Religione

25.831.000Popolazione

1.246.700 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightAngola

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione del 2010, assieme ad altre leggi e politiche, protegge la libertà religiosa nel Paese e definisce l’Angola uno Stato laico. La Costituzione rispetta il principio di separazione tra Stato e religione e riconosce che tutte le denominazioni religiose devono essere rispettate. L’articolo 10, comma 2, della Carta afferma infatti che: «lo Stato deve riconoscere e rispettare le diverse fedi religiose, le quali devono essere libere di organizzare ed esercitare le proprie attività, a patto che queste rispettino la Costituzione e le leggi della Repubblica Popolare di Angola»[1]. Lo Stato garantisce inoltre protezione alle diverse «Chiese e religioni, così come ai loro luoghi e oggetti di culto, a patto che essi non costituiscano una minaccia per la Costituzione o per l’ordine pubblico» (articolo 10, comma 3). L’articolo 41 assicura inoltre le libertà di coscienza, religione e culto, e riconosce il diritto all’obiezione di coscienza. Infine questo articolo afferma che «nessuna autorità può porre domande ad alcuna persona in merito alle sue convinzioni o pratiche religiose, se non al fine di raccogliere dati statistici, che in nessun caso devono poter essere ricondotti all’intervistato» (articolo 41, comma 4).

La legge numero 2 del 2004 impone a tutti gruppi religiosi di fare domanda presso il Ministero della Giustizia e della Cultura al fine di ottenere status giuridico. Uno dei requisiti richiesti è di avere un minimo di 100.000 membri e una presenza in almeno 12 delle 18 province statali. Tale politica si traduce in una negazione de facto del riconoscimento ufficiale di alcune minoranze religiose, inclusa la comunità islamica e alcune Chiese evangeliche dal ridotto numero di fedeli, le quali possono tuttavia compiere liberamente atti di culto in pubblico[2].

Soltanto i gruppi ufficialmente registrati possono istituire le proprie scuole e luoghi di culto.

Il governo riconosce quali festività nazionali il Venerdì Santo e il Natale.

Le Chiese hanno piena libertà di evangelizzare, impartire la catechesi e gestire stazioni radio e pubblicazioni. Negli ultimi anni, alcune minoranze religiose hanno lamentato il fatto che la Chiesa cattolica sia favorita dagli ufficiali del governo, guidato dal partito MPLA.[3]

Incidenti

Nel gennaio 2018, il nuovo presidente João Lourenço ha autorizzato l’emittente cattolica Radio Ecclesia a trasmettere sull’intero territorio nazionale. Fino a quella data, alla stazione radio era permesso trasmettere soltanto nella capitale, Luanda. Il portavoce della conferenza episcopale dell’Angola, monsignor José Manuel Imbaba, ha accolto con favore la decisione affermando che si trattava della «fine di una grande ingiustizia» e si è congratulato con il presidente per il «suo coraggio politico»[4].

Durante il periodo in esame, la comunità islamica ha continuato a lamentare quello che i musulmani descrivono come un ingiusto trattamento ed una discriminazione, e che include la deportazione di migranti di fede islamica provenienti da Stati dell’Africa occidentale. Le autorità negano tali accuse, sostenendo di aver semplicemente impiegato misure che rientrano nell’applicazione delle leggi di sicurezza nazionali contro la minaccia del terrorismo islamico, e di aver implementato la severa politica migratoria governativa.

Il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, nel suo Rapporto 2017 sull’Angola ha notato che: «significative differenze culturali tra gli angolani e le loro controparti dell’Africa occidentale si sono tradotte in un’immagine negativa delle persone di fede musulmana [. . .] il governo non ha ancora offerto delle risposte pubbliche che possano contribuire a placare i timori dei propri cittadini nei confronti dei fedeli musulmani, limitandosi a sostenere la necessità di accogliere la diversità all’interno della società. [. . .] In alcuni casi sono i pubblici ufficiali stessi ad utilizzare un linguaggio dispregiativo quando si riferiscono ai migranti, suscitando quindi nella popolazione la paura nei confronti delle persone di fede musulmana»[5].

Prospettive per la libertà religiosa

Le ultime elezioni generali in Angola si sono tenute nell’agosto del 2017. Poco prima del voto, il presidente José Eduardo Dos Santos si era dimesso dopo quarant’anni al potere. Il precedente Capo di Stato è stato rimpiazzato dal nuovo candidato dell’MPLA, João Lourenço. Durante i primi cinque mesi del suo mandato, Lourenço ha annunciato che le sue politiche avrebbero incluso il rispetto per il principio di legalità e per i diritti umani. Il diritto alla libertà di religione è garantito sotto molti aspetti in Angola, tuttavia lo status poco chiaro dei musulmani e delle altre denominazioni religiose di modesta entità rimane una questione aperta. Nonostante essi non soffrano persecuzione, la loro condizione continua a rappresentare un motivo di preoccupazione relativo al rispetto della libertà religiosa.

Note / fonti

[1] Costituzione della Repubblica dell’Angola del 2010, constituteproject.com, https://www.constituteproject.org/constitution/Angola_2010.pdf (consultato l’8 febbraio 2018).

[2] Cristiano d’Orsi, “The unclear relation between Angola and its Muslim citizens and migrants: Is Angola discriminating against them?”, in AfricLaw, 6 ottobre2017, https://africlaw.com/2017/10/06/the-unclear-relation-between-angola-and-its-muslim-citizens-and-migrants-is-angola-discriminating-against-them/, (consultato l’8 febbraio2018).

[3] Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA)

[4] “Angola: Radio Ecclesia désormais autorisée par le président dans tout le pays”, Rfi Afrique, 15 gennaio2018, http://www.rfi.fr/afrique/20180115-angola-radio-ecclesia-desormais-autorisee-le-president-tout-le-pays, (consultato l’8 febbraio2018).

[5] UNGA,Rapporto del relatore speciale per i diritti umani dei migranti Sulla sua missione in Angola, A/HRC/35/25/Add.1, 25 aprile 2017, paragrafo 67, p. 13, https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/G1709978.pdf, (consultato il 9 febbraio 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.