Religione

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione del Ruanda, promulgata nel 2003 e più recentemente emendata nel 2015, afferma all’articolo 37 che: «Le libertà di pensiero, coscienza, religione, culto e manifestazione pubblica dello stesso sono garantite dallo Stato in conformità con la legge» [1]. L’articolo 57 vieta la costituzione di organizzazioni politiche basate su «razza, gruppo etnico, tribù, stirpe, regione, sesso, religione o qualsiasi altra divisione che possa portare a discriminazioni».

Secondo il nuovo codice penale promulgato nel maggio 2012 [2], interrompere una funzione religiosa (articolo 277) è un reato punibile con una pena compresa tra otto giorni e tre mesi di carcere e una multa tra i 20.000 e i 300.000 franchi ruandesi. Il Codice Penale impone anche multe a chiunque «umilia pubblicamente riti, simboli o oggetti di religione» (articolo 278), o insulti, minacci o aggredisca fisicamente un leader religioso (articolo 279). La politica governativa consente alle persone di esprimere la propria identità religiosa (ma non etnica) indossando un copricapo di propria scelta nelle foto ufficiali per passaporti, patenti di guida e altri documenti ufficiali.

Secondo una nuova legge che disciplina i gruppi religiosi, promulgata nel 2012 (“legge 06/2012, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica del Ruanda”), tutti i gruppi «i cui membri condividono le stesse convinzioni, culto e pratica» devono registrarsi presso il Consiglio del Governo del Ruanda per acquisire lo status giuridico. I gruppi non registrati hanno bisogno del permesso per organizzare attività religiose, mentre un’autorizzazione non è richiesta ai gruppi religiosi che sono già registrati [3] . Secondo quanto riferito da alcuni leader religiosi che sono stati consultati per la stesura di questo rapporto (cattolici, protestanti e musulmani), non vi sono restrizioni per gruppi religiosi ufficialmente riconosciuti che sono liberi di svolgere attività pastorali, catechizzare, costruire luoghi di culto, possedere e gestire mezzi di comunicazione (in particolare radio) e raccogliere fondi all’interno del Paese e all’estero.

Tutti gli studenti delle scuole primarie pubbliche e dei primi tre anni delle scuole secondarie devono frequentare un corso di religione che riguarda diverse fedi. I genitori possono iscrivere i loro figli in scuole religiose private.

La legge che regola i gruppi religiosi non include le organizzazioni non governative associate ai gruppi religiosi. Le ONG locali associate a gruppi religiosi sono tenute a registrarsi presso il Consiglio del Governo del Ruanda, ma ai sensi di una diversa normativa che regola le ONG. La legge descrive un processo di registrazione delle ONG in più fasi e richiede alle associazioni di presentare su base annuale resoconti finanziari e relativi alle attività, nonché i piani d’azione.

Il governo riconosce esclusivamente i matrimoni civili.

Incidenti

Nel luglio 2017 un cittadino ruandese di nome Marerimana Herman ha intentato una causa contro l’arcivescovo di Kigali, monsignor Thaddée Ntihinyurwa, accusandolo di presunti reati penali, ovvero di essere il capo di un’organizzazione accusata di aver soppresso la religione tradizionale del Ruanda e di riconoscere le apparizioni mariane a Kibeho. Secondo l’accusatore tali azioni contravvengono all’articolo 36 della Costituzione ruandese, che riconosce «il diritto di promuovere [la] cultura nazionale» [4]. La corte ha accettato di ascoltare il caso. Questo incidente ha suscitato una diffusa preoccupazione tra i cattolici [5]. Alcuni leader religiosi e laici descrivono privatamente le accuse come strane e insolite, suggerendo che alla base dell’azione di Marerimana potrebbero esserci alcuni interessi politici. Alla fine, dopo aver sentito gli avvocati dell’arcivescovo, il tribunale ha deciso di archiviare il caso [6].

A metà dicembre 2017, vi sono state diverse tensioni tra la Chiesa cattolica e il governo, dopo che le autorità hanno annunciato un piano per la distribuzione di preservativi alle giovani donne. L’iniziativa faceva parte di una campagna lanciata dal Ministero della Salute volta a ridurre la prevalenza delle malattie sessualmente trasmissibili. Il vescovo cattolico di Byumba, monsignor Servilien Nzakamwita ha reagito descrivendo la campagna come «una licenza di fornicare per gli adolescenti» e come responsabile dell’aumento delle gravidanze. Il Ministro della Salute del Ruanda, Diane Gashumba, ha risposto dicendo che la dichiarazione del vescovo era
completamente fuori dal contesto e che mostrava una mancanza di comprensione in merito al problema sanitario che il governo stava cercando di affrontare [7]. Nonostante ciò, nessuna autorità governativa sembra aver tentato di impedire ai leader religiosi e ai membri del clero di discutere le loro idee religiose in pubblico.

Nel gennaio 2017, è stato riferito che la polizia nazionale del Ruanda ha ucciso a colpi di arma da fuoco un imam che era in custodia a Kigali. Nell’agosto dello stesso anno, quattro altri musulmani sono stati uccisi da ufficiali della polizia nazionale a Bugarama. In entrambi i casi, la polizia ha affermato che le vittime erano sospettate di avere legami con gruppi terroristici islamici [8].

Alla fine di febbraio 2018, è stato riferito che circa 700 piccole chiese pentecostali erano state chiuse. Le autorità hanno dichiarato che i luoghi di culto non avevano rispettato le norme relative all’inquinamento acustico e agli edifici. Secondo quanto riferito, alcune chiese sono state riaperte dopo essere state approvate dagli ispettori [9].

Prospettive per la libertà religiosa

Dopo la visita del Presidente Paul Kagame in Vaticano il 20 marzo 2017, alti funzionari governativi hanno mostrato moderazione nel parlare della Chiesa cattolica relativamente al presunto ruolo di questa nel genocidio del 1994. Durante l’incontro, Papa Francesco «ha espresso la sua profonda tristezza, e quella della Santa Sede e della Chiesa, per il genocidio contro i Tutsi». L’attuale Pontefice ha citato il suo predecessore Papa Giovanni Paolo II che, all’inizio del Grande Giubileo dell’Anno 2000 «ha implorato di nuovo il perdono di Dio per i peccati e le mancanze della Chiesa e dei suoi membri, tra cui sacerdoti, religiosi e religiose che hanno ceduto all’odio e alla violenza, tradendo la propria missione evangelica» [10].

Durante il periodo di riferimento, è stato osservato che la libertà di culto e la libertà di svolgere attività educative e sociali da parte di gruppi religiosi sono state generalmente rispettate. Gli incidenti che coinvolgono musulmani sembrano essere collegati alle preoccupazioni nei riguardi dei gruppi terroristici internazionali piuttosto che ad attacchi contro la fede islamica di per sé.
Questi sviluppi, uniti a quello che sembra un approccio meno conflittuale nei confronti della Chiesa cattolica, suggeriscono che durante il periodo in esame le prospettive della libertà religiosa nel Paese sono migliorate. È probabile che questa tendenza continui nei prossimi anni.

Note / fonti

[1] Costituzione del Ruanda del 2003 con emendamenti fino al 2015, constituteproject.org,
https://www.constituteproject.org/constitution/Rwanda_2015.pdf?lang=en, (consultato il 12 febbraio 2018).

[2] N° 01/2012/OL of 02/05/2012, Legge organica che istituisce il codice penale, 2 maggio 2012,
https://www.unodc.org/res/cld/document/rwa/1999/penal-code-of-rwanda_html/Penal_Code_of_Rwanda.pdf, (consultato il 13 febbraio 2018).

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ruanda”, Rapporto 2012 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,
https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2012religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 9 febbraio 2018).

[4] Rwanda's Constitution, op. cit.

[5] P. B., ‘Rwanda: Mgr Thaddée Ntihinyurwa, archevêque de Kigali, devant le Tribunal’, kubahonet, luglio 2017, https://kubahonet.com/?p=39781, (consultato il 9 febbraio 2018).

[6] Intervista del 3 gennaio 2018 con un sacerdote cattolico ruandese che lavora all'estero.

[7] Marie Malzac, ‘Au Rwanda, les évêques opposés à une modification du Code pénal sur l’avortement’, La Croix, 28 dicembre 2017,https://www.la-croix.com/Religion/Catholicisme/Monde/Au-Rwanda-eveques-opposes-modification-Code-penal-lavortement-2017-12-28-1200902462 (consultato il 13 febbraio 2018);
Agencia EFE, ‘La IglesiaCatólica y el gobierno de Ruanda están en guerrapor el uso del preservativo’, Clarín, 26 dicembre 2018, https://www.clarin.com/mundo/iglesia-catolica-gobierno-ruanda-guerra-uso-preservativo_0_r1vIcJl7G.html, (consultato il 13 febbraio 2018).

[8] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[9] ‘Rwanda closes '700 unsafe, noisy churches’, BBC, 28 febbraio 2018, http://www.bbc.com/news/world-africa-43225067, (consultato il 4 maggio 2018).

[10] ‘Pope Francis holds audience with President of Rwanda’, Vatican Radio, 20 marzo 2017,
http://en.radiovaticana.va/news/2017/03/20/pope_francis_holds_audience_with_president_of_rwanda/129 9855, (consultato il 9 febbraio 2018).

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