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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Con una maggioranza schiacciante di 507 voti su 601, il 16 settembre 2015 l’assemblea costituente del Nepal ha approvato una nuova Costituzione per il Paese. Il nuovo testo costituzionale afferma la natura e il carattere laici delle istituzioni nepalesi. Inoltre limita fortemente la libertà religiosa, inclusa la libertà di cambiare religione[1].

Nell’articolo 4, primo paragrafo, la nuova Costituzione stabilisce: «Il Nepal è uno Stato indipendente, indivisibile, sovrano e secolare»[2]. Poi continua: «Ai fini di questo articolo, il termine “laico” implica la protezione della religione e della cultura praticate sin da tempi antichi così come la libertà religiosa e culturale».

La laicità di Stato è stata adottata in questo ex regno indù nel 2007, un anno dopo l’abolizione della monarchia e la fine di un decennio di guerra civile tra forze armate governative e guerriglieri maoisti. Da allora, tuttavia, vi è stata molta incertezza sulla forma che le future istituzioni nepalesi avrebbero preso. La pressione esercitata dai partiti filo-indù era forte e si aggiungeva alle innumerevoli questioni che rendevano impossibile una ratifica tra i membri dell’assemblea costituente. È stato solo dopo il terremoto del 25 aprile 2015 che, sotto pressione da parte della popolazione, i principali partiti politici parlamentari hanno raggiunto un accordo nell’agosto 2015. Questo accordo ha contribuito a liberare il Nepal dalla paralisi che ha afflitto il Paese per quasi 10 anni. Nei giorni precedenti al 16 settembre 2015, i parlamentari hanno votato uno per uno i diversi articoli della futura Costituzione. Più di due terzi di loro ha respinto un emendamento presentato da un partito induista che voleva che il Nepal venisse dichiarato uno «Stato indù».

Il rifiuto di questo emendamento è stato accolto favorevolmente dai leader della Chiesa cattolica in Nepal, che guidano una comunità di appena 8.000 fedeli. Padre Silas Bogati, vicario generale del Vicariato apostolico del Nepal, ha dichiarato: «La laicità non è soltanto una questione religiosa. È un valore che comporta libertà religiosa e parità di trattamento per tutte le religioni». Il religioso ha aggiunto che il voto dell’assemblea costituente del Nepal implica che lo Stato non promuove una religione a scapito di un’altra[3].

Per Samim Ansari, coordinatore della National Muslim Struggle Alliance, questo voto simboleggiava il culmine di una lunga lotta delle minoranze religiose al fine di ottenere lo stesso livello della stragrande maggioranza indù della popolazione. In un Paese in cui i musulmani, secondo il censimento del 2011, rappresentano il 4,4 percento della popolazione, il leader islamico ha affermato che «ogni cittadino ha il diritto di vedere garantita la propria libertà religiosa»[4].

I commenti delle parti induiste sono stati ovviamente molto diversi. L’emendamento respinto il 14 settembre 2015 era stato presentato dal partito Rastriya Prajatantra-Nepal, il quarto più grande partito politico rappresentato all’interno dell’assemblea costituente del Nepal. Il giorno del voto, gli attivisti indù hanno manifestato di fronte al Parlamento per esercitare pressione sui parlamentari. Alla fine del voto, Madhav Bhattarai, presidente per il Nepal dell’organizzazione indù indiana Hindu Janajagruti Samiti (Comitato per il risveglio indù), ha dichiarato che il voto dei parlamentari «ferisce i sentimenti [della maggioranza induista della popolazione nepalese]». «Il Nepal ha perso l’opportunità di diventare l’unico Stato indù del pianeta. È una decisione contraria alla nostra identità»[5], ha aggiunto il rappresentante induista.

Tutti i dibattiti sono stati condotti in un’atmosfera di tensione e violenza[6]. Nelle settimane antecedenti al voto, scontri tra forze di sicurezza e manifestanti contrari alla nuova Costituzione hanno causato oltre 40 morti. Tra quanti si sentivano maggiormente offesi, la minoranza etnica dei madhesi, che sentiva di non essere sufficientemente rappresentata dai politici che discutevano sulla Costituzione.

Sebbene i responsabili delle minoranze religiose abbiano accolto con favore l’affermazione secondo cui lo Stato dovrebbe essere laico, sono preoccupati per alcune disposizioni legislative all’interno della nuova costituzione. La legge stabilisce che lo Stato salvaguarda il “Sanatana Dharma”, un termine spesso tradotto dalla “Tradizione Primordiale” e che designa l’essenza dell’Induismo. L’articolo 9, paragrafo 3 della Costituzione, che tratta dell’inno nazionale, afferma che l’animale nazionale è la mucca, un animale che l’induismo considera sacro.

L’articolo 26 della Costituzione è stato descritto come “pericoloso” da padre Silas Bogati nel luglio 2015. Il primo paragrafo dichiara la libertà religiosa come un diritto fondamentale. Il secondo paragrafo autorizza le religioni a organizzare il culto senza ostacoli. Tuttavia il paragrafo 3 afferma: «… nessuna persona deve … convertire una persona di una religione ad un’altra o disturbare la religione di altre persone. Tale atto è punibile dalla legge».

Con queste affermazioni, alcuni politici nepalesi ritengono che la Costituzione abbia conferito legittimità ai gruppi nazionalisti in favore del ritorno della monarchia indù[7]. Narayan Kaji Shrestha è vicepresidente del Partito comunista unificato del Nepal, il partito maoista emerso sconfitto dalle elezioni del novembre 2013 che tuttavia, con 82 deputati, è rimasto il terzo più grande partito politico all’interno dell’assemblea costituente del Nepal. Secondo Shrestha, «la forma di laicità su cui si sono accordati i principali partiti politici è una pura negazione della laicità che abbiamo invocato»[8].

Gli eventi recenti hanno offerto ai nepalesi ulteriori motivi per temere che la natura laica dello Stato poggi su fondamenta instabili. Più di 160 anni dopo l’entrata in vigore del codice penale “Muuki Ain”, l’8 agosto 2017 il Parlamento ne ha approvato uno nuovo, facendo riferimento alle sezioni chiave della nuova Costituzione nepalese. Il nuovo codice criminalizza «le offese ai sentimenti religiosi» degli altri. La pena può arrivare fino a due anni di prigione e una multa di 2.000 rupie. L’articolo 9.158 del codice penale vieta i tentativi di «convertire» gli altri o «di indebolire la religione, la fede o le credenze praticate fin dall’antichità (isanatan) da una comunità, casta o gruppo etnico». Tali reati sono puniti con fino a cinque anni di carcere e una multa di 50.000 rupie (poco meno di 500 dollari americani)[9]. Firmata da Bidhya Devi Bhandari, il presidente del Nepal, la legge è entrata in vigore il 16 ottobre 2016.

Nel 2015, il vice primo ministro Kamal Thapa aveva assicurato che le modifiche proposte al codice penale non violavano in alcun modo la libertà religiosa. Nel febbraio 2016 il Parlamento ha tenuto una consultazione pubblica sulle proposte di revisione del codice penale. Secondo i rappresentanti cristiani nepalesi, sono stati presentati oltre 45.000 commenti per iscritto, sebbene non siano stati presi in considerazione. Anche le organizzazioni buddiste e musulmane e le associazioni della minoranza himalayana di kirats hanno espresso i propri timori, ma ancora una volta le loro preoccupazioni non sarebbero state prese in considerazione[10].

Il pastore Tanka Subedi ha criticato le idee di alcuni leader induisti per i quali la laicità non è altro che un cavallo di Troia introdotto dai cristiani in Nepal per sovvertire il carattere fondamentalmente indù delle istituzioni all’interno del Paese[11].

Oltre alla Costituzione e al codice penale, vi sono altre leggi e regolamenti che discriminano i non indù. La legislazione attualmente in vigore implica che è molto più facile ottenere il riconoscimento legale per le organizzazioni indù rispetto a quelle di altre fedi. Inoltre, le organizzazioni non indù incontrano ad esempio difficoltà nell’acquisizione di proprietà da utilizzare per fini istituzionali. Anche i matrimoni interreligiosi incontrano numerosi ostacoli, principalmente per ragioni culturali o sociali. I cristiani affrontano problemi ricorrenti anche quando cercano di ottenere terreni per edificare o ingrandire cimiteri.

Sebbene non sia strettamente pertinente all’argomento in esame, il terremoto del Nepal del 25 aprile 2015 è stato così significativo che il suo impatto ha inevitabilmente avuto ripercussioni sui diritti umani inclusa la libertà religiosa, come si vedrà nella sezione “Incidenti”. Il terremoto ha colpito vicino al centro di Kathmandu e ucciso oltre 9.000 persone e danneggiato o distrutto 600.000 edifici[12].

Incidenti

Dopo il voto sulla nuova Costituzione, il più grave incidente relativo alla libertà religiosa si è verificato il 9 giugno 2016. Sette uomini e una donna sono stati arrestati per aver distribuito un opuscolo su Gesù Cristo in una scuola cristiana. La maggior parte degli studenti non erano cristiani, ma appartenenti ad altri gruppi religiosi. Le persone che hanno distribuito l’opuscolo si sono recate nella scuola come parte di un programma assistenziale in seguito al terremoto che ha devastato il Nepal nel 2015. Siccome erano cristiani, la polizia li ha accusati di aver tentato di convertire i bambini. Gli operatori umanitari cristiani hanno negato le accuse, affermando che il loro unico scopo era quello di aiutare i bambini. Questi arresti hanno scatenato una risposta emotiva in Nepal. Pochi giorni prima dell’arresto, le autorità di Kathmandu hanno annunciato che tutte le istituzioni cristiane che ospitavano orfani e bambini sarebbero state multate o addirittura chiuse se fossero stati scoperti libri cristiani tra i loro libri di testo. Tuttavia, quando gli otto cristiani arrestati sono stati processati all’inizio di dicembre 2016, il tribunale li ha assolti e tutte le accuse contro di loro sono state ritirate[13].

Un altro incidente legato alla Chiesa cattolica è avvenuto il 18 aprile del 2012, quando un attacco doloso ha parzialmente danneggiato il presbiterio dell’Assunzione della Beata Vergine Maria Cattedrale di Kathmandu. Il danno non era così grave come molti avevano temuto, ma l’incendio avrebbe potuto provocare delle vittime. La polizia ha aperto un’indagine. L’attacco doloso è avvenuto poche settimane prima delle elezioni locali del 14 maggio e del 14 giugno, un passo importante prima delle elezioni parlamentari del gennaio 2018. Padre Silas Bogati, ex parroco della cattedrale, ha dichiarato: «Siamo molto preoccupati. Poiché nulla è stato fatto [per identificare gli incendiari], non sappiamo se si tratti di un attacco personale o di un’azione intrapresa da un’organizzazione con obiettivi politici»[14].

Il governo del Nepal ha annunciato il 4 aprile 2016 che il Natale non sarebbe più stato un giorno festivo. Spiegando questo sviluppo, Shakti Basnet, Ministro dell’Interno, ha dichiarato: «Siamo stati costretti a prendere questa decisione al fine di controllare l’aumento del numero di giorni non lavorativi. Questa misura non è in alcun modo diretta contro i cristiani»[15]. Il Natale era stato aggiunto come festività pubblica nel 2008. La mossa arrivò dopo l’abolizione della monarchia nepalese, l’unica indù al mondo, che esisteva da 240 anni. La monarchia fu sostituita da uno Stato laico[16].

I cristiani hanno però sostenuto che il Paese aveva 83 giorni non lavorativi o giorni festivi legati al calendario religioso indù e che un altro giorno per la celebrazione del Natale non avrebbe fatto molta differenza[17]. Ciononostante, il governo ha confermato la propria decisione, affermando che il Natale sarebbe rimasto un giorno festivo per i dipendenti cristiani impiegati nel servizio pubblico.

La Federazione nazionale dei cristiani in Nepal ha dichiarato: «Il governo mira a limitare i diritti e la libertà religiosa delle minoranze». Inoltre i cristiani hanno affermato che, anziché abolire il Natale come giorno festivo, le autorità dovrebbero dare la priorità alla ricostruzione del Paese dopo il terremoto dell’aprile 2015.

Quattro chiese sono state attaccate in soli cinque giorni nel mese di maggio 2018. Nessuno è stato ferito e nessuno ha rivendicato la responsabilità degli attacchi. Tre delle chiese sono state vittime di attacchi incendiari – la Chiesa di Hebron, Comune rurale di Hilihang, Panchtar (9 maggio), la Chiesa di Emmanuel, Doti (10 maggio) e la Chiesa di Emmanuel, Kanchanpur (11 maggio). La Chiesa di Mahima, Dhangadhi, è stata bombardata il 13 maggio ed è stata parzialmente distrutta[18]. Sebbene la polizia abbia affermato che i maoisti di Biplab sono gli artefici dell’attentato, le fonti locali sottolineano l’importanza delle minacce ricevute dalla comunità della Chiesa di Mahima nelle settimane precedenti da un gruppo estremista indù. È successo dopo che sei cristiani sono stati posti sotto custodia della polizia nel distretto di Tehrathrum, nel Nepal orientale, con l’accusa di evangelizzazione. Due di loro sono stati arrestati il 9 maggio dopo aver cantato canzoni religiose per la strada, mentre altri quattro sono stati arrestati nelle loro abitazioni[19].

Prospettive per la libertà religiosa

Essendo una nazione himalayana stretta tra i due giganti India e Cina, il Nepal sta vivendo un momento di cambiamento senza dubbio cruciale. Con un mosaico di 125 gruppi etnici, il Nepal ha scelto una struttura repubblicana e federale, tuttavia le sette province del Paese sono ben lungi dall’essere stabilizzate. In questo contesto mutevole, le tensioni alimentate dai gruppi induisti costituiscono un ulteriore fattore di instabilità. Le minoranze religiose senza dubbio osserveranno attentamente l’evolversi della situazione per vedere come verrà applicato il nuovo codice penale e se la libertà religiosa sarà mantenuta nel loro Paese.

Note / fonti

[1]“The country adopts a Constitution strongly restricting religious freedom”, Eglises d’Asie, 17settembre 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2015-09-17-le-pays-se-dote-d2019une-constitution-a-la-fois-laique-et-restreignant-fortement-la-liberte-religieuse, (consultato il 9 aprile 2018).
[2]Per riferimenti relativi al testo costituzionale, cfr.:
https://www.constituteproject.org/constitution/Nepal_2015.pdf

[3]“The country adopts a Constitution strongly restricting religious freedom”, Eglisesd’Asie, 17settembre 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2015-09-17-le-pays-se-dote-d2019une-constitution-a-la-fois-laique-et-restreignant-fortement-la-liberte-religieuse, (consultato il 9 aprile 2018).

[4]Ibid.

[5]Ibid.

[6]In viaggio attraverso l’Asia meridionale, il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, avrebbe dovuto recarsi anche in Nepal dal 15 al 19 settembre 2015 al fine di esprimere la vicinanza e la solidarietà della Chiesa cattolica nei confronti del popolo nepalese devastato dal terremoto del 25 aprile. La sua visita è tuttavia stata annullata, ufficialmente per motivi di sicurezza. In realtà si è ritenuto che la visita a Kathmandu avrebbe potuto essere fraintesa e interpretata dagli estremisti indù come una manovra della Santa Sede per prevenire la restaurazione della fede indù come religione di Stato in Nepal.

[7] “The government tries to reassure the Christians on the secularity of the future Constitution”, Eglises d’Asie, 8ottobre 2012, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2012-10-08-le-gouvernement-tente-de-rassurer-les-chretiens-sur-la-laicite-de-la-future-constitution, (consultato il 9 aprile 2018)

[8]“The country adopts a Constitution strongly restricting religious freedom”,Eglises d’Asie, 17settembre 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2015-09-17-le-pays-se-dote-d2019une-constitution-a-la-fois-laique-et-restreignant-fortement-la-liberte-religieuse, (consultato il 9 aprile 2018).

[9] “Nepal’s Protection of Religious Freedom on Downward Spiral”, Ewelina U. Ochab, Forbes, 7febbraio 2018, https://www.forbes.com/sites/ewelinaochab/2018/02/07/nepals-protection-of-religious-freedom-on-downward-spiral/#4db9137cc87b , (consultato il 9 aprile 2018)

[10] “Nepal criminalizes religious conversion under new law”, Prakash Khadka, Ucanews, 5settembre 2017, https://www.ucanews.com/news/nepal-criminalizes-religious-conversion-under-new-law/80143, (consultato il 9 aprile 2018)

[11] “Nepal Criminalizes Christian Conversion and Evangelism”, Kate Shellnut, Christianity Today, 25ottobre 2017, http://www.christianitytoday.com/news/2017/october/nepal-criminalizes-conversion-christianity-evangelism-hindu.html, (consultato il 9 aprile 2018)
[12]“Nepal earthquake of 2015”, by John P Rafferty, Encyclopaedia Britannica, 18aprile 2018 https://www.britannica.com/topic/Nepal-earthquake-of-2015 (consultato il 10 giugno 2018)

[13] “UPDATE First religious freedom case under new Nepal constitution: all charges dropped”, WorldWatch Monitor, 6dicembre 2016, https://www.worldwatchmonitor.org/2016/12/update-first-religious-freedom-case-under-new-nepal-constitution-all-charges-dropped/, (consultato il 9 aprile 2018)

[14]“Concern of the small Catholic community ahead of local elections”, Eglisesd’Asie, 25aprile 2017, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2017-04-25-inquietude-de-la-petite-communaute-catholique-a-l2019approche-des-elections-locales, (consultato il 9 aprile 2018)

[15] “Christians threaten to protest after Nepal ‘cancels Christmas”, Florence Taylor, Christian Today, 7aprile 2016, http://www.christiantoday.com/article/christians.threaten.to.protest.after.nepal.cancels.christmas/83519.htm , (consultato il 9 aprile 2018)

[16]“Christmas and Eid al-Fitr become holidays”, Eglisesd’Asie, 16gennaio 2008, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/nepal/2008-01-16-noel-et-l2019id-al-fitr-deviennent-jours-feries/ , (consultato il 9 aprile 2018)

[17] “Christians see red as Xmas holiday scrapped”, The Himalayan, 3aprile 2016, https://thehimalayantimes.com/kathmandu/christians-see-red-as-xmas-holiday-scrapped/, (consultato il 9 aprile 2018)

[18]“Nepal four churches targeted in arson attacks”, Christian Solidarity Worldwide, 16 maggio 2018, https://www.csw.org.uk/2018/05/16/news/3975/article.htm (consultato il 10 giugno 2018)

[19]“Christians in Nepal Suspect Hindu Extremists in Sudden Attacks on Churches”, Morning Star, 22 maggio 2018 https://christiannews.net/2018/05/22/christians-in-nepal-suspect-hindu-extremists-in-sudden-attacks-on-churches/ (consultato il 10 giugno 2018)

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