Religione

5.988.000Popolazione

10.452 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

In Libano vi sono all’incirca un numero equivalente di musulmani sunniti e sciiti, che insieme costituiscono poco più del 60 percento della popolazione. Il Libano ha la più alta percentuale di cittadini cristiani nel mondo arabo. Vi sono 18 comunità religiose ufficialmente registrate. La principale denominazione cristiana è costituita dalla Chiesa maronita. Nel Paese sono presenti è anche una comunità appartenente alla minoranza drusa e una minoranza alauita, che vive principalmente nella città settentrionale di Tripoli, nonché un numero estremamente ridotto di ebrei.

A causa del massiccio afflusso di profughi siriani, la popolazione residente è stimata attorno ai 5,9 milioni di persone, delle quali una su cinque è un rifugiato[1]. La maggior parte di questi sono musulmani sunniti, ma vi sono anche decine di migliaia di cristiani siriani e iracheni hanno che cercato rifugio in Libano, sebbene non vi siano cifre esatte al riguardo, poiché un numero considerevole di profughi, specie i cristiani, non sono registrati presso le Nazioni Unite.

Circa 450.000 palestinesi sono invece registrati presso l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e il lavoro (UNRWA)[2]. La quasi totalità di loro è composta da musulmani sunniti.

Il Libano è una repubblica parlamentare che non ha una religione ufficiale, ma non è formalmente uno Stato laico. Il sistema politico è denominazionale e riserva le più alte cariche politiche alle varie comunità secondo criteri ben definiti: la presidenza della repubblica spetta ad un cristiano maronita, la presidenza del Consiglio dei ministri a un musulmano sunnita e la presidenza del Parlamento ad uno sciita. Le comunità religiose sono rappresentate in Parlamento in base a quote fisse.

La Costituzione del Libano garantisce la libertà religiosa[3]. In base all’articolo 7, «tutti i libanesi sono uguali davanti alla legge». L’articolo 9 afferma che «la libertà di coscienza è assoluta». «Nell’assumere gli obblighi di glorificare Dio, l’Altissimo – si legge ancora nello stesso articolo – lo Stato rispetta tutte le religioni e le credenze e protegge la libertà di esercitare i riti religiosi sotto la sua protezione, a patto che questi non disturbino l’ordine pubblico. Si garantisce inoltre il rispetto del sistema dello status personale e degli interessi religiosi delle persone, indipendentemente dalle loro diverse credenze».

L’articolo 10 afferma che: «L’educazione è libera finché non disturba l’ordine pubblico, non viola la morale e non lede la dignità di alcuna religione o credo. I diritti delle comunità di istituire le proprie scuole private non possono essere violati, a condizione che [gli istituti] siano conformi ai requisiti generali stabiliti dallo Stato in relazione all’istruzione pubblica».

Il codice penale libanese punisce le persone che compiono atti considerati blasfemi nei confronti del nome di Dio[4]. Impone anche sanzioni penali ai danni degli individui che insultano pubblicamente le pratiche religiose di qualsiasi religione[5].

La conversione da una religione all’altra è legale ma i convertiti incontrano una forte resistenza sociale. Sono consentite attività missionarie e proselitismo[6].

Le questioni di diritto privato legate allo status personale (come matrimonio, parentela, eredità) sono regolate in base alla giurisdizione di ciascuna delle 18 comunità religiose riconosciute dallo Stato (12 cristiane, 5 musulmane ed una ebraica). Ogni comunità possiede la propria giurisdizione e gestisce le proprie organizzazioni sociali e caritative assieme alle proprie istituzioni educative. Tuttavia, alcune comunità religiose all’interno del Libano (yezidi, baha’i, buddisti e testimoni di Geova) non sono legalmente riconosciute e quindi non hanno diritti in quanto gruppi istituzionali. Gli appartenenti a questi gruppi sono comunque liberi di svolgere senza ostacoli i loro riti religiosi. I membri delle comunità religiose non riconosciute, oppure quanti non appartengono ad alcuna religione possono contrarre matrimonio civile all’estero, e la loro unione verrà convalidata in Libano[7]. Tuttavia, nei casi appena citati, le disposizioni giuridiche relative al matrimonio e ai suoi effetti saranno quelle del Paese in cui è stato celebrato il loro matrimonio civile. Nonostante i tentativi da parte di alcuni gruppi della società civile e dei diritti umani[8], i matrimoni civili non sono consentiti in Libano, fatta eccezione per coloro che rinunciano al registro familiare basato sulla religione[9].

Incidenti

I vescovi locali hanno percepito che le tensioni religiose sono state esacerbate dall’afflusso di rifugiati. L’arcivescovo maronita Simon Atallah di Deir Al Ahmar ha riferito ad Aiuto alla Chiesa che Soffre che, in alcuni casi, i musulmani provenienti dalla Siria, specialmente i sunniti, hanno vandalizzato i simboli cristiani con atti che la popolazione cristiana considera blasfemi. L’arcivescovo disse: «Profanano croci, statue della Vergine Maria e così via. Sono stati anche dipinti sui muri degli slogan anticristiani. Ciò porta a forti tensioni nella regione»[10].

Un’ulteriore preoccupazione sono i problemi di sicurezza causati dagli estremisti sunniti giunti dalla vicina Siria che hanno trovato rifugio tra i loro correligionari in Libano. L’arcivescovo Attallah ha commentato: «Gli sciiti libanesi sono favorevoli al regime siriano, ma i sunniti sono dalla parte di ISIS […]. Nella regione in cui opero vi sono alcuni villaggi sunniti come Arsal e altri. La locale popolazione sunnita rappresenta un ambiente invitante per lo Stato Islamico. I membri di ISIS possono quindi penetrare nella regione e trovare rifugio tra i sunniti»[11].

Nell’ottobre 2017 un gruppo di sciiti indipendenti ha creato un movimento chiamato “Prima libanesi e poi sciiti” per opporsi ad Hezbollah e contrastare l’egemonia predominante ed in espansione del partito sostenuto dall’Iran[12].

Nel dicembre 2017, durante un viaggio storico in Arabia Saudita, in seguito ad un invito ufficiale delle autorità saudite, il Primate della Chiesa maronita, il patriarca Bechara Rai, ha incontrato il re Salman, il principe ereditario bin Salman, e il primo ministro libanese Rafik Hariri, che in quei giorni si trovava a Riyadh. Il Patriarca ha dichiarato che «[il Libano] deve rimanere un punto d’incontro. Deve evitare di essere coinvolto in conflitti armati, così da poter sempre svolgere il ruolo di elemento di stabilità e pace nella regione»[13]. Nel corso di questa visita senza precedenti, durante la quale il cardinale è stato ricevuto con onori riservati a un Capo di Stato, il patriarca Bechara Rai ha anche dichiarato che «Hezbollah è uno dei partiti libanesi. È l’unico partito che possiede armi e questo crea inevitabilmente dei problemi. Ma non possiamo definirlo un’organizzazione terroristica»[14].

I controversi acquisti di terreni da parte degli uomini d’affari sciiti, in maggioranza affiliati a Hezbollah, preoccupano alcune comunità, principalmente cristiani e drusi. A loro avviso, «questa variazione demografica suscita i timori delle comunità che scorgono nel comportamento di altri un’agenda nascosta, in [un Paese senza] un chiaro contratto sociale e uno stato forte»[15]. Più in generale, molti credono che l’Iran stia cercando di creare una cintura sciita.

Nel febbraio del 2018 è scoppiata una crisi per il finanziamento delle scuole private, che sono frequentate dal 66 percento di tutti i bambini in età scolare in Libano[16]. Il governo aveva aumentato il salario del personale docente sia nel settore privato che in quello pubblico e le scuole private hanno dichiarato di non essere più in grado di sostenere le spese relative ai nuovi stipendi maggiorati. Questa crisi colpisce soprattutto la rete di scuole cattoliche, che si ritiene siano di gran lunga le migliori del Paese[17]. Queste rappresentano il 70 percento della rete scolastica privata e sono aperte a tutte le comunità[18]. La querelle è divenuta un conflitto aperto tra due leader del Paese, ovvero il presidente del Parlamento Nabih Berri[19] e il leader del Movimento patriottico libero maronita[20], Gebran Bassil. Il patriarca Bechara Rai ha condannato fermamente la lite, dichiarando che «questo non è il modo di costruire uno Stato che si rispetti e che vuole riconquistare il suo posto centrale nel mondo arabo»[21]. Secondo il patriarca Rai, lo Stato ha l’obbligo di sovvenzionare le scuole private: «le scuole private, sono governate esattamente dalle stesse leggi di quelle pubbliche e quindi devono essere finanziate allo stesso modo»[22]. Il patriarca Rai ha sottolineato che le scuole private forniscono un servizio pubblico, e il nuovo livello dei salari minimi introdotto dal governo ha indebolito tali istituti al punto di mettere in pericolo la loro stessa esistenza. «Spetta allo Stato assumersi le conseguenze [dell’aumento dei livelli di retribuzione] e sovvenzionare le scuole private»[23]. Per alcuni leader religiosi, l’aumento del salario equivale a una misura discriminatoria nei confronti delle scuole private cattoliche.

Dopo quasi 10 anni, si sono finalmente tenute le elezioni parlamentari, seppure con una bassa affluenza alle urne. Nonostante la nuova legge elettorale[24], meno della metà dei cittadini con diritto di voto si è recata alle urne, confermando così che esiste una «generale diffidenza nei confronti dei politici, da molti considerati tutti corrotti»[25]. Nel complesso, il partito di Hezbollah, perlopiù sciita, ha guadagnato maggiore consenso, consolidando così l’influenza dell’Iran in Libano. Insieme ai suoi alleati (principalmente il movimento Amal), Hezbollah ha quindi ottenuto una pur modesta maggioranza in Parlamento[26]. La vittoria di Hezbollah-Amal molto probabilmente aumenterà le tensioni regionali e interconfessionali[27].

Prospettive per la libertà religiosa

Più di tre anni fa, l’arcivescovo maronita Simon Attalla ha colto il timore che il cambiamento nell’equilibrio demografico del Paese, dovuto al gran numero di rifugiati siriani, avrebbe messo in dubbio il futuro dei cristiani libanesi. Le sue parole sono ancora valide. L’arcivescovo emerito maronita di Baalbek-Deir Al Ahmar ha espresso le sue preoccupazioni durante un’intervista con Aiuto alla Chiesa che Soffre nel marzo 2015. «Abbiamo due milioni di siriani nel Paese come rifugiati. Molti torneranno in patria quando la guerra sarà finita. Ma molti rifugiati rimarranno in Libano e tra 10 anni richiederanno la cittadinanza libanese. Che ne sarà di noi cristiani allora?»[28], si è domandato l’arcivescovo Attallah. «Il Libano è caratterizzato da una composizione religiosa molto delicata. Quei siriani che rimarranno nel Paese sono in maggioranza sunniti. E l’equilibrio religioso sarà così distrutto. Questo è un problema per noi»[29]. Il presule ha aggiunto che le sue osservazioni non dovrebbero essere fraintese, mostrando una mancanza di solidarietà con i rifugiati. «Noi mostriamo molta solidarietà. Vogliamo essere fattivamente solidali. Ma abbiamo problemi evidenti davanti ai nostri occhi. Vi è un punto interrogativo sul nostro futuro»[30]. Più recentemente, in un’intervista rilasciata al quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, monsignor George Sabila, vescovo siriaco ortodosso del Monte Libano e di Tripoli, ha dichiarato che «i cristiani in Medio Oriente potrebbero scomparire in un decennio, anche dal Libano»[31].

In generale in Libano, permangono i problemi settari esistenti. La guerra in Siria e le recenti tensioni tra il Qatar e gli altri Stati del Golfo hanno aumentato il livello di pressione nel Paese.

Note / fonti

[1] “Syrians, Palestinians and Iraqi Refugees in Lebanon”, Journal of Pediatrics and Neonatal Care, Volume 8, Issue 1, 2018, http://medcraveonline.com/JPNC/JPNC-08-00308.pdf, (consultato il 12 giugno 2018).

[2]“Libano”, ‘Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), https://www.unrwa.org/where-we-work/lebanon, (consultato il 12 giugno 2018).

[3]Costituzione del Libano del 1926 con emendamenti fino al 2004, constitueproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Lebanon_2004.pdf?lang=en, (consultato il 12 giugno 2018).

[4]Legge 340 del 1943, 1 marzo 1943, art. 273, Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO),http://www.wipo.int/wipolex/en/text.jsp?file_id=243255, (consultato il 4 giugno 2018).

[5]Ibid. art. 274.

[6]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Libano”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2016/, (consultato il 12 giugno 2018).

[7]Ibid.

[8]Solo una coppia è riuscita a celebrare un matrimonio civile in Libano nel 2013. “Civil marriage in Lebanon: the couple that divided the country”, France 24 English, 4 febbraio 2013, https://www.youtube.com/watch?v=8RoT5O7l8O8, (consultato il 1° giugno 2018).

[9]DalalMawad, “Lebanon civil marriage raises hope for change”, Al-Jazeera, 2 maggio 2013, https://www.aljazeera.com/indepth/features/2013/04/20134309242619227.html, (consultato il 12 giugno 2018).

[10] Oliver Maksan, “What will become of us Christians?”,Aiuto alla Chiesa che Soffre, 18 agosto 2015, https://acn-canada.org/tag/refugees/page/2/, (consultato il 24 maggio 2018).

[11]Ibid.

[12] Benjamin Barthe, “Au Liban, des personnalités chiites se dressent contre l’hégémonie du Hezbollah”, Le Monde, 1° novembre 2017, https://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2017/11/01/au-liban-des-personnalites-chiites-se-dressent-contre-l-hegemonie-du-hezbollah_5208588_3218.html, (consultato il 28 maggio 2018).

[13]Gianni Valente, “Patriarch BécharaRaï: about my trip to Saudi Arabia”, La Stampa, 4dicembre 2017, http://www.lastampa.it/2017/12/04/vaticaninsider/patriarch-bchara-ra-about-my-trip-to-saudi-arabia-OnjbOebTsIe5wX6SsHbIfK/pagina.html, (consultato il 4 giugno 2018).

[14]Ibid.

[15]Fady Noun, “L’école privée face à une crise existentielle”, L’Orient-Le Jour, 30dicembre 2017, https://www.lorientlejour.com/article/1091917/lecole-privee-face-a-une-crise-existentielle.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[16]Ibid.

[17] Louis Honeiné, “Crise récurrente de l’école privée au Liban”, Perspectives libanaises Penser l’avenir, 27th March 2018, http://perspectives-libanaises.com/editorial-crise-recurrente-de-lecole-privee-au-liban/, (consultato il 4 giugno 2018).

[18] Anne-Marie El-Hage, “Au Liban, l’école privée en crise aiguë depuis l’adoption de l’échelle des salaires’, L’Orient-Le Jour, 9 January 2018, https://www.lorientlejour.com/article/1092718/au-liban-lecole-privee-en-crise-aigue-depuis-ladoption-de-lechelle-des-salaires.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[19]Vicino al movimento Amal affiliato sciita.

[20]Corrente patriottica libera.

[21] “Mgr Raï : Ce n’est pas comme cela que l’on bâtit un Etat qui se respecte”, L’Orient-Le Jour, 1° febbraio 2018, https://www.lorientlejour.com/article/1097863/mgr-rai-ce-nest-pas-comme-cela-que-lon-batit-un-etat-qui-se-respecte.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[22]Ibid.

[23]Fady Noun, op cit.

[24]Ora, gli elettori scelgono tra le liste con la possibilità di esprimere un voto preferenziale in più per un candidato specifico. Questa nuova legge sostituisce un sistema maggioritario con uno proporzionale e per la prima volta agli espatriati libanesi è stato permesso di votare all’estero. Circa 82.000 si sono registrati per farlo.Cfr. “Election fever hits Lebanon, nine years since last legislative vote”, The Jordanian Times, 19 aprile 2018​,http://www.jordantimes.com/news/region/election-fever-hits-lebanon-nine-years-last-legislative-vote, (consultato il 23 maggio 2018).

[25] “The elections confirm the fragmentation of the political framework. The Lebanese PMS Director: no one will be able to govern alone”, Agenzia Fides, 7maggio 2018, http://www.fides.org/en/news/64147-ASIA_LEBANON_The_elections_confirm_the_fragmentation_of_the_political_framework_The_Lebanese_PMS_Director_no_one_will_be_able_to_govern_alone, (consultato il 24maggio2018).

[26]Martin Chulov, “Hezbollah makes strong showing in Lebanon elections”, The Guardian, 7 maggio 2018, https://www.theguardian.com/world/2018/may/07/hezbollah-makes-strong-showing-lebanon-elections, (consultato il 27maggio 2018).

[27]AsmaAjroudi, “Hezbollah, Amal and allies biggest winners in Lebanon elections”, Al Jazeera, 8 maggio 2018, https://www.aljazeera.com/news/2018/05/hezbollah-amal-allies-claim-lebanon-election-sweep-180507160524402.html, (consultato il 4 giugno 2018).

[28] Oliver Maksan, “What will become of us Christians? ”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 18 agosto 2015, https://acn-canada.org/tag/refugees/page/2/, (consultato il 4 giugno 2018).

[29]Ibid.

[30]Ibid.

[31] Patricia Khoder, “Les chrétiens du Moyen-Orient pourraient disparaître dans une dizaine d’années, même du Liban”, L’Orient-Le Jour, 16 aprile 2018, https://www.lorientlejour.com/article/1110721/-a-quoi-servent-les-eglises-si-elles-sont-vides-et-fermees-.html, (consultato il 4 giugno 2018).

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