Persecuzione / Immutato

Territori Palestinesi

Religione

4.797.000Popolazione

6.020 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Corte internazionale di giustizia considerano i Territori palestinesi sotto l’occupazione israeliana [1]. I territori sono venuti a crearsi nel giugno 1967 quando Israele conquistò aree della Giordania e dell’Egitto, incluse Gerusalemme Est, la Cisgiordania e Gaza. Nel 1993, nel
corso del cosiddetto processo di Oslo, lo Stato d’Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina si sono riconosciuti formalmente. Un anno dopo è stata fondata l’Autorità (nazionale) palestinese come istituzione di autogoverno palestinese in alcune aree della Cisgiordania e a Gaza, ma non a Gerusalemme Est, che Israele considera parte integrante della sua capitale.

Da allora, i negoziati bilaterali tra israeliani e palestinesi per creare due Stati coesistenti fianco a fianco non hanno avuto successo. Nel 2005 lo Stato d’Israele si è ritirato da Gaza ma continua a controllare l’accesso alla striscia. Hamas ha assunto il controllo di Gaza nel 2007 e in seguito sono scoppiati diversi conflitti armati tra Israele e Hamas. I Territori palestinesi sono stati divisi tra il governo riconosciuto a livello internazionale a Ramallah, e la Striscia di Gaza invece controllata da Hamas [2]. Nel novembre 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto la Palestina come uno Stato osservatore non membro. La Palestina è attualmente riconosciuta da 137 stati [3].

Fatah, che controlla l’Autorità Palestinese in Cisgiordania, e Hamas hanno firmato un accordo di riconciliazione l’11 ottobre 2017. Hamas ha accettato di trasferire all’Autorità Palestinese il controllo amministrativo di Gaza e il valico di frontiera di Rafah con l’Egitto. In cambio, l’Autorità Palestinese avrebbe revocato le sue sanzioni per alleviare il blocco economico su
Gaza [4].

Il governo degli Stati Uniti stima che la popolazione palestinese sia di 2,7 milioni in Cisgiordania e 1,8 milioni nella Striscia di Gaza [5]. L’Ufficio centrale di statistica israeliano (CBS) afferma che 536.600 israeliani ebrei vivano a Gerusalemme, ovvero circa il 61 percento degli 882.652 abitanti della città [6]. Secondo la stessa fonte, Gerusalemme ospiterebbe circa 332.600 palestinesi, inclusi 12.000 cristiani palestinesi e 2.000 cristiani non palestinesi. Secondo la CBS, circa 400.000 israeliani ebrei vivono negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Circa 50.000 cristiani vivono in Cisgiordania e Gerusalemme, mentre altri mille risiedono a Gaza. La maggior parte dei cristiani è composta da greco-ortodossi, seguiti da cattolici romani, greco-cattolici (melchiti), siro-ortodossi, armeni apostolici, armeni cattolici, copti, maroniti, etiopi ortodossi, episcopaliani, luterani e altre denominazioni protestanti. I cristiani abitano prevalentemente a Gerusalemme Est, Betlemme, Ramallah e Nablus. A Gerusalemme e in Cisgiordania vi sono anche 360 ​​samaritani (una propaggine dell’Ebraismo antico), oltre a piccoli gruppi di cristiani evangelici e testimoni di Geova [7]. Lo status di Gerusalemme Est è tuttora contestato e causa delle tensioni ricorrenti.

Secondo il Rapporto sull’amministrazione della Palestina del 1922 [8] redatto dalle autorità britanniche, i cristiani rappresentavano il 9,6 percento della popolazione nel 1922 (Palestina e Transgiordania). Oggi si stima che rappresentino tra l’1 e il 2,5 percento della popolazione della Cisgiordania [9] e meno dell’1 percento nella Striscia di Gaza [10].

La Palestina non ha una Costituzione ma la Legge fondamentale palestinese funge da tale [11]. L’articolo 4 afferma: «L’Islam è la religione ufficiale in Palestina. Il rispetto per la santità di tutte le altre religioni divine deve essere mantenuto. I principi della shari’a islamica saranno una fonte principale di diritto». In base all’articolo 9, «i palestinesi saranno uguali davanti alla legge e alla magistratura, senza distinzione basata su razza, sesso, colore, religione, opinioni politiche o disabilità». L’articolo 18 recita: «La libertà di credo, il culto e la celebrazione delle funzioni religiose sono garantiti, a condizione che non siano violati l’ordine pubblico o la
morale pubblica». L’articolo 101 afferma che gli affari riguardanti la shari’a e lo status personale devono essere giudicati dalle corti shariatiche e dai tribunali religiosi in conformità con la legge.

Il 1° aprile 2014, l’Autorità palestinese ha firmato diversi trattati sui diritti umani, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici; il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; e la Convenzione sui diritti dell’infanzia. In precedenza, nel 2007, l’Autorità palestinese aveva anche ratificato la Carta araba sui diritti umani. Tutti questi trattati riguardano vari aspetti della libertà di religione [12].

Da un punto di vista giuridico, la conversione dall’Islam non è esplicitamente proibita, ma quando qualcuno rinuncia alla fede islamica per un’altra religione subisce in genere una forte pressione sociale. Il proselitismo è proibito.

Un decreto presidenziale del 2001 stabilisce che i sindaci di alcuni comuni – tra cui Ramallah, Betlemme, Beit Jala, assieme ad altre sette città – devono essere cristiani palestinesi anche nel caso in cui nel centro in questione la maggioranza della popolazione non dovesse essere cristiana [13]. Un altro decreto presidenziale del 2005 assegna sei seggi ai cristiani nel Consiglio legislativo palestinese, composto da 132 membri [14]. Fino al 2006, un seggio era riservato alla comunità samaritana, che vive sul pendio del monte Garizim vicino a Nablus [15]. Il presidente Abbas ha ministri e consiglieri cristiani. I cristiani sono anche impiegati nell’amministrazione e nelle rappresentanze all’estero della Autorità palestinese. Un decreto presidenziale del 2008 riconosce ufficialmente 13 Chiese. Tra queste vi sono la Chiesa cattolica romana, la greco-ortodossa e l’armena apostolica. I tribunali ecclesiastici legiferano in merito a questioni personali, inclusi i matrimoni, i divorzi e le eredità, in conformità con le leggi della Chiesa. Altre Chiese, perlopiù evangeliche, non sono ufficialmente registrate ma possono svolgere liberamente le proprie attività, pur non avendo tuttavia gli stessi diritti nelle questioni riguardanti lo status personale.

Nel 2015 l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina è stato firmato da entrambe le parti. A gennaio 2016 è entrato in pieno vigore. L’Accordo globale riguarda gli aspetti essenziali della vita e della Chiesa cattolica in Palestina, inclusa la libertà della Chiesa di operare e quella dei cristiani di praticare la loro fede e di partecipare attivamente alla società [16]. L’accordo è stato il primo del suo genere nel mondo arabo-musulmano.

La decisione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di trasferire l’Ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo quindi Gerusalemme come capitale di Israele, ha provocato tensioni ed ha causato manifestazioni violente nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme.

Incidenti

In occasione della Pasqua del 2018, il Coordinatore delle attività governative nei Territori, un’unità del Ministero della Difesa israeliano, ha deciso di limitare l’accesso dei cristiani in Israele. Secondo il Coordinatore, questo è dovuto al fatto che negli anni precedenti i visitatori di Gaza hanno oltrepassato il tempo concesso in Israele. Solo i cristiani di età pari o superiore a 55 anni e i minori di 16 anni possono entrare in Israele per la Pasqua [17]. Di solito, le autorità israeliane alleviano le restrizioni di accesso durante le festività religiose per permettere ai palestinesi di visitare i luoghi sacri di Gerusalemme. Un leader cristiano a Gaza, che ha parlato in condizione di anonimato, ha affermato che a causa di tali restrizioni soltanto un terzo circa dei 1.100 membri della comunità cristiana possono celebrare la Pasqua in Israele. Wadi Abunassar, portavoce dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa, ha affermato che le restrizioni sono «molto tristi» giacché che la Pasqua è una festa di famiglia e che «non è ragionevole» permettere ai genitori di entrare in Israele «lasciando invece i loro figli a Gaza» [18].

La situazione nella Striscia di Gaza è seriamente preoccupante. In un’intervista pubblicata nel numero di giugno 2017 della rivista Terrasanta dell’Associazione pro Terra Sancta, Tommaso Saltini, direttore dell’associazione ha dichiarato di essere «rimasto sempre colpito
dalla ricchezza della presenza cristiana a Gaza. È una piccola comunità, ma è piena di speranza» e nonostante «la grande sofferenza che ha vissuto, continua ad aiutare sempre tutti senza distinzioni» [19].

Padre Mario da Silva, parroco della Chiesa della Sacra Famiglia ovvero l’unica parrocchia cattolica della Striscia di Gaza, ha dichiarato in un’intervista pubblicata nell’aprile 2018 che negli ultimi sei anni il numero di cristiani nella Striscia di Gaza è diminuito da 4.500 a soli 1.000 fedeli [20]. Padre da Silva lavora con 12 suore religiose di diverse congregazioni (i Servi del Signore e la Vergine di Matará, le Missionarie della Carità e le Sorelle del Rosario).

Secondo il sacerdote, «i giovani che sono stati autorizzati a visitare i luoghi sacri di Gerusalemme e Betlemme in occasione della Pasqua scorsa non sono tornati. […] Sono rimasti nella città in cui Gesù è nato e hanno trovato un lavoro, ponendo le basi per una nuova vita. Ecco perché la gente vuole andarsene da qui. […] I cristiani sono in maggioranza gravemente indebitati, al punto che sono costretti a comprare a credito al supermercato, promettendo di pagare in seguito e soltanto le organizzazioni cristiane di beneficenza li aiutano a restituire i debiti. Chi non ha un lavoro è perfino costretto a mendicare, contando sulla generosità degli altri» [21] . Padre da Silva ha aggiunto: «Con l’aiuto di istituzioni come la Pontificia Missione [per la Palestina] o il Patriarcato latino di Gerusalemme, la Chiesa cerca di dare lavoro a più di 30 giovani, così che non lascino Gaza. Sono principalmente i giovani, infatti, ad emigrare» [22].

Il sacerdote brasiliano ha insistito sul fatto che la Chiesa è impegnata nel «preservare l’integrità della fede, difenderla e insegnare ai cristiani come vivere tra le difficoltà e convivere con la maggioranza musulmana» [23]. Padre da Silva ha inoltre notato che la Chiesa locale aiuta anche i membri di altre religioni: «La comunità cristiana è molto piccola, mentre vi sono due milioni di musulmani. Anche loro hanno un grande bisogno di aiuto e noi abbiamo sempre aperto le porte delle nostre scuole e della nostra chiesa, specie durante i periodi di guerra, per accogliere coloro che cercavano rifugio» [24].

Padre da Silva ha riferito che i cristiani di Gaza si sentono abbandonati dalla comunità internazionale e vorrebbero che le altre Chiese e i cattolici di tutto il mondo prestassero «maggiore attenzione» a loro [25]. «Il mondo guarda a noi soltanto quando c’è una guerra. Fortunatamente, vi sono alcuni gruppi e istituzioni come la Pontificia Missione per la Palestina, gli Amici di Terra Santa e alcuni altri che ci aiutano», ha aggiunto il sacerdote [26].

I cristiani di Gaza ora affrontano nuove sfide, una delle quali è la possibile infiltrazione dei militanti dello Stato Islamico (ISIS) nella Striscia di Gaza a causa della sua vicinanza alla penisola del Sinai e al confine con l'Egitto vicino Rafah. I militanti di ISIS sono attivi nella Penisola del Sinai e hanno più volte preso di mira i cristiani.

Prospettive per la libertà religiosa

Nei Territori palestinesi sotto il controllo dell’Autorità Palestinese non vi è libertà religiosa, intesa come diritto per i cittadini di praticare una religione o meno, e di lasciare una religione per abbracciarne un’altra. Tuttavia, esiste un alto livello di libertà di culto individuale e collettiva. La leadership palestinese elogia pubblicamente la presenza e il contributo dei cristiani palestinesi.

La situazione dei cristiani è ancor più complicata a Gaza. Hamas tollera la piccola comunità di cristiana e le sue istituzioni entro certi limiti che escludono il proselitismo attivo. Gaza ospita alcuni gruppi molto radicali che hanno minacciato i cristiani presenti sul territorio. Sia i palestinesi musulmani che i cristiani della Cisgiordania e di Gaza soffrono a causa dell’occupazione israeliana che limita l’esercizio della loro libertà religiosa. Israele regola l’accesso di musulmani e cristiani provenienti dalla Cisgiordania e da Gaza ai loro luoghi sacri situati a Gerusalemme est. I residenti delle aree controllate dall’Autorità palestinese non possono visitare Gerusalemme est senza un permesso rilasciato dall’amministrazione civile israeliana dei Territori. In molti casi, i permessi non vengono rilasciati o vengono rilasciati soltanto ad alcuni membri di una famiglia ma non ad altri. I leader della Chiesa denunciano regolarmente la pratica come poco trasparente ed arbitraria. Nella maggior parte dei casi, la violenza dei coloni contro i luoghi musulmani e cristiani nei territori rimane impunita. I cristiani sono schiacciati tra le parti in lotta e per molti di loro la situazione sta diventando sempre più difficile.

Note / fonti

[1] La situazione di Gaza è più complicata. Israele sostiene di non occupare più di Gaza, ma controlla sei dei sette accessi alla Striscia di Gaza, le zone marittime e lo spazio aereo. Cfr. Iain Scobbie, “Southern Lebanon”, in Elizabeth Wilmshurst (ed.), International Law and the Classification of Conflicts, Oxford, Oxford University Press, 2012, p. 295.

[2] La superficie dei territori della Cisgiordania è di 5.970 km 2 (2.305 miglia quadrate), mentre quella della Striscia di Gaza è di 365 km 2 (141 miglia quadrate).

[3] “International recognition of the State of Palestine”, Wikipedia,
https://en.wikipedia.org/wiki/International_recognition_of_the_State_of_Palestine (consultato il 4 luglio 2018).

[4] “The Armed Conflict in Israel-Palestine”, RULAC – The Geneva Academy, 31 gennaio 2018,
http://www.rulac.org/news/the-armed-conflict-in-israel-palestine (consultato il 5 luglio 2018).

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Israele, Alture del Golan, Cisgiordania e Gaza”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,
https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?dynamic_load_id=280988&year=2017 #wrapper (consultato il 5 luglio 2018).

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] “British Report on Palestine Administration to the League of Nations – 1922”, Institute for the Study of Modern Israel – EMORY College for Arts and Sciences, 2017,
http://ismi.emory.edu/home/resources/primary-source-docs/1922report.pdf (consultato il 6 luglio 2018).

[9] “The World Factbook – West Bank”, The Central Intelligence Agency, 4 giugno 2018,
https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/we.html (consultato il 6 luglio
2018).

[10] “The World Factbook – Gaza Strip”, The Central Intelligence Agency, 4 giugno 2018,
https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/gz.html (consultato il 5 luglio
2018).

[11] “2003 Amended Basic Law”, The Palestinian Basic Law, 2003,
http://www.palestinianbasiclaw.org/basic-law/2003-amended-basic-law (consultato il 4 luglio 2018).

[12] “Freedom of Religion – A Human Rights-Based approach to discrimination against Religious
Minorities in the Palestinian Authority”, Jerusalem Institute of Justice, http://www.jij.org.il/wp-
content/uploads/2015/03/Palestinian-Freedom-of-Religion.pdf (consultato il 4 luglio 2018).

[13] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[14] Ibid.

[15] Jim Ridolfo, Digital Samaritans: Rhetorical Delivery and Engagement in the Digital Humanities, Digital Culture Books, https://quod.lib.umich.edu/cgi/t/text/idx/d/drc/13406713.0001.001/1:11/–
digital-samaritans-rhetorical-delivery-and-engagement?g=dculture;rgn=div1;view=fulltext;xc=1,
(consultato l’8 luglio 2018).

[16] Jo-Anne Rowney, “Vatican recognises Palestine state as historic treaty comes into force”, Catholic Herald, 4 gennaio 2016, http://www.catholicherald.co.uk/news/2016/01/04/vatican-recognises-palestine-state-as-historic-treaty-comes-into-force/, (consultato il 3 luglio 2018).

[17] “Gaza Christians dismayed as Israel restricts entries over Easter’, The Times of Israel, 30 marzo 2018, https://www.timesofisrael.com/gaza-christians-dismayed-as-israel-restricts-entries-over-easter/ (consultato il 4 luglio 2018).

[18] Ibid.

[19] ““Help us bring light to the Christians in Gaza”: the appeal of the Parish Priest Fr. Mario Da Silva”, Pro Terra Santa, giugno 2017, https://www.proterrasancta.org/en/help-us-bring-light-to-the-christians-in-gaza-the-appeal-of-the-parish-priest-fr-mario-da-silva/ (consultato il 4 luglio 2018).

[20] María Ximena Rondón, “As Palestinian Christians flee Gaza, priest expresses grave concern”,
Catholic News Agency, 10 aprile 2018, https://www.catholicnewsagency.com/news/as-palestinian-
christians-flee-gaza-priest-expresses-grave-concern-57321 (consultato il 4 luglio 2018).

[21] “For Gaza priest, a forgotten people sees hope in war to receive aid”, AsiaNews, 28 febbraio 2017, http://www.asianews.it/news-en/For-Gaza-priest,-a-forgotten-people-sees-hope-in-war-to-receive-aid-40063.html, (consultato il 5 luglio 2018).

[22] Ibid.

[23] “For Gaza priest, a forgotten people sees hope in war to receive aid”, op. cit.

[24] María Ximena Rondón, op. cit.

[25] Ibid.

[26] Ibid.

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