Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 35 della Costituzione contempla la libertà di religione e di culto, così come la separazione tra Chiesa e Stato. La Carta stabilisce che le scuole statali sono laiche e garantisce il diritto all’obiezione di coscienza per motivi religiosi. Le persone possono rinunciare al servizio militare in favore di un’altra attività che non coinvolga l’uso della forza [1].

La “legge dell’Ucraina sulla libertà di coscienza e le organizzazioni religiose” del 1991 afferma che un gruppo religioso che desidera il riconoscimento legale è tenuto a registrarsi presso il Ministero della Cultura, un’agenzia governativa che regola gli affari religiosi. Tale ministero sovrintende i centri religiosi, le missioni, le scuole religiose e le associazioni religiose. Non è possibile per un’organizzazione religiosa, anche nel caso in cui questa sia attiva a livello nazionale, essere riconosciuta a livello nazionale, giacché la registrazione avviene localmente, nei luoghi in cui tali gruppi sono attivi. Mentre ad un gruppo non religioso è richiesto di avere almeno tre membri affinché sia consentita la registrazione, il numero minimo richiesto per le organizzazioni di fede è di dieci seguaci. I gruppi di fede devono poi presentare una copia dei loro statuti alle autorità locali. Inoltre, un gruppo religioso deve essere registrato come ONG presso il Ministero della Giustizia [2].

Recentemente, diverse proposte di legge hanno favorito l’insorgere di polemiche. I disegni di legge 4511 e 4128 sono stati interpretati come diretti contro la Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca. Un gruppo di parlamentari ha affermato che il governo russo potrebbe usare la Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca per esacerbare le divisioni religiose nel Paese e destabilizzarlo ulteriormente. I disegni di legge pongono la Chiesa ortodossa fedele a Mosca in una categoria speciale in qualità di organizzazione religiosa «i cui centri amministrativi si trovano in uno Stato riconosciuto … come Stato aggressore» e promuovono la trasformazione di tali chiese in membri della Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Kiev [3]. La bozza di legge non permetterebbe alla Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca di nominare vescovi o promuovere i chierici delle posizioni di alto livello senza la previa approvazione del governo centrale. In risposta, la Chiesa ha deciso di spostare il suo centro amministrativo a Kiev nel novembre 2017 [4]
. Il vescovo cattolico di Charkiv, monsignor Jan Sobilo, ha affermato che il disegno di legge potrebbe minacciare anche i cattolici, dal momento che le discussioni sul futuro di un gruppo religioso potrebbero essere soggette ad un’influenza impropria da parte di estranei [5].

Nel 2017 la polemica si è interrotta dopo la notizia secondo cui il Ministero della Cultura avrebbe ritardato la ri-registrazione degli statuti della la Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca. I rappresentanti del dicastero hanno affermato che gli statuti non erano in linea con la legislazione ucraina, ad esempio perché in essi erano omesse clausole relative allo status senza scopo di lucro della Chiesa. Questo ritardo è stato criticato dalla dirigenza della Chiesa ortodossa legata a Mosca e definito arbitrario. Nel dicembre 2017 la reiscrizione obbligatoria degli statuti della Chiesa è stata abolita dal Parlamento. Attualmente, l’ingresso di organizzazioni religiose nel registro delle organizzazioni senza scopo di lucro è garantito [6].

Secondo il Rapporto internazionale 2016 sulla libertà religiosa degli Stati Uniti, vi sono stati diversi casi in cui il governo ha tentato di contrastare la discriminazione religiosa ai danni dei gruppi religiosi minoritari, quali i testimoni di Geova, specialmente quando gli atti di oppressione sono stati eseguiti da funzionari locali. Il difensore civico per i diritti umani del Parlamento ha cercato con successo di rovesciare un divieto del 2015 diretto contro tutti i gruppi religiosi presenti nel villaggio di Osytniazhka, nell’Ucraina centrale, ad eccezione della comunità ortodossa locale. Un altro esempio è stato l’annullamento di un divieto risalente al 2015, nel villaggio di Otyniya, nella regione di Ivano-Frankivsk. Lì, il consiglio del villaggio locale aveva proibito alle organizzazioni religiose di affittare edifici di proprietà pubblica. In alcuni casi, i tribunali locali hanno ribaltato le sentenze contro i testimoni di Geova multati per aver pubblicamente mostrato la propria letteratura religiosa [7].

Il 16 giugno 2016, il Parlamento ha chiesto al Patriarca ecumenico di riconoscere una Chiesa ortodossa ucraina unita. Mentre la Chiesa ortodossa dipendente dal Patriarcato di Kiev e quella ortodossa autocefala ucraina hanno sostenuto l’appello, lo stesso è stato criticato dalla Chiesa ortodossa legata al Patriarcato moscovita, la quale ha definito la richiesta una «intromissione» del governo negli affari religiosi. Nel suo discorso annuale al Parlamento, il 6 settembre 2016, il presidente Poroshenko ha dichiarato che il governo non sarebbe «rimasto indifferente a guardare» mentre la Russia interferiva negli affari ecclesiastici del Paese. Il leader ha sostenuto la creazione di una Chiesa ortodossa ucraina unita e indipendente. I rappresentanti della Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca, d’altro canto, hanno continuato a segnalare discriminazioni ai danni dei loro fedeli da parte sia dei rappresentanti che dei sostenitori di alto livello della Chiesa dipendente dal Patriarcato di Kiev. La Chiesa ortodossa russa di Ucraina si è inoltre lamentata della presunta inadeguata risposta del governo centrale a tali attacchi [8].

Vi sono stati diversi casi di trattamento discriminatorio da parte delle autorità locali che riguardano terreni edificabili assegnati a gruppi religiosi minoritari, in aree quali Ivano-Frankivsk, Kirovohrad, Mykolayiv, Odessa, l’Oblast Ternopil e la città di Kiev. Nelle regioni centrali e meridionali, hanno riportato simili discriminazioni i cattolici romani, gli ortodossi legati al Patriarcato di Kiev, i membri della Chiesa greco-cattolica ucraina, gli aderenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni e i musulmani. Nel frattempo, il governo continua a rifiutarsi di restituire il seminario cattolico di Odessa confiscato in epoca sovietica. Problemi simili con la riconsegna delle ex proprietà della Chiesa cattolica romana si sono verificati nella città di Leopoli e in altre città dell’Ucraina occidentale, dove in alcuni casi le proprietà sono state consegnate ai greco-cattolici. D’altra parte, i greco-cattolici hanno avuto difficoltà a ottenere terreni per costruire le loro chiese a Sumy e Odessa, mentre la Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca ha riferito problemi simili a Leopoli e Ivano-Frankivsk. Lo stesso vale per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni di Kiev, che ha riferito come il governo della città non sia stato affatto d’aiuto nella vicenda relativa alla reintegrazione di un appezzamento di terra, che era destinato alla costruzione di un luogo di culto. I rispettivi rappresentanti delle comunità religiose hanno affermato che le autorità locali hanno fatto ostruzionismo. Rappresentanti cattolici hanno inoltre dichiarato che le autorità sono prevenute nel loro approccio alle controversie legate alla restituzione delle proprietà [9].

Eduard Dolinsky, il direttore del Comitato ebraico ucraino, ha criticato quella che è stata descritta come «l’imbiancatura» dei crimini della Seconda guerra mondiale commessi dall’Organizzazione dei nazionalisti ucraini e dalla sua ala militare, l’esercito insurrezionale ucraino. Pur elogiando la commemorazione da parte del governo del 75° anniversario del massacro di Babyn Jar, che ha provocato la morte di circa 33.000 ebrei durante l’Olocausto, Dolinsky ha criticato la glorificazione dei nazionalisti ucraini, che sono stati spesso visti come complici di tali crimini. L’apparente collaborazione tra l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini e l’esercito insurrezionale ucraino, così come i massacri diretti contro i civili polacchi, sarebbero stati coperti da istituzioni finanziate dal governo, come l’Istituto ucraino di memoria nazionale. Al tempo stesso, i loro leader e membri vengono onorati e i loro nomi sono perfino attribuiti a delle strade. Dopo la legge sulla memoria approvata in Parlamento nel 2015, ampiamente criticata dagli attivisti e dai principali studiosi internazionali, vi è stato un movimento sostenuto dallo Stato per riabilitare l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini e dell’esercito insurrezionale [10].

Incidenti

Negli Oblast di Lugansk e Donetsk, vi sono stati diversi episodi in cui i separatisti sostenuti dalla Russia hanno imprigionato membri di gruppi religiosi minoritari. Il Rapporto internazionale sulla libertà religiosa degli Stati Uniti del 2016 ha evidenziato la persecuzione dei testimoni di Geova. Il 24 giugno 2016, le “autorità” separatiste hanno adottato la “legge sulla libertà di culto e sulle associazioni religiose”, che ha vietato la creazione di “sette”. La legislazione impone a tutti i gruppi religiosi di registrarsi presso i leader separatisti, ai quali vengono conferiti ampi poteri per negare le richieste di questo tipo [11].

Dopo che la legge è stata approvata, parecchie Sale del Regno sono state sequestrate dai separatisti. Ad esempio, il 22 luglio 2016 un servizio religioso è stato interrotto nella città di Horlivka da uomini armati, che hanno ordinato a tutti i presenti di andarsene. I separatisti hanno affermato che il servizio era stato organizzato da una religione bandita. A quanto pare, gli uomini armati hanno vandalizzato l’edificio in seguito. Tre giorni dopo, vi è stato un incidente simile nella stessa città, dove è stata sequestrata un’altra Sala del Regno. Secondo quanto riferito, Volodymyr Popkov, il ministro locale, è stato sequestrato e interrogato. All’uomo sarebbe stato riferito che era condannato a morte per convincerlo ad interrompere le sue attività religiose. Il ministro non è stato rilasciato fino al giorno seguente. I separatisti sostenuti dalla Russia hanno anche sequestrato una chiesa appartenente agli avventisti del settimo giorno e messo in scena una manifestazione contro le “sette” al di fuori di una chiesa appartenente alla Chiesa greco-cattolica ucraina. Diversi luoghi di culto precedentemente sequestrati dai separatisti vengono utilizzati come strutture militari. Secondo il direttore esecutivo dell’Istituto per la libertà religiosa, una ONG di Kiev, questi edifici comprendono un complesso appartenente all’Università cristiana di Donetsk, un edificio dell’istituto biblico Word of Life a Donetsk e diversi luoghi di culto dei mormoni e dei testimoni di Geova [12].

Altri esempi di persecuzioni religiose nelle regioni controllate dai separatisti risalgono al luglio e all’agosto 2017, quando la Corte suprema della Repubblica popolare di Donetsk ha collocato due pubblicazioni dei testimoni di Geova nella lista dei materiali estremisti repubblicani. Il 4 agosto, le funzioni religiose tenute dai testimoni di Geova sono state interrotte da unità anti-terrorismo, polizia e soldati ad Alchevsk e Lugansk. Presumibilmente, durante una ricerca nell’edificio, i separatisti hanno trovato opuscoli di propaganda diretti contro di loro. I testimoni di Geova si sono difesi asserendo che la letteratura era stata contraffatta ed era stata collocata lì di proposito [13].

Il 2 febbraio 2018 è stata adottata una nuova legge nell’area controllata dalla Repubblica Popolare di Lugansk, che vieta l’esistenza di gruppi religiosi di cinque o più persone, che non sono classificati come «religioni tradizionali» [14].

Nella Crimea occupata, la situazione della locale popolazione di tatari si è ulteriormente aggravata. Il Rapporto internazionale sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti del 2016 ha così dichiarato: «Secondo le organizzazioni internazionali dei diritti umani, le autorità occupanti hanno sottoposto i tatari musulmani della Crimea a rapimenti, ricoveri psichiatrici forzati, imprigionamenti e detenzioni»[15]. Le forze di polizia locali hanno continuamente rifiutato di indagare sugli attacchi ai luoghi di culto appartenenti alle comunità tatare della Crimea, mentre alcuni gruppi per i diritti umani hanno riferito che i media russi stavano conducendo campagne contro i musulmani tatari della penisola. I mezzi di comunicazione li hanno accusati di essere collegati a gruppi terroristici. Un obiettivo particolare è stato il Bakhchisaray Mejlis (l’organo di rappresentanza esecutiva dei tatari di Crimea), che nel marzo 2016 è stato definito un’organizzazione “estremista” dalle autorità occupanti. Due mesi dopo, uno dei membri del Mejlis Bakhchisaray è stato rapito da uomini in uniforme; altri, nel frattempo, sono stati inviati negli ospedali psichiatrici. Altri musulmani sono stati invece condannati a ricoveri psichiatrici e imprigionamenti perché accusati di appartenere all’Hizb ut-Tahrir, un’organizzazione musulmana bandita in Russia [16]. Secondo un rapporto del Kyiv Post, le pressioni sui tatari di Crimea si sono intensificate in vista delle elezioni presidenziali russe del marzo 2018 [17].

Anche le Chiese cattolica, greco-cattolica, e ortodossa legata al Patriarcato di Kiev sono state prese di mira in Crimea. Le ultime due in particolare sono state obiettivo delle accuse dei media, che le hanno etichettate come «fasciste», per presunti schieramenti nel conflitto tra Ucraina e Russia. Rappresentanti della Chiesa ortodossa dipendente da Kiev hanno riferito che più di un terzo degli edifici religiosi della Chiesa sono stati sequestrati dalle autorità occupanti. Secondo quanto riportato, le nuove autorità della Crimea hanno reso difficile anche per i vescovi cattolici, poter inviare sacerdoti nelle parrocchie della penisola [18].

La comunità ebraica è invece preoccupata per il mercato Krakivskij di Leopoli, che continua a tenersi in quello che era un antico cimitero ebraico. Vi sono state segnalazioni di vandalismo ai danni di memoriali dell’Olocausto, delle sinagoghe e dei cimiteri ebraici. Secondo il Rapporto internazionale 2016 sulla libertà di religione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il 24 luglio 2016 la tomba del rabbino Aryeh Leib a Shpola, nell’Oblast Cherkasy, è stata aperta e vi è stato gettato all’interno un cocktail molotov.

A Kharkiv, un uomo non identificato ha colpito alle spalle il giornalista israeliano Yitzhak Hildeshaimer. Secondo quanto riferito, l’aggressore ha eseguito un saluto nazista quando Hildeshaimer si è voltato. Dopo l’attacco, il 24 agosto 2016, il giornalista ha affermato che probabilmente era stato aggredito perché portava la kippah.

Nel novembre e nel dicembre 2016, si è verificata una serie di incidenti antisemiti, che hanno incluso atti di vandalismo, aggressioni verbali e schernimenti dei costumi religiosi. Questi si sono verificati nelle città di Chernivtsi, Uzhgorod e Uman. L’attacco più recente avvenuto in quest’ultima città ha visto alcuni fedeli che si trovavano nei pressi di una sinagoga ricoperti di vernice spray e gas tossici. Le autorità hanno condannato pubblicamente gli attacchi e avviato delle indagini. Il 31 dicembre, sempre a Uman, è stata vandalizzata una croce. La polizia ha affermato che si trattava di una possibile vendetta in risposta agli incidenti antisemiti [19].

Un altro episodio antisemita è avvenuto nel marzo 2017, quando sul memoriale dell’Olocausto della città di Ternopil sono state dipinte con vernice spray una svastica e il logo delle SS [20].

Perspectives pour la liberté religieuse

Le divisioni religiose nel Paese non potrebbero essere meglio raffigurate se non dal caso di un sacerdote di Zaporozhe appartenete alla Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca che ha negato la sepoltura cristiana ad un bambino di due anni ucciso in un incidente, perché il piccolo era stato battezzato in una chiesa ortodossa ma legata al Patriarcato di Kiev. L’incidente è avvenuto nel gennaio 2018 quando un suicida gettatosi dal settimo piano di un edificio, cadendo ha colpito il bambino [21].

Nonostante l’armistizio tra le forze nazionali e i separatisti sostenuti dalla Russia, vi sono state molte violazioni dei diritti umani, inclusa la libertà religiosa. I separatisti di Lugansk, Donetsk e della Crimea continuano ad aggredire i gruppi religiosi non ortodossi. Anche nelle aree controllate dal governo vi sono casi di discriminazione religiosa. Lo Stato porta avanti la propria politica di minimizzazione dei crimini della Seconda Guerra Mondiale e gli incidenti antisemiti rappresentano tuttora un problema. Sebbene il governo abbia tentato di invertire le misure delle autorità locali discriminatorie nei confronti delle minoranze religiose, nel complesso sembrano esserci pochi segnali di miglioramento. Le condizioni della libertà religiosa rimangono gravi.

Note / fonti

[1] Costituzione dell’Ucraina del 1996 https://www.constituteproject.org/constitution/Ukraine_2014?lang=en (consultato il 30 marzo 2018).

[2] Legge dell’Ucraina sulla libertà di coscienza e le organizzazioni religiose del 1991 www.legislationline.org/download/action/download/id/5821/file/Ukraine_summary_law_Freedom_conscience_religious_orgs_1991_en.pdf (consultato il 31 marzo 2018).

[3] ‘Both Ukraine and Russia violate Religious Freedom’, Forum for Religious Freedom Europe, 18 maggio 2017 https://foref-europe.org/2017/05/18/both-ukraine-and-russia-violate-religious-freedom/ (consultato il 31 marzo 2018).

[4] Ivo Mijnsen ‘In der Ukraine wird auch die Religion zur Kampfzone’, Neue Zürcher Zeitung, 2 dicembre 2017 https://www.nzz.ch/international/in-der-ukraine-wird-auch-die-religion-zur-kampfzone-ld.1334650 (consultato il 31 marzo 2018).

[5] ‘”Christen warden zu Messern greifen” Ukrainische Katholiken bangen um ihre Kirchen‘, Sputnik Deutschland, 31 maggio 2017 https://de.sputniknews.com/religion/20170531315968448-ukraine-religionskriege-hetze/ (consultato il 31 marzo 2018).

[6] Editorial Board UOJ ‘Ministry of Culture asserts its innocence in delaying the registration of UOC statutes’, Union of Orthodox Journalists, 14 dicembre 2017 http://spzh.news/en/news/49375-ministry-of-culture-asserts-its-innocence-in-delaying-the-registration-of-uoc-statutes (consultato il 31 marzo 2018).

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ucraina”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268878 (consultato il 30 marzo 2018).

[8] Ibid.

[9] Ibid.

[10] Eduard Dolinsky, ‘What Ukraine’s Jews Fear‘, New York Times, 11 aprile 2017, https://www.nytimes.com/2017/04/11/opinion/what-ukraines-jews-fear.html (consultato il 26 aprile 2018).

[11] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ucraina”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268878 (consultato il 30 marzo 2018).

[12] Ibid.

[13] ‘Religious Freedom under Threat in Eastern Regions of Ukraine’, jw.org, 13 dicembre 2017 https://www.jw.org/en/news/legal/by-region/ukraine/religious-freedom-under-threat-eastern-regions/ (consultato il 30 marzo 2018).

[14] Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani “Relazione sulla situazione dei diritti umani in Ucraina dal 16 novembre 2017 al 15 febbraio 2018, http://www.ohchr.org/Documents/Countries/UA/ReportUkraineNov2017-Feb2018_EN.pdf Per maggiori dettagli sulla legge, Cfr. https://mklnr.su/religiya/novosti-religiya/1858-zakon-lnr-o-svobode-sovesti-i-religioznyh-obedineniyah-zapretil-deyatelnost-religioznyh-grupp-v-respublike.html (entrambi consultati il 30 marzo 2018).

[15] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ucraina”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268878 (consultato il 30 marzo 2018).

[16] Ibid.

[17] ‘Chubarov: Pressure on Crimean Tatars intensified prior to presidential elections in Russia’, KyivPost, 13 marzo 2018 https://www.kyivpost.com/ukraine-politics/chubarov-pressure-crimean-tatars-intensified-prior-presidential-elections-russia.html (consultato il 31 marzo 2018).

[18] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ucraina”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268878 (consultato il 30 marzo 2018).

[19] Ibid.

[20] JTA ‘Holocaust memorial vandalized in western Ukraine’, The Times of Israel, 27 marzo 2017, http://www.timesofisrael.com/holocaust-memorial-vandalized-in-western-ukraine/ consultato il 27 aprile 2018).

[21] Wacław Radziwinowicz ‘Ukraina oburzona na duchownego, który odmówił pochowania dziecka ochrzczonego “nieprawidłowo”’,Gazeta Wyborcza, 8 gennaio 2018 http://wyborcza.pl/7,75399,22866733,ukraina-oburzona-na-duchownego-ktory-odmowil-pochowania-dziecka.html?disableRedirects=true (consultato il 31 marzo 2018).

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