Religione

55.155.000Popolazione

947.303 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightTanzania

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Gli emendamenti alla Costituzione della Tanzania sono allo studio ma al momento della stesura di questo rapporto non sono ancora stati convertiti in legge. Pertanto, rimane in vigore la Costituzione del 1977 con i suoi precedenti emendamenti. L’articolo 19 di tale Carta afferma che «ogni persona ha diritto alle libertà di pensiero o coscienza, di fede o credo e di scelta in materia di religione, inclusa la libertà di cambiare la propria religione o il proprio credo»[1].

La nuova bozza di Costituzione contiene ulteriori dettagli sull’estensione e sulle limitazioni al diritto alla libertà di religione. In particolare, il nuovo articolo 41 contiene disposizioni dettagliate che includono quanto segue: (i) ogni persona ha il diritto alle libertà di coscienza e di fede; (ii) ogni persona ha il diritto di celebrare e diffondere liberamente la propria religione purché nel farlo non violi la legge del Paese; (iii) il compito di organizzare comunità religiose è al di fuori delle competenze governative; (iv) la tutela del diritto alla libertà di culto deve essere regolata dalla legge; (v) lo Stato deve vietare qualsiasi uso improprio della libertà di culto allo scopo di interrompere la pace del Paese, diffondere odio o causare confusione all’interno della società; (vi) la fede e la religione non devono mai essere utilizzate per favorire l’ostilità o la divisione tra i cittadini [2].

La Costituzione di Zanzibar – che dal 1964 fa parte della Repubblica unita della Tanzania, ma mantiene la propria autonomia, con un proprio presidente e un proprio Parlamento – contiene le stesse garanzie relative alla libertà religiosa della versione della Costituzione della Tanzania ancora in vigore.
Tutte le organizzazioni religiose sono tenute a registrarsi presso il Ministero degli affari interni della Tanzania e l’Ufficio del registro generale di Zanzibar. Per la registrazione, sono richiesti i nomi di almeno 10 membri, insieme con gli statuti scritti dell’organizzazione, i curricula dei leader e una lettera di raccomandazione del prefetto del loro distretto di origine. Inoltre, le organizzazioni musulmane sono tenute a fornire una prova di autorizzazione da parte del Consiglio musulmano nazionale della Tanzania (Bakwata), o un’autorizzazione simile da parte del muftì locale se hanno basate a Zanzibar.

Il governo di Zanzibar nomina un muftì, un giurista professionista che interpreta la shari’a (legge islamica), per sorvegliare le organizzazioni musulmane. Alcuni musulmani hanno sostenuto che questa pratica rappresenta un’eccessiva interferenza da parte del governo.
L’insegnamento della religione nelle scuole statali è permesso, ma solo come materia extra-curriculare. Le lezioni devono essere approvate dalla direzione scolastica o dalle associazioni degli insegnanti e dai genitori e sono offerte gratuitamente da genitori o altri volontari. Le scuole e le università religiose sono legali, e ve ne sono molte, sia cristiane (cattoliche o protestanti) che islamiche. Le organizzazioni cristiane sono tenute a presentare al Ministero degli Interni una lettera di accreditamento scritta dalla gerarchia della loro stessa denominazione.

Le festività religiose nazionali riconosciute includono le feste cristiane del Venerdì Santo, il lunedì di Pasqua e il giorno di Natale, e quelle musulmane di Maulid, Eid al-Fitr e Eid al-Adha

Incidenti

La Tanzania ha una lunga tradizione di coesistenza pacifica tra le diverse confessioni religiose, in particolare tra cristiani e musulmani, e la libertà di religione è di norma rispettata. Generalmente la religione non è percepita come un fattore di contrasto, e si ritiene che i recenti conflitti e tensioni sociali siano scaturiti principalmente da dispute tra i partiti politici [3].

Il 25 dicembre 2017, il pastore Zachary Kakobe, che guida una Chiesa pentecostale nella capitale commerciale di Dar es Salaam, ha pronunciato un sermone natalizio in cui affermava che «bandendo sistematicamente l’attività politica, la Tanzania si sta quietamente trasformando in uno Stato a partito unico». Alcuni giorni dopo, il Ministero degli Interni ha avvertito le organizzazioni religiose che se avessero commentato le questioni politiche, avrebbero potuto incorrere nella revoca della loro licenza [4].
Un caso analogo si è verificato nel luglio 2016, quando il vescovo Gwajima della Chiesa Pentecostale di Cristo Tanzania a Dar es Salaam è stato arrestato e interrogato dalla polizia dopo aver criticato dal pulpito il partito al governo. La polizia ha rilasciato il vescovo dopo poche ore, ma la licenza della sua Chiesa è stata sospesa in attesa di ulteriori indagini.

Nel settembre 2016, tre sospetti sono stati condannati all’ergastolo per un attacco doloso avvenuto nel 2015 ai danni di una chiesa evangelica luterana nella regione occidentale di Kagera [5].

Negli ultimi anni, i cristiani in Tanzania – e, in misura minore, i musulmani moderati – sono stati sempre più preoccupati a causa dei violenti attacchi di ispirazione islamica. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel periodo preso in esame dalla versione precedente di questo rapporto, nell’ultimo biennio non sono stati segnalati gravi attacchi da parte di elementi radicali islamici contro le istituzioni cristiane.

Prospettive per la libertà religiosa

La lunga tradizione della Tanzania di rispetto per il diritto alla libertà religiosa e di convivenza religiosa è continuata, nonostante negli ultimi anni vi siano stati alcuni tentativi da parte di gruppi estremisti di diffondere una visione violenta dell’Islam. Le attività di questi gruppi sono diminuite nel periodo in esame. Altri incidenti, come le azioni giudiziarie contro i pastori pentecostali, sembrano avere motivazioni piuttosto politiche. Pertanto, possiamo concludere che il rispetto del diritto alla libertà religiosa è migliorato in Tanzania e che le prospettive sono positive.

Note / fonti

[1] Repubblica unita di Tanzania. Magistratura, http://www.judiciary.go.tz/downloads/constitution.pdf, (consultato il 1° maggio 2018).

[2] Le disposizioni della nuova Costituzione riguardanti la libertà di religione sono state fornite da un missionario immigrato che conosce bene lo swahili. La nuova Costituzione, nella versione originale in swahili, utilizza la parola “dini” per riferirsi a fedi, denominazioni religiose e sette o fare riferimento ai seguaci di qualsiasi gruppo religioso. In Swahili, “dini” significa ciò che potremmo chiamare «religioni del libro», e non include le credenze religiose tradizionali.

[3] Conversazione, il 23 marzo 2018, con un missionario espatriato con 18 anni di esperienza in Tanzania.

[4] “Tanzania threatens to shut Churches after Magufuli criticism”, BBC World Service, 29 dicembre 2017, http://www.bbc.com/news/world-africa-42517535, (consultato il 1° maggio 2018)

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Tanzania”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 1° maggio 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.