiato i membri delle loro congregazioni a fare altrettanto. I sacerdoti della Chiesa ortodossa russa hanno negato l’accesso ai cimiteri e alle chiese ai greco-cattoliche, che in aree come Filea de Jos, Morlaca, Valisoara e Csaba nella contea di Cluj, hanno dovuto tenere le proprie funzioni in spazi quali scuole o, ad esempio, nell’edificio di una ex fattoria comunista, dal momento che le ex chiese greco-cattoliche non sono state restituite e la Chiesa ortodossa russa ha rifiutato di consentire loro di utilizzare gli edifici sotto la propria giurisdizione. Nonostante le autorità, incluso il Segretariato di Stato per gli affari religiosi, siano state informate del problema, nessuno ha garantito l’applicazione della legge in queste aree[5].

Alcuni membri della Chiesa ortodossa russa rimangono molto ostili all’ecumenismo e al riavvicinamento alle Chiese cattoliche e protestanti. Vi sono state proteste e almeno una rilevante petizione contro il decreto sulle relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano emanato dal Consiglio pan-ortodosso di Creta nel giugno 2016[6]. Allo stesso tempo, il Pew Research Center ha riferito che la maggioranza della popolazione (62 percento) in Romania è a favore della riunificazione delle Chiese orientali e occidentali[7].

L’Istituto Elie Wiesel ha continuato a sollecitare le autorità al fine di far rispettare la legislazione esistente contro l’antisemitismo. Vi sono stati casi di pubblicazioni stampate e online, blog e siti web personali hanno pubblicato articoli antisemiti. Le idee nazionaliste della Guardia di ferro sono state promosse da organizzazioni neofasciste. Il 23 ottobre 2016 un articolo antisemita intitolato «Come l’élite giudaico-massonica distrugge la nazione rumena» è stato pubblicato dalla Nuova Destra, un gruppo estremista noto per essersi espresso contro le comunità religiose non ortodosse. L’Istituto Elie Wiesel ha riferito inoltre che ultimamente è aumentato l’uso dei social network per promuovere l’antisemitismo[8].

Nell’aprile 2017, alcune tombe di un cimitero ebraico di Giurgiului, a sud di Bucarest, sono state vandalizzate, alla vigilia della Giornata della memoria dell’Olocausto. Secondo la polizia, i perpetratori erano molto giovani, adolescenti o addirittura bambini. Maximillian Marco Katz, fondatore del Centro per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo in Romania, ha accusato il governo di non applicare la legge nazionale contro l’antisemitismo (datata 2015). Secondo Katz, gli atti e le dichiarazioni ai danni degli ebrei spesso non sono punite a sufficienza, e non vi è stato alcun reale miglioramento della consapevolezza pubblica del problema. Se la maggior parte dei cittadini non nega l’Olocausto, tuttavia alcuni non credono che i rumeni abbiano collaborato con i perpetratori nazisti tedeschi[9].

Nel febbraio 2018 il Consiglio nazionale rumeno per la lotta alla discriminazione ha reso pubblico un progetto finanziato dall’UE e un partenariato con “Accept”, una ONG che si batte contro quello che definisce «l’uso abusivo della libertà religiosa che genera intolleranza contro le minoranze»[10]. Anghel Buturuga, direttore di Active News, ha dichiarato che questa ONG minaccia attivamente la libertà religiosa in Romania. Allo stesso tempo, una petizione firmata da tre milioni di cittadini per tenere un referendum sui valori familiari continua ad essere ignorata dal governo[11].

Prospettive per la libertà religiosa

Sebbene le autorità abbiano adottato delle misure contro l’antisemitismo, secondo alcuni esperti attualmente la legge non viene applicata a sufficienza. Il numero di offese e comportamenti antisemiti, specialmente quelli commessi attraverso i social media, rimane elevato.

Un altro problema in corso è l’ostilità di alcuni membri della Chiesa ortodossa russa contro i credenti non ortodossi, e principalmente contro la minoranza greco-cattolica. Anche se la libertà religiosa non viene seriamente minacciata in Romania, al momento non sembrano esservi miglioramenti reali.

Note / fonti

[1] Costituzione rumena del 1991 con emendamenti fino al 2003, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Romania_2003.pdf?lang=en, (consultato il 30 marzo 2018).

[2] Legge 489/2006 sulla libertà di religione e sullo status generale delle confessioni, Legislation Online, www.legislationline.org/download/action/download/id/3107/file/Law%20on%20the%20Freedom%20of%20Religion%20adopted%20on%208%20January%202007.pdf, (consultato il 30 marzo 2018).

[3] Il Movimento del Legionario della Romania, noto anche come la Legione dell’Arcangelo Michele o la Guardia di Ferro, fu un partito politico di estrema destra tra gli anni ’20 e il ’45. Cfr. Valer Popa, “The Return of the Rhinoceros”, The New York Times, 30 marzo 2018, https://www.nytimes.com/2018/03/30/opinion/rhinoceros-ionesco-iron-guard.html, (consultato il 7 aprile 2018).

[4] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Romania”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268858, (consultato il 30 marzo 2018).

[5] Ibid.

[6] Thomas Wagner, “Orthodoxe wollen unter sich bleiben”, Deutschlandfunk, 30 novembre 2016 http://www.deutschlandfunk.de/rumaenien-orthodoxe-wollen-unter-sich-bleiben.886.de.html?dram:article_id=372338, (consultato il 31 marzo 2018).

[7] Orthodox Christianity in the 21st century, Pew Research Center, 8 novembre 2017,  http://www.pewforum.org/2017/11/08/orthodox-christianity-in-the-21st-century/ , (consultato il 31 marzo 2018).

[8] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Romania”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268858, (consultato il 30 marzo 2018).

[9] Ana Maria Touma, “Smashed Graves Highlight Romania’s Lingering Antisemitism”, Balkan Insight, 2 maggio 2017 http://www.balkaninsight.com/en/article/smashed-graves-highlight-romania-s-lingering-anti-semitism-05-01-2017, (consultato il 31 marzo 2018).

[10] Roxana Stanciu, “Are democracy, freedom of speech and religious freedom threatened in Romania?” Evangelical Focus /European Dignity Watch (blog), 26 febbraio 2018 http://evangelicalfocus.com/blogs/3294/Are_democracy_freedom_of_speech_and_religious_freedom_threatened_in_Romania, (consultato il 31 marzo 2018).

[11] Ibid.

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