Religione

18.564.000Popolazione

185.180 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Nel marzo 2011, in seguito ad alcune proteste anti-governative in Siria, i manifestanti si sono scontrati con le forze del governo del presidente Bashar al-Assad. Entro l’estate, la violenza si è trasformata in una vera guerra civile e l’opposizione è ben presto divenuta militarizzata. Con l’intervento di diverse potenze regionali – in particolare Iran e Arabia Saudita – e internazionali – Stati Uniti e Federazione Russa – il conflitto è divenuto, secondo molti osservatori, una guerra per procura. Dati accurati sono molto difficili da ottenere a causa dell’inaccessibilità di molte aree e delle statistiche contrastanti fornite da diverse fonti. Detto ciò, un rapporto delle Nazioni Unite del 2016 ha stimato il bilancio delle vittime in circa 400.000 [1].

Come risultato dei combattimenti, la maggior parte delle infrastrutture del Paese è stata distrutta e metà della popolazione è ora rifugiata sia dentro che fuori i confini nazionali. Secondo il Centro di monitoraggio del dislocamento interno [2], la crisi dei rifugiati in Siria è la più importante al mondo per entità, con 2,9 milioni di sfollati nel solo 2017, la cifra più alta a livello globale. Nel giugno 2016, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha riferito che la Siria aveva registrato un record di 4,9 milioni di rifugiati entro la fine del 2015, più di due milioni rispetto all’Afghanistan, la nazione che occupa il secondo posto nella classifica mondiale dei Paesi di origine dei rifugiati.

La maggior parte dei siriani è composta da musulmani sunniti. Alauiti, cristiani e drusi fanno parte del tradizionale mosaico religioso del Paese. I curdi sono il gruppo etnico non arabo più importante. La maggior parte di loro aderisce all’Islam sunnita. Dal 2011 la situazione della libertà religiosa è fortemente peggiorata. Prima della guerra, i cristiani rappresentavano una parte significativa della popolazione, circa il 10 percento. La maggioranza di loro appartiene alle Chiese orientali, quali la Chiesa greco-cattolica melchita e la Chiesa siro-ortodossa. I leader delle Chiese locali hanno più volte elogiato l’atmosfera di tolleranza che esisteva prima della guerra. Poiché si concentravano in zone strategicamente importanti, che sono colpite dalla guerra, i cristiani sono fuggiti in gran numero; molti si sono spostati all’interno del Paese, mentre altri sono fuggiti all’estero come rifugiati.

Il presidente Assad è un alauita, una corrente dell’Islam disprezzata da un certo numero di gruppi principali. «Molti sunniti chiamano eretici gli alauiti» [3]. Tuttavia, al tempo del padre di Bashar al-Assad, il presidente Hafez Al-Assad, una fatwa del 1974 dello studioso sciita Musa Al-Sadr riconobbe la comunità alauita come una branca dell’Islam sciita.

Secondo l’articolo 3 della Costituzione siriana [4], approvata da un referendum nel 2012 e in vigore solo nelle aree controllate dal governo, «la religione del Presidente della Repubblica è l’Islam; La giurisprudenza islamica è una delle principali fonti di legislazione; lo Stato rispetterà tutte le religioni e assicurerà la libertà di compiere tutti i rituali che non pregiudicano l’ordine pubblico; lo status personale delle comunità religiose deve essere protetto e rispettato». L’articolo 8 proibisce lo «svolgersi di qualsiasi attività politica oppure il formare partiti o gruppi politici sulla base dell’appartenenza religiosa, settaria, tribale, regionale, di classe o professionale nonché di discriminare in base al sesso, all’origine, alla razza o al colore».

L’articolo 33 recita: «I cittadini devono essere uguali nei diritti e nei doveri senza discriminazioni in base al sesso, all’origine, alla lingua, alla religione o al credo». L’articolo 42 inoltre afferma: «La libertà di credo deve essere protetta ai sensi della legge».

Il governo limita il proselitismo e le conversioni e vieta la conversione dei musulmani ad altre religioni, ritenuta contraria alla shari’a. Mentre le conversioni dall’Islam al Cristianesimo non sono consentite, il governo riconosce quelle dei cristiani all’Islam. Il codice penale proibisce il «causare tensione tra le comunità religiose» [5]. L’articolo 462 del Codice penale siriano prevede che chiunque diffami pubblicamente le pratiche religiose sia punito con una pena detentiva fino a due anni [6].

Le questioni riguardanti lo status personale come i matrimoni e le eredità sono regolate in conformità con le regole di ciascuna comunità. I musulmani sono soggetti alla shari’a. I cristiani e le altre minoranze religiose sono regolati dalle loro rispettive leggi. Non esiste il matrimonio civile. Le donne musulmane non possono sposare uomini non musulmani, ma gli uomini musulmani possono sposare donne di un’altra religione riconosciuta.

Incidenti

La Commissione d’inchiesta sui diritti umani creata dall’ONU ha scoperto che i musulmani sunniti rappresentano la maggior parte delle vittime civili e dei detenuti, e che il governo siriano ha fatto ricorso al blocco delle aree di opposizione a maggioranza sunnita come parte della propria strategia bellica [7].

A causa del reclutamento di combattenti sciiti stranieri in Paesi come Afghanistan e Pakistan, le locali comunità sunnite hanno lanciato attacchi contro gli sciiti in quegli Stati, un indicatore del fatto che il conflitto siriano sta esacerbando le tensioni tra sunniti e sciiti anche altrove. La caduta di Aleppo evidenzia inoltre i cambiamenti demografici nelle aree a maggioranza sunnita – tra queste i sobborghi di Damasco, Homs e la provincia di Deir-ez-Zor (Siria orientale) – che si dice siano stati ripopolati dall’arrivo dei combattenti sciiti iracheni, libanesi e iraniani assieme alle loro famiglie. Ciò riflette un modello che l’Iran ha usato altrove, ad esempio in Afghanistan, per reinsediare i musulmani sciiti in aree strategiche [8]. Nel gennaio 2018, il regime di Assad ha autorizzato l’università islamica Azad dell’Iran ad aprire sedi in tutte le città della Siria [9].
Alcuni rapporti indicano che i cristiani di alcuni dei più antichi quartieri cristiani di Damasco, tra cui Bab Touma e Bab Sharqi, sono stati costretti a vendere agli iraniani interessati come parte di questo schema di ripopolamento. Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno anche notato che i musulmani sunniti e i cristiani a Qusayr, una città nella provincia di Homs, non hanno avuto il permesso di tornare alle loro case. Anche ismailiti e drusi si sono lamentati delle pressioni governative per convincerli a prestare servizio militare. Entrambi i gruppi sono stati facili bersagli di gruppi armati, incluse le forze lealiste, a causa della loro concentrazione in alcune aree. Il regime ha sequestrato uomini ismailiti e drusi, di età compresa tra i 18 e i 42 anni, che hanno resistito alla leva, costringendo la maggior parte di loro ad abbandonare il Paese [10].

Al tempo stesso, la presenza di gruppi islamisti tra le numerose milizie dell’opposizione ha causato gravi problemi alle comunità di minoranza del Paese. Il Fronte al-Nusra – successivamente ribattezzato Fronte Fateh Al-Sham, che poi si è fuso con altri gruppi per diventare Hay’at Tahrir Al-Sham all’inizio del 2017 – è stato implicato in molte delle atrocità commesse contro i cristiani durante il corso della guerra, tra cui gli attacchi alle città di Ma’aloula e Sadad. Le complesse relazioni tra i diversi gruppi ribelli hanno fatto sì che le cosiddette milizie dell’opposizione moderata abbiano – intenzionalmente o meno – collaborato agli attacchi anticristiani. Ad esempio, l’Esercito Siriano Libero ha combattuto al fianco di al-Nusra per impedire che Sadad venisse riconquistata nel 2013, quando il Fronte stava commettendo crimini di guerra contro gli abitanti cristiani della città. Tuttavia, con il progredire della guerra, vi sono stati tentativi da parte di gruppi come l’Esercito Siriano Libero di prendere le distanze sia da al-Nusra che dallo Stato Islamico [11].

Mancano ancora molti membri appartenenti alla minoranze religiose che sono stati imprigionati da ISIS. Tra questi anche 25 cristiani. La liberazione del territorio detenuto dal Califfato nel 2017 ha evidenziato il fatto che alcuni dei più importanti leader cristiani siriani siano ancora dispersi. Tra questi, il religioso gesuita padre Paolo Dall’Oglio, l’arcivescovo siro-ortodosso di Aleppo, Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, l’arcivescovo greco-ortodosso di Aleppo Paul Yazigi, il sacerdote cattolico armeno padre Michel Kayyal e il sacerdote greco-ortodosso padre Maher Mahfouz [12].

Nell’ottobre 2017, ad Hama, ISIS ha preso possesso di un autobus pieno di viaggiatori drusi sulla strada da Damasco a Idlib. Inizialmente ha trattenuto le 50 persone come ostaggi, ma in seguito le ha rilasciate tutte ad eccezione di due, che si sospetta siano state uccise [13].
Il 1° ottobre 2017 i militanti dello Stato Islamico hanno riconquistato al-Qaryatayn, città della provincia di Homs con una nutrita popolazione cristiana. Nelle tre settimane in cui gli estremisti hanno detenuto il controllo su al-Qaryatayn, prima che questa fosse liberata dalle forze del regime siriano, ISIS ha giustiziato 116 persone [14]. Quando gli estremisti hanno il controllo di al-Qaryatayn nell’agosto 2015, nella città, che prima dell’ascesa di ISIS ospitava 2000 cristiani, erano rimaste solo poche centinaia di cristiani. Molti, infatti, erano fuggiti in previsione dell’arrivo dei jihadisti. Quando lo Stato Islamico ha occupato la città per la prima volta, i militanti hanno preso in ostaggio 200 cristiani, trattenuti fino a quando non hanno accettato di pagare la tassa denominata jizya, un tributo imposto ai non musulmani. In base a quanto affermato dagli uomini del Califfato, il pagamento avrebbe permesso ai cristiani di rimanere in città [15].

Nel maggio 2017, combattenti di ISIS hanno lanciato attacchi contro Aqarib al-Safiyah e al-Manboujah, due villaggi nella provincia di Hama abitati prevalentemente da ismaeliti, un gruppo minoritario musulmano sciita, uccidendo 52 persone [16].

Nel 2017, il governo siriano, assieme ai suoi alleati russi e iraniani, ha riconquistato gran parte del territorio precedentemente sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Di conseguenza, rispetto agli anni precedenti, si sono verificate meno violazioni della libertà religiosa in aree detenute dall’opposizione armata.

In generale, tutti i gruppi armati hanno violato i diritti umani nelle aree da essi controllate nel corso del conflitto. Ad esempio, nel 2015, al-Nusra, affiliata di Al-Qaeda, ha costretto la piccola comunità drusa che viveva in un’area controllata da ISIS a convertirsi all’Islam sunnita. Nel 2017, i drusi non sono stati in grado di praticare liberamente la loro religione né le loro tradizioni [17].

Un rapporto del gennaio 2017, redatto da una coalizione di organizzazioni caritatevoli con sede principalmente nel Regno Unito che lavorano in Iraq e Siria, ha affermato che è «essenziale che i cristiani e le altre minoranze ricevano un sostegno in merito alle loro preoccupazioni politiche e relative sicurezza. Soltanto così si sentiranno abbastanza rassicurati al punto da ritornare […], ricostruire le loro comunità e intraprendere qualsiasi processo di riconciliazione» [18]. Lo stesso mese, in un’intervista rilasciata in Ungheria all’agenzia di notizie Bos News Life, il patriarca Ignatius Ephrem Joseph III Younan, leader della Chiesa siro-cattolica, ha invitato l’Occidente e le Nazioni Unite a porre fine senza indugio alle sanzioni contro il suo Paese e a smettere di sostenere i ribelli. «Spero ancora che i Paesi occidentali, ovvero i politici occidentali, accetteranno di smettere di finanziare e armare i cosiddetti ribelli perché altrimenti non ci sarebbe fine alla guerra settaria», ha affermato il prelato [19].

Nel marzo 2017, Hay’at Tahrir Al-Sham (Fronte al-Nusra) ha messo a segno due attacchi dinamitardi nel parcheggio del cimitero Bab al-Saghir, un noto sito di pellegrinaggio sciita, uccidendo 44 persone e ferendone 120, perlopiù sciiti pellegrini [20].

Gruppi armati hanno rapito persone a scopo di riscatto o al fine di effettuare uno scambio di prigionieri con il governo o altri gruppi armati. Nel settembre 2017, circa 100 uomini appartenenti a gruppi religiosi minoritari del sobborgo di Damasco di Adra al-Omaliyah erano ancora detenuti in ostaggio [21].

Nelle aree controllate dai curdi, le minoranze religiose si sono lamentate di subire violazioni dei diritti umani da parte di gruppi curdi che de facto amministrano circa il 30 percento della Siria nord-orientale. Secondo l’Assyrian Monitor for Human Rights (AMHR), le comunità non curde della zona hanno riferito di cambiamenti demografici, tra cui lo spostamento di cristiani armeni e assiri e musulmani sunniti in favore dei curdi, e l’imposizione della lingua e della cultura curda in alcune aree. La stessa associazione ha anche notato una crescente pressione sulle scuole cristiane private nella provincia di Hassaké affinché modificassero il proprio programma scolastico, pena la chiusura degli istituti. I cambiamenti richiesti includono l’insegnamento del curdo, l’assunzione di insegnanti curdi e l’apprendimento delle idee di Abdullah Öcalan, il capo imprigionato del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che gli Stati Uniti hanno designato come organizzazione terroristica [22].

Nel settembre 2016 l’Unità per la protezione dei popoli curdi è stata accusata di aver compiuto atti di violenza e intimidazione contro i cristiani ad Hassaké. Elencando un numero di incidenti, l’arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, monsignor Jacques Behnan Hindo, ha riferito all’Agenzia Fides che riteneva che i curdi stessero progettando di cacciar via i cristiani. Il presule ha dichiarato: «L’epicentro delle loro incursioni e atti di forza è sempre l’area delle sei chiese, dove vive la maggior parte dei cristiani. In molti casi hanno espulso i cristiani dalle loro case sotto la minaccia dei kalashnikov. E poi, ovunque entrano, saccheggiano tutto» [23].

I leader della comunità cristiana si sono anche lamentati del fatto che le autorità curde abbiano sequestrato le case abbandonate durante i combattimenti. Alla fine del 2017, un nuovo regolamento ha infatti stabilito che le case cristiane abbandonate della città di Tabqa, nella provincia di Raqqa, dovevano essere date alle famiglie curde qualora i rispettivi proprietari non fossero ancora tornati. Cristiani e musulmani sunniti hanno anche accusato le Forze di difesa siriane, in gran parte curde, di lavorare con le autorità curde per emarginare, discriminare e, a volte, persino attaccare le popolazioni non curde [24].

Nel dicembre 2017, l’agenzia di stampa World Watch Monitor ha pubblicato un articolo sulle famiglie cristiane che tornavano nella città siriana di Homs cinque anni dopo esserne fuggite. Nonostante i «minimi incentivi» a ritornare, alcuni di loro sono stati in grado di ricostruire le loro case [25]. Molti cristiani intervistati per l’articolo hanno affermato che «il Medio Oriente non rappresentava più una casa [per loro]» [26]. Gli intervistati hanno insistito sulla necessità di un «meccanismo nazionale di responsabilità» inteso ad affrontare gli episodi di persecuzione religiosa ed etnica e di discriminazione in Iraq e in Siria, al fine di «ripristinare la fiducia in un sistema che garantisca a tutte le comunità religiose ed etniche di essere cittadini al pari degli altri e meritevoli di protezione, scoraggiando al tempo stesso gli autori dei crimini dal compiere azioni sfavorevoli ai danni queste comunità» [27].

Una nuova legge introdotta nell’aprile 2018 dal presidente Bashar al-Assad, che invitava i siriani a registrare le loro proprietà private presso il ministero dell’Amministrazione locale entro 30 giorni, potrebbe consentire al governo di impossessarsi delle proprietà degli sfollati siriani. La legge potrebbe quindi essere interpretata come parte di un piano per cambiare la demografia della Siria, favorendo il trasferimento di sciiti provenienti da Siria, Libano ed Iraq in aree precedentemente sunnite. Potrebbe anche essere visto come un modo del governo e dei suoi alleati per perseguire ulteriormente i propri interessi strategici creando delle aree sciite sotto il loro diretto controllo [28].

Da gennaio a marzo 2018, le bombe esplose dall’area in mano ai ribelli della Ghouta orientale hanno colpito le aree cristiane di Damasco. La precisione con la quale sono stati colpiti obiettivi cristiani, ha spinto alcune fonti vicine alla Chiesa siriana a sostenere che si trattasse di attacchi mirati, come quelli che si sono verificati durante il ripetuto bombardamento del quartiere cristiano di Aleppo. L’arcivescovo maronita di Damasco, monsignor Samir Nassar è quasi rimasto quasi ucciso quando una bomba ha colpito la sua camera da letto nel complesso della cattedrale maronita. Il presule è sopravvissuto soltanto perché si era alzato per usare il bagno poco prima che l’ordigno esplodesse. A Bab Touma sono stati colpiti la cattedrale melchita e il patriarcato che si trova sulla Strada Dritta, citata negli Atti degli Apostoli. Il vicino convento di Maria e Gesù di Bab Touma è stato centrato due volte [29]. I cristiani hanno criticato i media occidentali e altre organizzazioni per aver minimizzato l’entità delle loro perdite, sottolineando che queste sono state subite da entrambe le parti. In una lettera al Consiglio ecumenico delle Chiese del 2 marzo 2018 a proposito dell’attentato di Damasco, il patriarca Ignazio Aphrem II della Chiesa siro-ortodossa ha scritto:

«Voi menzionate 550 vittime uccise nella Ghouta orientale … Tuttavia, si trascura di menzionare centinaia di civili tra cui molti bambini uccisi dai mortai e dai missili provenienti dalla Ghouta orientale, specialmente considerando che la maggior parte di questi mortai ha colpito per lungo tempo le aree popolate da cristiani appartenenti a Chiese che sono membri di questo Consiglio ecumenico … La vostra dichiarazione mostra chiaramente una posizione parziale di quanto sta accadendo in Siria in generale, e a Damasco in particolare».

Prospettive per la libertà religiosa

In generale, in una situazione di conflitto settario non è sempre chiaro se le violazioni della libertà religiosa di individui e gruppi siano motivate esclusivamente o principalmente dall’odio del perpetratore per una specifica fede. In Siria, le divisioni etno-religiose esistono da secoli. I fattori politici potrebbero essere importanti quanto quelli religiosi. Il più delle volte, infatti, questi si accompagnano dal momento che religione e appartenenza politica si sovrappongono.

Vi sono principalmente due gruppi che hanno violato la libertà religiosa in Siria. Il primo gruppo è il governo di Assad e i suoi alleati militari come Hezbollah, la milizia sciita del Libano e i volontari sciiti provenienti da Iraq e Iran. Questi combattono insieme contro ciò che considerano una minaccia terroristica e contro l’insurrezione jihadista sunnita che si oppone al governo e allo Stato siriano. Alcuni rapporti suggeriscono che Assad e i suoi alleati abbiano colpito intenzionalmente delle aree sunnite.

Il secondo gruppo è composto da attori non statali che hanno tuttavia di fatto stabilito un controllo statale su determinate aree. Questi si dividono a loro volta in due sottogruppi.
Il primo include i gruppi jihadisti sunniti che operano tra le milizie ribelli, come lo Stato Islamico o il Fronte al-Nusra. Le milizie della cosiddetta opposizione moderata sono in molti casi altrettanto guidate dall’ideologia sunnita e perseguono una visione religiosa per il futuro del Paese, di solito meno estremista di quella di ISIS o Al-Nusra. Spesso queste cooperano tatticamente con i gruppi jihadisti, anche quando tale sostegno si traduce nel tacito supporto ad atti di genocidio commessi contro le minoranze religiose [30]. Nelle aree sotto il loro controllo ISIS e Fronte al-Nusra hanno commesso gravi atti contro la libertà religiosa di cristiani, drusi e sunniti. I jihadisti hanno altresì attaccato sciiti e alauiti nell’ambito di attentati terroristici. La riuscita battaglia per respingere lo Stato Islamico e gli altri estremisti presenti in molte parti della Siria ha portato alla fine di gravi violazioni religiose da parte dei gruppi iper-estremisti, la cui azione può essere descritta soltanto come un genocidio ai danni delle comunità di fede minoritarie.

L’altro sottogruppo è costituito principalmente dalle milizie curde che nel nord della Siria controllano diverse aree tra cui la regione del fiume Khabur, lungo il quale vi sono numerosi insediamenti cristiani ben consolidati.

Con il conflitto ormai entrato nel suo ottavo anno e nessuna soluzione politica in vista, la crisi umanitaria in atto e la situazione della libertà religiosa non miglioreranno presto. Date le atrocità commesse da tutte le parti, potrebbe rivelarsi difficile riunire nuovamente i diversi gruppi per vivere fianco a fianco una volta che i combattimenti saranno terminati.
Nel giugno 2018, il World Watch Monitor ha pubblicato un articolo sugli armeni siriani dal titolo 70.000 armeni siriani sono fuggiti durante la guerra, e pochi torneranno, che riflette una realtà affrontata da molte minoranze religiose che vivevano nel Paese.

Note / fonti

[1] “Syria death toll: UN envoy estimates 400,000 killed”, Al Jazeera, 23 aprile 2016, https://www.aljazeera.com/news/2016/04/staffan-de-mistura-400000-killed-syria-civil-war-160423055735629.html (consultato il 13 luglio 2018).

[2] “Syria”, Centro di monitoraggio dello spostamento interno, http://internal-displacement.org/countries/syria, (consultato l’11 luglio 2018); “Syria Population (LIVE)”, ​WorldOMeters​, http://www.worldometers.info/world-population/syria-population/ (consultato l’11 luglio 2018).

[3] Reuters, “Alawites: A secretive and persecuted sect”, 31 gennaio 2012, https://www.reuters.com/article/us-syria-alawites-sect/syrias-alawites-a-secretive-and-persecuted-sect-idUSTRE80U1HK20120131 (consultato il 23 luglio 2018)

[4] Costituzione della Repubblica araba siriana del 2012, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012.pdf?lang=en (consultato il 16 luglio 2018).

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Siria”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2017/nea/281006.htm (consultato il 10 luglio 2018).

[6] Code pénal syrien en application de la loi n°148 de 1949 (in francese), Istituto di Studi sul diritto e la giustizia nelle società arabe, https://iedja.org/ressources/par-pays/syrie/ (consultato il 23 luglio 2018).

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[8] “Siria”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2018USCIRFAR.pdf (consultato il 10 luglio 2018).

[9] Ibid.

[10] Ibid.

[11] Cfr. ad esempio “Frustration drives Arsal’s FSA into ISIS ranks”, Daily Star (Libano), 8 settembre 2014, http://www.dailystar.com.lb/News/Lebanon-News/2014/Sep-08/269883-frustration-drives-arsals-fsa-into-isis-ranks.ashx (consultato il 19 luglio 2018)

[12] “Four years later, family reports ‘silence’ on kidnapped priest in Syria”, Crux Now, 30 luglio 2017, https://cruxnow.com/global-church/2017/07/30/four-years-later-family-reports-silence-kidnapped-priest-syria/ (consultato il 14 luglio 2018).

[13] “Siria”, Rapporto annuale 2018 della Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[14] “IS recaptures ‘symbol of interfaith coexistence’ Syrian town”, World Watch Monitor, 6 ottobre 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/10/syria-islamic-state-retakes-christian-enclave/ (consultato l’11 luglio 2018); Siria”, Rapporto annuale 2018, op. cit.

[15] “Siria”, Rapporto annuale 2018, op. cit.

[16] Ibid.

[17] “Hay’at Tahrir al-Sham (Formerly Jabhat al-Nusra)”, Mapping Militant Organizations, Stanford University, http://web.stanford.edu/group/mappingmilitants/cgi-bin/groups/view/493?highlight=Al+Nusrah+front (consultato il 16 luglio 2018); “Siria: situazione dei drusi, incluso se sono percepiti come fedeli o meno al presidente Assad dai gruppi ribelli; trattamento da parte delle autorità e dei gruppi ribelli (gennaio 2015-novembre 2015)”, 25 novembre 2015, Direttoreio per la Ricerca, Consiglio Immigrati e Rifugiati del Canada, https://irb-cisr.gc.ca/en/country-information/rir/Pages/index.aspx?doc=456249 (consultato il 16 luglio 2018).

[18] “Christians ‘excluded’ from Iraq’s reconstruction plans”, World Watch Monitor, 27 gennaio 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/01/christians-excluded-from-iraqs-reconstruction-plans/ (consultato l’11 luglio 2018).

[19] Stefan J. Bos, “Syria’s Catholic Leader Urges End To Western Sanctions”, Bos News Life, 13 gennaio 2017, http://www.bosnewslife.com/37393-syrias-catholic-leader-urges-end-to-western-sanctions (consultato il 13 luglio 2018).

[20] Siria”, Rapporto annuale 2018, op. cit.

[21] Ibid.

[22] Ibid.

[23] “Archbishop Hindo: violence and intimidation of the Kurd militias on Christians increase in Hassaké”, Agenzia Fides, 20 settembre 2016,www.fides.org/en/news/60791 (consultato il 19 luglio 2018).

[24] “Siria”, Rapporto annuale 2018, op. cit.

[25] “Syria: Homs Christians return to rebuild homes and lives”, World Watch Monitor, 5 dicembre 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/12/syria-homs-christians-return-rebuild-homes-lives/ (consultato il 13 luglio 2018).

[26] “Security not only concern for Syrians returning home”, World Watch Monitor, 4 luglio 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/07/security-not-concern-syrians-returning-home/ (consultato il 13 luglio 2018).

[27] “National Accountability Mechanism for Iraq and Syria – Proposal for EU parliament”, World Watch Monitor – Policy Paper, giugno 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/wp-content/uploads/2017/06/National-Accountability-Mechanism-for-Iraq-and-Syria-Position-Paper-EU-Parliament.-FINAL.pdf (consultato il 12 luglio 2018).

[28] Martin Chulov, “Iran repopulates Syria with Shia Muslims to help tighten regime’s control”, The Guardian, 14 gennaio 2017, https://www.theguardian.com/world/2017/jan/13/irans-syria-project-pushing-population-shifts-to-increase-influence (consultato l’11 luglio 2018).

[29] John Newton, “Bishop miraculously avoids death – as bomb lands in his bedroom”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 12 gennaio 2018 https://acnuk.org/news/syria-bishop-miraculously-avoids-death-as-bomb-lands-in-his-bedroom/; John Pontifex, “When the sky turned black with bombs”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 21 febbraio 2018, https://acnuk.org/news/syria-when-the-sky-turned-black-with-bombs/ (consultato il 23 luglio 2018).

[30] Come hanno notato John Pontifex e John Newton: «l’Esercito Siriano Libero (FSA) ha combattuto al fianco di al-Nusra per impedire che Sadad si riprendesse proprio nel momento in cui il gruppo jihadista stava commettendo crimini di guerra contro i suoi abitanti cristiani», Aiuto alla Chiesa che Soffre, Perseguitati e dimenticati? Edizione 2015-17, https://acnuk.org/pfsyria/ (consultato il 18 luglio 2018)

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