Religione

2.095.000Popolazione

10.908 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Repubblica del Kosovo è, secondo la Costituzione del Paese, uno Stato laico che mantiene la propria neutralità in materia di credo religioso. La Carta protegge e assicura anche la libertà religiosa. L’articolo 9 della Costituzione afferma che la Repubblica «garantisce la conservazione e la protezione del suo patrimonio culturale e religioso». L’articolo 24 assicura l’uguaglianza di tutti e proibisce la discriminazione fondata sulla religione. L’articolo 38 tutela le libertà di credo, coscienza e religione. L’articolo 39 sancisce la protezione delle confessioni religiose.

La legge fondamentale sulla libertà religiosa in Kosovo è entrata in vigore il 1° aprile 2007 [1]. La norma è stata pesantemente criticata sia dalle comunità religiose che dalle organizzazioni internazionali. La mancanza di regole chiare in materia di registrazione e finanziamento, nonché in merito alla costruzione dei luoghi di culto religiosi e alla manutenzione dei cimiteri, preoccupa non poco le comunità religiose.

Alla fine del 2011, il governo ha proposto emendamenti alla legge volti a risolvere le problematiche relative alla registrazione. Cinque comunità religiose sono riconosciute dal disegno di legge come parte «del patrimonio storico, culturale e sociale del Paese». Queste saranno automaticamente registrate [2]. Le comunità di fede in questione sono la comunità islamica del Kosovo, la Chiesa serbo-ortodossa, la Chiesa cattolica, la comunità ebraica e la Chiesa evangelica protestante. Il progetto di legge [3] prevede che l’Ufficio per la registrazione delle comunità religiose, che opera nell’ambito del ministero della Giustizia, rilasci i certificati di registrazione a queste cinque comunità religiose e attribuisca loro lo status di personalità giuridica.

Le nuove comunità religiose potranno essere registrate se possiedono almeno 50 membri [4]. L’Ufficio per la registrazione delle comunità religiose è tenuto a prendere una decisione entro 30 giorni dalla ricezione di una richiesta di registrazione [5]. Una risposta negativa può essere impugnata dinanzi all’autorità giudiziaria competente entro 30 giorni. Quelle comunità religiose che non soddisfano le condizioni necessarie alla registrazione non avranno alcun riconoscimento legale.

La Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa si è espressa sulla modifica della legge sulla libertà di religione, sottolineando la necessità di una serie di miglioramenti. Questi includono l’ampliamento del numero delle comunità religiose che «costituiscono parte del patrimonio storico, culturale e sociale del Paese», affinché oltre ai cinque stabiliti siano inclusi anche gli altri gruppi religiosi riconosciuti.

La piccola comunità di cattolici in Kosovo, stimata intorno ai 60.000 fedeli, è perlopiù concentrata nelle città di Gjakova, Prizren, Klina e in alcuni villaggi vicino a Pec e Vitina. Vi sono 33 chiese cattoliche, 36 sacerdoti e 70 religiose. Nella comunità vi è grande orgoglio per la nazionalità albanese di Santa Teresa di Calcutta. Il viale principale di Pristina e la cattedrale cattolica della città prendono il nome dalla religiosa che ha ricevuto la chiamata per unirsi alla missione, proprio nel Kosovo sud-orientale, nella chiesa di Letnica. La canonizzazione di Madre Teresa da parte di Papa Francesco nel 2016 è stata celebrata dagli albanesi e dai kosovari in tutto il territorio balcanico. Già da molto tempo prima, cattolici e musulmani avevano sostenuto il riconoscimento di Santa Madre Teresa come madre di tutti gli albanesi.

Sebbene siano passati 19 anni dalla fine del conflitto in Kosovo, il retaggio della guerra getta una lunga ombra sulle relazioni tra gli abitanti. Secondo il rapporto del 2017 della Commissione internazionale per le persone scomparse, 4.500 persone sono scomparse durante la guerra, di cui oltre 1.600 sono tuttora disperse [6]. Proseguono inoltre le tensioni interetniche tra gli albanesi e i serbi del Kosovo.

Si ritiene che circa 315 cittadini kosovari abbiano viaggiato in zone di guerra in Siria e in Iraq per unirsi allo Stato Islamico, il che rende il Kosovo il principale Paese europeo per percentuale di abitanti che hanno combattuto nelle fila di ISIS come foreign fighters. Secondo i servizi segreti, oltre il 33 percento di loro è già rientrato in patria [7].

Incidenti

Molti degli incidenti rilevanti  avvenuti durante il periodo in esame, derivano da tensioni religiose legate a controversie su terreni e proprietà, nonché da accuse di interferenze straniere nella promozione di un particolare punto di vista religioso.

Il 17 settembre 2017, dopo due anni di contenzioso, la Corte d’appello del Kosovo si è pronunciata contro l’Università di Pristina e ha concesso alla Chiesa serbo-ortodossa i diritti di proprietà dell’appezzamento di terra su cui sorge la Chiesa di Cristo Salvatore. La costruzione della chiesa è incominciata sotto il regime di Milosevic a metà degli anni ’90 su terreni precedentemente posseduti dall’Università di Pristina. L’edificio di culto è rimasto incompiuto sin da quando la guerra per l’indipendenza in Kosovo si è conclusa nel 1999 [8].

Le accuse di nuove interferenze dall’estero hanno riguardato in alcuni casi la costruzione di edifici religiosi, tra cui ad esempio l’edificazione della moschea centrale di Pristina. Il tempio islamico non è ancora stato costruito nonostante la prima pietra sia stata posata nel distretto urbano di Dardania già nel 2012 [9]. Anche se sono stati presentati 17 piani architettonici, nessuno di questi è stato accettato dalla comunità islamica del Kosovo. Successivamente, la comunità musulmana ha accettato il progetto architettonico presentato dall’Agenzia di cooperazione e coordinamento turca, che è anche il principale donatore della costruzione, per un valore di oltre 40 milioni di euro. Alcuni politici e gruppi civili di Pristina si sono però fortemente opposti a questo progetto, giacché secondo loro, l’architettura in stile Osman rappresentava una copia della moschea turca di Edrene ed era completamente in disaccordo con il piano architettonico del distretto cittadino di Dardania.

A dicembre 2017, una dichiarazione del neoeletto vicesindaco di Pristina, Selim Pacolli, ha gettato ulteriore benzina sul fuoco. Durante un’intervista televisiva, il politico ha sostenuto la costruzione di una moschea nel campus dell’Università di Pristina, a condizione che l’università fosse trasferita in campagna. L’amministrazione comunale di Pristina ha dichiarato di non appoggiare la proposta di Pacolli. Un’organizzazione studentesca, chiamata Democrazia studentesca, ha espresso preoccupazione per il presunto piano del vicesindaco «di trasformare il campus universitario in un centro islamico» [10]. Lo sdegno in risposta a questa proposta è stato rappresentato sotto forma di graffiti nel campus universitario che minacciavano il presidente kosovaro Hashim Thaci relativamente ai piani per costruire una nuova moschea nella capitale. Secondo Fox News, la polizia del Kosovo stava indagando sul caso. La comunità islamica del Kosovo ha invitato gli studenti a non lasciarsi influenzare da individui che incitano alla violenza, alla diffamazione e all’intolleranza.

Quella appena citata non è l’unica moschea che ha provocato forti reazioni in Kosovo. Secondo Balkan Insight, negli ultimi 10 anni sono state costruite più di 100 moschee senza permesso.

Nel settembre 2017, il presidente kosovaro Hashim Thaci è giunto in Vaticano per una visita ufficiale. Il leader politico ha presentato la Commissione per la verità e la riconciliazione a Papa Francesco. Lo scopo ultimo della commissione è quello di incoraggiare il perdono reciproco tra albanesi e serbi in Kosovo. La commissione è stata istituita nel febbraio 2017 [11].

Il 15 febbraio graffiti anti-serbi sono apparsi in diversi luoghi vicini alla chiesa ortodossa serba di Gnjilane, così come sulla strada per il villaggio serbo di Donja Budriga [12].

Nel giugno 2017 Florim Neziraj, il capo della comunità islamica di Kacanik (una città nella parte meridionale del Kosovo), è stato rimosso dal suo incarico dopo aver annunciato la morte del leader dello Stato Islamico del Kosovo Lavdrim Muhaxheri dagli altoparlanti della moschea locale [13]. L’opinione pubblica ha condannato fermamente il suo comportamento. L’autoproclamatosi comandante dello Stato Islamico del Kosovo è stato ucciso in Siria durante un’operazione congiunta russo-siriana. Secondo fonti locali, 24 uomini di questa città si sono uniti ai gruppi jihadisti in Siria e Iraq. Di conseguenza, Kacanik è divenuta famosa come la capitale jihadista dei Balcani.

Il 23 marzo 2018, il Tribunale di Pristina ha prosciolto l’imam della Grande Moschea di Pristina, l’Imam Shefqet Krasniqi. L’uomo era stato arrestato nel 2014 insieme a 11 imam delle moschee locali del Kosovo. Nel 2016, la Procura Speciale lo ha accusato di aver incitato all’odio e al terrorismo, incoraggiando i giovani kosovari a recarsi in Siria e in Iraq, e di evasione fiscale [14].

Il 5 settembre 2017 il cardinale Ernest Simoni, un porporato albanese, ha consacrato la cattedrale cattolica romana di Santa Teresa a Pristina in qualità di inviato speciale di Papa Francesco.

Prospettive per la libertà religiosa

L’estrema povertà, l’alto tasso di disoccupazione e l’afflusso di denaro dall’Arabia Saudita minacciano seriamente di convertire una società musulmana tollerante e orientata verso l’Europa in un rifugio per l’estremismo islamico.

L’autoproclamatosi protettore dell’Islam nei Balcani, il presidente turco Erdogan, è sempre più interessato a diffondere la sua agenda politica e islamica in Kosovo. Milioni di lire turche vengono utilizzate per costruire dozzine di nuove moschee. Ankara ha chiesto la revisione dei libri relativi alla storia del Kosovo per presentare il dominio ottomano sotto una luce più positiva.

Note / fonti

[1] Legge n. 02 / L-31Gazzetta ufficiale n. 11, 1° aprile 2007

[2] Nuovo articolo 4A.4.1 del progetto di legge sull’emendamento e l’integrazione della legge n. 02 / L -31 sulla libertà religiosa

[3] Nuovo articolo 4A. 4.2

[4] Secondo l’articolo 7.B.1 del progetto di legge

[5] Nuovo articolo 7C della bozza di legge

[6] ICMP, Persone scomparse dal conflitto in Kosovo e le sue conseguenze, Pristina 2017

[7] Carlotta Gall, “How Kosovo Was Turned Into Fertile Ground For ISIS”, New York Times, 21 maggio 2016, https://www.nytimes.com/2016/05/22/world/europe/how-the-saudis-turned-kosovo-into-fertile-ground-for-isis.html (consultato il 12 maggio 2018)

[8] Amra Zejneli Loxha, Srpskoj pravoslavnoj crkvi ostaje zemljište u Prištini, La Chiesa ortodossa serba terrà la sua terra a Pristina, Radio Slobodna Evropa, 14 novembre 2017, https://www.slobodnaevropa.org/a/spc-univerzitet-pristina/28853536.html(consultato il 12 maggio 2018)

[9] Amra Zejneli Loxha, Džamija nije sporna ali jeste osmanska arhitektura, La moschea non è discutibile ma l’architettura ottomana, Radio Slobodna Evropa, 25 luglio 2017, https://www.slobodnaevropa.org/a/pristina-izgradnja-centralne-dzamije/28637351.html(consultato il 12 maggio 2018)

[10] Die Morina, Call For Campus Mosque Cause Storm In Kosovo, Balkan Insight, 29 dicembre  2017, http://www.balkaninsight.com/en/article/a-mosque-contraction-proposal-by-capitals-deputy-mayor-sparks-reactions-in-kosovo-12-28-2017 (consultato il 12 maggio 2018)

[11] BETA AGENCY, Tači u Vatikanu traži podršku za nezavisnost Kosova, Taci in Vaticano chiede il riconoscimento del Kosovo, N1, 28 settembre 2017 http://rs.n1info.com/a331262/Vesti/Vesti/Taci-u-Vatikanu-zatrazio-podrsku-nezavisnosti-Kosova.html(consultato il 12 maggio 2018)

[12] RTS Tanjug, Preteći graffiti na nekoliko objekata u Gnjilanu, Diversi edifici vandalizzati con graffiti, RTS, 15 febbraio 2017 http://www.rts.rs/page/stories/sr/story/135/hronika/2631861/preteci-grafiti-na-nekoliko-objekata-u-gnjilanu.html(consultato il 12 maggio 2018)

[13] “Kosovo: Imam džamije u Kačaniku razrešen dužnosti, Kačanik” (Imam della moschea rimosso), Radio Slobodna Evropa, giugno 28, 2017, https://www.slobodnaevropa.org/a/28581744.html(consultato il 12 maggio 2018)

[14] Labinot Leposhtica, “Kosovo Imam Denies Inciting Terror in Sermons”, Balkan Insight, 22 gennaio 2018, http://www.balkaninsight.com/en/article/pristina-s-imam-pleaded-not-guilty-for-inciting-his-followers-to-conflict-zone-01-22-2018 (consultato il 12 maggio 2018)

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