Religione

3.026.000Popolazione

29.743 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightArmenia

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 41 della Costituzione afferma che «tutti hanno diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione». È stabilito che questo diritto «include la libertà di cambiare la propria religione o le proprie convinzioni e la libertà, da soli o in comunità con gli altri, in pubblico o in privato di manifestare la propria religione o il proprio credo attraverso la predicazione, le funzioni religiose, gli altri riti di culto o altre forme». In base all’articolo 77, l’incitamento all’odio religioso è proibito[1].
L’articolo 17 della Costituzione stabilisce la separazione tra le «organizzazioni religiose» e lo Stato. Tuttavia, l’articolo 18 riconosce «la missione esclusiva della Chiesa apostolica armena, in quanto Chiesa nazionale, nella vita spirituale, lo sviluppo della cultura nazionale e la conservazione dell’identità nazionale del popolo dell’Armenia».

Oltre alla Costituzione, un’altra fonte di diritto rilevante per la libertà religiosa è la “legge della Repubblica di Armenia sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose” del 1991. La sezione 7 prevede che un gruppo religioso registrato possa esercitare i seguenti diritti: «radunare i propri fedeli»; «soddisfare i bisogni religiosi e spirituali dei loro fedeli»; «tenere funzioni religiose, riti e cerimonie»; «istituire gruppi di istruzione religiosa finalizzati alla formazione dei propri membri»; «impegnarsi in studi teologici, religiosi, storici e culturali»; «formare membri del clero o perseguire scopi scientifici e pedagogici»; «ottenere e utilizzare oggetti di significato religioso»; «utilizzare i mezzi di informazione in conformità con la legge»; «stabilire legami con organizzazioni religiose in altri Paesi»; e «essere coinvolti nella beneficenza». D’altra parte, la sezione 8 vieta esplicitamente il proselitismo se questo va oltre le attività specificate nella sezione 7.

Sia la questione del proselitismo che il trattamento preferenziale della Chiesa apostolica armena sono stati spesso considerati problematici da parte delle altre Chiese, organizzazioni religiose e ONG che operano all’interno del Paese. Mentre la Chiesa e lo Stato sono separati in Armenia, la sezione 17 della legge sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose del 1991, così come la Costituzione, conferisce uno status speciale alla Chiesa apostolica armena di cui altre comunità religiose non godono[2].

La registrazione dei gruppi religiosi non è richiesta dalla legge. Tuttavia, la registrazione conferisce un riconoscimento legale ai gruppi religiosi e non vi sono disposizioni legali che stabiliscano i diritti dei gruppi non registrati. I prerequisiti per la registrazione sono specificati nella sezione 5 della “legge sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose”. Per registrarsi come entità giuridica, una comunità religiosa deve soddisfare i seguenti criteri: deve essere fondata su «scritture sacre storicamente riconosciute»; le sue dottrine devono far parte delle «comunità religiose ed ecclesiastiche contemporanee internazionali»; deve essere «libera dal materialismo e [essere] intesa per scopi puramente spirituali»; deve avere almeno 50 membri. Questi requisiti di registrazione non si applicano alle organizzazioni religiose che sono collegate a gruppi che sono già riconosciuti come minoranze a livello nazionale.

La “legge della Repubblica di Armenia del 2007 sui rapporti tra la Repubblica di Armenia e la Santa Chiesa armena apostolica” conferisce ai rappresentanti della Chiesa apostolica armena il diritto automatico di accesso in ospedali, orfanotrofi, collegi, unità militari e luoghi di detenzione. Altri gruppi religiosi che desiderano esercitare il ministero in queste istituzioni devono ottenere il permesso esplicito del direttore dell’istituzione[3].

Durante il periodo in esame sono state proposte modifiche alla legge sulla libertà religiosa. Un primo disegno di legge è stato accolto con soddisfazione dai gruppi religiosi minoritari e dalle organizzazioni della società civile. Vi è stato un discreto sostegno ad emendamenti volti a revocare il divieto di proselitismo e a rimuovere alcuni requisiti di registrazione per le organizzazioni religiose ritenuti poco chiari. Tuttavia, è stata sollevata la preoccupazione che la Chiesa apostolica armena fosse esclusa dal progetto di legge. Una nuova bozza è stata presentata a novembre 2017. Sebbene la Chiesa apostolica armena fosse stata inclusa tra le entità soggette alla nuova legge, i gruppi religiosi minoritari e le organizzazioni della società civile hanno sollevato nuovi timori circa la bozza proposta, sostenendo che se approvata questa avrebbe potuto aumentare il controllo statale sulle organizzazioni religiose e di conseguenza limitare ulteriormente la libertà religiosa[4].

Nel marzo 2018, il Consiglio d’Europa ha giudicato il nuovo progetto di legge che modifica la legge sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose un «gradito miglioramento». Tuttavia permangono delle obiezioni. La dichiarazione rilasciata dal Consiglio d’Europa ha rilevato che il carattere non obbligatorio della registrazione statale per le organizzazioni religiose non era ancora stato esplicitamente dichiarato. Inoltre, ha incoraggiato il legislatore armeno a fornire una giustificazione oggettiva per il trattamento preferenziale riservato alla Chiesa apostolica armena. L’organismo europeo ha anche sostenuto che i requisiti di registrazione per le organizzazioni religiose non dovrebbero essere troppo gravosi, e che dovrebbero essere allineati con quelli applicabili alle ONG. Al momento della stesura di questo rapporto, non sono ancora stati apportati ulteriori cambiamenti[5].

Alcuni gruppi cristiani minoritari ritengono che il loro diritto alla libertà di culto sia significativamente ostacolato dal divieto di proselitismo. Molti di loro hanno inoltre dichiarato di praticare la propria religione con discrezione, di cercare di evitare di esprimere la loro fede in pubblico e di preferire risolvere le controversie con le autorità pubbliche e altre persone in silenzio e senza confronto pubblico[6].

Al contrario i testimoni di Geova hanno dato pubblicamente voce alle loro preoccupazioni circa il rispetto dei loro diritti religiosi. Nell’ottobre 2017 il gruppo ha ottenuto una sentenza favorevole dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. In Adyan e altri vs. Armenia, la corte ha dichiarato che quattro testimoni di Geova erano stati condannati ingiustamente per essersi rifiutati di prestare il servizio civile alternativo al servizio militare, in quanto si opponevano al fatto che l’unico servizio alternativo dovesse essere eseguito sotto la supervisione militare. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che l’Armenia non è riuscita a fornire loro un autentico servizio civile alternativo[7].

Alcuni attivisti, membri di minoranze religiose e ONG hanno ritenuto che il diritto della Chiesa apostolica armena di fornire materiale didattico nelle scuole abbia avuto un impatto negativo sulla libertà di religione e sul rispetto accordato alle altre religioni. Particolare preoccupazione è stata scaturita dal modo in cui questi testi identificano l’appartenenza alla Chiesa armena apostolica con la vera identità nazionale. Sono state anche sollevate perplessità in merito ad alcune delle presentazioni delle altre denominazioni cristiane e delle altre fedi nei testi del programma scolastico nazionale. È stato riferito che gli insegnanti del corso di storia della Chiesa apostolica armena sono diventati più rispettosi delle altre religioni dopo che queste preoccupazioni sono state espresse pubblicamente, sia a livello nazionale che internazionale[8].

Incidenti

Papa Francesco ha visitato brevemente il Paese nel giugno 2016. Il suo discorso a Yerevan ha causato non poche polemiche in Turchia, giacché il Pontefice ha riconosciuto il genocidio armeno. Nella Chiesa apostolica di Etchmiadzin, Papa Francesco ha elogiato l’Armenia per essere stato il primo Paese a fare del Cristianesimo la propria religione di Stato (nel 301 d.C.) e per aver mantenuto viva la fede, finanche nei periodi bui della sua storia. Il Cattolicesimo è una delle forme minoritarie del Cristianesimo in Armenia. Il Papa ha esortato tutti i cristiani a unirsi e a impedire che la religione venga usata impropriamente[9].

Nel 2016, i testimoni di Geova hanno riportato diversi casi di aggressioni fisiche e verbali ai danni dei loro membri, mentre questi erano impegnati nel loro ministero pubblico. Tuttavia, questi tipi di intimidazione sembrano essere diminuiti nel periodo di riferimento, rispetto al biennio precedente. Sebbene vi siano stati alcuni casi di attacchi verbali, recentemente non vi sono state aggressioni fisiche[10]. Altre religioni di minoranza hanno continuato a riportare una copertura mediatica parziale e imprecisa circa la loro esistenza e le loro attività. D’altro canto è stato notato anche un leggero miglioramento, specialmente nelle fonti dei media online. Vi è la percezione che, all’interno di alcune istituzioni pubbliche, i membri delle religioni minoritarie abbiano dovuto conformarsi in un certo qual modo alla forma dominante del Cristianesimo[11].

In Armenia vi è una comunità di circa 35.000 yazidi che si sono stabiliti nel Caucaso meridionale armeno oltre 100 anni fa. Recentemente, gli yazidi sono stati attaccati in Iraq dallo Stato Islamico (ISIS) e sono stati massacrati o costretti alla schiavitù sessuale. Molti yazidi provenienti dall’Iraq hanno trovato rifugio in Armenia. Da gennaio 2016 il governo armeno ha devoluto 100.000 dollari americani all’UNHCR per sostenere il reinsediamento degli yazidi da Sinjar nel nord dell’Iraq. È stato riferito che «gli sforzi per l’integrazione continuano a rappresentare una sfida per le autorità, che cercano di bilanciare le richieste di entrambe le comunità [gli armeni e gli yazidi appena giunti]»[12]. La costruzione del tempio yazida più grande del mondo è iniziata in Armenia nel 2016. Il complesso, che si trova a circa 20 miglia dalla capitale, includerà una sala conferenze, un seminario e un museo[13].

Il ministero degli Esteri dell’Azerbaigian continua ad accusare lo Stato dell’Armenia di vandalismo su larga scala e distruzione del patrimonio culturale azero nei territori contesi tra i due Paesi[14]. Vi sono stati incontri tra autorità religiose di entrambe le nazioni, che sono stati mediati dalla Russia[15].

Prospettive per la libertà religiosa

Permangono diverse preoccupazioni relative alla libertà religiosa in Armenia, rappresentate dalle restrizioni sulle attività delle religioni minoritarie – in particolare il divieto di proselitismo – e anche dalla posizione dominante della Chiesa apostolica armena nel Paese. Tuttavia, questo tema è oggetto di un vivo dibattito pubblico e vi sono prove sia di maggiori libertà per le minoranze religiose, che di una favorevole accoglienza nei confronti delle minoranze religiose perseguitate.

Note / fonti

[1] Costituzione dell’Armenia https://www.constituteproject.org/constitution/Armenia_2015?lang=en (consultato il 30 marzo 2018).

[2]Legge della Repubblica di Armenia sulla libertà di coscienza e sulle organizzazioni religiose del 1991 http://www.parliament.am/legislation.php?sel=show&ID=2041&lang=eng (consultato il 20 marzo 2018).

[3] Legge della Repubblica di Armenia del 2007riguardante le relazioni tra la Repubblica di Armenia e la Santa Chiesa apostolica.www.legislationline.org/download/action/download/id/7241/file/Armenia_Law_State%20and%20Holy%20Apostolic%20Church_2007_en.pdf (consultato il 30 marzo 2018).

[4]Per maggiori approfondimenti Cfr. Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Armenia”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,

https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 14 giugno 2018).

[5]Dichiarazione del Direttorio per la comunicazione del Consiglio d’Europa, 19 marzo 2018, http://hetq.am/eng/news/86710/council-of-europe-new-draft-law-on-freedom-of-conscience-and-religious-organisations-in-armenia-is-an-improvement-but-concerns-remain.html (consultato il 30 marzo 2018).

[6]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Armenia”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,

https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 14 giugno 2018).

[7]“European Court of Human Rights upholds the rights of conscientious objectors in Armenia”, Jehovah’s Witnesses, 16 ottobre 2017 https://www.jw.org/en/news/legal/by-region/armenia/ECHR-upholds-rights-20171016/ (consultato il 13 giugno 2018)

[8]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Armenia”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,

https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 14 giugno 2018).

[9]“Pope Denounces Armenian Genocide during visit to Yerevan”, Guardian, 24 giugno 2016, https://www.theguardian.com/world/2016/jun/24/pope-francis-denounces-armenian-genocide-during-visit-to-yerevan (consultato il 13 giugno 2018)

[10]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Armenia”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,

https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 30 marzo 2018).

[11]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Armenia”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,

https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 30 marzo 2018)

[12]“After Long Trek to Armenia, Iraq’s Yazidi families struggle to fit in”, Reuters, 30 aprile 2017, https://www.reuters.com/article/us-armenia-yazidis/after-long-trek-to-armenia-iraqs-yazidi-families-struggle-to-fit-in-idUSKBN17V0TN (consultato il 14 giugno 2018)

[13]“World’s largest Yazidi temple under construction in Armenia”, Guardian, 25 luglio 2016 https://www.theguardian.com/world/2016/jul/25/worlds-largest-yazidi-temple-under-construction-in-armenia (consultato il 14 giugno 2018)

[14]“Baku: Armenia responsible for vandalism against Azerbaijan’s cultural heritage”, APA, 27 marzo 2018 http://en.apa.az/nagorno_karabakh/baku-armenia-responsible-for-acts-of-vandalism-against-azerbaijani-cultural-monuments.html (consultato il 31 marzo 2018).

[15]Farid Akbarov “Allahshukur Pashazade: “We offered to hold meeting of religious leaders on the Azerbaijan-Armenia border”(Intervista)”, APA, 9 settembre 2017 http://en.apa.az/nagorno_karabakh/allahshukur-pashazade-we-offered-to-hold-meeting-of-religious-leaders-on-the-azerbaijan-armenia-border-interview.html (consultato il 31 marzo 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.