Religione

9.900Popolazione

26 Km2Superficie

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homekeyboard_arrow_rightTuvalu

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Lo Stato indipendente di Tuvalu nel Sud Pacifico è il quarto più piccolo Paese al mondo.

In base alla Costituzione, «nessuno deve essere ostacolato nell’esercizio della sua libertà di credo»[1]. Ciò include la libertà di cambiare il proprio credo e di fare proselitismo. Le eccezioni a questa regola sono tuttavia insolitamente ampie rispetto a simili costituzioni. Il diritto può essere limitato dalla legge per ragioni di difesa, ordine pubblico, sicurezza, moralità e salute, ma anche se il loro esercizio è «divisivo, allarmante o lesivo» dei «diritti o sentimenti» di altre persone. Secondo il preambolo della Costituzione, Tuvalu è «uno Stato indipendente fondato su principi cristiani, sullo stato di diritto e sulle usanze e sulla tradizione di Tuvaluan». La protezione offerta alla libertà di religione si applica ugualmente al diritto di non avere una religione in particolare.

Oltre il 90 percento della popolazione è membro dell’Ekalesia Kelisiano Tuvalu (EKT), una Chiesa congregazionalista che è la Chiesa di Stato ed è autorizzata a svolgere funzioni speciali in occasione di eventi di rilevanza nazionale. Circa il 2 percento della popolazione è composto da baha’i e vi sono anche piccoli gruppi di cattolici, avventisti del settimo giorno, battisti, musulmani e mormoni. Le nove isole hanno capi tradizionali che seguono tutti la Chiesa cristiana congregazionale di Tuvalu. La maggior parte dei membri di altre fedi religiose risiede nella capitale, Funafuti.

I gruppi religiosi con membri adulti che rappresentano più del 2 percento della popolazione devono registrarsi presso lo Stato e se non adempiono a tale dovere possono essere perseguiti. Per la registrazione è necessaria l’approvazione dei tradizionali consigli degli anziani (falekaupule).

Ai sensi della Legge sulla restrizione delle organizzazioni religiose del 2010 [2], qualsiasi gruppo religioso, indipendentemente dal numero dei propri seguaci, deve ottenere l’approvazione del falekaupule (assemblea degli anziani) di ciascuna isola al fine di svolgere lì le proprie attività. È vietato il culto religioso pubblico da parte di gruppi non approvati dai consigli degli anziani. Il falekaupule può impedire ai gruppi religiosi di tenere riunioni pubbliche se si ritiene che esse minaccino i «valori o la cultura» dell’isola [3]. I gruppi che si riuniscono per manifestazioni religiose non autorizzate possono essere multati fino a 500 dollari australiani [4], mentre gli individui che partecipano ad attività non autorizzate rischiano di incorrere in sanzioni pecuniarie fino a 200 dollari australiani. Sebbene questa legge possa essere incostituzionale, non è stata finora mai impugnata in tribunale. Ai sensi della legge, gli individui e le famiglie possono praticare il culto liberamente all’interno delle proprie «residenze».

Durante l’ultimo decennio, i membri delle religioni di minoranza hanno dimostrato con successo nei tribunali di Tuvalu che il loro diritto costituzionale alla libertà di religione era stato violato o che erano stati discriminati a causa della loro religione [5]. Negli ultimi anni, è stato infatti riportato che, in alcune isole, gruppi religiosi diversi dall’Ekalesia Kelisiano Tuvalu hanno incontrato l’opposizione dei tradizionali consigli degli anziani e hanno dovuto lasciare l’isola, mentre su altre isole i missionari hanno fatto proseliti senza restrizioni [6].

Le minoranze religiose sull’isola principale di Funafuti hanno affermato di non avere subito alcuna restrizione dei loro diritti costituzionali. È stato riportato inoltre che nelle isole esterne, i gruppi religiosi operano anche in assenza di un’approvazione ufficiale e senza ostacoli [7]. L’Ekalesia Kelisiano Tuvalu esercita un’influenza significativa sulla vita sociale e politica di Tuvalu, ma la cultura tradizionale e la Chiesa sono così strettamente allineate che è essere difficile affermare che tale influenza sia religiosa o culturale.

In base alla Costituzione, una comunità religiosa ha il diritto di stabilire, mantenere e gestire i luoghi deputati all’istruzione. L’educazione religiosa può essere fornita nelle scuole, ma non è obbligatorio seguire i corsi di educazione religiosa o prendere parte alla pratica religiosa se lo studente appartiene ad un’altra fede. Tuttavia i leader di alcuni gruppi religiosi di minoranza hanno affermato che a volte gli studenti sono stati costretti a partecipare agli eventi dell’Ekalesia Kelisiano Tuvalu [8].

Incidenti

È stato riferito che il 7 maggio 2016 una famiglia di Testimoni di Geova è stata sfrattata da Vaitupu perché il padre ha rifiutato di contribuire alla costruzione di una chiesa dell’Ekalesia Kelisiano Tuvalu [9].

Prospettive per la libertà religiosa

Non vi è nulla che possa far prevedere possibili cambiamenti nel prossimo futuro.

Note / fonti

[1] Costituzione di Tuvalu del 1986, successivamente modificata, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Tuvalu_1986.pdf?lang=en, (consultato il 17 febbraio 2018).

[2] Legge sulla restrizione dell’organizzazione religiosa del 2010, Organizzazione internazionale del Lavoro, http://ilo.org/dyn/natlex/natlex4.detail?p_lang=en&p_isn=89619&p_count=96232, (consultato l’11 marzo 2018).

[3] Ibid.

[4] Tuvalu ha la sua moneta, il dollaro di Tuvaluan (TVD), ma il dollaro australiano (AUD) ha corso legale nel Paese. Cfr.: “Tuvalu”, The Commonwealth, http://thecommonwealth.org/our-member-countries/tuvalu, (consultato l’11 marzo 2018).

[5] Alta Corte di Tuvalu, Teonea vs Pule o Kaupule of Nanumaga [2009] TVCA 2; Corte di Appello Civile, Appello n. 1 del 2005 (4 novembre 2009); Konelio e Altri vs Kaupule di Nanumaga [2010] TVHC 9; Caso n. 13 del 2008 (23 marzo 2010), Pacific Islands Legal Institute, http://www.paclii.org/tv/cases/TVHC/2010/9.html, (consultato il 17 febbraio 2018).

[6] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Tuvalu”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2016&dlid=268776, (consultato il 17 febbraio 2018).

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op.cit.

[8] Ibid.

[9] Ibid.

Riguardo a noi

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