Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Secondo la “legge sui diritti” della Nuova Zelanda, «ognuno ha diritto alle libertà di pensiero, coscienza, religione e credo, che includono il diritto di avere ed esprimere le proprie opinioni senza interferenze» [1]. L’espressione religiosa non subisce limitazioni: «ognuno ha il diritto di manifestare la propria religione o il proprio credo nel culto, nell’osservanza, nella pratica e nell’insegnamento, individualmente o in gruppo, in pubblico o in privato» [2], a patto che le pratiche religiose non ledano la pace» [3].

Le leggi statali affermano inoltre che i programmi delle scuole primarie «devono avere carattere esclusivamente laico» [4]. In alcune circostanze, l’educazione religiosa può avere luogo nelle scuole primarie e secondarie [5], tuttavia frequentare tali corsi non può essere obbligatorio.

Le discriminazioni in base alla religione o alla mancanza di un credo religioso sono
vietate [6]. Le denunce di discriminazione (incluse quelle relative alla religione) possono essere presentate alla Commissione per i Diritti Umani (HRC), che è finanziata dal governo. Le condotte proibite dallo Human Rights Act, possono essere perseguite anche in base ad altre leggi [7] .

La Commissione per i Diritti Umani ha continuato a implementare la “Dichiarazione
sulla diversità religiosa” del 2007, che «enfatizza come lo Stato cerchi di trattare
equamente di fronte alla legge tutte le comunità religiose e i fedeli di ogni credo, e come la Nuova Zelanda sia priva di una religione di Stato». Il testo incoraggia inoltre l’educazione religiosa «delle differenti fedi e tradizioni spirituali, il dialogo rispettoso e una relazione positiva tra il governo e le comunità di fedeli» [8].

Nel suo Rapporto annuale del 2017 (che analizza i dodici mesi precedenti al 30 giugno 2017), la Commissione per i Diritti Umani ha riportato 69 tra inchieste e denunce presentate sulla base del credo religioso [9] .

Incidenti

Nel novembre 2016, la richiesta di asilo di un cristiano indiano è stata rifiutata nonostante l’uomo asserisse di aver ricevuto in India minacce di morte da parte di estremisti indù. L’avvocato dell’uomo ha affermato che le minacce alla vita del suo cliente erano legate al suo impegno per convertire alcuni indiani al Cristianesimo, ma l’Alta Corte ha stabilito che, nonostante la situazione dei cristiani in India sia recentemente «deteriorata», il rischio di violenze, qualora l’uomo fosse tornato nel suo Paese, sarebbe stato basso [10]
.

Nello stesso mese, un imam di Auckland è stato pubblicamente criticato da ufficiali del governo per aver espresso nei suoi sermoni commenti antisemiti, incluso l’aver definito la comunità ebraica «un nemico dell’Islam». Il presidente della Federazione delle Associazioni islamiche della Nuova Zelanda (FIANZ) ha detto che il punto di vista dell’imam era sbagliato e che il leader religioso aveva commesso un errore [11].

Nell’ottobre 2017, un blogger australiano antisemita è stato arrestato e incarcerato non appena arrivato a Auckland in Nuova Zelanda, dopo che il suo visto l’ingresso era stato revocato per «motivi caratteriali». L’uomo era stato precedentemente detenuto per tre anni in Australia in seguito ad un attacco verbale razzista ai danni di due uomini di fede ebraica [12]
.

Nel luglio 2016 il manager di una gioielleria ha detto ad una donna musulmana di non
disturbarsi a fare domanda per un impiego nella sua attività, se non era disposta a
togliersi il velo. Dopo che la donna ha riportato la discriminazione subita, la compagnia proprietaria del negozio ha chiesto scusa e le ha offerto un colloquio di lavoro. Si è trattato del secondo caso di discriminazione ai danni di donne che indossano l’hijab nell’arco di nove mesi [13].

Nel settembre 2016, la sezione del distretto di Whanganui della Right Wing Resistance ha distribuito brochure anti-islamiche nelle cassette della posta di tutta la regione. Nella brochure si accusavano i musulmani di essere venuti in Nuova Zelanda fingendo di essere rifugiati, mentre in realtà cercherebbero di cambiare «leggi, cultura e vita quotidiana per renderle adatte alla loro religione». Era inoltre scritto che l’obiettivo principale degli islamici «è quello di uccidere chiunque non crede nel loro Dio (Allah)» [14] . Il presidente del Consiglio multiculturale di Rangitikei/Whanganui ha condannato la brochure.

Prospettive per la libertà religiosa

In base a quanto descritto, sembra che durante il periodo in esame non vi siano stati nuovi significativi casi di limitazione della libertà religiosa, né inasprimenti delle politiche governative in materia. Tuttavia appare cresciuto il rischio di intolleranza sociale ai danni delle minoranze religiose, provocato soprattutto dal sentimento negativo nei confronti degli immigrati che si va diffondendo in Nuova Zelanda.

Note / fonti

[1] “Sezione 13”, Costituzione della Nuova Zelanda del 1852 con emendamenti fino al
2014, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/New_Zealand_2014.pdf?lang=en,
(consultato il 1° febbraio 2018).

[2] “Sezione 15”, Ibid.

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Nuova Zelanda”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 1° febbraio 2018).

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] “Sezione 19 (1)”, Costituzione della Nuova Zelanda del 1852 con emendamenti fino al 2014, op. cit. e “Sezione 21(1)(c) e (d)”, Human Rights Act 1993, legislazione della Nuova Zelanda – Ufficio del Consiglio Parlamentare, http://www.legislation.govt.nz/act/public/1993/0082/latest/DLM304475.html, (consultato il 1° febbraio 2018).

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[8] Programma di azione sulla diversità della Nuova Zelanda, diversità religiosa, in
Aotearoa Nuova Zelanda, Commissione per i Diritti umani, https://www.hrc.co.nz/your-
rights/race-relations-and-diversity/religion/our-work/, (consultato il 1° febbraio 2018).

[9] Ibid.

[10] “Indian evangelist denied refugee status in New Zealand to be deported”, Business Standard, 24 novembre 2016, http://www.business-standard.com/article/news-
ians/indian-evangelist-denied-refugee-status-in-new-zealand-to-be-deported-
116112400755_1.html, (consultato il 2 febbraio 2018).

[11] B. Bath, “Auckland Imam demands apology after backlash from anti-Semitic
speeches”, 22 novembre 2016, https://www.stuff.co.nz/national/86716199/auckland-
imam-demands-apology-after-backlash-from-antisemitic-speeches, (consultato il 2
febbraio 2018); S. Palmer and B. Marbeck, ‘“Hate Speech” Imam made a “mistake” –
FIANZ’, Newshub, 22 novembre 2016, http://www.newshub.co.nz/home/new-
zealand/2016/11/hate-speech-iman-made-a-mistake—fianz.html, (consultato il 2 febbraio 2018).

[12] “Anti-Semitic blogger detained for nearly six weeks”, Radio New Zealand, 21
novembre 2018, https://www.radionz.co.nz/news/national/344341/anti-semitic-blogger-
detained-for-nearly-six-weeks, (consultato il 2 febbraio 2018).

[13] C. Miller, “No scarf, job seeker told, but jeweller says it was an error”, NZ Herald, 19 luglio 2016, http://www.nzherald.co.nz/nz/news/article.cfm?c_id=1&objectid=11676895, (consultato il 2 febbraio 2018).

[14] J. Maslin, “Anti-Muslim pamphlet upsets residents”, NZ Herald, 9 settembre 2016, http://www.nzherald.co.nz/nz/news/article.cfm?c_id=1&objectid=11705325, (consultato il 2 febbraio 2018).

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