Religione

576.000Popolazione

2.586 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightLussemburgo

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Il Lussemburgo è uno Stato laico la cui Costituzione garantisce la libertà di espressione religiosa, a patto che nello svolgimento di questa non venga commesso alcun tipo di crimine. L’articolo 20 della Carta sancisce il divieto alla coercizione nell’ambito della pratica religiosa[1].

Sebbene non vi sia una religione di Stato, una legge del 2015 ha approvato formalmente alcune convenzioni tra lo Stato e le comunità religiose[2]. Il riconoscimento ufficiale è stato garantito a sei comunità religiose: anglicani, cattolici, ebrei, musulmani, ortodossi e protestanti[3].

La stessa norma del 2015 mette fine alla pratica del finanziamento governativo dei salari e delle pensioni per i nuovi religiosi. La legge impegna il governo ad offrire ai gruppi religiosi supporto finanziario con contributi dipendenti dal numero dei membri di ciascun gruppo. La norma abolisce inoltre la precedente legislazione che rendeva il governo regionale responsabile per le comunità religiose locali che contraevano dei debiti. Infine la legge riconosce al governo il diritto di sospendere il finanziamento alle comunità religiose che non rispettano i diritti umani, la legislazione nazionale e l’ordine pubblico[4].

Per poter firmare una convenzione con lo Stato, una comunità religiosa deve istituire un organo stabile ed ufficiale con il quale il governo possa interagire. Tale organo deve appartenere ad una religione riconosciuta a livello mondiale. I membri delle comunità non riconosciute ufficialmente possono praticare liberamente la propria fede, ma non possono avere accesso ai finanziamenti governativi[5].

La legge del 2015 ha inoltre modificato le disposizioni vigenti riguardo all’educazione religiosa nelle scuole. Precedentemente, i programmi scolastici riguardanti l’educazione religiosa venivano istituiti e gestiti localmente da rappresentanti della Chiesa cattolica assieme alle autorità municipali. Gli studenti potevano decidere se frequentare il corso riguardante la religione cattolica oppure un corso di etica. Con la nuova legislazione, l’educazione religiosa nelle scuole pubbliche è stata abolita e sostituita da un corso di etica intitolato “Vita e società”, che si è già tenuto in tutte le scuole primarie e secondarie nel 2016 e 2017[6].

In base alla norma, i consigli ecclesiastici locali o fabbricerie (fabriques d’église) devono essere aboliti[7].

Nell’agosto 2017, il Ministro della Giustizia lussemburghese, Felix Braz, ha proposto un disegno di legge parlamentare per vietare l’uso di indumenti che coprono il volto in alcuni spazi pubblici, incluse scuole, centri educativi, ospedali, case di riposo, istituzioni pubbliche e trasporti pubblici. Il disegno di legge conferisce ai direttori delle istituzioni appena elencate, la possibilità di sospendere temporaneamente il divieto. La proposta di legge stabilisce inoltre sanzioni pecuniarie comprese tra 25 e 250 euro per ogni violazione del divieto[8]. In tutto il Paese, sono 47 i comuni che hanno introdotto il divieto per l’uso del velo islamico[9]. L’Assemblea della Comunità islamica del Granducato di Lussemburgo si oppone alla suddetta proposta di legge, affermando che se attuata questa violerebbe le libertà di pensiero, coscienza, religione ed espressione. L’Assemblea ritiene inoltre che il provvedimento contravvenga al divieto di discriminazione[10].

Incidenti

A quanto riportato dall’Assemblea della Comunità islamica del Granducato di Lussemburgo, nell’ottobre 2017, una giovane donna che indossava un hijab non ha potuto prestare giuramento come avvocato[11].

Nel giugno 2016, è stata intrapresa un’azione legale contro il presidente dell’Alleanza degli umanisti, degli atei e degli agnostici del Lussemburgo relativa ad una richiesta di risarcimento danni. Il presidente rischia una possibile sentenza di detenzione a causa di un post su Facebook in cui ha utilizzato l’espressione «fanatici religiosi» per descrivere un gruppo che chiedeva il ripristino dell’educazione religiosa nelle scuole pubbliche[12]. Il tribunale competente ha in seguito archiviato il caso[13].

Prospettive per la libertà religiosa

Con il cambiamento della demografia religiosa del Lussemburgo, le relazioni tra Chiesa e Stato stanno muovendo sempre più verso un modello di laicità alla francese. Gli sforzi del Lussemburgo di raggiungere accordi individuali con i vari gruppi religiosi e l’inclusione per la prima volta della comunità islamica, rivelano l’intenzione di mantenere solide relazioni e aperte comunicazioni con tutti gli interlocutori. Un esempio in tal senso è rappresentato dalla creazione di un organo interreligioso chiamato il Consiglio delle Comunità religiose riconosciute.

Note / fonti

[1] Costituzione del Lussemburgo del 1868 con emendamenti del 2009, projectconstitute.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Luxembourg_2009.pdf?lang=en, (consultato nel febbraio 2018).

[2] “Comunità Religiose”, Il Portale ufficiale del Granducato di Lussemburgo, http://www.luxembourg.public.lu/en/le-grand-duche-se-presente/religion/communautes-religieuses/index.html, (consultato nel febbraio 2018).

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Lussemburgo”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato nel febbraio 2018).

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] B. Tasch, “Last step taken toward separation of church and state”, Luxembourg Times, 18 gennaio 2018, https://luxtimes.lu/luxembourg/32510-last-step-taken-toward-separation-of-church-and-state,  (consultato nel febbraio 2018).

[8] R. Mironescu, “Luxembourg law foresees partial ban of face veils in public spaces”, Luxembourg Times, 7 agosto 2017, https://luxtimes.lu/archives/1381-luxembourg-law-foresees-partial-ban-of-face-veils-in-public-spaces, (consultato nel febbraio 2018).

[9] Ibid.

[10] “Commentaires de la Shoura par rapport au projet de loi portant modification de l’article 563 du Code pénal en créant une infraction d’interdiction de dissimulation du visage dans certains lieux publics”, Shoura, agosto 2017, http://shoura.lu/?p=155, (consultato nel febbraio 2018).

[11] “Rencontre avec le barreau dans le cadre du refus d’assermentation d’une candidate avocate”, Shoura, ottobre 2017, http://shoura.lu/?m=201710,  (consultato nel febbraio 2018).

[12] “Luxembourg humanists sued for massive “damages”, could face prison, over a Facebook post”, International Humanist and Ethical Union, 3 giugno 2016,  http://iheu.org/luxembourg-humanists-sued-for-massive-damages-could-face-prison-over-a-facebook-post/,  (consultato nel febbraio 2018).

[13] “Laurent Schley, le président de l’AHA acquitté dans une affaire de diffamation”, Le quotidien, 16 giugno 2016, http://www.lequotidien.lu/faits-divers/laurent-schley-le-president-de-laha-acquitte-dans-une-affaire-de-diffamation/, (consultato il 16 marzo 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.