Religione

102.250.000Popolazione

300.000 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightFilippine

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Dal 1899, anno in cui le Filippine sono diventate la prima repubblica democratica in Asia, la libertà religiosa è sempre stata uno dei pilastri delle diverse Costituzioni promulgate nel Paese, anche quando questo è stato devastato dalla guerra o si è trovato sotto il dominio di una dittatura. L’attuale
Costituzione, promulgata nel 1987, non fa eccezione e la libertà religiosa è sancita dalla sezione 5 dell’articolo III (‘Carta dei diritti’) nei seguenti termini: «Nessuna legge dovrà essere emanata al fine di riconoscere ufficialmente una religione, o per proibirne il libero esercizio. Il libero esercizio e il godimento della professione religiosa e del culto, senza discriminazioni o preferenze, devono sempre essere consentiti. Non è richiesta alcuna prova di carattere religioso ai fini dell’esercizio dei propri diritti civili o politici» [1].

Le Filippine non hanno una religione di Stato. Il preambolo della Costituzione specifica che la legge fondamentale è promulgata dal «popolo filippino sovrano» che attraverso di essa «invoca l’aiuto di Dio Onnipotente». Sebbene la Chiesa cattolica occupi un posto di primo piano all’interno della politica nazionale (i cattolici costituiscono circa l’80 percento della popolazione), tale primato non è in alcun modo scritto nella Costituzione, che stabilisce il principio «inviolabile» della separazione tra Chiesa e Stato (sezione 6 dell’articolo II della Costituzione relativa alla ‘Dichiarazione dei principi e delle politiche statali’).

Tuttavia la Carta non ignora né trascura le religioni. Ad esempio, l’articolo VI, sezione 28, paragrafo 3 prevede un’esenzione fiscale per le istituzioni impegnate in attività «religiose, caritatevoli o educative», precisando che queste realtà possono essere «istituzioni caritatevoli, chiese e parrocchie o conventi ad esse pertinenti, moschee, cimiteri senza scopo di lucro». L’enfasi sul paradigma legale della separazione tra Chiesa e Stato è evidenziato nel paragrafo 2, articolo 29 dello stesso articolo VI, dove è scritto che «non si possono utilizzare denaro pubblico o proprietà [dello Stato]», direttamente o indirettamente, a beneficio di qualsiasi «setta, Chiesa, denominazione, istituzione confessionale o sistema religioso» o a beneficio di qualsiasi «sacerdote, predicatore, ministro o insegnante religioso o autorità in quanto tale»; tuttavia, lo stesso paragrafo 2, articolo 29 dello stesso articolo VI dispone finanziamenti pubblici in favore di cappellanie per le forze armate, le carceri o gli orfanotrofi pubblici.

La netta separazione tra Chiesa e Stato non limita la libertà educativa dei genitori. L’articolo XIV, sezione 3, paragrafo 3 della Costituzione – disposizione legale incentrata sull’educazione – stabilisce il diritto dei genitori di richiedere che i figli iscritti alle scuole statali ricevano un’educazione religiosa in conformità con la loro affiliazione religiosa «all’interno del normale orario scolastico». Lo stesso paragrafo 3, sezione 3 dell’articolo XIV stabilisce: «senza costi aggiuntivi per il governo».

Paese prevalentemente cristiano, le Filippine hanno una piccola minoranza musulmana, in gran parte concentrata all’interno della vasta isola di Mindanao. L’integrazione di questa minoranza religiosa, che si associa ad una particolare appartenenza etnica e culturale, è stata – e rimane – una questione rilevante nell’ambito della politica nazionale. La Costituzione tratta questa particolare problematica nell’articolo X relativo al «governo locale». Nella sezione 1 dell’articolo X si legge che il «Mindanao musulmano» sarà dotato di una «regione autonoma», un progetto reiterato nella sezione 15 e nella sezione 19 dello stesso articolo. Nella Carta è anche specificato che, «entro 18 mesi» dalla creazione delle istituzioni sancite dalla Costituzione del 1987, l’autonomia del Mindanao musulmano avrebbe dovuto essere attuata. Una promessa che non è stata ancora realizzata.

Il codice penale criminalizza qualsiasi attacco intenzionale ai danni dei luoghi di culto o degli edifici religiosi e tali attacchi sono punibili alla stregua dei crimini di guerra o contro l’umanità. Il sistema giudiziario filippino assicura la libertà religiosa di tutti: nel gennaio 2018 è stata resa pubblica la
decisione presa nel luglio 2017 dalla Corte suprema in favore di Denmark Valmores. Membro della Chiesa avventista del settimo giorno, Valmores si riteneva discriminato perché doveva frequentare le lezioni e sottoporsi agli esami di sabato, un giorno festivo per gli avventisti del settimo giorno. In conformità con la Sezione 5 della Carta dei diritti sancita dalla Costituzione del 1987, il giudice supremo [2] si è pronunciato in favore di Valmores.

Tuttavia le relazioni tra le religioni e lo Stato nelle Filippine non sono tanto separate come quanto stabilito dalla Costituzione e durante il periodo in esame vi sono state tensioni al riguardo.

Incidenti

Rodrigo Duterte, il presidente delle Filippine, era in contrasto con la Chiesa cattolica, ben prima della sua elezione, avvenuta il 9 maggio 2016. All’inizio dello stesso mese aveva infatti definito la Chiesa cattolica «l’istituzione più ipocrita». Nell’ottobre 2016, quando la campagna anti-droga stava prendendo piede e centinaia erano già morti come conseguenza di tale programma, il presidente ha apostrofato i membri del clero cattolico come «figli di puttana» per aver criticato le sue azioni in tale ambito [3]. A dicembre, Duterte ha poi affermato che la Chiesa era «brava soltanto a raccogliere denaro e a chiedere l’elemosina», senza tuttavia restituire nulla di quanto ricevuto [4].

In questo contesto, non sorprende che varie organizzazioni legate alla Chiesa cattolica si siano trovate nel mirino del governo filippino. Nel febbraio 2018, Reporters sans frontières ha denunciato il fatto che «il Catholic Media Network, il principale distributore per emittenti radiofoniche del Paese, abbia atteso per più di un anno il rinnovo della licenza, volutamente bloccata al Congresso. Presentata il 24 gennaio 2017 alla commissione parlamentare incaricata della questione, la richiesta non è stata ancora inserita nell’ordine del giorno. La licenza di trasmissione radiofonica del network, che operava nel Paese da ormai 25 anni, è scaduta il 4 agosto e la Conferenza episcopale delle Filippine, che gestiva il network, è ora preoccupata che anche le sue 54 stazioni radio saranno chiuse in modo permanente» [5] .

Il governo ha esercitato pressioni anche sui singoli individui. Il 16 aprile 2018, l'Ufficio immigrazione ha arrestato e detenuto suor Patricia Fox, una suora australiana di 71 anni appartenente alla provincia filippina delle Suore di Nostra Signora di Sion. La ragione addotta per l’arresto della religiosa era il suo presunto coinvolgimento in «attività politiche illegali», incompatibili con lo status del suo visto di residenza nelle Filippine. Rilasciata il giorno successivo, la suora si è vista in seguito notificare l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro trenta giorni. Il sacerdote redentorista padre Oliver Castor, membro dell’Associazione Missionaria Rurale delle Filippine, ritiene che attraverso
l’espulsione di suor Patricia Fox il governo abbia cercato di «fermare il lavoro della Chiesa in favore dei poveri» [6].

Tuttavia, la Chiesa cattolica e il Presidente sono stati in grado di trovare un terreno comune. Le Filippine sono l’unico Paese al mondo – assieme alla Santa Sede – a non aver legalizzato il divorzio. Dei disegni di legge finalizzati a depenalizzare il divorzio vengono regolarmente presentati alla Camera dei rappresentanti delle Filippine. E ogni volta, i vescovi cattolici ribadiscono la propria contrarietà alla legalizzazione del divorzio. Il 19 marzo 2018, la Camera dei rappresentanti ha votato (con 134 voti a favore e 57 contrari) una legge «che istituisce il divorzio e l’annullamento del matrimonio nelle Filippine» (nell’arcipelago il divorzio è possibile solo per i musulmani e il matrimonio religioso ha forza di legge). Prima di poter essere promulgata dal Presidente, una legge deve essere approvata dal Senato, l’Alta Camera dei Congressi. Tuttavia, il presidente Duterte, il cui primo matrimonio è stato annullato, ha ribadito in questa occasione di essere contrario al divorzio: «per salvaguardare il benessere dei bambini». Il presidente e la Chiesa cattolica hanno tuttavia idee diverse per quanto riguarda i matrimoni omosessuali: il 17 dicembre 2017, a Davao, la città dove è stato sindaco per 22 anni, Duterte ha infatti dichiarato di essere in favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, «perché è in sintonia con i tempi». Quanto affermato in questa occasione è tuttavia in contrasto con alcune precedenti dichiarazioni in cui il leader affermava di essere contrario al matrimonio omosessuale.

Nonostante l’inclusione nella Costituzione della necessità di trovare una soluzione politica alla rivendicazione di autonomia dell’isola di Mindanao e della sua minoranza musulmana, nessun provvedimento duraturo è stato intrapreso dalle varie amministrazioni che si sono succedute al potere a Manila. L’ultima grande crisi è stata l’assedio Marawi. Il 23 maggio 2017 nella città che si trova nella regione di Mindanao, uomini armati hanno fatto irruzione nella cattedrale mentre si celebrava la messa, hanno profanato e dato fuoco alla chiesa per poi rapire padre Teresito ‘Chito’ Suganob, vicario generale della Prelatura di Santa Maria a Marawi e rettore della cattedrale, assieme a 15 dei suoi parrocchiani. Lo stesso giorno, i combattenti del gruppo Maute, fondato da due fratelli originari della radicalizzata regione mediorientale, hanno cercato di impossessarsi della più grande città musulmana dell’arcipelago. Sono seguiti cinque mesi di combattimenti, conclusisi con la sconfitta degli insorti.

Il bilancio delle vittime è stato molto pesante: oltre un migliaio di morti e quasi 400.000 le persone ridotte in condizione di sfollati. Sebbene padre Suganob sia stato finalmente rilasciato e gli scontri siano terminati il ​​23 ottobre 2017, la crisi ha inciso profondamente sul processo di pace all’interno di Mindanao.
La legge marziale è stata introdotta in tutta l’isola nel maggio 2017. La zona in cui hanno avuto luogo i combattimenti è rimasta chiusa per mesi ai civili e i lavori di ricostruzione sono iniziati soltanto nel maggio 2018. La domenica di Pasqua (1° aprile 2018), circa 7.000 abitanti sono stati autorizzati dall’esercito delle Filippine a tornare brevemente nelle loro case. Nel corso di questo lungo conflitto nel sud delle Filippine, nel quale gli elementi etnici, economici e politici sono strettamente legati, non è mancata una componente religiosa, evidentemente presente nella volontà dei jihadisti di distruggere e profanare la cattedrale di una città in cui i cristiani non sono che una minoranza. Tensioni ricorrenti continuano inoltre a destabilizzare la regione: domenica 29 aprile 2018, un’esplosione ha colpito una chiesa cattolica a Koronadal, una città situata a 300 km a sud di Marawi. La bomba è esplosa dopo le messe domenicali, mentre all’interno dell’edificio cattolico si stavano celebrando alcuni battesimi, ma fortunatamente non vi sono state vittime [7].

La violenza insita nella società filippina non risparmia i membri del clero cattolico. Il 4 dicembre 2017, padre Marcelito Paez, della diocesi di San Jose, Nueva Ecija, è stato assassinato da killer non identificati nella città di Aliaga, nel nord di Nueva Ecija (nell’area settentrionale del Paese). All’età di 72 anni, il sacerdote cattolico aveva recentemente aiutato a far rilasciare un prigioniero politico [8]. Il 29 aprile 2018, un altro sacerdote cattolico, padre Mark Anthony Yuaga Ventura, 37 anni, è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco da un cecchino dopo che aveva celebrato la messa. Il religioso apparteneva all’arcidiocesi di Tuguegarao (nel nord del Paese) ed era noto per il suo impegno in favore dei popoli aborigeni della regione e per la sua denuncia dei misfatti commessi dalle compagnie minerarie che operano nell’area. Il presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, l’arcivescovo Romulo Valles, ha invitato le autorità «ad agire rapidamente per assicurare alla giustizia gli autori» di questi omicidi [9]. Secondo il gruppo ecumenico Promotion of Church People’s Response, padre Ventura è il 32° operatore pastorale assassinato nel Paese dal 2000; secondo altre statistiche, sarebbe invece il 15° sacerdote cattolico ad essere stato ucciso nelle Filippine dagli anni ’70.

Prospettive per la libertà religiosa

A livello internazionale, vi sono state molte critiche nei confronti di Rodrigo Duterte. Nel febbraio 2018, un rapporto della comunità di intelligence americana, The Worldwide Threat Assessment, pubblicato dall’Ufficio del direttore dell’Intelligence nazionale, ha evidenziato le «tendenze autocratiche» del presidente filippino[10]. Sulla scena nazionale, il dibattito ruota intorno alla revisione della Costituzione del Paese annunciata da Duterte. I vescovi hanno affermato che la prevista riforma costituzionale, introdotta con il pretesto del decentramento e dell’introduzione di una forma di federalismo, potrebbe portare a dei risultati antidemocratici e avere un impatto negativo sui poveri [11]. Poiché il simbolo della Costituzione del 1987 è l’attaccamento dei filippini alla democrazia maturato durante due decenni di dittatura sotto il dominio di Marcos, la posta in gioco è alta e vi è motivo di temere un inasprimento dello scontro, per ora relativamente contenuto, tra la Chiesa cattolica e il presidente.

Note / fonti

[1] “La Costituzione della Repubblica delle Filippine”,
https://www.constituteproject.org/constitution/Philippines_1987.pdf?lang=en (consultato il 3 maggio 2018).

[2] “Philippines Supreme Court Rules in Favor of Sabbath-Keeper”, Adventist Review, 20 gennaio 2018, https://www.adventistreview.org/church-news/story5802-philippines-supreme-court-rules-in-favor-of-sabbath-keeper (consultato il 3 maggio 2018).

[3] La Chiesa cattolica non è stata la sola a denunciare il bilancio delle vittime umane nella lotta contro spacciatori e consumatori. Il 18 gennaio 2018, l'ONG Human Rights Watch ha invitato le Nazioni Unite a indagare sulle uccisioni da parte della polizia (4.000 morti) e di «assassini non identificati» (8.000 morti) nel contesto di questa politica che è sostenuta e incoraggiata dal Presidente Duterte. In risposta, il Segretario degli Esteri delle Filippine, Alan Peter Cayetano, ha denunciato la relazione dell'organizzazione per i diritti umani che a suo avviso presenterebbe «un'immagine ingiusta e iniqua» del suo Paese. Il 12 febbraio 2018, la Corte penale
internazionale, che ha la giurisdizione per perseguire i crimini di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, ha aperto una "indagine preliminare" sulla campagna anti-droga guidata dal governo delle Filippine. Un mese dopo, il 14 marzo 2018, Rodrigo Duterte ha annunciato il ritiro del suo Paese dal trattato istitutivo della Corte penale internazionale. Cfr. “Philippines: Duterte’s ‘Drug War’ Claims 12,000+ Lives”, Human Rights Watch, 18 gennaio 2018, https://www.hrw.org/news/2018/01/18/philippines-dutertes-drug-war-claims-12000-lives (consultato il 3 maggio 2018).

[4] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Filippine”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/documents/organization/269004.pdf (consultato il 3 maggio 2018).

[5] “Nouvelles attaques contre la presse critique aux Philippines”, Reporters Sans Frontières, (“Nuovi attacchi contro la stampa critica nelle Filippine”, Reporters Without Borders), 6 febbraio 2018, https://rsf.org/fr/actualites/nouvelles-attaques-contre-la-presse-critique-aux-philippines (consultato il 3 maggio 2018).

[6] “Philippine religious leaders claim government moves to silence Church”, Joe Torres, Ucanews, 26 aprile 2018,
https://www.ucanews.com/news/philippine-religious-leaders-claim-govt-moves-to-silence-church/82158 (consultato il 3 maggio 2018).

[7] “Bomb explodes outside Catholic church in Mindanao”, Jose Torres Jr, Ucanews, 30 aprile 2018, https://www.ucanews.com/news/bomb-explodes-outside-catholic-church-in-mindanao/82180 (consultato il 3 maggio 2018).

[8] “Philippine diocese bids to seek justice for slain priest”, Mark Saludes, Ucanews, 13 aprile 2018,
https://www.ucanews.com/news/philippine-diocese-bids-to-seek-justice-for-slain-priest/82037 (consultato il 3 maggio 2018).

[9] “Priest shot dead after Mass in northern Philippines”, Jose Torres Jr., Ucanews, 30 aprile 2018,
https://www.ucanews.com/news/priest-shot-dead-after-mass-in-northern-philippines/82175 (consultato il 3 maggio 2018).

[10] “Assessment of Duterte by US spooks irks Philippines”, Joe Torres, Ucanews, 26 febbraio 2018, https://www.ucanews.com/news/assessment-of-duterte-by-us-spooks-irks-philippines/81612 (consultato il 3 maggio 2018).

[11] “Tagle steps up to unite church in anti-Duterte march”, IndayEspina-Varona, Ucanews, 23 febbraio 2018, https://www.ucanews.com/news/tagle-steps-up-to-unite-church-in-anti-duterte-march/81594 (consultato il 3 maggio 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.