Persecuzione / Situazione peggiorata

Libia

Religione

6.330.000Popolazione

1.676.198 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Dalla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011, la Libia è impantanata in una situazione estremamente caotica. Dopo le elezioni del giugno 2014, sono scoppiati scontri tra il governo del Primo Ministro Abdullah al-Thinni, riconosciuto a livello internazionale, con sede nella città orientale di Tobruk e il Congresso nazionale generale con sede a Tripoli. Dopo i colloqui di pace guidati dall’ONU, le amministrazioni rivali hanno firmato un accordo nel dicembre 2015 per formare un governo provvisorio unificato. In base all’intesa, avrebbero dovuto essere formati un consiglio di presidenza composto da nove membri e presieduto dal primo ministro Fayez Sarraj e un “governo di accordo nazionale” provvisorio al fine di rinnovare le istituzioni statali, per poi tenere nuove elezioni entro due anni. L’amministrazione di Tripoli ha accettato il governo di unità nel gennaio 2016, ma il governo di Tobruk ha rifiutato di riconoscere il governo di unità riconosciuto a livello internazionale. Violenti gruppi estremisti e organizzazioni terroristiche come lo Stato Islamico (ISIS) hanno usato il vuoto di potere e l’inazione del governo per espandere la loro influenza in Libia, e parti del territorio rimangono fuori dal controllo del governo.

Recentemente la Francia, con l’intenzione di porre fine all’impasse politica, ha proposto un piano per delle elezioni parlamentari e presidenziali che dovrebbero tenersi il 10 dicembre 2018[1]. Nel maggio 2018 i quattro leader chiave, Fayez al-Sarraj (primo ministro del governo libico sostenuto dall’ONU a Tripoli), Khalifa Haftar (il capo militare dell’Est del Paese), Aguila Saleh (il presidente della camera dei rappresentanti) e Khaled al-Mishri (il capo del consiglio di Stato) hanno approvato l’iniziativa ma non hanno firmato l’accordo[2]. I leader hanno inoltre convenuto che entro il 6 settembre 2018 sarebbe stata adottata una base costituzionale per le elezioni e le leggi elettorali.

Dal 2011, la Libia è governata secondo i principi della Dichiarazione costituzionale provvisoria promulgata il 3 agosto 2011 dal Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Questa dichiara che l’Islam è la religione di Stato e la legge della shari’a islamica è principale fonte di diritto (articolo 1). Allo stesso tempo, la Carta provvisoria garantisce ai non musulmani la libertà di praticare la loro religione. L’articolo 6 promuove l’uguaglianza di tutti i libici di fronte alla legge. La Costituzione temporanea proibisce qualsiasi forma di discriminazione sulla base della religione o del credo. Questa protezione costituzionale della libertà religiosa è la prima del suo genere nel Paese dal 1969.

I combattimenti in corso tra i governi rivali hanno limitato l’efficacia delle forze dell’ordine. Secondo il rapporto sui diritti umani del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti del 2017, non vengono applicate né proibizioni né punizioni e si verificano tutti i tipi di discriminazione[3]. Inoltre, le forze al potere non hanno impedito ai gruppi estremisti di attaccare le minoranze e i siti religiosi e di imporre i propri standard religiosi[4] . Le leggi pre-rivoluzione che limitano la libertà religiosa sono ancora applicate. Insultare l’Islam o il profeta Maometto e «istigare la divisione» sono reati punibili con una pena massima che prevede la condanna a morte.

Le organizzazioni per i diritti umani e i media hanno denunciato crimini di guerra, torture e crudeltà contro i migranti e i rifugiati in Libia e hanno citato casi di rapimenti, violenze sessuali e abusi[5].

L’educazione religiosa islamica è obbligatoria nelle scuole statali e nelle istituzioni educative private. Altre forme di educazione religiosa non sono impartite negli istituti scolastici. Vi è un certo numero di luoghi di culto non islamici nel Paese – inclusi quelli di cattolici, ortodossi russi, ortodossi greci e ortodossi ucraini, evangelici e seguaci della Chiesa dell’Unità – anche se in Libia ormai restano pochissimi cristiani. La maggior parte della popolazione ebraica lasciò il Paese tra il 1948 e il 1967. Secondo quanto riportato, alcune famiglie di fede ebraica sarebbero rimaste, ma non è disponibile alcuna stima della popolazione. I non musulmani sono limitati nel loro diritto di culto; vi sono anche restrizioni imposte al clero di origine straniera che cerca di entrare nel Paese. I ministri religiosi non islamici incontrano infatti difficoltà quando fanno domanda per visti o permessi di soggiorno di un anno.

La Chiesa cattolica è presente in varie aree della Libia attraverso tre Amministrazioni Apostoliche e una Prefettura Apostolica. Nel febbraio 2016, Papa Francesco ha nominato monsignor George Bugeja OFM come amministratore apostolico di Bengasi e ha accettato il ritiro del vescovo Silvestro Carmelo Magro. Il vescovo Bugeja ha rivelato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre che la Chiesa cattolica non ha difficoltà a celebrare le sue liturgie, purché queste siano celebrate all’interno di edifici di culto e coloro che vi assistono siano stranieri. Allo stesso tempo, monsignor Bugeja, ha riferito inoltre che la Chiesa cattolica, è estremamente limitata nell’esercizio della pastorale, a causa del basso livello di sicurezza a Bengasi e Sebha e della difficile situazione finanziaria causata dal fatto che i principali benefattori della Chiesa continuano ad abbandonare il Paese.

Per quanto riguarda i musulmani, il Ministero per l’Awqaf e gli Affari islamici, un’organizzazione pan-africana semi-caritativa, ha giurisdizione sulle moschee, supervisiona il clero e si assicura che la pratica religiosa sia conforme alle regole governative[6] . Lo stesso organismo fornisce agli imam i testi dei loro sermoni che spesso contengono argomenti di natura politica e sociale.

Gli osservatori ritengono che il conflitto in atto abbia avuto un impatto deleterio sia sulla libertà di espressione che su quella di stampa.

La Dichiarazione costituzionale temporanea assicura tale libertà, ma il governo limita di fatto l’esercizio di questi diritti. Secondo quanto sostenuto dal Dipartimento di Stato statunitense, l’autocensura è applicata in tutti i settori del mondo dell’informazione come risultato delle numerose minacce subite. Gli attacchi ai mezzi di comunicazione e ai giornalisti, che includono rapimenti, violenze e omicidi, sono divenuti più gravi e diffusi. La libertà di stampa è nettamente diminuita nel periodo preso in esame da questo rapporto[7]. Nel World Press Freedom Index del 2016, la Libia aveva perso 10 posizioni rispetto all’anno precedente, e si era trovata al numero 164 su 180[8]. La situazione è leggermente migliorata da allora, e il Paese si trova attualmente al 162° posto[9].

Incidenti

In un report dell’ottobre 2016, Open Doors ha stimato che vi erano solo 150 cittadini libici di fede cristiana. Come risultato delle pressioni affrontate dalla piccola comunità cristiana, i suoi appartenenti sono obbligati a praticare la loro fede in chiese “domestiche” sotterranee[10].

Nel novembre 2016 un uomo libico convertitosi al Cristianesimo è stato arrestato nella città orientale di Bengasi[11]. L’uomo era entrato in contatto con un altro convertito in Marocco che lo aveva aiutato, ed è stato accusato di «proselitismo attraverso i social media e denigrazione dell’Islam»[12].

Nell’ottobre 2017 sono stati scoperti i corpi dei 21 cristiani (20 copti egiziani e un ghanese) decapitati nel 2015 da jihadisti legati allo Stato Islamico in una zona costiera vicino alla città di Sirte[13]. Nel settembre 2017, l’assistente del procuratore generale libico, al-Sadiq al-Sour, aveva annunciato che le autorità avevano arrestato uno dei militanti di ISIS coinvolti nelle decapitazioni, ovvero il cameraman che aveva filmato gli omicidi. Il jihadista ha fornito alle autorità libiche tutti i dettagli sulle uccisioni e sul luogo in cui erano estati abbandonati i corpi[14].

Nell’agosto 2017 l’Assemblea costituente ha proposto un testo per una nuova Costituzione che è stato respinto dalla Commissione Suprema dell’Ifta, che fa parte dell’autorità Awqaf e degli affari islamici del governo ad interim di Beida. Il fatto che il progetto di Costituzione consentisse libertà di pensiero, libertà di manifestare, il diritto di formare organizzazioni della società civile e l’uguaglianza stabilita tra uomini e donne è stato considerato inaccettabile dall’Ifta. Sebbene la bozza costituzionale definisse l’Islam religione di Stato e la sharia la fonte di diritto, non è riuscito a definire «controlli legittimi» sulla libertà di pensiero e di espressione. Secondo l’Ifta, la massima autorità religiosa islamica, questo potrebbe consentire la blasfemia (insultare Dio, il Profeta e i Compagni) e «incoraggiare l’apostasia basata sulla libertà di credo e l’unità delle religioni» promuovendo una religione diversa dall’Islam[15].

Secondo un ricercatore libico: «Il lavoro forzato e altri tipi di schiavitù sono forme diffuse di abusi e persecuzioni subite dai fedeli cristiani». Lo studioso ha aggiunto inoltre che «la forma di persecuzione che colpisce in particolare le donne e le ragazze cristiane è l’aggressione e lo stupro. Oltre al dolore fisico e alle lesioni che tali attacchi causano alle vittime, il trauma e le difficoltà emozionali causato alla loro famiglia, agli amici e ai correligionari cristiani è molto alto»[16].

Prospettive per la libertà religiosa

La libertà di religione, teoricamente garantita dalla Costituzione temporanea, è limitata nella pratica e si è deteriorata nel periodo in esame. Di fondamentale preoccupazione è il divieto di posto al proselitismo e le pene severe che tale reato può comportare. Vi è stata un’ondata di omicidi di appartenenti alle minoranze religiose e in particolare di cristiani. Questi delitti hanno permesso alle organizzazioni estremiste islamiche di acquisire maggiore influenza. A causa della rivalità politica e della mancanza di un governo unificato, organizzazioni estremiste come ISIS si stanno espandendo e controllano parti del Paese. Il trattamento inumano inflitto ai migranti (soprattutto sub-sahariani) giunti in Libia è motivo di grave preoccupazione.

Note / fonti

[1]Abdulkader Assad, “France proposes 2018 elections plan to end Libya political stalemate”, 20 maggio 2018, https://www.libyaobserver.ly/news/france-proposes-2018-elections-plan-end-libya-political-stalemate, (consultato l’8 giugno 2018).

[2] Patrick Wintour, “Libyan factions agree to hold elections on 10 December”, The Guardian, 29 maggio 2018, https://www.theguardian.com/world/2018/may/29/macron-hosts-libyan-factions-in-paris-in-push-to-secure-elections, (consultato il 10 giugno2018).

[3]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro “Libia”, Rapporto 2017 sui Diritti Umani, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/documents/organization/277499.pdf, (consultato il 11 giorno 2018).

[4]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Libia”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2014&dlid=238468, (consultato l’11 giugno 2018).

[5]Justin Salhani, “Migration from Libya down but threat of torture, death remains”, 19febbraio  2018, Al-Monitor, https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/02/libya-migration-torture-refugees-europe-killed-security.html, (consultato il 10 giugno 2018); “Migrants in Libya were tortured and suffered trauma,Doctors Without Borders say”, Africa News, 18 dicembre 2017, http://www.africanews.com/2017/12/18/migrants-in-libya-were-tortured-and-suffered-traumadoctors-without-borders-say/, (consultato il 10 giugno 2018).

[6]Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Libia”, Rapporto 2011 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/documents/organization/193109.pdf, (consultato il 10 giugno 2018).

[7]Abdulkader Assad, “On Libya’s 7th revolution anniversary, journalists are at risk: RSF reports” Libya Observer, 17 febbraio 2018, https://www.libyaobserver.ly/news/libyas-7th-revolution-anniversary-journalists-are-risk-rsf-reports, (consultato l’11 giugno 2018).

[8] “Worldwide Press Freedom Index 2016”, Nations Online, http://www.nationsonline.org/oneworld/press_freedom.htm, (consultato il 12 giugno 2018).

[9] “2018 World Press Freedom Index – Libya”, Reporters Without Borders For Freedom of Information,

[10] “Libya ‘chaos’ makes it one of world’s most dangerous places to be a Christian”, World Watch Monitor, 12agosto 2016, https://www.worldwatchmonitor.org/2016/08/libya-chaos-makes-it-one-of-worlds-most-dangerous-places-to-be-a-christian/, (consultato l’11 giugno 2018).

[11]Moutaz Ali, “Convert to Christianity arrested in Benghazi”, Libya Herald,  7 novembre 2016, https://www.libyaherald.com/2016/11/07/convert-to-christianity-arrested-in-benghazi/, (consultato l’11 giugno 2018).

[12] “Libyan Christian arrested for proselytizing”, World Watch Monitor,8novembre 2016, https://www.worldwatchmonitor.org/coe/libyan-christian-arrested-for-proselytizing/, (consultato il 10 giugno 2018).

[13] “Libyan authorities confirm: the bodies of the 21 Coptic martyrs have been found”, Agenzia Fides, 7 ottobre 2017, http://www.fides.org/en/news/63028-AFRICA_LIBYA_Libyan_authorities_confirm_the_bodies_of_the_21_Coptic_martyrs_have_been_found#.WdtUjpBvSUk, (consultato l’11 giugno 2018).

[14] Nader Shukry, “Bodies of the Copts beheaded by Daesh, Libya, located”, Watani, 29 settembre 2017, http://en.wataninet.com/coptic-affairs-coptic-affairs/sectarian/bodies-of-copts-beheaded-by-daesh-libya-located/21419/, (consultato il 10 giugno 2018).

[15] “Draft constitution’s freedoms not acceptable say Beida government’s religious authorities”, Libya Herald, 2 agosto 2017,https://www.libyaherald.com/2017/08/02/draft-constitutions-freedoms-not-acceptable-say-beida-governments-religious-authorities/, (consultato il 12 giugno 2018).

[16]Helene Fisher, Elizabeth Miller , “Christian women at double risk of persecution – because of gender as well as religion”, 7 marzo 2018, https://www.worldwatchmonitor.org/2018/03/christian-women-face-twice-as-many-forms-of-persecution-as-men-for-gender-as-well-as-religion/, (consultato il 10 giugno 2018).

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