Religione

626.000Popolazione

13.812 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 46 della Costituzione garantisce la libertà di credo religioso. Il diritto di esprimere credenze religiose è limitato soltanto dalla necessità di proteggere la vita e la salute degli altri, la pace e l’ordine pubblico. L’articolo 14 stabilisce che le comunità religiose devono essere uguali e libere nell’esercizio dei loro riti religiosi e degli affari religiosi e che sono separate dallo Stato.

I gruppi religiosi devono registrarsi presso la polizia locale entro 15 giorni dalla loro costituzione per ricevere lo status di persona giuridica. La polizia deve quindi presentare questa registrazione al Ministero degli Interni. Le organizzazioni religiose devono avere almeno due membri per registrarsi.

Le comunità religiose registrate in Montenegro includono la Chiesa del Vangelo di Cristo, la missione cattolica Tuzi, la Chiesa cristiana avventista, la Chiesa evangelica, l’Ordine militare dei credenti ospitali di San Lazzaro di Gerusalemme per il Montenegro, la missione francescana per Malesia, la comunità cristiana biblica, i baha’i, la comunità montenegrina, Chiesa cristiana avventista, buddisti, protestanti, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), i testimoni di Geova e la comunità ebraica[1].

Il governo stipula accordi individuali con le organizzazioni religiose. Finora sono stati conclusi accordi separati tra il governo del Montenegro e le comunità cattolica, islamica ed ebraica[2]. Questi accordi non sostituiscono l’necessarietà della registrazione. Non esiste un accordo simile con la Chiesa ortodossa serba o la Chiesa ortodossa montenegrina.

Molte delle festività pubbliche ufficiali del Paese sono basate sul calendario liturgico ortodosso. Vengono inoltre osservate altre festività cattoliche, musulmane ed ebraiche.

La “legge sulle comunità religiose” del 1977[3] è ancora in vigore in Montenegro. Questa legge risale all’epoca in cui il Montenegro era una delle repubbliche costitutive dell’ex Jugoslavia. Una nuova norma sulla libertà di religione è stata redatta per regolare lo status delle Chiese e delle altre comunità religiose nella società laica montenegrina. Tuttavia, la bozza non è stata ancora conclusa. In base al disegno di legge, si propone che tutte le chiese e i monasteri costruiti prima del 1918 diventino proprietà dello Stato e parte del patrimonio culturale del Paese. Le comunità religiose dovrebbero inoltre dovuto iniziare a pagare le tasse e sarebbero obbligate a «informare confidenzialmente il governo» prima di nominare i propri rappresentanti. Dopo che le comunità religiose hanno presentato 4.501 osservazioni, il Ministero ha dovuto ritirare il disegno di legge per ulteriori considerazioni.

Sebbene sia stato annunciato per la fine del 2017, un nuovo disegno di legge non è ancora stato presentato al pubblico. Secondo il direttore generale per le relazioni con le comunità religiose del Ministero per i Diritti umani e delle minoranze, Žana Filipović, è attualmente all’esame una nuova bozza preliminare. Tuttavia, il ministro non è stato in grado di dire con precisione quando questa sarebbe stata presentata in Parlamento[4].

Il 3 settembre 2017, dopo 70 anni di attesa, la diocesi di Bar, la più antica istituzione religiosa del Montenegro, ha benedetto e dedicato la nuova concattedrale di San Pietro Apostolo. Una messa speciale è stata celebrata dall’allora arcivescovo, monsignor Zef Gashi. La prima pietra della nuova co-cattedrale di Bar è stata posata nel 2011 dal già cardinale, arcivescovo emerito di Washington, Theodor McCarick.

Nel dicembre 2017, i politici statali montenegrini si sono uniti ai membri della comunità ebraica per posare la prima pietra di una nuova sinagoga a Podgorica. Il governo del Montenegro ha donato la terra per un tempio ebraico nel 2013. Secondo i giornali locali si tratterà della prima sinagoga costruita nei Balcani durante questo secolo[5].

Per la prima volta in oltre un secolo, la comunità ebraica del Montenegro ha il suo rabbino residente, Ari Edelkopf, un rabbino chabad nato a Los Angeles. Edelkopf è anche il primo rabbino residente in Montenegro da quando il Paese è diventato indipendente nel 2006. Al giorno d’oggi la comunità ebraica in Montenegro è la più giovane e probabilmente una delle più piccole comunità ebraiche del mondo. Secondo il censimento più recente, circa 300 ebrei vivono in Montenegro.

Un gruppo di 30 abitanti musulmani di Rozaje, una città situata sul confine tra Montenegro e Kosovo, ha recentemente dimostrato che la tolleranza religiosa è molto viva tra la gente comune in Montenegro. Mentre lavoravano all’estero, sono venuti a sapere che la locale chiesa ortodossa di San Giovanni Battista aveva disperatamente bisogno di essere ricostruita. Hanno dunque raccolto il denaro e aiutato i parrocchiani ortodossi a sostituire porte e finestre di legno deformate e danneggiate. Rozaje è una città a maggioranza musulmana e soltanto il due per cento dei residenti è composto da credenti ortodossi[6].

Incidenti

Il 1° ottobre 2017, al fine di evitare scontri fisici tra i sostenitori della Chiesa ortodossa montenegrina e i sostenitori della Chiesa ortodossa serba, la polizia locale di Cetinje ha impedito all’arcivescovo ortodosso e al clero di celebrare una messa per il re Nikola e la sua famiglia nel monastero di Ćipuri a Cetinje[7].

Il sindaco della capitale montenegrina Podgorica, Slavoljub Stijepovic, ha presentato una denuncia penale contro perpetratori sconosciuti «vestiti come sacerdoti», che hanno tenuto una messa su proprietà contese. Nella denuncia penale del sindaco si affermava che i perpetratori sconosciuti avevano fatto irruzione nell’ex-mercato nel quartiere di Konik e avevano violato la proprietà del comune. La denuncia penale è stata presentata dopo che i sacerdoti serbi ortodossi, guidati da Amfilohije Radovic, hanno celebrato una messa il 23 aprile 2017 in un mercato in disuso, per segnare l’inizio della costruzione di una nuova chiesa consacrata a San Vasilije Ostroski[8].

Il restauro di un monumento storico a Podgorica ha causato un contrasto pubblico tra musulmani e ortodossi. Durante il processo di ricostruzione, una croce metallica di 100 anni è stata rimossa dalla cima della torre dell’orologio (Sahat Kula) costruita nel 1667 dal sovrano ottomano Adži-paša Osmanagić. La comunità islamica insiste sul fatto che la croce di metallo non dovrebbe essere restituita indietro perché non fa parte dell’architettura islamica originale. La Chiesa ortodossa serba chiede invece che la croce sia restituita alla torre il prima possibile. Il progetto di restauro è stato finanziato con un milione di euro dall’agenzia TIKA della Turchia.

La Chiesa ortodossa serba si oppose fermamente ai piani del governo di costruire diverse centrali idroelettriche sul fiume Moraca nella parte settentrionale del Paese. I rappresentanti della Chiesa hanno sostenuto che il piano del governo metterebbe in pericolo l’esistenza di un monastero del XIII secolo che è anche uno dei più importanti santuari di pellegrinaggio in Montenegro[9].

Prospettive per la libertà religiosa

Un anno dopo che il Montenegro è stato ammesso ufficialmente nella NATO, non vi sono molti cambiamenti positivi che possono essere osservati nella vita quotidiana dei cittadini montenegrini. Le riforme hanno generalmente subito un rallentamento. Il tasso di disoccupazione è aumentato, fino a raggiungere il 24 percento nel 2017. L’opinione pubblica considera il governo altamente inefficiente e corrotto.

Il disegno di legge sulla libertà religiosa non è stato ancora adottato, nonostante le promesse.

La Chiesa ortodossa serba e la Chiesa ortodossa montenegrina continuano la loro disputa relativa all’appartenenza delle proprietà religiose in Montenegro. Il clero della Chiesa ortodossa serba persiste nel fare ricorso ad una retorica offensiva, che a volte rasenta i discorsi d’odio, e nel cercare di interferire negli affari dello Stato e nella politica. Ad eccezione del conflitto tra le due Chiese ortodosse, le relazioni tra i gruppi religiosi sono amichevoli e fondate sulla tolleranza. Resta da vedere se la situazione politica ed economica piuttosto instabile influenzerà in modo significativo la società montenegrina per tradizione religiosamente tollerante.

Note / fonti

[1]Direttorio per le comunità religiose all’interno del Ministero per i diritti umani e delle minoranze

[2]Ufficio delle pubbliche relazioni del governo del Montenegro

[3]Gazzetta ufficiale del Montenegro, N. 9/77

[4]La legge religiosa non è ancora all’ordine del giorno in Parlamento, Dan, 28 marzo 2018, http://www.dan.co.me/?nivo=3&rubrika=Drustvo&clanak=640420&najdatum=2018-03-28&datum=2018-03-29

[5] La prima pietra per una nuova sinagoga a Podgorica, Canale televisivo statale del Montenegro, Servizio pubblico nazionale,http://www.rtcg.me/vijesti/podgorica/187953/postavljen-kamen-temeljac-za-sinagogu.html

[6] CDM. I donatori musulmani hanno aiutato la ricostruzione della chiesa ortodossa a Rozaje, 13 febbraio 2018, https://www.cdm.me/drustvo/muslimani-glavni-donatori-za-obnovu-crkve-u-rozajama/

[7]Lela Šćepanović, Il conflitto della Chiesa ortodossa ha impedito la celebrazione di una messa, Radio Free Europe, https://www.slobodnaevropa.org/a/sukob-spc-i-cpc/28773638.html

[8]Milica Đurović, Stijepovic ha presentato una denuncia penale, Amfilohije e i suoi sacerdoti hanno scassinato il mercato locale a Konik a Podgorica, http://www.vijesti.me/vijesti/stijepovic-podnio-prijavu-amfilohije-i-svestenici-obili-pijacu-na-koniku-934994

[9]Dusica Tomovic, Serbian Church in Montenegro Slams Planned Dams, 27 dicembre 2016, http://www.balkaninsight.com/en/article/serbian-church-slams-montenegro-s-plan-to-dam-moraca-river-12-26-2016-1

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