Persecuzione / Situazione peggiorata

Pakistan

Religione

192.827.000Popolazione

796.095 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Il Pakistan fu fondato come Stato laico al tempo della spartizione dell’India nel 1947. Soltanto gradualmente si è affermato il carattere militante islamico del Paese, come ad esempio quando nel 1956 il suo nome fu cambiato in Repubblica islamica del Pakistan. Da allora, la "terra dei puri’ (la parola Pakistan è un neologismo che nasce da pāk, ‘puro’ in urdu, e il suffisso -stan, che significa Paese, con l’aggiunta di una “i” per una pronuncia più semplice [1]) ha assunto un orientamento nettamente islamista specialmente sotto la dittatura del generale Zia ul-Haq, al potere dal 1977 al 1988, durante la quale la legge islamica (shari’a) ha acquisito un ruolo predominante all’interno del sistema giuridico pachistano. Negli ultimi anni, i tentativi dei successivi governi di combattere la violenza interreligiosa e contrastare la discriminazione contro i non musulmani non hanno avuto grande successo, e la società stessa ha subito un processo molto evidente di islamizzazione.

La Costituzione del 1973 stabilisce nel suo preambolo ed agli articoli 20, 21 e 22 che tutti i cittadini godono della libertà di praticare e professare liberamente la religione che desiderano [2]. Tuttavia, il diritto alla libertà religiosa è considerevolmente limitato dalle strutture costituzionali, giuridiche e politiche del Pakistan, che non considerano gli appartenenti alle minoranze religiose come cittadini al pari dei musulmani.

Da un punto di vista costituzionale, l’articolo 2 della Carta stabilisce che l’Islam è la religione dello Stato. L’articolo 41.2 afferma che il Capo dello Stato deve essere un musulmano e l’articolo 91.3 stabilisce che anche il Primo Ministro deve essere musulmano. In base all’articolo 203, comma E, la Corte federale islamica ha il potere di invalidare qualsiasi legge contraria all’Islam e di proporre emendamenti. Inoltre, il 7 settembre 1974, il secondo emendamento alla Costituzione definiva chi in Pakistan poteva essere considerato un musulmano e chi no. Questa modifica è stata formulata in modo tale da escludere l’ahmadiyya, una minoranza i cui membri si considerano musulmani ma che la maggioranza dell’Islam sunnita rifiuta, perché ritenuta deviante e non islamica.

Da un punto di vista legale, la cosiddetta legge sulla ‘blasfemia’, introdotta nel 1986 nel Codice penale pachistano – articoli 295 B, 295 C, 298 A, 298 B, 298 C – limita gravemente la libertà di religione e di espressione. Profanare il Corano e insultare il profeta Maometto sono entrambi reati perseguibili, rispettivamente punibili – come pena massima – con l’ergastolo o la pena capitale. Nella vita di tutti i giorni, queste leggi sono spesso utilizzate come strumento per perseguitare le minoranze religiose. Negli ultimi anni, vari tentativi di riformare o definire i limiti di questa legge non sono riusciti a cambiare in modo efficace quella che è in sostanza una spada di Damocle che incombe sui cittadini pachistani di qualsiasi denominazione religiosa.

Da un punto di vista politico, il cosiddetto sistema di ‘elettorato separato’ ammette esplicitamente la rappresentanza politica delle minoranze religiose nelle assemblee elette del Paese: secondo questo schema, dieci seggi sono riservati al Parlamento federale, tuttavia in questo modo le minoranze religiose sono considerate come un qualcosa di distinto dal resto della nazione [3].

In un Paese il cui sistema giuridico è fondato sulla legge britannica, si è a lungo ritenuto che il rispetto per lo stato di diritto potesse essere un ostacolo all’islamizzazione della società, o, per lo meno, che le minoranze potessero contare sul sistema giuridico per difendersi dalla violenza islamista. Sfortunatamente, non è così. Al contrario, per Ghulam Mustafa Chaudhry, a capo del Forum di avvocati Khatm-e-Nubuwwat di Lahore, «chiunque commetta blasfemia, deve incorrere in un’unica punizione, la morte. Non vi è alternativa» [4]. Parole di fuoco che ci si potrebbe aspettare dal leader di un partito islamista o da un ulema conservatore e non da un avvocato. Tali professionisti della legge, che sono tanto attivi quanto discreti, hanno assunto la missione di assicurare che le leggi anti-blasfemia siano applicate nella massima misura possibile.

Secondo un sondaggio pubblicato da Reuters il 6 marzo 2016, il forum degli avvocati Khatm-e-Nubuwwat (Movimento per la difesa del Profeta) sta cercando di raggiungere questo obiettivo utilizzando la propria esperienza e influenza all’interno del sistema giuridico per garantire che chiunque insulti l’Islam o Maometto sia incriminato, processato e, ove consentito dalla legge, giustiziato. Nel caso dell’assassinio del governatore del Punjab Salman Taseer, ucciso nel gennaio
2011 dalla sua guardia del corpo perché nel difendere la donna cristiana Asia Bibi [5] aveva messo in discussione la legge anti-blasfemia, Ghulam Mustafa Chaudhry stesso ha difeso l’imputato, anche se senza successo dato che Mumtaz Qadri è stato condannato a morte e giustiziato il 29 febbraio 2016. Il suo funerale, il 1° marzo 2016 a Islamabad, ha offerto l’opportunità a centinaia di migliaia di islamisti di mostrare all’uomo, e alle sue convinzioni, il proprio sostegno. Anche secondo Chaudhry, Mumtaz Qadri aveva ragione quando uccise Salman Taseer, perché criticando pubblicamente la legge anti- blasfemia questi aveva a sua volta commesso blasfemia.

È evidente che in un simile contesto i tentativi del governo di regolamentare l'applicazione della legge anti-blasfemia trovano un’opposizione molto forte. Nel novembre 2015, la Corte Suprema del Paese ha stabilito che la semplice messa in discussione della legge anti-blasfemia non può essere considerata
blasfemia di per sé, ma nella pratica è impossibile condurre un dibattito calmo e pacifico su questo tema. Nel gennaio 2016, il Consiglio di ideologia islamica, un’organizzazione ufficiale in Pakistan, ha proposto emendamenti alla legge, ma questi potrebbero anche portare a una legislazione più severa.

Secondo le statistiche della polizia, le denunce per blasfemia registrate presso le stazioni di polizia sono in aumento. Dalla fondazione del Forum Khatm-e-Nubuwwat, avvenuta 15 anni fa, il numero di casi di blasfemia nella sola provincia del Punjab è triplicato. Un picco è stato raggiunto nel 2014 con 336 casi. Questo numero è sceso a 210 nel 2015 quando la provincia ha limitato la procedura per presentare un reclamo. Tuttavia, ha rivelato un agente di polizia che per motivi di sicurezza preferisce rimanere anonimo, «se vengono a conoscenza di un reclamo, gli avvocati [del Khatm-e-Nubuwwat] contatteranno il denunciante offrendo lui di portare avanti il caso gratuitamente […] A volte accompagnano loro stessi alla stazione di polizia le persone e le incoraggiano a sporgere denuncia». Per il momento, nessun condannato a morte per blasfemia è stato giustiziato in Pakistan, ma nelle prigioni pachistane i bracci della morte si stanno gradualmente riempiendo. Secondo un rapporto, degli
oltre 8.000 condannati a morte, oltre 1.000 sono stati ritenuti colpevoli di blasfemia, sebbene le statistiche al riguardo varino considerevolmente [6]. Tra questi condannati vi è Asia Bibi, una donna cristiana il cui accusatore, sia in primo che in secondo grado di giudizio, è stato assistito da un avvocato del Khatm-e-Nubuwwat.

Nonostante le autorità governative, che hanno ripreso le esecuzioni nel 2014 (dopo una moratoria tra il 2008 e il 2014), non abbiano ancora giustiziato nessun condannato per blasfemia, il governo non è riuscito ad evitare il verificarsi di esecuzioni extragiudiziali. Secondo il Centre for Research and Security Studies, un’organizzazione pachistana indipendente, dal 1990 almeno 65 persone – tra cui giudici e avvocati – sono state linciate o assassinate per sospetto di blasfemia o per aver difeso persone accusate di tale reato.

Sono finiti i giorni dei primi anni 2000 in cui gli avvocati si ribellavano alle misure repressive adottate dal presidente Pervez Musharraf (in carica dal 2001 al 2008). Allora, la gente parlava del Movimento degli Avvocati, del Movimento per il Ripristino della magistratura e delle “proteste dei cappotti neri”. Ora, questi avvocati pro-democrazia sembrano essere molto meno visibili mentre i legali che auspicano una maggiore islamizzazione della società sembrano sempre più aggressivi.

Incidenti

Secondo monsignor Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi e presidente della Conferenza episcopale nonché della Commissione nazionale per la giustizia e la pace, vi è un «aumento allarmante degli episodi di intolleranza ed estremismo nel nostro Paese» [7]. Secondo quanto affermato dalla Commissione nazionale Giustizia e Pace in una dichiarazione ufficiale, questi incidenti hanno come obiettivo le minoranze religiose a causa della loro fede. «Gli attacchi alle minoranze non sono accettabili e lo Stato deve seriamente rivedere il Piano d’Azione Nazionale» [8], si legge nel documento. Il Piano d’Azione Nazionale è stato messo in atto dopo l’attacco islamista avvenuto il 16 dicembre 2014 in una scuola militare di Peshawar, dove sono rimaste uccise 141 persone, di cui 132 bambini. Tale piano è strutturato attorno a due aree: sicurezza e legislazione.

Sul fronte della sicurezza, l’esercito sta cercando di mettere fuori combattimento i gruppi terroristici. Un esempio è l’eliminazione, nel maggio 2018, di Salman Badeni e di due suoi parenti durante un’incursione delle Forze Speciali a Killi Almas, un villaggio vicino a Quetta, nel Belucistan [9]. Salman Badeni era il leader in ​​Bielorussia del Lashkar-e-Jhangvi, un gruppo sospettato di aver compiuto attacchi mortali contro più di cento sciiti della minoranza etnica hazara e circa 15 cristiani di Quetta. A livello legislativo, nel febbraio 2017, l’Assemblea nazionale – la camera bassa del Parlamento – ha
approvato una legge che proibisce l’incitamento all’odio, gli attacchi settari e i matrimoni forzati di ragazze appartenenti a minoranze religiose. Secondo Samuel Pyara, presidente della Bright Future Society, un’associazione cristiana di Lahore, «questi passi sono cruciali per salvare il nostro Paese […] Il linciaggio come modo di farsi giustizia da soli è diventato un modo “normale” di agire nella nostra società. Era quindi necessario punire tali atti e apprezziamo l’azione del governo in tal senso» [10].

Altri sottolineano come il problema in Pakistan non sia tanto la legge, quanto piuttosto la violenza e la corruzione intrinseca alla società pachistana.

«Il cuore del problema sta nell’applicazione della legge, così come nella frequente inerzia di una forza di polizia all’interno della quale vi è una diffusa corruzione e che percepisce i cristiani con animosità come una comunità “imperialista”» [11], ha dichiarato Wilson Chowdhry, presidente dell’Associazione britannica dei pachistani cristiani. Chowdhry ha inoltre affermato che l’assoluzione da parte di un tribunale antiterrorismo, il 28 gennaio 2017, di 115 sospetti incriminati per le violenze compiute nel marzo 2013 nel quartiere cristiano di Lahore chiamato Joseph Colony, rappresenta un episodio fin
troppo comune.

Nessuno sembra essere al sicuro dall’estremismo in Pakistan. Il 6 maggio 2018, un uomo armato ha preso di mira il ministro federale dell'Interno, Ahsan Iqbal, in visita nel suo collegio elettorale del Punjab. Dopo aver incontrato un gruppo di cristiani del villaggio di Kanjroor nel distretto di Narowal, il ministro è stato colpito da un uomo, in seguito fermato dalle guardie del corpo del politico, che gli
ha sparato un colpo di pistola. Il ministro è rimasto ferito: il proiettile gli ha trapassato il braccio prima di entrare nell'inguine, tuttavia la ferita non è fortunatamente stata mortale. L’aggressore, identificato come Abid Hussain, ha affermato di essere un membro del Tehreek-e-Labaik Pakistan, un partito politico che è fondamentalmente contrario a qualsiasi sfida alle leggi anti-blasfemia. L’uomo ha riferito di aver agito per impedire al governo di mettere in discussione la definizione di Maometto come l’ultimo profeta, una questione che divide gli ahmadi dagli altri musulmani. Nel 2017 il Tehreek- e-Labaik Pakistan aveva protestato per tre settimane a Islamabad chiedendo che la legge anti-blasfemia non fosse messa in discussione. In quell’occasione militanti islamisti hanno vintola loro battaglia giacché il ministro federale della giustizia aveva dichiarato che la legislazione non sarebbe stata modificata. Senza l’intervento delle sue guardie del corpo, il ministro dell’Interno sarebbe stato ucciso al pari di altre due importanti personalità politiche pachistane che furono assassinate, ovvero Salman Taseer, il governatore del Punjab, e Shahbaz Bhatti, il ministro per le Minoranze. Il musulmano Taseer fu ucciso all’inizio del gennaio 2011, mentre il cattolico Shahbaz Bhatti fu assassinato all’inizio del marzo dello stesso anno. In entrambi i casi, le due vittime sono state uccise per aver difeso Asia Bibi e messo in dubbio l’applicazione della legge anti-blasfemia nel Paese.

Asia Bibi si trova nel braccio della morte da circa otto anni. Accusata di blasfemia da un vicino musulmano, è stata condannata a morte nel novembre 2010, una decisione confermata in appello nell’ottobre 2014. Nell’ottobre 2016, la Corte suprema ha rinviato a tempo indeterminato l’udienza per emettere una sentenza definitiva nel suo caso. Ma nel maggio 2018 i suoi avvocati sono stati informati che potrebbe essere presto fissata una nuova udienza. Qualsiasi ottimismo sembra molto prematuro perché “l’affare Asia Bibi” ha diviso la società pachistana tra i fautori di un certo liberalismo che vogliono vedere liberata la prigioniera e gli islamisti che chiedono invece la sua esecuzione.

Secondo la Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale, circa 40 persone sono state condannate all’ergastolo o sono in attesa di esecuzione per blasfemia nelle prigioni pachistane. Vi sono pochi segnali di sviluppi positivi in ​​questo ambito: il 30 dicembre 2017, la Corte Suprema ha ordinato il rilascio di Muhammad Mansha poiché contro di lui non vi erano «prove inconfutabili» [12]. Muhammad Mansha, un musulmano, stava scontando l’ergastolo per ‘blasfemia’ e aveva già trascorso nove anni in carcere.

Nel periodo in esame, la giurisdizione della legge anti-blasfemia è stata estesa anche alla sfera delle comunicazioni elettroniche. Nel giugno 2017, Taimoor Raza, un musulmano sciita, è stato condannato a morte per accuse blasfeme pubblicate su Facebook, un popolare social media in Pakistan [13]. Questa è la prima volta nel Paese che una condanna a morte per blasfemia viene comminata per commenti
espressi su una piattaforma digitale. La sentenza segue l’emanazione nel 2016 di una legge sulla “criminalità informatica” che estende le pene previste dal Codice penale ai reati e ai crimini commessi via Internet [14].

Anche i matrimoni forzati di giovani ragazze devastano le minoranze religiose. Negli ultimi anni, il crescente fenomeno delle conversioni forzate di giovani indù nella provincia del Sindh è diventato un problema importante per la comunità induista. Secondo l’Associazione Hindu Panchayat del Pakistan, ogni anno circa 1.000 ragazze e giovani donne del Sindh sono costrette a convertirsi all’Islam, una realtà che ha provocato un esodo di famiglie indù nella vicina India. A febbraio 2016 è stata approvata una legge in Sindh che proibisce questa forma di violenza, ma è ancora troppo presto per vedere se la norma avrà qualche effetto reale. Certamente le giovani hanno continuato a essere sequestrate. Ad esempio, a fine dicembre 2017, tre uomini armati hanno rapito una ragazza indù di 14 anni dalla sua casa nel villaggio di Thar, nella provincia del Sindh. Suo padre ha fatto delle indagini e gli è stato detto che la ragazza si era liberamente convertita all’Islam e aveva sposato Naseer Lunjo, della locale comunità islamica. La famiglia nega qualsiasi possibilità che la figlia si sia convertita di propria volontà. La polizia ha rifiutato di essere coinvolta [15]. Infatti, in Pakistan, dove il matrimonio civile non esiste, gli indù, a differenza di musulmani e cristiani, fino all'anno scorso [16] non potevano registrare i loro matrimoni.

Questa forma di violenza contro le donne non riguarda solo gli indù. Altre minoranze religiose sono ugualmente vulnerabili. Ad esempio, il 22 aprile 2018 la giovane donna cristiana Asma Yaqoob è stata uccisa. La venticinquenne era impiegata come cameriera presso un musulmano a Sialkot, una città situata a circa 100 chilometri da Lahore. Secondo il padre, la giovane donna è stata bagnata con acido e benzina per aver rifiutato le avance di uno degli uomini della famiglia in cui lavorava, che voleva sposarla. La giovane donna è morta dopo cinque giorni di agonia in ospedale: nove decimi del suo corpo riportavano ustioni di terzo grado [17].

In questo contesto, le buone notizie sono davvero rare. Si può menzionare tra queste l’inaugurazione, il 15 aprile 2018, di una cappella cristiana nel campus dell’Università di Faisalabad per l’agricoltura. In un Paese che ha 177 università e istituti di istruzione superiore, questa è la prima volta che è permessa la presenza di un luogo di culto non musulmano all’interno di un istituto educativo. All’inaugurazione, l’arcivescovo Joseph Arshad di Islamabad-Rawalpindi ha citato le parole di Mohammad Ali Jinnah, padre e fondatore della nazione: «Siete liberi; siete liberi di andare ai vostri templi. Siete liberi di andare nelle vostre moschee o in altri luoghi di culto in questo Stato del Pakistan. Potete appartenere a qualsiasi religione, casta o credo, che non ha nulla a che fare con il business dello Stato» [18].

Prospettive per la libertà religiosa

Il 2018 è un anno elettorale in Pakistan. Le elezioni parlamentari anticipate sono state convocate per il 25 luglio. La Lega Musulmana del Pakistan (Pakistan Muslim League – Nawaz PMLN) affronta una serie di battute d’arresto da quando la Corte Suprema ha incriminato il primo ministro Nawaz Sharif nel luglio 2017 per corruzione. Da allora a Sharif è stato vietato di guidare il partito da lui fondato e gli è proibito partecipare a qualsiasi elezione per il resto della sua vita. Queste consultazioni potrebbero portare a manifestazioni violente durante le quali le minoranze religiose potrebbero essere facili bersagli.

Il 17 dicembre 2017 un kamikaze ha ucciso nove persone e ne ha ferite altre 60. Lo Stato Islamico (ISIS) ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, che ha colpito la Bethel Memorial Methodist Church di Quetta, in Belucistan. Le autorità governative hanno negato la rivendicazione sostenendo che ISIS non è presente in Pakistan [19]. Ciò non ha impedito al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere gli aiuti Usa al Pakistan (circa 3 miliardi di dollari statunitensi) per l’anno fiscale 2018 fino a quando il governo pachistano non otterrà maggiori risultati nella lotta contro le organizzazioni terroriste islamiste attive nel Paese le cui azioni incidono anche sul livello di sicurezza in Afghanistan. I primi di gennaio del 2018, gli Stati Uniti hanno posto il Pakistan in una watch list speciale di Stati in cui avvengono gravi violazioni della libertà religiosa [20], insieme con Paesi quali la Birmania, la Cina, l’Iran, la Corea del Nord e l’Arabia Saudita. In attesa di un possibile miglioramento della situazione nel Paese, il numero di pachistani appartenenti a minoranze religiose che vogliono
abbandonare la loro patria continua a crescere. Secondo il senatore Ramesh Kumar, un politico indù eletto dal cosiddetto “elettorato separato”, circa 5.000 indù lasciano il Pakistan ogni anno a causa della persecuzione religiosa subita dalla loro comunità [21].

Joseph Coutts, 72 anni, arcivescovo cattolico di Karachi, la città portuale situata nel sud del Paese, è stato creato cardinale della Chiesa il 28 giugno 2018. Il 20 maggio 2018, ha dichiarato alla stampa che il dialogo interreligioso era una priorità. Ma, allo stesso tempo, non ha nascosto il fatto che la violenza è «un problema che sta affliggendo l’intero Paese. Questa forma estremista e molto fanatica della religione islamica, diversa da quella praticata dalla maggior parte della popolazione generale, sta avendo effetti negativi non soltanto sui cristiani, ma anche sugli altri non musulmani, giacché i terroristi non risparmiano nemmeno gli islamici. Stanno prendendo di mira santuari e moschee. […] e le persone, a causa della persecuzione, iniziano a perdere la fiducia. Non credono più che il governo
possa fare qualcosa. […] Noi persone aperte di tutte le comunità, dovremmo unire le forze» [22].

Note / fonti

[1] È anche un acronimo creato negli anni '30 usando il nome delle province del Paese: Punjab, Afghanistan (ora Khyber Pakhtunkhwa), Kashmir, Sindh e Balochistan.

[2] Costituzione del Pakistan del 1973, reintegrata nel 2002, con emendamenti fino al 2015,
constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Pakistan_2015.pdf?lang=en
(consultato il 21 maggio 2018).

[3] Kamran Chaudhry, “Pakistan bishops demand fair voting system for minorities”, UCANews, 16
novembre 2017, https://www.ucanews.com/news/pakistan-bishops-demand-fair-voting-system-for-minorities/80786, (consultato il 21 maggio 2018).

[4] “Pakistani lawyers’ group behind spike in blasphemy cases’, Reuters, 6 marzo
2016,https://www.reuters.com/article/pakistan-blasphemy-lawyers-idUSKCN0W905G (consultato il 16 giugno 2018).
“L’intense lobbying des avocats défenseurs des lois anti-blasphème”, Églises d’Asie, 15 marzo 2016,
http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/pakistan/2016-03-15-des-avocats-virulents-defenseurs-des-lois-anti-blaspheme (consultato il 16 giugno 2018).

[5] “Sa condamnation à mort confirmée, Asia Bibi en appelle de nouveau au pape”, Églises d’Asie, 31 ottobre 2014, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/pakistan/2014-10-31-sa-condamnation-a-mort-confirmee-asia-bibi-en-appelle-de-nouveau-au-pape (consultato il 21 maggio 2018).

[6] Secondo la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, tra il 1986 e il 2009, 964 persone sono state condannate per blasfemia. Tra loro vi sono 479 musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e dieci appartenenti ad altre religioni. Di 1.537 casi di blasfemia registrati, il 41,18 percento riguardava musulmani (mentre questi ultimi rappresentano il 96,4 percento della popolazione), il 32,14% erano ahmadi, il 13 percento erano cristiani (2 percento della popolazione) e 1,36 percento erano indù (1,5 percento della popolazione).

[7] “Pakistan: April 29 th observed as a day of Prayer and Mourning for all the victims of religious
intolerance, violence”, Pax Christi International, 5 maggio 2018, https://www.paxchristi.net/news/pakistan-april-29th-observed-day-prayer-and-mourning-all-victims-religious-intolerance-violence (consultato il 16 giugno 2018).

[8] Ibid.

[9] “Pakistan army kills top Islamic militant”, UCANews, 17 maggio 2018,
https://www.ucanews.com/news/pakistan-army-kills-top-islamic-militant/82339 (consultato il 21
maggio 2018).

[10] “La loi peut-elle suffire à protéger les minorités religieuses au Pakistan ?”, Églises d’Asie, 14
febbraio 2017, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/pakistan/2017-02-14-la-loi-peut-elle-suffire-a-proteger-les-minorites-religieuses-au-pakistan (consultato il 16 giugno 2018).

[11] Ibid.

[12] “SC clears man of blasphemy charge due to lack of evidence”, The Express Tribune, 30 dicembre 2017, https://tribune.com.pk/story/1596461/1-sc-clears-man-blasphemy-charge-due-lack-evidence/ (consultato il 21 maggio 2018).

[13] Kunwar Khuldune Shahid, “Pakistan Issues First Death Sentence for Digital Blasphemy”, The
Diplomat, 13 giugno 2017, https://thediplomat.com/2017/06/pakistan-issues-first-death-sentence-for-digital-blasphemy/ (consultato il 21 maggio 2018).

[14] “Inquiétude des chrétiens face à un durcissement de la législation sur les médias”, Églises d’Asie, 25 dicembre 2016, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/pakistan/2016-11-25-inquietude-des-chretiens-face-a-un-durcissement-de-la-legislation-sur-les-medias (consultato il 21 maggio 2018).

[15] “Teenage Hindu girl abducted, forcibly converted in Pakistan: Report”, Indian Express, 21 dicembre 2017 http://indianexpress.com/article/pakistan/teenage-hindu-girl-abducted-forcibly-converted-in-pakistan-report-4993480/ (consultato il 4 giugno 2018).

[16] “Pakistan’s new Hindu marriage law comes into effect – will kidnapping, forced conversion of
minority women end now?”, ZeeNews, 12 aprile 2017, http://zeenews.india.com/india/pakistans-new-hindu-marriage-law-comes-into-effect-will-kidnapping-forced-conversion-of-minority-women-end-now-1995313.html (consultato il 17 giugno 2018).

[17] Kamran Chaudhry, “Pakistani Christian killed for spurning Muslim suitor”, UCANews, 24 aprile 2018, https://www.ucanews.com/news/pakistani-christian-killed-for-spurning-muslim-suitor/82130 (consultato il 21 maggio 2018).

[18] Ibid., “Faisalabad, the first Christian chapel opens in an Islamic university”, AsiaNews, 19 aprile 2018, http://www.asianews.it/news-en/Faisalabad,-the-first-Christian-chapel-opens-in-an-Islamic-university-43662.html (consultato il 21 maggio 2018).

[19] Syed Ali Shah, “9 killed in suicide attack on Quetta’s Bethel Memorial Methodist Church”, The
Dawn, 17 dicembre 2017, https://www.dawn.com/news/1377184 (consultato il 21 maggio 2018).

[20] Heather Nauert, “Designations Under the International Religious Freedom Act of 1998 –
Comunicato stampa”, 4 gennaio 2018, Ufficio stampa dell’Ufficio per gli Affari pubblici,
Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, https://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2018/01/276843.htm
(consultato il 16 giugno 2018).

[21] Irfan Haider, “5,000 Hindus migrating to India every year, NA told” The Dawn, 13 maggio 2014, https://www.dawn.com/news/1105830 (consultato il 21 maggio 2018).

[22] Ayyaz Gulzar, “Pakistan archbishop’s interfaith focus leads to red hat”, UCANews, 21 maggio 2018, https://www.ucanews.com/news/pakistan-archbishops-interfaith-focus-leads-to-red-hat/82206 (consultato il 21 maggio 2018).

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