Religione

2.291.000Popolazione

11.607 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightQatar

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Il Qatar è una monarchia ereditaria governata dagli emiri della dinastia al-Thani. Il Paese è molto ricco di gas naturale e petrolio ed è quindi, per reddito pro capite, uno dei più ricchi del mondo. Tutti i suoi cittadini sono musulmani, inclusa la famiglia regnante. La corrente wahhabita dell’Islam sunnita è predominante e gli sciiti costituiscono una minoranza. Di tutta la popolazione, i qatariani con piena cittadinanza sono solo il 10 percento. Il resto è costituito da residenti, che sono perlopiù lavoratori immigrati. La maggior parte dei non qatariani è composta da musulmani sunniti o sciiti, ma vi sono anche indù, cristiani e buddisti.

La Chiesa cattolica locale stima che il numero di cattolici ammonti a 300.000. Altre
denominazioni cristiane come gli anglicani e gli ortodossi rappresentano meno del cinque percento dei non cittadini.

Le otto denominazioni cristiane registrate sono autorizzate a tenere funzioni di gruppo in un’area fornita dal governo, alla periferia di Doha, sulla terra donata dall’Emiro. Prima che questa zona venisse donata, i cattolici erano soliti pregare in ‘cappelle’ improvvisate, solitamente abitazioni private e, in un caso, una scuola. In seguito alla rivoluzione iraniana, la pratica delle religioni non islamiche è stata proibita in Qatar. Poi nel 1995, fu concessa la libertà di culto. Quella libertà è limitata alle sole fedi abramitiche, ovvero Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Le fedi non abramitiche non possono registrarsi per stabilire luoghi di culto. Lo Stato tollera i loro seguaci che pregano nelle case private.

Chi si converte dall’Islam è consapevole di correre gravi rischi e deve nascondere la sua nuove credenze religiose. L’organizzazione cristiana per i diritti umani Open Doors afferma: «[Gli apostati] rischiano di essere ostracizzati dalle loro famiglie e comunità, e di subire violenze fisiche e persino omicidi se la loro fede viene scoperta» [1]. La maggior parte dei musulmani del Qatar che si convertono al Cristianesimo lo fa all’estero e non ritorna mai per paura della propria sicurezza.

Secondo l’articolo 1 della Costituzione, «l’Islam è la religione [del Qatar], e la legge islamica è la principale fonte della sua legislazione». L’articolo 35 afferma che «le persone sono uguali davanti alla legge. Non vi sarà discriminazione contro di loro a causa del sesso, della razza, della lingua o della religione». L’articolo 50 recita come segue: «La libertà di culto è garantita a tutti, secondo la legge e rispettando l’esigenza di proteggere l’ordine pubblico e la morale pubblica».

La legge del Qatar n. 11 del 2004 ha incorporato le tradizionali punizioni della legge islamica per vari reati, tra cui l’apostasia. L’articolo 1 della norma afferma che: «le disposizioni della legge islamica per i seguenti reati sono applicate se il convenuto o la vittima è di fede islamica: 1. I reati hudud relativi a furti, brigantaggio, adulterio, diffamazione, consumo di alcool e apostasia. 2. I reati di vendetta (qisas) e del prezzo del sangue (diyah)». Sebbene l’apostasia è uno dei reati puniti con la pena di morte, dalla sua indipendenza nel 1971 il Qatar non ha giustiziato nessuno per questo reato. Nel Paese è altresì criminalizzato il proselitismo. Secondo l’articolo 257, chiunque istituisca un’organizzazione per fare proselitismo può essere punito con una pena detentiva fino a sette anni [2].

La blasfemia contro l’Islam, il Cristianesimo o l’Ebraismo è punibile fino a sette anni di prigione [3].

Incidenti

Secondo il Vicariato Apostolico dell'Arabia settentrionale della Chiesa cattolica, «l’attuale Emiro è stato elogiato per la sua tolleranza religiosa e il suo sostegno al dialogo interreligioso, nonostante non abbia mai perso d’occhio la legge islamica» [4]. Ciò coincide con le descrizioni precedenti fornite dai funzionari statali. In un discorso tenuto, alla presenza del Relatore speciale per la libertà religiosa e di credo, a Ginevra nel marzo 2015 durante la 28ª sessione del dialogo sui diritti umani, Sheikh Khalid bin Jassim al-Thani, direttore del dipartimento per i diritti umani del Ministero degli Esteri del Qatar, ha dichiarato: «Lo Stato del Qatar ha confermato la sua garanzia di libertà religiosa o di credo dei non musulmani istituendo edifici per il culto come il complesso religioso ampiamente conosciuto come “Città della Chiesa”. [Il Regno] ha inoltre confermato di aver rafforzato la protezione costituzionale della libertà di religione o di credo attraverso l’adozione di diverse legislazioni ad essa correlate e la creazione di molte istituzioni a livello governativo e non governativo, tra cui il Centro internazionale di dialogo interreligioso di Doha, istituito nel 2008, con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura del dialogo, l’accettazione degli altri e la coesistenza pacifica delle diverse religioni». Al-Thani ha aggiunto che lo Stato del Qatar ha continuato a ospitare conferenze e forum internazionali su temi legati ai diritti umani e alla promozione di una cultura di pace, compresa una conferenza annuale sul dialogo interreligioso [5].

A seguito delle direttive del governo, nel luglio 2015 le chiese del Complesso religioso di Mesaimeer hanno adottato ulteriori misure di sicurezza chiudendo il parcheggio con una recinzione, introducendo metal detector e aumentando il numero delle guardie di sicurezza [6]. Nel dicembre 2016 migliaia di persone hanno preso parte alle celebrazioni del Natale nel Complesso [7].

Le moschee del Qatar sono state usate in passato come cassa di risonanza da imam fanatici. Un noto episodio ha avuto luogo nel marzo 2015, quando il religioso saudita Sa’ad Ateeq al Ateeq ha predicato nella grande moschea di Doha pregando per la distruzione di un certo numero di gruppi non musulmani: «Allah, rafforza l’Islam e i musulmani e distruggi i tuoi nemici, i nemici della religione. Allah, distruggi gli ebrei e chiunque li abbia fatti ebrei, e distruggi i cristiani, gli alauiti e gli sciiti» [8]. Da allora non vi è più stata un’analoga incitazione all’odio.

Secondo l’agenzia di stampa Qatar, che ha citato le cifre pubblicate dal Qatar Guest Center e dalla Sheikh Eid Charity Association, circa 615 immigrati in Qatar sono diventati musulmani durante il mese del Ramadan del 2017. Il Qatar annuncia regolarmente le conversioni all’Islam, che possono raggiungere anche le diverse migliaia ogni anno. Le conversioni possono essere incoraggiate da un facile accesso alle informazioni sulla religione di Stato, ma alcuni gruppi ritengono che potrebbero anche essere motivate ​​da benefici sociali ed economici [9].

Nel giugno 2016, il ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohamed bin Abdulrahman al-Thani, ha ribadito il rifiuto da parte del governo del Qatar di tutte le forme di estremismo violento e il sostegno delle autorità qatariane all’impegno della comunità internazionale per affrontarlo. Parlando a una conferenza sui bambini colpiti dall’estremismo, tenutasi presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York, al-Thani ha affermato che l’estremismo non è radicato nella religione ma in fattori sociali, economici e politici. Secondo il Gulf Times, Sheikh Mohamed «ha sottolineato il ruolo delle figure religiose che hanno predicato la tolleranza e i valori umanitari, nonché il ruolo delle organizzazioni della società civile e degli intellettuali nel diffondere uno spirito di perdono e di tolleranza e nel cercare compromessi piuttosto che imporre opinioni agli altri» [10].

Nell’ottobre 2017 si è tenuta una conferenza di due giorni presso l’Istituto di studi superiori di Doha [11]. Professori universitari, politologi, ricercatori e scrittori che hanno preso parte all’incontro si sono concentrati sulla violenza che spinge i cristiani ad abbandonare la regione. Si è discusso soprattutto di Egitto e Iraq. I partecipanti hanno convenuto che la democrazia e lo Stato di diritto potrebbero essere utilizzati per ridefinire il ruolo della religione nella regione. Le principali conclusioni sono state che la mancanza di diritti civili nel mondo arabo non ha solo un impatto sulle minoranze religiose, ma colpisce anche la maggioranza musulmana. Inoltre, è stato chiaramente affermato che, piuttosto che sottolineare le differenze religiose, dovrebbero essere promossi valori condivisi. «Non si può semplicemente separare i cristiani dal resto della regione araba», ha detto Azmi Bishara, in seguito aggiungendo che «pari diritti di cittadinanza e democrazia» sono l’unica soluzione reale.

Nel febbraio 2018, la tredicesima Conferenza di Doha sul dialogo interreligioso a tema ‘Religioni e diritti umani’ [12] ha visto la partecipazione di leader musulmani, cristiani ed ebrei, al fianco di accademici e altri specialisti nelle relazioni interreligiose. Gli oratori hanno chiesto «l’attuazione dei valori religiosi nelle religioni divine e il rafforzamento delle leggi internazionali per proteggere i diritti umani e per fermare le violazioni, sia che i perpetratori siano Stati, individui o gruppi». Inoltre, Ibrahim bin Saleh Al Nuaimi, Presidente del Centro internazionale di dialogo interreligioso di Doha, ha sottolineato la necessità di trovare «meccanismi internazionali efficaci per garantire la libertà di credo e la pratica dei riti religiosi, nonché la necessità di rispettare le sacralità religiose, i costumi e le tradizioni di tutti i popoli» [13].

Prospettive per la libertà religiosa

Il Qatar rimane un Paese musulmano altamente conservatore con restrizioni della libertà religiosa sia a livello statale che sociale. Vi sono anche molti musulmani radicalizzati. Detto questo, i membri di gruppi religiosi registrati possono praticare la propria religione senza interferenze. La costruzione approvata di una chiesa evangelica è un segno positivo. Il culto da parte di membri di gruppi non registrati è stato tollerato.

Il Qatar è stato accusato di collusione con l’Iran e di aver finanziato dei Fratelli Musulmani e di gruppi terroristici. La crisi politica e diplomatica avvenuta nel giugno 2017 tra una coalizione di Paesi arabi (guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti e comprendente Bahrein ed Egitto) ha isolato il Qatar.

Note / fonti

[1] ‘Qatar’, Open Doors, https://www.opendoorsuk.org/persecution/countries/qatar/, (consultato il 28 febbraio 2018).

[2] ‘Qatar’, Biblioteca del Congresso, leggi che criminalizzano l'apostasia,
http://www.loc.gov/law/help/apostasy/#qatar, (consultato il 28 febbraio 2018).

[3] Religious law, prison for “blasphemy”, severe sexual inequalilty: Qatar’s human rights
review, IHEU – Unione etica umanista internazionale, 22 settembre 2014, http://iheu.org/religious-law-prison-for-blasphemy-severe-sexual-inequalilty-qatars-human-rights-review/, (consultato il 27 febbraio 2018).

[4] ‘The Catholic Church in Qatar’, Vicariato apostolico dell'Arabia settentrionale (AVONA),
http://www.avona.org/qatar/qatar_about.htm – .WqatnZPwb-a, (consultato il 26 febbraio 2018).

[5] ‘Qatar Committed to Ensuring Freedom of Religion or Belief of Non-Muslims’, Ministro degli
Affari Esteri, 10 marzo 2015, https://mofa.gov.qa/en/all-mofa-news/details/2015/03/10/qatar-
committed-to-ensuring-freedom-of-religion-or-belief-of-non-muslims, (consultato il 28 febbraio
2018).

[6] C. D'Mello, ‘Security tightened at Qatar churches after government directive’, Doha News, 12 luglio 2015, https://dohanews.co/qatar-churches-close-car-parks-to-congregants-over-security-concerns/ (consultato il 28 febbraio 2018).

[7] S. Khatri, ‘Qatar’s faithful head to church for Christmas services’, Medium – Doha News, 24 dicembre 2016, https://medium.com/dohanews/qatars-faithful-head-to-church-for-christmas-services-fef81c9cc45a, (consultato il 5 marzo 2018).

[8] O. Adaki and D. A.Weinberg, ‘Preaching Hate and Sectarianism in the Gulf’, Foreign Policy, 5 maggio 2015,http://foreignpolicy.com/2015/05/05/preaching-hate-and-sectarianism-in-the-gulf-saudi-arabia-qatar-uae-saad-bin-ateeq-al-ateeq/, (consultato il 3 marzo 2018), O. Adaki and D. A.Weinberg, ‘Recent Qatari incitement and Troubling Extremist Ties’, Foundation for Defense of Democracies, http://www.defenddemocracy.org/dw-tv-subtitles/, (consultato il 3 marzo 2018).

[9] S. Khatri, ‘More than 600 people convert to Islam in Qatar during Ramadan’, Doha News, 24 luglio 2015, https://dohanews.co/more-than-600-people-convert-to-islam-in-qatar-during-ramadan/, (consultato il 28 febbraio 2018).

[10] Qatar reiterates rejection of violent extremism, Gulf Times, 5 giugno 2016, http://www.gulf-
times.com/story/496907/Qatar-reiterates-rejection-of-violent-extremism, (consultato il 28 febbraio 2018).

[11] Conference in Doha addresses the persecution of Christians, promotes shared values, Asia News, 23 ottobre 2017, http://www.asianews.it/news-en/Conference-in-Doha-addresses-the-persecution-of-Christians,-promotes-shared-values-42128.html, (consultato il 5 aprile 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.