Persecuzione / Situazione peggiorata

Somalia

Religione

11.079.000Popolazione

637.657 Km2Superficie

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homekeyboard_arrow_rightSomalia

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Dal 1991, in Somalia non esiste un governo centrale il cui mandato sia valido in tutto il Paese [1]. La Somalia è governata in base ad una Costituzione federale provvisoria dall’agosto 2012. La Carta definisce il Paese una «Repubblica federale» [2]. La legge sancisce la separazione dei poteri, un ordine federale e diritti civili e umani fondamentali. Ciò include anche il divieto di mutilazione genitale femminile, che è particolarmente diffusa in Somalia [3]. Alcuni rapporti in materia suggeriscono che coloro i quali praticano l’infibulazione spesso ritengono – in gran parte erroneamente – che la pratica abbia una valenza religiosa [4].

Il livello della sicurezza del Paese ha continuato ad essere molto basso durante il periodo preso in esame da questo rapporto e, come risultato, l’attuazione della Costituzione è stata possibile soltanto con grandi difficoltà. Lo status della religione e della vita religiosa è governato dalla Costituzione e dalla legislazione condivisa dalle tre regioni del Paese (Somalia, Puntland, Somaliland), la quale stabilisce che l’Islam è la religione di Stato e il presidente deve essere un musulmano [5]. In Somaliland, questo requisito si estende anche all’ufficio del vicepresidente. La Costituzione provvisoria garantisce pari diritti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro religione. Allo stesso tempo, tuttavia, stabilisce anche che la legislazione deve essere in armonia con la legge islamica, la shari’a. La Carta provvisoria si applica a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa. Di conseguenza, anche i non musulmani sono soggetti ad una legislazione che segue i principi della shari’a. Sebbene la conversione dall’Islam a un’altra religione non sia espressamente vietata a livello costituzionale, l’abbandono della fede islamica non è accettato a livello sociale. Nelle costituzioni del Somaliland e del Puntland, invece, la conversione è espressamente vietata [6]. Ai non musulmani è proibito professare la propria fede in pubblico.

L’insegnamento della religione islamica è obbligatorio in tutte le scuole pubbliche e islamiche dell’intero Paese [7]. Soltanto alcune scuole non musulmane sono esenti da tale obbligo. Tutte le comunità religiose devono registrarsi presso il Ministero degli affari religiosi. Nella pratica, tuttavia, l’accettazione della richiesta tende a essere casuale, sia perché i criteri in base ai quali la registrazione dovrebbe avvenire non sono chiari, sia perché le autorità sono incapaci di gestire il lavoro di registrazione di queste comunità [8]. Le seguenti regole si applicano in tutte e tre le parti del Paese: nel caso in cui il governo centrale non sia operativo, sono stati sviluppati accordi speciali a livello locale e regionale basati sulla tradizionale legge somala e sulla shari’a [9].

A causa della minaccia rappresentata dal gruppo terrorista islamico al-Shabaab si sono registrati ritardi nelle elezioni presidenziali e parlamentari. Il presidente è stato scelto dal Parlamento, i cui membri sono stati a loro volta nominati dai delegati dei clan del Paese. Le elezioni parlamentari si sono tenute all’inizio dell’ottobre 2016 e l’8 febbraio 2017. 184 deputati su 328 hanno eletto Mohamed Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, come nuovo presidente [10].

I procedimenti contro gli estremisti di al-Shabaab avvengono dinanzi ai tribunali militari, ma gli attivisti per i diritti umani sono critici nei confronti delle procedure utilizzate e delle sentenze emesse. La forma più severa di punizione, la pena di morte, è ancora applicata [11]. Il gruppo terroristico al-Shabaab è stato cacciato da Mogadiscio con l’assistenza della comunità internazionale, eppure continua a mettere a segno numerosi attacchi sia nella capitale che altrove [12]. A causa del protrarsi di questa lunga guerra, la situazione dei diritti umani nel Paese è disastrosa. Le persone vengono giustiziate sommariamente senza processo e spesso vengono commessi attacchi violenti contro gruppi e individui [13]. Nell’area sotto il diretto controllo di al-Shabaab, dove è in vigore una forma più severa di shari’a, avvengono gravi violazioni dei diritti umani, incluse le esecuzioni per lapidazione [14].
Si ritiene che i musulmani sunniti rappresentino quasi il 100 percento della popolazione [15] e che le altre comunità religiose siano estremamente ridotte. Vi è tuttavia anche un modesto numero di musulmani sciiti. Circa il 94 percento della popolazione è di origine cushita e condivide la lingua somala e la fede musulmana [16].

Il tollerante Islam sufi era un tempo diffuso in Somalia e, per secoli, le relazioni con le altre religioni sono state buone. Negli ultimi 20 anni, invece, nel Paese ha prevalso l’estremismo islamista. La violenza è stata ampiamente presente in Somalia durante il periodo in esame. La presenza dello Stato Islamico (ISIS) così come quella di Al-Qaeda e di al-Shabaab sono state confermate da fonti che includono la Chiesa locale [17].

Come hanno riferito i rapporti delle intelligence occidentali, probabilmente in Somalia vi sono cellule di ISIS. Si ritiene che ex combattenti al-Shabaab si siano uniti a combattenti stranieri provenienti dal Medio Oriente e che sono venuti in Somalia in seguito alla sconfitta dello Stato Islamico in Siria e in Iraq [18]. L’amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti, monsignor Giorgio Bertin, ha confermato la loro presenza in Somalia. Anche la stampa somala ha riferito dell’esistenza di questi militanti estremisti che si ritiene siano attivi principalmente nel Puntland, la regione parzialmente autonoma nel nord-est del Paese [19].

Il ridotto numero di cristiani della Somalia include immigrati provenienti dai Paesi limitrofi. Una ristretta comunità di cristiani somali vive a Mogadiscio e conta circa 30 fedeli perlopiù anziani [20]. Si nascondono, per paura delle rappresaglie dei militanti. Sono costretti a mettere in pratica la loro fede in clandestinità. Padre Stefano Tollu, il cappellano militare della sezione italiana della missione di formazione finanziata dall’Unione europea, è riuscito a contattare un membro della comunità. Mosè (non è il suo vero nome) è un cristiano cresciuto negli anni in cui la Somalia era una colonia italiana. Il raro incontro è stato volutamente breve per non destare sospetti, ma molto intenso, come riferito da dal sacerdote [21]. Mosè ha riferito che la sua comunità di cattolici somali è minacciata [22].

Padre Tollu ha sottolineato come i cristiani in Somalia affrontino pericoli e minacce anche all’interno delle loro stesse famiglie [23]. La generazione nata negli anni ’90 è più intollerante e non riesce più a capire perché i propri parenti più anziani sono diventati cristiani. In risposta, i familiari più anziani si sono separati dai loro figli e nipoti. Alcuni cristiani sono stati persino uccisi dai propri nipoti. Mosè ha detto a padre Tollu che: «La violenza è nelle nostre case e noi, che siamo in numero limitato, rischiamo la vita ogni giorno» [24].

I pochi cattolici somali rimasti non ricevono regolarmente assistenza spirituale. Padre Tollu ha confermato che la sicurezza di un sacerdote a Mogadiscio non può essere garantita [25].

Incidenti

Durante il periodo di riferimento, la Somalia è rimasta uno dei Paesi più pericolosi al mondo. La nazione ha visto ripetuti attacchi mortali, a volte su base settimanale. È evidente un aggravamento della situazione, anche a causa della diffusione di ISIS sul territorio. Questo declino si applica ovviamente anche alla libertà religiosa. Gli estremisti di al-Shabaab hanno combattuto per anni per la creazione di una cosiddetta teocrazia e hanno già ucciso migliaia di persone in attacchi e aggressioni [26]. Si teme che le forze di sicurezza interne non saranno in grado di tenere sotto controllo gli estremisti quando la forza internazionale di 21.000 uomini dell’Unione Africana (AMISOM), di stanza nel Paese, completerà il suo ritiro nel 2020 [27].

Il 14 ottobre 2017, un attacco terroristico sferrato con un camion carico di esplosivi ha avuto luogo nel distretto commerciale di Mogadiscio. Secondo i primi racconti, l’attentato ha causato almeno 358 morti e oltre 200 feriti, ma secondo altre fonti il numero di vittime sfiorerebbe quasi le 600 persone [28]. Nessuno ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, ma il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed ha puntato il dito contro al-Shabaab. Si è trattato del peggior attacco dinamitardo nella storia della Somalia [29].
I primi di marzo del 2018, i combattenti di al-Shabaab hanno ucciso almeno tre soldati burundesi di stanza in Somalia come parte della missione di pace internazionale [30]. Sette soldati sono rimasti feriti, alcuni gravemente. Un convoglio che trasportava le truppe burundesi è stato attaccato con lanciarazzi e cannoni sulla strada tra Mogadiscio e Jowhar. Un veicolo blindato è stato distrutto e quattro camion sono stati completamente incendiati. Il Burundi ha schierato 5.000 soldati come parte della missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM). Lo scopo della missione è aiutare a stabilizzare la Somalia e respingere al-Shabaab. I militanti hanno rivendicato la responsabilità dell’attacco in un messaggio radio. Sostengono di aver ucciso 23 soldati burundesi e distrutto 17 veicoli, ma queste cifre potrebbero essere esagerate.

Almeno quattro soldati della vicina Uganda sono stati uccisi in un attacco commesso da al-Shabaab la domenica di Pasqua del 2018. L’esplosione del 1° aprile 2018 ha colpito una base militare dell’Unione Africana (UA)[31]. La deflagrazione è stata seguita da un pesante scontro a fuoco tra soldati dell’UA e combattenti di al-Shabaab. Il portavoce dell’esercito ugandese, Richard Maremire, ha riferito che quattro soldati ugandesi sono stati uccisi e altri sei feriti. Gli estremisti hanno subito 30 vittime. Gli islamisti hanno affermato di aver ucciso 59 soldati ugandesi. I rapporti suggeriscono che gli attacchi miravano a intimidire l’Unione Africana e le nazioni africane, che si erano schierate con il governo centrale somalo.

Secondo quanto riferito, i militanti estremisti hanno pubblicato un video nel dicembre 2017, chiedendo agli affiliati di ISIS «di “cacciare” i miscredenti e attaccare chiese e mercati» [32]. Lo stesso mese, gli Stati Uniti hanno sferrato il loro primo attacco contro lo Stato Islamico che prevedeva l’utilizzo di droni, provocando numerosi morti.

Tutto ciò avviene in un contesto di diffusa instabilità. Vi sono ripetuti e pesanti attacchi da parte di gruppi di estremisti, in particolare nella capitale di Mogadiscio [33]. La violenza ha un impatto minore sulla popolazione locale poiché gli attentati colpiscono in genere gli stranieri.

Prospettive per la libertà religiosa

Vi è poca speranza che la situazione nel Corno d’Africa possa migliorare. Non soltanto a causa della violenza continua, ma anche in ragione della maggiore violenza estremista che si osserva in Somalia. Il governo centrale è debole e la comunità internazionale mostra meno disponibilità ad impegnarsi in un coinvolgimento duraturo nel Paese. La preoccupazione sta aumentando a causa delle attività dei gruppi militanti che si stanno diffondendo nei vicini Kenya, Etiopia e Gibuti.

Dopo la caduta del dittatore Mohamed Siad Barre nel 1991, la Somalia ha subito continue violenze, con un aumento degli attentati da parte di gruppi estremisti, tra cui il devastante attacco terroristico dell’ottobre 2017. Questo caos è in netto contrasto con l’Islam moderato che esisteva in Somalia in tempi passati.

L’interesse internazionale per la Somalia è in declino. Ad esempio, nonostante le continue violenze, i militari tedeschi hanno smesso di formare le forze di sicurezza del Paese alla fine del marzo 2018 [34].

Note / fonti

[1]  ‘Somalia bekommt neue Verfassung’, Deutsche Welle, 1° agosto 2012, http://www.dw.com/de/somalia-bekommt-neue-verfassung/a-16136698, (consultato il 1° aprile 2018).

[2] Costituzione somala del 2012, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Somalia_2012.pdf?lang=en, (consultato il 1° aprile 2018).

[3]   MunzingerLänder: Somalia, Munzinger Archiv 2018, www.munziger.de/search/login, (consultato il 1° aprile 2018).

[4] “Female genital mutilation”, World Health Organisation, (31 gennaio 2018), http://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/female-genital-mutilation (consultato il 10 giugno 2018)

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Somalia”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 1° aprile 2018).

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[9] Munzinger Archiv 2018, op. cit.

[10] Ibid.

[11]   Munzinger Archiv 2018, op cit..

[12]   Ibid.

[13] “Somalia”, World Report 2018 Events of 2017, Human Rights Watch, p. 483-488, https://www.hrw.org/sites/default/files/world_report_download/201801world_report_web.pdf, (consultato il 12 maggio 2018).

[14] “Somalia’s al Shabaab stones woman to death for cheating on husband”, Reuters, 26 ottobre 2017, https://www.reuters.com/article/us-somalia-violence/somalias-al-shabaab-stones-woman-to-death-for-cheating-on-husband-idUSKBN1CV302, (consultato il 12 maggio 2018); “Somali woman ‘with 11 husbands’ stoned to death by al-Shabab”, BBC, 9 maggio 2018, http://www.bbc.com/news/world-africa-44055536, , (consultato il 12 maggio 2018).

[15] Per la percentuale degli appartenenti alle comunità religiose sul totale della popolazione totale, cfr. Grim, Brian et. al. (eds.): Yearbook of International Religious Demography 2017, Amsterdam/Boston: Brill, 2017.

[16] Munzinger Archiv 2018, op. cit.

[17] Ibid.

[18] ‘Mgr. Bertin: ISIS has arrived in Somalia: “The interests of various international partners increase the Somali instability”, Agenzia Fides, 9 febbraio 2018, http://www.fides.org/en/news/63724-AFRICA_SOMALIA_Mgr_Bertin_ISIS_has_arrived_in_Somalia_The_interests_of_various_international_partners_increase_the_Somali_instability, (consultato il 2 aprile 2018).

[19] Ibid.

[20] “A small community of Somali Christians lives their faith in hiding”, Agenzia Fides, 28 febbraio 2018, http://www.fides.org/en/news/63823-AFRICA_SOMALIA_A_small_community_of_Somali_Christians_lives_their_faith_in_hiding,  (consultato il 1° aprile 2018).

[21] Ibid.

[22] Ibid.

[23] ‘A small community of Somali Christians lives their faith in hiding’, op. cit.

[24] Ibid.

[25] Ibid.

[26] Munzinger Archiv 2018, op. cit.

[27] “Mindestens zwei Menschen bei Bombenanschlag in Mogadischu getötet”, Handelsblatt, 25 marzo 2018, http://www.handelsblatt.com/politik/international/somalia-mindestens-zwei-menschen-bei-bombenanschlag-in-mogadischu-getoetet/21112342.html, (consultato il 1° aprile 2018).

[28] Il comitato di salvataggio dello Zobe della Somalia, che ha indagato sulla perdita di vite umane, ha contato 587 morti e 316 feriti gravi. Incluso questo attacco dinamitardo avvenuto in pieno ad un incrocio trafficato accanto al Nasa Hablod Hotel e all’Accademia di polizia, lo scorso anno vi sono state ben 656 persone uccise in soli tre attacchi.

[29] Ibid.

[30] ‘Terrormiliz Al-Shabaab tötete Soldaten aus Burundi’, derStandard.de, 3 marzo 2018, https://www.derstandard.de/story/2000075407918/terrormiliz-al-shabaab-toetete-soldaten-aus-burundi, (consultato il 1° aprile 2018).

[31] ‘Vier Soldaten bei Angriff auf AU-Stützpunkt in Somalia getötet’, Tiroler Tageszeitung, 1° aprile 2018, http://www.tt.com/home/14196596-91/vier-soldaten-bei-angriff-auf-au-st%C3%BCtzpunkt-in-somalia-get%C3%B6tet.csp, (consultato il 2 aprile 2018).

[32] Ibid.

[33] Ibid.

[34] Philipp Sandner, ‘Die letzten Bundeswehr-Soldaten verlassen Somalia’, Deutsche Welle, 23 marzo 2018, http://www.dw.com/de/die-letzten-bundeswehr-soldaten-verlassen-somalia/a-43106271,  (consultato il 2 aprile 2018).

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