Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 15 della Costituzione garantisce la libertà di religione e di coscienza, e l’articolo 8 vieta la discriminazione basata sulla religione o le convinzioni [1].

I 26 cantoni (Stati membri della Confederazione Svizzera) hanno l’opportunità di definire i rapporti tra le religioni e il governo locale [2]. Per questo motivo, i regolamenti e i requisiti per la registrazione e l’attività religiosa possono variare all’interno del Paese.

I gruppi religiosi non sono tenuti per legge a registrarsi, ma se intendono farlo, devono registrarsi come enti pubblici sulla base di determinati criteri, compreso il riconoscimento del diritto alla libertà religiosa, e organizzandosi secondo linee democratiche che rispettino la Costituzione cantonale e la trasparenza finanziaria [3].

Le comunità religiose possono anche registrarsi come entità private nei cantoni di Basilea, Zurigo e Vaud [4]. La registrazione conferisce alle comunità religiose riconosciute il diritto di offrire un’istruzione religiosa nelle scuole statali.

L’iscrizione nel registro commerciale cantonale non è richiesta ai gruppi religiosi. Tuttavia, a partire dal 1° gennaio 2016, le fondazioni religiose [5] devono essere censite nel registro appena citato.

Vi sono tasse obbligatorie per i membri delle Chiese registrate. Ad eccezione dei cantoni di Ginevra, Neuchatel, Ticino e Vaud, gli altri cantoni richiedono alle imprese di pagare le tasse che sostengono almeno una delle quattro comunità religiose: cattolica, vetero-cattolica, protestante o ebraica [6]. Nei cantoni di Ticino, Neuchatel e Ginevra l’imposta sulla Chiesa è invece volontaria. Il cantone di Vaud non raccoglie una tassa relativa al culto; ma il bilancio cantonale prevede sussidi per le comunità protestanti e cattoliche [7].

Le norme che consentono lo status di esenzione fiscale per un gruppo religioso variano da un cantone all’altro. Nella maggior parte dei cantoni è comune che le comunità religiose riceventi un sostegno finanziario cantonale poi ottengano automaticamente lo status di esenzione fiscale. Le comunità religiose di solito hanno bisogno di richiedere lo status di esenzione fiscale al governo cantonale.

Il proselitismo da parte di gruppi religiosi stranieri è permesso se il missionario straniero ha soddisfatto i requisiti per entrare nel Paese e ottenuto un visto religioso per lavorare in Svizzera, qualora questo fosse necessario [8].

Vi sono requisiti specifici necessari all’ottenimento dei visti, che possono includere ma non sono limitati all’attestazione di quanto segue [9]:

• nessun cittadino deve essere trasferito dal proprio lavoro a causa del richiedente;

• completamento formale della formazione teologica;

• supporto finanziario da parte dell’organismo ospitante;

• disponibilità a frequentare corsi obbligatori di integrazione;

• un rapporto proporzionale tra il numero degli operatori religiosi dell’organizzazione e il numero di religiosi delle comunità religiose riconosciute a livello cantonale.

Per ottenere un permesso di lavoro, il richiedente deve «avere sufficiente conoscenza, rispetto e comprensione delle abitudini e della cultura nazionali; avere dimestichezza con almeno una delle tre principali lingue nazionali; e aver conseguito una laurea in teologia» [10]. Se un richiedente non è in grado di soddisfare questi requisiti, il governo può negare la residenza e il permesso di lavoro.

La residenza e il permesso di lavoro devono essere rifiutati per legge se un controllo generale rivela che un individuo ha incitato all’odio o ha legami con un gruppo religioso radicalizzato, oppure se il governo ritiene che il richiedente sia un fondamentalista e quindi un rischio per la sicurezza interna o ordine pubblico.

L’istruzione religiosa [11] è insegnata nella maggior parte delle scuole cantonali pubbliche, ad eccezione di quelle di Ginevra e di Neuchatel. Le lezioni sono obbligatorie o volontarie a seconda del cantone; tuttavia, anche laddove i corsi sono obbligatori, i genitori possono richiedere deroghe, che in genere vengono concesse.

Incidenti

Il divieto di indossare capi di abbigliamento che coprono il viso è entrato in vigore in Ticino il 1° luglio 2016. Secondo il provvedimento, alle donne musulmane non è permesso indossare un burqa o un niqab. Coloro i quali contravvengono a tale norma sono soggetti a multe comprese tra i 100 franchi (85,97 euro) e 1.000 franchi (859,73 euro). 10.000 franchi (8.597,27 euro) è invece l’ammenda per un secondo reato. Circa sei persone, cinque delle quali sono donne musulmane, sono state multate da quando il divieto è entrato in vigore [12].

Il 28 novembre 2017, il Parlamento cantonale di San Gallo ha approvato un disegno di legge per vietare la copertura del viso in pubblico. Secondo la nuova legge, le potenziali violazioni saranno valutate caso per caso, osservando se la persona il cui volto era coperto rappresentasse un «rischio per la sicurezza o minacciasse [la pace sociale o religiosa]» [13].

Nel marzo 2017 è stata respinta un’iniziativa per l’emanazione di un divieto a livello nazionale che impedisce di coprirsi il volto in pubblico [14].

Una vicenda che ha avuto inizio nel 2013 è stato portato a conclusione nel gennaio 2017; nel caso della Corte europea dei diritti dell’uomo Osmanoglu e Kocabas vs. Svizzera (numero 29086/12) [15], i richiedenti hanno sostenuto di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo che l’obbligo di far frequentare alle loro figlie corsi di nuoto di sesso misto, come parte del programma della scuola dell’obbligo nel cantone di Basilea-Città, fosse contraria alle loro convinzioni religiose. I querelanti hanno inoltre affermato che l’ammenda inflitta loro per non aver rispettato tale obbligo non aveva una base giuridica valida, non perseguiva un obiettivo legittimo ed era sproporzionata. Nella sua sentenza del 10 gennaio 2017, la Corte ha dichiarato che non vi era stata violazione dell’articolo 9 in quanto il governo non aveva oltrepassato il considerevole margine di discrezionalità (o margine della discrezionalità statale) autorizzato a garantire che il programma scolastico obbligatorio sia seguito e che sia facilitata l’integrazione. Il tribunale, pur riconoscendo che il rifiuto di concedere un’esenzione all’ammenda aveva interferito con il diritto dei richiedenti di manifestare la propria religione, ha asserito che l’ingerenza è stata lecita e che ha perseguito uno scopo legittimo, soprattutto considerando l’importanza della scolarizzazione nel favorire una piena integrazione. La Corte ha inoltre considerato che le autorità hanno cercato di trovare un accordo che rispettasse le convinzioni religiose e al tempo stesso permettesse di portare a termine il programma scolastico.

Nel novembre 2016, la Corte federale svizzera ha confermato le decisioni di un tribunale di primo grado di Zurigo, negando un permesso operativo ad un asilo islamico della fondazione musulmana Al Huda. La decisione era basata sul programma scolastico religioso dell’istituzione che non rispettava i regolamenti locali relativi alle scuole private.

Nel 2016, circa 24 episodi antisemiti sono stati documentati dalla Federazione svizzera delle comunità ebraiche (SIG) e dalla Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA). Lo studio Rapporto sull’antisemitismo 2016: Minacce, tentativi di ricatto, aggressioni, riporta nel dettaglio alcuni degli incidenti avvenuti nella regione di lingua tedesca del Paese. Questi incidenti includono concerti neo-nazisti, minacce di morte e altri comportamenti antisemiti.

Nel 2017, il governo ha condannato un hotel che aveva affisso un cartello nella propria piscina con su scritto: «Per i nostri ospiti ebrei, donne, uomini e bambini: per favore fate una doccia prima di andare a nuotare», era scritto sul cartello, sul quale era inoltre aggiunto: «Se infrangete le regole saremo costretti a (chiudere) la piscina per voi» [16].

Nel luglio 2017, uno striscione con una svastica è stato rimosso dalla polizia sull’autostrada A3 vicino a Reichenburg in direzione di Zurigo [17]. Tali simboli sono ancora legali nel Paese in seguito alla decisione da parte del governo nel 2010 di non vietare il saluto hitleriano e i simboli nazisti [18].

Prospettive per la libertà religiosa

La Svizzera rimane un Paese che difende la libertà religiosa, bilanciando valori umanistici e democratici. Le recenti sentenze della Corte rafforzano ulteriormente questi principi; anche se è tuttavia necessario mantenere desta l’attenzione, affinché tutte le comunità religiose, musulmani inclusi, siano trattate equamente. Mentre alcuni rappresentanti islamici osservano che la discriminazione sociale contro la loro comunità è riflesso di una maggiore intolleranza verso gli stranieri, molti musulmani lamentano di subire discriminazioni in misura maggiore rispetto ad altri gruppi religiosi.

È importante che il governo continui a denunciare formalmente qualsiasi atto anti-islamico o antisemita.

Iniziative private sono state intraprese per promuovere l’armonia interreligiosa. La Casa delle Religioni, aperta nel 2014, offre sale di preghiera a cinque diverse comunità religiose: cristiani, aleviti, indù, buddisti e musulmani[19].

In un contributo all’alfabetizzazione religiosa, il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze, creato a Ginevra diversi anni fa e finanziato dai quattro cantoni, mantiene un database di diverse centinaia di gruppi religiosi o di credenti nel Paese.  Il centro ha anche una mappa interattiva delle 400 comunità religiose e dei 270 luoghi religiosi presenti a Ginevra [20].

Note / fonti

[1] Costituzione federale della Confederazione svizzera, Consiglio federale [sito web],2018, https://www.admin.ch/opc/en/classified-compilation/19995395/index.html, (consultato nel gennaio 2018).

[2] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Svizzera”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 19 marzo 2018).

[3] Ibid.

[4] Ibid.

[5] Ad esempio un’istituzione religiosa che riceve donazioni finanziarie ed è collegata a una comunità religiosa.

[6] Altri gruppi religiosi non hanno diritto a ricevere un sostegno finanziario attraverso la tassa sul culto.

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[8] È richiesto un visto di lavoro religioso se non si proviene da un Paese membro dell’Unione Europea o dell’Associazione europea di libero scambio, Ibid.

[9] Questo di solito si riferisce all’educazione religiosa relativa alla dottrina cattolica e / o protestante. L’educazione degli insegnamenti dell’Islam e di altre religioni è offerta in alcune scuole, a seconda del cantone, ma è meno comune.

[10] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro op. cit.

[11] “Ticino tourist sector has ‘real fears’ over effect of burqa ban”, The Local ch, 11 luglio 2016, https://www.thelocal.ch/20160711/ticino-tourism-has-real-fears-over-effect-of-burqa-ban, (consultato nel gennaio 2018).

[12] “Four of the five women fined for wearing full veil since start of ban are Swiss”, le News, 29 marzo 2017, http://lenews.ch/2017/03/29/four-of-five-women-fined-for-wearing-full-veil-since-start-of-ban-are-swiss/, (consultato nel gennaio 2018).

[13] “St Gallen approves conditional ban on face coverings”, The Local ch, 29 novembre 2017, https://www.thelocal.ch/20171129/st-gallen-approves-conditional-ban-on-face-coverings-burqa, (consultato nel gennaio 2018).

[14] “Nationwide burka ban rejected by Swiss government“, le News, 9 marzo 2017, http://lenews.ch/2017/03/09/nationwide-burka-ban-rejected-by-swiss-government/, (consultato nel gennaio 2018).

[15] “Osmanoğlu and Kocabaş v. Switzerland”, ECtHR, 2013, 29086/12; Strasbourg Consortium, http://www.strasbourgconsortium.org/portal.case.php?pageId=10#caseId=1011, (consultato il 16 marzo 2018).

[16] “Swiss Government Denounces Anti-Semitism After Outrage Over Hotel Sign”, Jewish Link of New Jersey, 17 agosto 2017, https://www.jewishlinknj.com/world-us/20257-swiss-government-denounces-anti-semitism-after-outrage-over-hotel-sign, (consultato nel gennaio 2018).

[17] “Swastikas appear on Swiss road bridges”, European Jewish Congress, 10 luglio 2017, https://eurojewcong.org/news/communities-news/switzerland/swastikas-appear-on-swiss-road-bridges/, (consultato nel gennaio 2018).

[18] “Hitler salute and swastika remain legal”, Swissinfo.ch, 7 luglio 2010, https://www.swissinfo.ch/eng/hitler-salute-and-swastika-remain-legal/15791816, (consultato nel gennaio 2018).

[19] “Homepage”, Haus der Religionen-Dialog der Kulturen, https://www.haus-der-religionen.ch/willkommen/, (consultato il 16 marzo 2018).

[20] “D’église en ashram: Cartographie de la diversité religieuse à Genève”, Centro di informazione intercantonale sulle credenze, http://info-religions-geneve.ch/, (consultato nel gennaio 2018).

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