Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La libertà di religione è un diritto statutariamente e costituzionalmente protetto. Leggi, trattati, convenzioni e moderni emendamenti costituzionali garantiscono le libertà di «coscienza e di credo» e includono il diritto di frequentare, abbandonare o astenersi dal frequentare qualsiasi Chiesa o comunità religiosa[1]. Per sua stessa natura, l’ordinamento giuridico austriaco è religiosamente neutrale. Il principio della neutralità religiosa proibisce qualsiasi identificazione dello Stato con una specifica Chiesa o comunità religiosa. Per ragioni storiche, l’Austria mantiene comunque un rapporto speciale con la Chiesa cattolica romana, regolato da un concordato con la Santa Sede[2](1933/34, supplemento 1962), che include accordi speciali su questioni educative e finanziarie.

La legge proibisce la discriminazione sulla base della religione, e l’istigazione pubblica ad atti ostili contro un gruppo legato ad una Chiesa, una società religiosa o un altro tipo di gruppo religioso è illegale, «se percepibile da un ampio numero di persone»[3]. Inoltre, l’incitamento, l’insulto o il disprezzo contro tali gruppi è parimenti proibito se «l’azione in questione viola la dignità umana». La legge consente un servizio alternativo a quello militare per gli obiettori di coscienza[4].

Ai sensi della legge, i gruppi religiosi sono divisi in tre categorie (in ordine decrescente di status): società religiose ufficialmente riconosciute, comunità confessionali religiose e associazioni[5]. Le società religiose ufficialmente riconosciute hanno il diritto di praticare pubblicamente il culto, amministrare autonomamente i propri affari interni, fondare scuole private (sostenute finanziariamente dallo Stato) e impartire istruzione religiosa con finanziamenti pubblici nelle scuole private e in quelle pubbliche. Il riconoscimento giuridico conferisce ad una Chiesa o ad una comunità religiosa lo status di un organismo sociale e di capacità giuridica privata[6]. Inoltre, il riconoscimento in quanto società religiosa include il diritto di ricevere contributi obbligatori alla Chiesa da parte dei membri e di introdurre religiosi nel Paese in qualità di ministri, missionari o insegnanti[7].

Per essere riconosciuti come una società religiosa, i gruppi devono essere stati identificati come tali prima del 1998, avere un’appartenenza pari allo 0,2 percento della popolazione oppure esistere da almeno 20 anni (dieci dei quali come gruppo organizzato e cinque come «comunità confessionale»)[8]. Un’eccezione all’obbligo di adesione si applica alle seguenti società religiose ufficialmente riconosciute in Austria: la Chiesa cattolica, le Chiese protestanti (in particolare luterana e presbiteriana, chiamate rispettivamente confessioni augustana ed elvetica), la Comunità islamica, il vetero-cattolicesimo, la Comunità ebraica, le Chiese ortodosse orientali (russa, greca, serba, romena e bulgara), la Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli ultimi giorni (Chiesa mormone), la Nuova Chiesa apostolica, la Chiesa siro-ortodossa, La Chiesa copto-ortodossa, la Chiesa apostolica armena, la Chiesa metodista d’Austria, la Comunità buddista, i testimoni di Geova, la Comunità islamica alevita e le Chiese libere cristiane[9].

I gruppi religiosi non riconosciuti come società possono cercare il riconoscimento come «comunità confessionali». Ciò conferisce loro un certo livello di status giuridico, ma senza i benefici finanziari, relativi all’immigrazione ed educativi concessi alle società religiose riconosciute. I gruppi devono avere almeno 300 membri e presentare i loro statuti assieme ad una descrizione scritta della loro dottrina religiosa. L’ufficio per gli affari religiosi (istituito nella Cancelleria federale) determina se un gruppo può qualificarsi come comunità confessionale[10].

Vi sono otto comunità confessionali riconosciute legalmente dalla legge austriaca: la fede baha’i, il Movimento per il rinnovamento religioso (anche chiamato Comunità dei cristiani) la Comunità pentecostale di Dio, gli avventisti del settimo giorno, la Comunità induista, la Comunità islamica sciita, gli aleviti di fede antica e la Chiesa dell’unificazione[11].

I gruppi religiosi che non si qualificano come società o comunità confessionali possono chiedere di diventare associazioni legali per avere personalità giuridica, ma non ottengono gli altri benefici. Esempi di appartenenti a questa categoria includono la Chiesa di Scientology e la Società internazionale per la coscienza di Krishna.

L’istruzione religiosa è obbligatoria fino all’età di 14 anni ed è finanziata pubblicamente su base proporzionale per i bambini appartenenti a una delle società religiose ufficialmente riconosciute. I corsi di etica sono offerti in alcune scuole per gli studenti che scelgono di non frequentare i corsi di istruzione religiosa. Sia l’istruzione religiosa che quella etica comprendono la spiegazione dei principi di diversi gruppi religiosi[12].

L’Agenzia federale per le questioni delle sette (Bundesstelle für Sektenfragen), è supervisionata dal Ministero federale per le donne, la famiglia e la gioventù e fornisce informazioni e consigli relativi alle «sette» e ai «culti». In varie province, vi sono anche altri simili uffici «anti-sette e culti» che ricevono finanziamenti pubblici[13]. Alcuni gruppi e organizzazioni locali hanno criticato l’agenzia perché promuoverebbe la discriminazione nei confronti dei gruppi religiosi non riconosciuti[14].

Il codice penale austriaco contiene una clausola di coscienza per il personale medico in materia di aborto[15]. Tuttavia, i farmacisti non godono di un esplicito diritto all’obiezione di coscienza. I cristiani cattolici si sono opposti alle regole che disciplinano il comportamento dei farmacisti in relazione ai farmaci abortivi. L’associazione professionale dei farmacisti ritiene che non esista tale diritto e che le farmacie siano tenute a dispensare la cosiddetta «pillola del giorno dopo», che può comportare un aborto precoce. Poiché non esiste una legge esplicita che protegga il diritto all’obiezione di coscienza per i farmacisti, l’effetto pratico è che molti farmacisti o dipendenti di farmacie non hanno il coraggio di rifiutarsi di vendere il farmaco abortivo per motivi di coscienza[16].

Incidenti

Durante il periodo di riferimento l’Osservatorio sull’intolleranza contro i cristiani (OIDAC) ha riportato 19 episodi anticristiani in Austria, tra cui aggressioni, furti e vandalismo ai danni di chiese e statue pubbliche cristiane[17]. I casi includono un uomo di 22 anni proveniente dall’Afghanistan che ha accoltellato una donna cristiana dopo averla sentita leggere la Bibbia in un centro per rifugiati a Vöcklamarkt (nello Stato dell’Alta Austria) [18]. Secondo la relazione sui crimini di odio dell’OSCE / ODHIR (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa / Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani) del 2016, la più recente disponibile, la polizia austriaca continua a non compilare rapporti specifici, né raccoglie dati specificamente sui crimini o gli incidenti motivati dall’odio anti-cristiano. Questa mancanza di informazioni rende difficile valutare o classificare i crimini con un pregiudizio anti-cristiano. Gli episodi riportati dalla società civile per il 2016 includevano sette attacchi contro proprietà dei cristiani[19] e almeno quattro aggressioni dirette ai danni di persone, esclusi gli attacchi commessi nei centri di accoglienza per i rifugiati, in occasione dei quali le autorità generalmente non raccolgono dati sulla religione dei residenti.

Secondo il Christian Solidarity International (CSI) e altre fonti, dal 2015 i rifugiati cristiani sono stati ripetutamente vittime di discriminazione nei centri per rifugiati austriaci. I rifugiati cristiani sono spesso minacciati e molestati dai profughi musulmani già lungo la rotta di fuga e questo comportamento spesso continua nei centri. Il segretario generale del Christian Solidarity International, Elmar Kuhn, ha dichiarato che lo Stato austriaco non ha potuto o voluto trovare una soluzione a questo problema. Kuhn ha inoltre notato che a volte perfino alcuni membri musulmani dello staff dei centri partecipano alle aggressioni contro i cristiani. È stato riferito che le minacce ed i rischi sono peggiori per i convertiti dall’Islam al Cristianesimo, dal momento che l’abbandono della fede islamica è considerato un crimine in alcuni Paesi islamici[20].

Come negli anni precedenti, politici cristiani, accademici e leader di gruppi pro-vita sono stati spesso obiettivo di critiche e discorsi ostili a causa delle loro opinioni[21]. A livello politico, un parlamentare del Partito dei Verdi nel 2016 ha presentato una domanda in Parlamento chiedendo al governo di valutare possibili azioni per fermare i workshop “pro-life” nelle classi di educazione religiosa[22].

A volte è difficile determinare se un attacco contro profughi o migranti musulmani sia motivato dall’ostilità verso gli islamici in particolare o più generale da xenofobia.

Come indicato dal più recente studio sul crimine d’odio dell’OSCE, la polizia austriaca ha denunciato 28 crimini anti-islamici nel 2016. Gli incidenti non sono stati suddivisi per tipo di crimine. Gli episodi riportati dalla società civile per il 2016 comprendono 20 attacchi violenti o minacce contro singoli musulmani, soprattutto contro le donne che indossano il velo[23].

Nel 2016, uno studio sull’educazione religiosa finanziato dallo Stato e condotto in alcuni dei 150 asili musulmani di Vienna ha trovato alcuni legami con gruppi estremisti islamici. Il rapporto afferma che «gli intellettuali salafiti e gli islamisti politici sono i gruppi dominanti sulla scena degli asili islamici a Vienna». Di conseguenza, il Ministro per l’integrazione ha proposto controlli più severi per prevenire il pericolo che «emergano delle società parallele» a causa di un «isolamento teologicamente motivato». Il presidente della comunità musulmana di Vienna ha definito «ridicole» le accuse di educazione salafita nelle scuole materne[24].

Nell’ottobre 2017 in Austria è entrato in vigore un divieto relativo agli indumenti che coprono interamente il volto, inclusi hijab e burka. La nuova legge stabilisce che nei luoghi pubblici i volti devono essere visibili dall’attaccatura dei capelli al mento, sostenendo che una vita pubblica sicura e una società tollerante richiedono un’interazione aperta e una totale visibilità. La polizia austriaca è autorizzata a usare la forza per far mostrare il proprio volto ai trasgressori e può infliggere ammende fino a 150 euro [25]. Il governo ha continuato ad applicare una politica di divieto dei copricapo nei documenti ufficiali di identificazione. Sono concesse eccezioni soltanto per ragioni religiose, purché il volto sia sufficientemente visibile da consentire l’identificazione di chi indossa il copricapo.

Secondo lo studio relativo ai crimini motivati dall’odio dell’OSCE / ODHIR del 2016, la polizia ha denunciato 41 reati antisemiti. Gli incidenti non sono stati divisi per tipologia. Gli episodi riportati dalla società civile nel 2016 includevano quattro aggressioni violente, una minaccia e quattro attacchi contro la proprietà[26].

Il governo ha continuato a finanziare l’educazione relativa all’Olocausto e ad applicare rigorosamente le leggi contro l’attività neo-nazista, così come la negazione pubblica, la falsificazione, l’approvazione o la giustificazione del genocidio nazista o dei crimini contro l’umanità. La polizia ha continuato ad assicurare una protezione extra agli uffici della comunità ebraica di Vienna, così come alle scuole e ai musei ebraici, per difenderli da eventuali atti antisemiti, considerata la storia dell’Antisemitismo in Austria[27].

Nel luglio 2017 il Forum contro l’antisemitismo ha riferito che il numero di incidenti antisemiti nel 2016 (477) era quasi identico a quello dell’anno precedente. Circa 153 di questi incidenti sono stati di incitamento all’odio online, un reato che è più difficile da classificare. Dal momento che i post online sono generalmente anonimi, è infatti difficile determinare chi abbia commesso il reato, ma secondo diversi leader delle comunità ebraiche austriache, nel periodo in esame vi è stata da parte dei musulmani un atteggiamento sempre più ostile nei confronti dei 15.000 ebrei che vivono nel Paese[28]. Per Ariel Muzicant, presidente del Congresso ebraico europeo (EJC), «l’antisemitismo guidato dall’islamismo è una minaccia per la vita e un pericolo per tutta l’Europa, non solo per noi»[29].

Prospettive per la libertà religiosa

Durante il periodo di riferimento, non vi è stato alcun cambiamento significativo nella situazione della libertà religiosa in Austria, ma alcune tendenze segnalano prospettive negative. Sebbene non vi siano state significative o crescenti restrizioni governative alla libertà religiosa, sembra esservi un aumento del rischio di intolleranza sociale nei confronti sia della religione di maggioranza che di quelle di minoranza. Alcune di queste tensioni potrebbero costituire una reazione contro il terrorismo globale o essere attribuibili all’ostilità verso immigrati e rifugiati, piuttosto che avere un motivo prettamente religioso. Le tensioni possono altresì derivare in parte da forme più radicali di laicismo diffusesi nell’Europa occidentale. Il relativamente nuovo fenomeno del bullismo e delle minacce fisiche contro i rifugiati cristiani da parte di altri richiedenti asilo è ancora motivo di preoccupazione[30].

Note / fonti

[1] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Austria”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 2 maggio 2018).

[2]Austria – Santa Sede: Concordato con protocollo, https://www.bmbwf.gv.at/fileadmin/user_upload/wissenschaft/naric/english/austria_holysee_conc-protocoll.pdf, (consultato il 30 maggio 2018).

[3]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2016), op. cit.

[4]Bundesrecht konsolidiert: Gesamte Rechtsvorschrift für Zivildienstgesetz 1986, Rechts informations system des Bundes, https://www.ris.bka.gv.at/GeltendeFassung.wxe?Abfrage=Bundesnormen&Gesetzesnummer=10005603, (consultato il 2 maggio 2018); Costituzione austriaca del 1920, reintegrata nel 1945, con emendamenti fino al 2013, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Austria_2013.pdf?lang=en, (consultato il 30 maggio 2018).

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Austria”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=238354, (consultato il 30 maggio 2018).

[6]Ambasciata austriaca a Washington, Fatti e cifre relative al panorama religioso dell’Austria, http://www.austria.org/religion/, (consultato il 30 maggio 2018).

[7]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2016), op. cit.

[8]Ibid.

[9]Ambasciata austriaca a Washington, op. cit.

[10]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2016), op. cit.

[11] https://www.bka.gv.at/site/3405/default.aspx

[12]Rechtsinformationssystem des Bundes (RIS), Bundesgesetz vom 13. Juli 1949, betreffend den Religionsunterricht in der Schule (Religionsunterrichtsgesetz). StF: BGBl. Nr. 190/1949), http://www.ris.bka.gv.at/GeltendeFassung.wxe?Abfrage=Bundesnormen&Gesetzesnummer=10009217, (consultato il 30 maggio 2018); Costituzione austriaca del 1920, op. cit.

[13]Homepage, Bundesstelle für Sektenfragen, http://www.bundesstelle-sektenfragen.at/, (consultato il 30 maggio 2018).

[14]“Austria’s Violations of Freedom of Religion”, Forum for Religious Freedom Europe, https://foref-europe.org/2014/12/24/austrias-violations-of-freedom-of-religion/, (consultato il 30 maggio 2018).

[15] § 97 StGB Straflosigkeit des Schwangerschaftsabbruchs, https://www.jusline.at/gesetz/stgb/paragraf/97, (consultato il 30 maggio 2018); Costituzione austriaca del 1920, op. cit.

[16]Compare: Imago Hominis, Ethik des Apothekers; IMABE, Band 15, Heft 2, 2008, ISSN 1021-9803, or Klement A., Die orale Notfallskontrazeption, Österreichische Apothekerzeitung (2003); 57(5): 230-232.

[17]Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC), https://www.intoleranceagainstchristians.eu/index.php?id=3&txtSearch=&radSearchFilterType=cases&selCountry=2&selTimeFrame=custom&txtDateStart=06%2F01%2F2016&txtDateStop=05%2F14%2F2018#searchResults, (consultato l’11 maggio 2018).

[18]“Woman attacked for reading from Bible”, Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa, https://www.intoleranceagainstchristians.eu/index.php?id=12&case=1944, (consultato il 30 maggio 2018).

[19] Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, Segnalazioni dei crimini d’odio 2016 – Austria, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, http://hatecrime.osce.org/austria, (consultato il 30 maggio 2018).

[20]“Christenverfolgung auch in österreichischen Asyleinrichtungen”, Katholischen Nachrichten, 13 maggio 2016, http://kath.net/news/55166, (consultato il 30 maggio 2018).

[21]“Sozialisten-Angriff auf Lebensrechtlerin”, Katholischen Nachrichten, 8 maggio 2018, http://kath.net/news/63716, (consultato il 30 maggio 2018).

[22]“Grüne fordern Verbot von Lebensschutz-Vorträgen an Schulen”, Katholischen Nachrichten, 12 maggio 2016, http://www.kath.net/news/55151, (consultato il 30 maggio 2018).

[23]Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, op. cit.

[24]“Muslim preschools ‘linked to Islamist groups”, The LocalAT, 29 febbraio 2016, http://www.thelocal.at/20160229/muslim-preschools-linked-to-islamist-organisations, (consultato il 30 maggio 2018).

[25]Mike Wright and AP, “Austria’s ‘burka ban’ comes into force, prohibiting face veils in public places”, The Telegraph, 1° ottobre 2017, https://www.telegraph.co.uk/news/2017/10/01/austrias-burka-ban-comes-force-prohibiting-face-veils-public/, (consultato il 30 maggio 2018).

[26]Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, op. cit.

[27]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro (2016), op. cit.

[28]Lukas Kapeller, “Muslimischer Antisemitismus: Diese Weltbilder sitzen tief””, Kurier, 29 dicembre 2017, https://kurier.at/politik/inland/muslimischer-antisemitismus-diese-weltbilder-sitzen-tief/303.868.490, (consultato il 25 aprile 2018).

[29] Margaretha Kopeining, “Islamistisch motivierter Antisemitismus ist eine Gefahr für Europa”, Kurier, 27 novembre 2017, https://kurier.at/politik/inland/islamistisch-motivierter-antisemitismus-ist-eine-gefahr-fuer-europa/299.814.842, (consultato il 25 aprile 2018).

[30]“Christian Refugees Face Discrimination in Austria”, Osservatorio per l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC), https://www.intoleranceagainstchristians.eu/index.php?id=12&case=1777, (consultato il 30 maggio 2018).

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