Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione post-rivoluzionaria [1] promulgata nel gennaio 2014 sottolinea l’impegno del popolo tunisino a rispettare «gli insegnamenti dell’Islam» e a proteggere il «patrimonio culturale» del Paese. Secondo l’articolo 1, «la Tunisia è uno Stato libero, indipendente e sovrano; la sua religione è l’Islam, la sua lingua è l’arabo e il suo sistema è quello repubblicano». L’articolo 2 afferma, tuttavia che «la Tunisia è uno Stato civile basato sulla cittadinanza, la volontà del popolo e la supremazia della legge».

L’articolo 6 recita quanto segue: «Lo Stato è il guardiano della religione. Garantisce la libertà di coscienza e di credo, il libero esercizio delle pratiche religiose e la neutralità delle moschee … Lo Stato si impegna a diffondere i valori della moderazione, della tolleranza e della protezione del sacro e il divieto di ogni sua violazione. Si impegna ugualmente a proibire e a contrastare le accuse di takfirismo e l’incitamento alla violenza e all’odio» [2]. I critici considerano questo articolo contraddittorio [3]. Sebbene l’attuale governo abbia sottolineato l’importanza della libertà religiosa, quella stessa libertà risulta, secondo le critiche, indebolita dalla Costituzione che si ritiene legittimi delle restrizioni a tale diritto. Secondo Fadhel Achour, segretario generale dell’Unione degli Imam, la laicità in Tunisia è irrealizzabile giacché il Paese è storicamente «una nazione musulmana» [4].

Il presidente deve essere musulmano. La Costituzione, tuttavia, garantisce le libertà di credo e di coscienza. I tentativi di criminalizzare l’apostasia da parte degli islamisti in seno all’Assemblea costituzionale sono falliti e pertanto la conversione dall’Islam a un’altra religione non è illegale ai sensi della Costituzione.

La legge shari’a non è menzionata come fonte di legislazione, ma è parzialmente incorporata nelle leggi che regolano lo status personale (matrimonio ed eredità).

In base ad un concordato tra la Santa Sede e la Tunisia, risalente al 1964, la Chiesa cattolica è ufficialmente riconosciuta e autorizzata a gestire chiese e istituzioni sociali. Una fonte locale cattolica che desidera rimanere anonima, ha dichiarato che «[l’accordo] ci dà certezza giuridica, ma comporta anche delle restrizioni. Secondo questo modus vivendi, non siamo autorizzati a tenere o svolgere pubbliche espressioni della fede cattolica quali processioni o simili manifestazioni. Nel complesso, questo accordo proibisce qualsiasi forma di proselitismo»[5].

La netta maggioranza dei cittadini tunisini è composta da musulmani sunniti, tuttavia alcuni di loro si sono convertiti al Cristianesimo. Secondo alcune fonti potrebbero essere fino a 12.000 i cristiani convertiti. Altre fonti locali cattoliche, stimano in circa 25.000 i cristiani stranieri che vivono in Tunisia. Altri ritengono che la cifra sia molto più bassa. La maggior parte dei cristiani stranieri è cattolica, con fonti locali che suggeriscono vi possano essere fino a 20.000 fedeli [6]. Inoltre, nel Paese sono presenti le comunità ortodossa e protestante. Molti cristiani provenienti dall’estero lavorano o studiano in Tunisia oppure vi sono immigrati. Tra questi vi sono numerosi africani sub-sahariani.

In seguito alla chiusura della Banca africana per lo sviluppo di Tunisi [7], i cristiani che vi lavoravano hanno lasciato il Paese, con un conseguente drastico calo della loro presenza nelle rispettive parrocchie. Molti dei cristiani che vi lavoravano si erano temporaneamente stabiliti in Tunisia dopo essere stati costretti a lasciare la Costa d’Avorio nel 2003 per motivi di sicurezza. La banca ha impiegato diverse centinaia di cristiani e le loro famiglie sono ora ritornate in Costa d’Avorio.

In Tunisia esiste anche un’antica comunità ebraica di circa 1.500 persone [8]. La maggior parte degli ebrei ha lasciato il Paese dopo l’istituzione dello Stato di Israele. Gli ebrei tunisini oggi vivono principalmente a Tunisi e sull’isola di Djerba. Il rabbino capo riceve il proprio salario dal governo tunisino. Pur essendo ancora esposte a minacce, le comunità ebraiche godono di una relativa libertà e un alto livello di protezione [9].

Incidenti

Vi è una crescente pressione sociale e ufficiale in favore di un Islam più conservatore, specialmente nelle piccole città e nelle aree rurali remote. Durante il Ramadan del 2017, cinque tunisini sono stati arrestati con l’accusa di «pubblica indecenza» per non aver rispettato il Ramadan in pubblico; ognuno di loro è stato condannato a un mese di prigione: quattro perché avevano mangiato in pubblico durante le ore diurne e il quinto perché fumava [10]. Ciò ha scatenato le proteste di diversi gruppi della società civile che difendono il diritto a non digiunare durante il Ramadan [11].

Lo storico cimitero cristiano di Sfax è però profanato nel febbraio 2017 [12].

Più recentemente, nel gennaio 2018, una bomba è stata fatta esplodere nella sinagoga El Ghriba situata sull’isola di Djerba [13]. A differenza dell’attacco terroristico commesso da Al-Qaeda nel 2002, quest’ultimo, che ha causato soltanto danni minori e nessun ferito, sembra essere più che altro il risultato di disordini a livello locale. Bombe molotov sono state inoltre lanciate all’ingresso di due scuole ebraiche [14].

Sebbene non vi sia stato alcun altro attacco terroristico su vasta scala come avvenuto nel 2015 e quindi durante il precedente periodo di riferimento, permangono delle preoccupazioni soprattutto riguardo alla presenza di al-Qaeda e a quella degli estremisti che sono ritornati in Tunisia a seguito della sconfitta dello Stato Islamico (ISIS) in molte aree della Siria e dell’Iraq. L’esercito tunisino è estremamente preoccupato per la possibilità che al-Qaeda cerchi di riorganizzarsi nel Paese [15].

Prospettive per la libertà religiosa

I passi compiuti verso la modifica della legislazione relativa alle eredità, mirata a garantire l’uguaglianza di genere, sono tra le numerose prove indicazioni che il governo tunisino potrebbe essere disposto a intraprendere iniziative volte a rafforzare le diverse minoranze, compresi i non musulmani. Il presidente Béji Caïd Essebsi ha inoltre nominato una commissione per esaminare le modifiche ad un decreto del 1973 che proibiva alle donne musulmane tunisine di sposare uomini non musulmani. Per il presidente, tale provvedimento costituiva «un ostacolo alla libertà di scelta del coniuge» [16]. Pur a seguito di accese discussioni, il decreto è stato abrogato.

Queste tematiche hanno innescato un ampio dibattito non soltanto in Tunisia, ma anche in tutto il mondo arabo. Vi è stata una ferma condanna al riguardo da parte dell’università egiziana di Al-Azhar, un’istituzione sunnita, che ha dichiarato tali decisioni come «contrarie agli insegnamenti islamici»[17].

I cattolici locali considerano la Costituzione del Paese promulgata nel 2014 come un progresso. «Non soltanto garantisce la libertà di culto, ma anche una piena libertà di coscienza», ha dichiarato un sacerdote cattolico ad Aiuto alla Chiesa che Soffre [18]. Il religioso ha anche aggiunto: «La Carta consente le conversioni religiose, anche quelle dall’Islam al Cristianesimo, un qualcosa di inconcepibile in molti Paesi islamici».

«Dobbiamo vedere come si evolverà la situazione – ha proseguito – giacché la teoria è ben diversa dalla pratica. Un musulmano che mostra interesse per il Cristianesimo potrebbe essere comunque sottoposto a una forte pressione sociale» [19]. Infatti, secondo fonti locali, alcuni musulmani convertiti al Cristianesimo sono stati aggrediti o ostracizzati dalle loro stesse famiglie.

Man mano che aumenta il malcontento sociale ed economico, i disordini possono portare a massicce proteste di piazza e ad una ripresa del reclutamento da parte dei gruppi jihadisti. Questo, a sua volta, può contribuire a rendere nuovamente le comunità non musulmane un bersaglio.

Note / fonti

[1] Costituzione della Tunisia del 2014, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Tunisia_2014.pdf?lang=en, (consultato il 5 febbraio 2018).

[2] Ibid.

[3] Amna Guellali, “The Problem with Tunisia’s New Constitution”, Human Rights Watch, 3 febbraio 2014, https://www.hrw.org/news/2014/02/03/problem-tunisias-new-constitution, (consultato il 12 febbraio 2018).

[4] Alessandra Bocchi, “How religiously free is the Arab world’s most democratic country?”, The New Arab, 29 agosto 2017, https://www.alaraby.co.uk/english/indepth/2017/8/29/lifting-the-veil-religious-freedoms-in-tunisia, (consultato il 12 febbraio 2018).

[5] Oliver Maksan, “Thanks to Pope Francis, people are interested in Christianity”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 24 novembre 2014, https://aidchurch.wordpress.com/2014/11/page/2/, (consultato il 20 marzo 2018).

[6] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Tunisia”, Rapporto 2007 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2007/index.htm, (consultato il 20 marzo 2018).

[7] Katharina Pfannkuch, “Cause for concern”, Qantara.de, 9 ottobre 2013, http://en.qantara.de/content/christians-in-tunisia-cause-for-concern, (consultato il 20 marzo 2018).

[8] Ahmed Maher, “Tunisia’s last Jews at ease despite troubled past”, BBC, 1° maggio 2013, http://www.bbc.com/news/world-africa-22364049, (consultato il 20 marzo 2018).

[9] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Tunisia”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 20 marzo 2018).

[10] “Tunisian smoker jailed for not fasting during Ramadan”, BBC, 14 giugno 2017, http://www.bbc.com/news/world-africa-40273859, (consultato il 6 febbraio 2018).

[11] “Tunisians protest for right not to fast during Ramadan”, Middle East Eye, 11 giugno 2017, http://www.middleeasteye.net/news/tunisians-protest-right-not-fast-during-ramadan-432430591, (consultato il 9 febbraio 2018).

[12] “Tunisia: Sfax: profanation of a Christian cemetery”, Human Rights Watch, 20 febbraio 2017, http://hrwf.eu/tunisia-sfax-profanation-of-a-christian-cemetery/, (consultato il 29 gennaio 2018).

[13] Jack Moore, “Tunisia synagogue firebombed as protests rock Arab spring success story”, Newsweek, 10 gennaio 2018, http://www.newsweek.com/tunisia-synagogue-firebombed-protests-rock-arab-spring-success-story-776834, (consultato il 1° febbraio 2018).

[14] Tarek Amara e Ulf Laessing, “Protests hit Tunisia for third night as PM warns of clampdown”, Reuters, 10 gennaio 2018, https://www.reuters.com/article/us-tunisia-protests/protests-hit-tunisia-for-third-night-as-pm-warns-of-clampdown-idUSKBN1EZ0OI, (consultato il 1° febbraio 2018).

[15] Tarek Amara e Lamine Chikhi, “Al Qaeda trying to regroup in Tunisia after Islamic State setbacks: sources”, Reuters, 7 febbraio 2018, https://www.reuters.com/article/us-tunisia-security/al-qaeda-trying-to-regroup-in-tunisia-after-islamic-state-setbacks-sources-idUSKBN1FR250, (consultato il 16 marzo 2018).

[16] “Tunisian women free to marry non-Muslims”, BBC, 15 settembre 2017, http://www.bbc.com/news/world-africa-41278610, (consultato il 12 febbraio 2018).

[17] “Egypt’s Al-Azhar rejects Tunisia’s calls for equal inheritance for women”, El-Monitor, agosto 2017, https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/08/egypt-opposition-call-tunisia-inheritance-gender-equality.html, (consultato il 12 febbraio 2018).

[18] “Tunisia”, Rapporto sulla libertà religiosa 2016, Aiuto alla Chiesa che Soffre, http://religious-freedom-report.org/report/tunisia/, (consultato il 21 febbraio 2018).

[19] Ibid.

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