Religione

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448,969 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Sebbene la libertà di credo sia un diritto costituzionalmente garantito[1], varie normative ne limitano l’esercizio effettivo.

Le principali restrizioni sono state introdotte dalla “legge del 1998 sulla libertà di coscienza”, che ha previsto per tutti i gruppi religiosi l’obbligo della registrazione presso lo Stato e il divieto di proselitismo, limitando l’educazione religiosa alle sole scuole religiose ufficialmente riconosciute dallo Stato[2]. Tutta la letteratura religiosa deve essere approvata dalla Commissione per gli affari religiosi; inoltre, anche nel caso di testi che abbiano superato il difficile processo della censura statale, la linea ufficiale del governo è che il materiale religioso possa essere tenuto soltanto in luoghi strettamente riservati al culto e registrati come tali dallo Stato, e quindi non nelle abitazioni private[3]. Tale divieto crea problemi in particolare per quelle comunità che, in assenza di registrazione, non hanno luoghi in cui conservare i propri libri sacri[4].

Qualsiasi violazione delle disposizioni normative è severamente punita in base a vari articoli sia del codice amministrativo che di quello penale. Nell’aprile 2016, il governo ha inasprito le pene per le violazioni della legge sulla religione, consentendo di avviare procedimenti penali anche in assenza di precedenti sanzioni amministrative e aumentando le pene detentive per coloro che sono coinvolti in organizzazioni religiose illegali, specialmente nei casi in cui sono implicati minori di 16 anni[5]. Secondo la stessa disposizione, è possibile imporre una pena detentiva da cinque a otto anni per chi commette il reato di diffusione di idee religiose estremiste tramite Internet e altri mezzi di comunicazione di massa[6].

La morte improvvisa nel settembre 2016 del presidente Islam Karimov che aveva detenuto il potere per i 27 anni precedenti, ha posto fine a una amministrazione priva di rispetto per i diritti umani. Il suo sostituto, l’ex primo ministro Shavkat Mirziyoyev, ha espresso il desiderio di costruire «uno Stato democratico e una società giusta» con i diritti umani in primo piano[7]. Le Nazioni Unite ora hanno per la prima volta libero accesso al Paese[8].

Ciononostante, la regolamentazione della vita religiosa, anche in nome della lotta contro l’estremismo, e l’assenza di altri diritti fondamentali, quali i diritti di associazione e di espressione, limitano seriamente la libertà religiosa[9].

La Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale annovera l’Uzbekistan tra i Paesi che destano particolare preoccupazione dal 2006[10].

Incidenti

I cristiani che non appartengono alla Chiesa ortodossa russa sono trattati con particolare severità. Identificati come “estremisti” o altrimenti considerati come una forza aliena e destabilizzante all’interno della società, sono stati vittime di controlli, incursioni della polizia, multe, brevi detenzioni e pestaggi[11]. I convertiti dall’Islam al Cristianesimo subiscono ulteriori pressioni all’interno dei loro ambienti sociali e culturali[12].

Per la prima volta, nel luglio 2017, ai cristiani è stato concesso l’accesso alla Bibbia in lingua uzbeka, stampata con l’approvazione dello Stato e distribuita in 3.000 copie[13].

Le autorità, tuttavia, hanno compiuto innumerevoli incursioni in abitazioni private, terminate nella maggior parte dei casi con il sequestro di materiale religioso, e con multe pari a 20 volte (ma a volte 200 volte) il salario minimo mensile[14], per possesso illegale di materiale religioso o per partecipazione a riunioni religiose non autorizzate. In alcuni casi, sono state imposte anche pene detentive di breve durata.

A Urgench, la comunità battista locale non registrata è stata spesso al centro dell’attenzione della polizia. Il suo pastore, Rev Stanislav Kim, è stato condannato nell’agosto 2016 a due anni di lavoro correttivo, e lo Stato ha confiscato il 20 percento del suo salario. Il crimine commesso dal religioso era il possesso di libri religiosi non autorizzati[15]. Successivamente l’uomo è stato multato, insieme al confratello battista Oybek Rahimov, per importi pari rispettivamente a 100 e 90 volte il salario minimo mensile[16]. Due settimane dopo l’irruzione nel suo appartamento mentre era in corso un incontro religioso, il reverendo Ahmadjon Nazarov è stato seguito mentre si recava a Kungrad per visitare alcuni confratelli battisti. Qui, la polizia ha fatto irruzione nella casa in cui erano riuniti, sequestrato dispositivi elettronici e testi cristiani e sottoposto tutti i presenti a violenti interrogatori. Una persona è stata detenuta per 15 giorni per resistenza a un pubblico ufficiale e altri quattro sono stati multati[17].

La situazione dei credenti nella regione nord-occidentale del Karakalpakstan è particolarmente difficile. Ad eccezione delle moschee aderenti al muftiato controllato dallo Stato e a una parrocchia ortodossa russa, nessuna altra comunità è stata autorizzata ad esistere[18]. Qui, nell’aprile 2017, quattro protestanti – Atamurat Tajimuratov, Salamat Biskeyev, Joldasbai Zhanabergenov e Marat Mambetaliyev – sono stati condannati a 15 giorni di prigione per aver tenuto un incontro religioso in un’abitazione privata. Altre cinque persone presenti alla riunione hanno ricevuto una multa pari a 40 volte il salario minimo mensile[19].

I testimoni di Geova sono stati sottoposti ad almeno 185 incursioni da parte della polizia tra il settembre 2016 e il luglio 2017. Questi raid hanno portato a 155 condanne, 148 multe e sette detenzioni a breve termine. Durante gli interrogatori, la polizia ha torturato gravemente 15 credenti e alcune donne sono state aggredite sessualmente[20].

Uno sviluppo positivo è stato, l’8 novembre 2017, il rilascio sulla parola dell’unico prigioniero di coscienza non musulmano, il battista Tohar Haydarov, 33 anni, che era stato condannato a dieci anni di carcere nel marzo 2010 per presunti reati di droga[21].

Anche i musulmani hanno affrontato innumerevoli ostacoli al libero esercizio della loro fede. Fino al 2016, le autorità statali hanno continuato a reprimere le manifestazioni pubbliche della fede islamica, compresi l’uso dell’hijab per le donne e la scelta di portare lunghe barbe per gli uomini[22]. Durante il Ramadan del 2016, le autorità della capitale Tashkent hanno vietato la condivisione del pasto Iftar in luoghi pubblici come ristoranti e moschee[23]. Hanno anche usato vari metodi per monitorare da vicino la presenza dei minori durante le funzioni religiose, arrivando addirittura a disporre insegnanti e poliziotti di fronte alle moschee per controllare gli accessi[24].

Con l’avvento al potere di Mirziyaev, si sono osservati una serie di piccoli passi positivi. Tra questi, il rilascio di alcuni prigionieri politici e la rimozione dei nomi di oltre 16.000 persone da una lista nera di sicurezza di 17.000 potenziali estremisti musulmani[25]. Anche l’approccio all’educazione religiosa è cambiato. Non più visto con sospetto, l’insegnamento della religione è ora considerato uno strumento indispensabile per prevenire la diffusione del fanatismo religioso[26] tra i giovani e un modo per riabilitare coloro che hanno subito l’influenza dell’ideologia estremista[27]. Sono state adottate alcune misure per consentire ai musulmani di adempiere più facilmente ai loro doveri religiosi, quali la revoca delle restrizioni per i dipendenti pubblici che vogliono partecipare alla preghiera del venerdì[28], l’introduzione degli standard halal[29] per il cibo e la restaurazione, per la prima volta dal 2005, della pratica dell’azan (la chiamata alla preghiera)[30].
Nonostante questi sviluppi positivi, migliaia di musulmani, che hanno praticato la loro religione al di fuori dei severi controlli statali, rimangono in carcere, condannati a lunghe pene detentive con a carico accuse vaghe di estremismo o attività anticostituzionali[31].

Musulmani trovati in possesso di materiale religioso su telefoni cellulari o altri dispositivi elettronici hanno ricevuto pene detentive, in alcuni casi molto severe[32]. Questo è quello che è successo, ad esempio, a due cugini, Jonibek Turdiboyev e Mansurkhon Akhmedov, condannati nel giugno 2016 a cinque anni di prigione per possesso di un cd audio con sermoni islamici[33], nonché a Bakhtiyor Khudaiberdiyev, un cittadino russo, condannato nell’agosto 2016 a sei anni di carcere perché aveva dei versetti del corano salvati sul suo telefono[34].

La conduzione di attività religiose al di fuori dei luoghi specificamente designati per il culto ha causato seri problemi ad alcuni musulmani. Nel giugno 2016, in seguito ad un raid della polizia durante un incontro religioso in un’abitazione nella regione di Bukhara, quattro musulmani sufi sono stati condannati a quattro anni di prigione e altri 11 hanno ricevuto multe per un valore di 4.000.000 di soms (UZS) per aver partecipato alle attività di un gruppo religioso illegale[35]. Nel maggio 2017, un tribunale di Tashkent ha inflitto pene detentive da cinque a sei anni a 11 musulmani, accusati di aver tenuto incontri in case private per discutere questioni religiose e ascoltare sermoni proibiti[36].

Prospettive per la libertà religiosa

Il nuovo governo dell’Uzbekistan ha intrapreso passi provvisori ma incoraggianti verso una maggiore apertura democratica. Ci vorrà del tempo, tuttavia, prima di poter vedere se questi cambiamenti sono soltanto vetrina per guadagnare legittimità interna e attrarre investitori stranieri – indispensabili per far rivivere le fortune economiche del Paese – o un vero tentativo di cambiare direzione verso una democrazia più aperta, rispettosa dei diritti umani in generale e della libertà di religione in particolare.

Note / fonti

[1] Cfr. Articoli 31 e 6, Costituzione dell’Uzbekistan del 1992 con emendamenti fino al 2011, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Uzbekistan_2011.pdf?lang=en, (consultato il 10 aprile 2018).

[2] “Uzbekistan”, Rapporto Annuale 2017, Commissione sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato statunitense, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/Uzbekistan.2017.pdf, (consultato il 2 maggio 2018).

[3] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: No books allowed, Bible ordered destroyed”, Forum 18, 13 dicembre 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2341, (consultato il 15 aprile 2018).

[4] Mushfig Bayram e John Kinahan, “UZBEKISTAN: Religious freedom survey, September 2017”, Forum 18, 11 settembre 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2314, (consultato il 15 aprile 2018).

[5] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Harshened Criminal and Administrative Code punishments”, Forum 18, 15 giugno 2016, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2189, (consultato il 15 aprile 2018).

[6] “Religious extremism propaganda in media and Internet to be punished by sentence of up to eight years in Uzbekistan”, Interfax Religion, 27 aprile 2016, http://www.interfax-religion.com/?act=news&div=12914, (consultato il 15 aprile 2018).

[7] Tom Michael, “Panel cautiously optimistic on improving human rights in Uzbekistan”, The Astana Times, 29 settembre 2017, https://astanatimes.com/2017/09/panel-cautiously-optimistic-on-improving-human-rights-in-uzbekistan/, (consultato il 14 aprile 2018).

[8] “UN Human Rights Chief on First Visit To Uzbekistan”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 11 maggio 2017, https://www.rferl.org/a/un-human-rights-chief-uzbekistan/28480074.html, (consultato il 13 aprile 2018); and “UN Expert Tells Uzbekistan Religions ‘Not A Threat’”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 12 ottobre 2017, https://www.rferl.org/a/uzbelistan-freedom-religion-shaheed-un/28790512.html, (consultato il 13 aprile 2018).

[9] “UN Expert Tells Uzbekistan Religions ‘Not A Threat’”, op. cit.

[10]Commissione sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato statunitense, op. cit.

[11] Mushfig Bayram and John Kinahan, op. cit.

[12] “Uzbekistan”, World Watch List 2018, Open Doors, https://www.opendoorsusa.org/christian-persecution/world-watch-list/uzbekistan/, (consultato il 3 maggio 2018).

[13] Barnaba’s Fund, Daily Prayer, 1° dicembre 2017, https://www.barnabasfund.org/au/daily-prayer/Monday-11-December-2017, (consultato il 12 aprile 2018).

[14]Mushfig Bayram e John Kinahan, op. cit. Il salario medio è di 130,240 soms (circa 40 euro o 45 dollari americani). Cfr. Musfig Bayram, “UZBEKISTAN: Hardened Criminal and Administrative Code punishments”, op. cit.

[15] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Punished for religious books at home”, Forum 18, 29 settembre 2016, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2219, (consultato il 15 aprile 2018).

[16] Ibid., “UZBEKISTAN: Officials bully child, “show trial”, Forum 18, 19 marzo 2018, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2361, (consultato il 15 aprile 2018).

[17] Ibid., “UZBEKISTAN: Surveillance, raids, Bible destruction, jailing, torture”, Forum 18, 19 ottobre 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2326, (consultato il 15 aprile 2018).

[18] Mushfig Bayram e John Kinahan, op. cit.

[19] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Short prison terms, fines after”, Forum 18, 7 agosto 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2304, (consultato il 15 aprile 2018).

[20] Ibid., “UZBEKISTAN: Book banning, censorship, illegal fines, reprisals’, Forum 18, 27 ottobre 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2329, (consultato il 15 aprile 2018).

[21] Ibid., “UZBEKISTAN: More jailings, long-term prisoners’ sentences increased”, Forum 18, 18 novembre 2016, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2232, (consultato il 15 aprile 2018).

[22] “Uzbekistan Country Profile”, Nations in Transit 2017, Freedom House, https://freedomhouse.org/report/nations-transit/2017/uzbekistan, (consultato il 10 aprile 2018).

[23] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Meals and under-18s in mosques banned”, Forum 18, 12 luglio 2016, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2198, (consultato il 15 aprile 2018).

[24] Ibid.

[25]Andrew Osborn e Auyezov Olzhas, “Suppressed at home, some Uzbeks turn to militant Islam abroad”, Reuters, 1° novembre 2017, https://www.reuters.com/article/us-new-york-attack-uzbekistan-militants/suppressed-at-home-some-uzbeks-turn-to-militant-islam-abroad-idUSKBN1D1636, (consultato il 2 aprile 2018).

[26] Fozil Mashrab, “Uzbek Government Eases Restrictions on Muslims”, Eurasia Daily Monitor, Volume 15, Issue 56, https://jamestown.org/program/uzbek-government-eases-restrictions-on-muslims/, (consultato il 12 aprile 2018).

[27] “Tashkent to introduce a new system of protection of public order”, UZ Daily, 15 febbraio 2018, https://www.uzdaily.com/articles-id-42737.htm, (consultato il 15 aprile 2018).

[28] Mashrab Fozil, op. cit.

[29] Ibid.

[30] “Uzbekistan Allows Call to Prayer on Loudspeakers”, Eurasianet, 7 novembre 2017, https://eurasianet.org/s/uzbekistan-allows-call-to-prayer-on-loudspeakers, (consultato il 23 aprile 2018).

[31] Mushfig Bayram e John Kinahan, op. cit.

[32] Ibid.

[33] Ibid.

[34] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Torture, prison for “illegal” religious materials”, Forum 18, 19 dicembre 2017, http://forum18.org/archive.php?article_id=2241, (consultato il 4 aprile 2018).

[35] Mushfig Bayram e Kinahan John, op. cit.

[36] Mushfig Bayram, “UZBEKISTAN: Muslims’ long prison terms, Protestants’ short terms”, Forum 18, 20 giugno 2017, http://www.forum18.org/archive.php?article_id=2288

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