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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 32 della Costituzione del Kenya stabilisce i diritti relativi alle libertà di coscienza, religione, credo e opinione. Tutti i cittadini hanno il permesso di adorare, praticare, insegnare o osservare il proprio credo, il che include un giorno da dedicare al culto, a seconda della loro fede. È vietata la discriminazione personale o professionale e la coercizione per motivi legati alla religione [1].

Il Kenya ha assistito ad un vivace dibattito su alcuni aspetti giuridici relativi alla libertà religiosa. Durante il periodo in esame, il Paese ha visto emergere alcune questioni controverse riguardanti la libertà religiosa e la regolamentazione legislativa di tale diritto. A partire dal 2016, il professor Githu Muigai, ex Procuratore generale del Kenya (2011-2018), ha svolto un ruolo rilevante nell’ambito di tali controversie.

All’inizio del 2016, il professor Muiga ha dichiarato che le nuove disposizioni dovevano essere aggiunte alle “Regole delle società religiose” del 2015. I nuovi regolamenti miravano ad esercitare un controllo più severo sui gruppi religiosi. Ad esempio le nuove regole avrebbero reso necessario un titolo accademico per poter ricoprire posizioni quali predicatori o leader della Chiesa [2]. Il presidente keniota Uhuru Kenyatta ha deciso di ritirare i regolamenti proposti alcune settimane dopo, in seguito alle lamentele di alcuni gruppi e ad un incontro con dei leader religiosi [3]. Allo stato attuale, le “Regole delle società religiose” sono quindi sospese.
Il Procuratore generale Muigui e il Presidente Kenyatta hanno anche dissentito in merito ad una moratoria sulla registrazione delle organizzazioni religiose, emessa nel novembre 2014 a seguito di sospetti di radicalismo tra le società religiose. Il Procuratore Generale era a favore della moratoria, volontà che è stata ribadita in una dichiarazione ufficiale dal suo ufficio nel febbraio 2017 [4]. Un mese dopo, il Presidente Kenyatta ha invece revocato la sospensione, contraddicendo la posizione del Procuratore Generale sull’argomento [5].

Il gruppo chiamato Atei, che si rivolge alla causa degli atei e degli agnostici del Kenya, è stato registrato per la prima volta nel febbraio 2016 ma è stato sospeso due mesi dopo dall’ufficio del Procuratore generale, che aveva ricevuto lamentele da parte di alcuni cittadini in merito alle attività e alle dichiarazioni del gruppo. Lo stesso ha contestato la sospensione presentando una causa dinanzi all’Alta Corte, la quale nel gennaio 2018 ha annullato la cancellazione [6]. A quel punto, il gruppo ha chiesto le dimissioni del procuratore generale, che ha infine lasciato il proprio incarico nel febbraio 2018, senza tuttavia fornire alcuna motivazione[7].
Anche la regolamentazione del diritto delle donne musulmane ad indossare il velo (hijab) è stata un argomento controverso, soprattutto data l’incoerenza delle decisioni giuridiche del governo in materia. Nel settembre 2016, la Corte d’Appello del Kenya ha stabilito che agli studenti musulmani di sesso femminile era consentito indossare il velo negli istituti scolastici (comprese le strutture cristiane). Questa sentenza ha annullato una precedente decisione dell’Alta Corte del marzo 2015. Inoltre, alcuni membri di Chiese africane indipendenti come gli akorinos, i cui seguaci indossano turbanti (gli uomini) e veli (le donne), hanno affermato che la sentenza permetteva anche a loro di rispettare il loro codice di abbigliamento obbligatorio. Tali gruppi si sono spesso lamentati di subire discriminazione negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle istituzioni [8]. Nonostante le sentenze ufficiali, le controversie su questo argomento sono continuate in un certo numero di istituti educativi in cui i responsabili mettono in discussione le suddette normative [9].

Le tensioni sociali nella provincia Costiera, scaturite da vessazioni da parte della polizia nei confronti di leader di gruppi musulmani, si sono in qualche modo attenuate, in parte perché negli ultimi anni le attenzioni delle agenzie di sicurezza si sono spostate dal terrorismo jihadista all’opposizione politica, in seguito alle tensioni che hanno caratterizzato le ultime due elezioni presidenziali in Kenya.

Tuttavia le azioni violente da parte dei membri di al-Shabab, gruppo terrorista con sede in Somalia, continuano soprattutto nel nord e nell’est del Paese e costituiscono ancora una seria minaccia per l’intera popolazione, e specialmente per gli stranieri e i non musulmani che vivono e lavorano in quelle regioni. Questo anche perché il gruppo, che continua a utilizzare la religione come pretesto per i propri scopi politici e di propaganda, ha come obiettivi i non-musulmani e le istituzioni non islamiche.

Ciononostante, l’intensità e il numero di attacchi di al-Shabab ai danni dei civili sembrano essere notevolmente diminuiti negli ultimi due anni. Le massicce misure antiterrorismo da parte delle agenzie di sicurezza, alcune delle quali sono state definite illegittime da varie organizzazioni per i diritti umani, ora sembrano essere messe in atto meno frequentemente. In realtà, i servizi di sicurezza e le forze armate devono ancora essere ritenuti responsabili di alcuni casi irrisolti relativi ad uccisioni extragiudiziali, torture, maltrattamenti di detenuti e alla scomparsa di individui nelle zone costiere [10]. Alcune bande organizzate sembrano aver tratto profitto dai fallimenti delle agenzie di sicurezza nella provincia Costiera e ora sono impegnate in attività criminali e in gravi violazioni dei diritti umani [11].

Rispetto agli anni precedenti, la situazione generale della libertà religiosa nel Paese sembra essere leggermente migliorata. Tuttavia, dobbiamo sottolineare che gruppi e associazioni che combattono per la cittadinanza attiva, i diritti umani e le libertà civili continuano a essere presi di mira dalla polizia e dalle forze di sicurezza. Le loro attività sono state spesso interrotte da funzionari governativi che hanno addotto motivazioni alquanto discutibili, mentre i loro leader si lamentano di essere sottoposti a costanti intimidazioni [12].

Incidenti

Il 5 giugno 2016, è stato trovato un ordigno esplosivo nella chiesa parrocchiale cattolica di Kianyaga, Kirinyaga (provincia Centrale), poco prima della messa domenicale. Più di 500 fedeli sono stati fatti evacuare e la bomba è stata successivamente fatta esplodere in sicurezza da speciali unità di polizia. Secondo il commissario della contea, si trattava del quinto attacco contro i cristiani in quella stessa contea [13].

Due gravi attacchi ai danni di civili sono stati segnalati nell’ottobre 2016 nella contea di Mandera (provincia Nordorientale). In totale, 18 persone sono state uccise dai militanti di al-Shabab. Secondo quanto riferito, in entrambi i casi gli obiettivi non erano musulmani e l’intento era quindi quello di espellerli dalla regione [14]. Attacchi e uccisioni da parte di unità di al-Shabab sono proseguiti nelle regioni vicine al confine somalo [15]. Presumibilmente, la strategia di questo gruppo è quella di colpire gli stranieri che lavorano in quelle aree partendo dal presupposto che molti di loro sono cristiani. Gli insegnanti scolastici lamentano una diffusa discriminazione poiché non si sentono protetti dalle forze di sicurezza, né supportati dalle autorità quando chiedono un trasferimento a causa delle minacce ricevute [16].

Il 26 novembre 2017, un ordigno esplosivo è stato lanciato da una macchina in movimento contro la parrocchia cattolica di San Michele, nella città di Mandera (provincia Nordorientale). Fortunatamente, la bomba è esplosa vicino al muro perimetrale della chiesa e quindi nessuno è rimasto ferito [17].

Un sacerdote cattolico dell’arcidiocesi di Kisumu (provincia di Nyanza), che aveva precedentemente rivolto un appello pubblico al governo keniota per fermare le uccisioni nella regione, è stato assassinato da ignoti alla vigilia delle elezioni presidenziali [18].

La proto-cattedrale di Marsabit (provincia Orientale) è stata attaccata il 13 gennaio 2018 da giovani manifestanti dopo l’arresto di un leader musulmano accusato di avere legami con al-Shabab. Tre persone sono state uccise nell’ambito degli scontri e la guardia giurata del luogo di culto ha subito lievi ferite. Fino ad allora, in città non si erano mai verificate tensioni tra musulmani e cristiani [19].

Il preside e 35 studenti di una rinomata scuola secondaria di Nairobi sono rimasti feriti nel gennaio 2018 in seguito ad uno scontro tra studenti cristiani e musulmani su presunte discriminazioni religiose nell’uso di strutture comuni quali le toilette e la biblioteca scolastica. La scuola è stata chiusa fino a nuovo avviso e quattro studenti sono stati accusati di aggressione con conseguenti danni fisici [20].

Nell’aprile 2018, due chiese e alcune case sono state bruciate dalla polizia a Laikipia (provincia della Rift Valley)[21].

Prospettive per la libertà religiosa

Al momento, nulla suggerisce che vi possano essere cambiamenti radicali nel modo in cui la libertà religiosa è gestita dal governo o vissuta dai cittadini kenioti. Durante il periodo in esame sono stati riscontrati alcuni lievi miglioramenti del quadro generale. Gli attacchi terroristici nella provincia Nordorientale contro i cristiani sembrano essere diminuiti, così come sembra esserne diminuita la virulenza, il che potrebbe indicare una certa stanchezza nell’impiego della religione come arma politica. Tuttavia, la situazione critica di insicurezza continuerà fino a quando al-Shabab sarà in grado di mantenere le sue basi somale mentre opera in territorio keniota.

Note / fonti

[1]   Costituzione del Kenya del 2010, constituteproject.org, https://constituteproject.org/constitution/Kenya_2010.pdf?lang=en, (consultato il 22 maggio 2018).

[2]   Cyrus Ombati, “Kenya sets new regulations for religious leaders, churches”, Standard Digital, 11 gennaio 2017, https://www.standardmedia.co.ke/article/2000187709/kenya-sets-new-regulations-for-religious-leaders-churches, (consultato il 17 maggio 2018).

[3]   Ouma Wanzala, “Uhuru rejects proposed religious rules, calls for participation”, Daily Nation, 29 gennaio 2017, https://www.nation.co.ke/news/Uhuru-rejects-proposed-religious-rules-/1056-3053058-14ee8txz/index.html, (consultato il 17 maggio 2018).

[4]   “Press statement on proposed Churches Law”, Ufficio del Procuratore generale e del Dipartimento di giustizia, febbraio 2017. Disponibile consultando il sito Internet http://www.statelaw.go.ke/press-statement-on-proposed-churches-law/, (consultato il 17 maggio 2018); Melisa Lukulu, “Ban on registration of churches”, EACLJ – East Africa Centre for Law and Justice, 16 marzo 2017, http://eaclj.org/religion/229-ban-on-registration-of-churches.html, (consultato il 17 maggio 2018).

[5]   “President deems ban on registration of churches ‘illegal’”, Daily Nation, 12 marzo 2017, https://www.nation.co.ke/news/Uhuru-faults-AG-Muigai-over-ban-of-church-registration/1056-3845970-5484mcz/index.html, (consultato il 17 maggio 2018).

[6]   Nicholas Komu, “High Court overturns suspension of atheist society”, Daily Nation, 28 gennaio 2018, https://www.nation.co.ke/news/High-Court-overturns-suspension-of-atheist-society/1056-4282444-nhwlo5/index.html, (consultato il 24 maggio 2018).

[7]   Hillary Orinde, “Attorney General Muigai resigns, Solicitor-General replaced”, Standard Digital, 13 febbraio 2018, https://www.standardmedia.co.ke/article/2001269595/attorney-general-muigai-resigns-solicitor-general-replaced, (consultato il 24 maggio 2018)

[8]   “Kenyan Muslims can wear hijab at Christian schools – court”, BBC News, 9 settembre 2016, http://www.bbc.com/news/world-africa-37321355(consultato il 28 maggio 2018); Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Kenya”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense,  https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2016/, (consultato il 28 maggio 2018).

[9]   Boniface Mwaniki, “KMTC bars students from entering schools in hijabs”, Daily Nation, 27 aprile 2018, https://www.nation.co.ke/counties/kitui/Students-barred-from-school-over-hijabs/3444936-4533586-um0s00/index.html, (consultato il 28 maggio 2018).

[10]   Ramadhan Rajab, “16 Coast residents killed by cops or missing since 2017 – Haki Africa”, The Star, 9 gennaio 2018, https://www.the-star.co.ke/news/2018/01/09/16-coast-residents-killed-by-cops-or-missing-since-2017-haki-africa_c1695273, (consultato il 27 maggio 2018). «Tra il 2014 e il marzo 2017, vi sono stati oltre 487 casi di esecuzioni extragiudiziali da parte della polizia in Kenya con il pretesto di mantenere la legge e l’ordine, il controllo delle folle e contrastare l’estremismo violento». Cfr. “Dichiarazione della commissione per i diritti umani del Kenya sulla pena di morte e le uccisioni extragiudiziarie o uccisioni arbitrarie in Kenya, durante la 60a sessione ordinaria della Commissione africana per i diritti umani e dei popoli a Niamey, in Niger”, Commissione per i diritti umani del Kenya, 15 maggio 2017, https://www.khrc.or.ke/2015-03-04-10-37-01/press-releases/599-statement-by-the-kenya-human-rights-commission-on-the-death-penalty-and-extra-judicial-killings-or-arbitrary-killings-in-kenya-at-the-60th-ordinary-session-of-the-african-commission-on-human-and-people-s-rights-in-niamey-niger.html, (consultato il 29 maggio 2018).

[11]   Magdalene Wanja, “Haki Africa: Human Rights abuse increase in 2018”, Daily Nation, 30 aprile 2018, https://www.nation.co.ke/news/Haki-Africa–Human-rights-violations-on-the-rise-/1056-4537288-5igepjz/index.html, (consultato il 27 maggio 2018).

[12]   “Dichiarazione sull’intimidazione delle organizzazioni della società civile”, Commissione per i diritti umani del Kenya, 7 novembre 2017, https://www.khrc.or.ke/2015-03-04-10-37-01/press-releases/635-statement-on-intimidation-of-civil-society-organisations.html, (consultato il 29 maggio 2018).

[13]   Munene Kamau, “Bomb found in Kianyaga church shortly before mass”, Standard Digital, 6 giugno 2016, https://www.standardmedia.co.ke/article/2000204140/bomb-found-in-kianyaga-church-shortly-before-mass, (consultato il 24 maggio 2018); “Police detonate home made bomb found in Kianyaga church Kirinyaga county”, NTV News – Youtube Channel, 5 giugno 2016, https://www.youtube.com/watch?v=JM8DvjY2S10, (consultato il 24 maggio 2018).

[14]  “Al Shabab ‘kills Christians’ in Kenya’s Mandera town”, BBC News, 6 ottobre 2016, http://www.bbc.com/news/world-africa-37571205, (consultato il 24 maggio 2018);
“Kenya attack: 12 killed in Mandera ‘by al-Shabab’”, Al-Jazeera News, 25 ottobre 2016, https://www.aljazeera.com/news/2016/10/kenya-attack-12-killed-mandera-al-shabab-161025063500398.html, (consultato il 24 maggio 2018).

[15] Nonostante l’elevato numero di attacchi e incidenti armati, la loro frequenza è diminuita rispetto al periodo 2014-2015. Cfr. Cyrus Ombati, “Al Shabaab behead nine Kenyans in Lamu attack”, Standard Digital, 8 luglio 2017, https://www.standardmedia.co.ke/article/2001246629/al-shabaab-behead-nine-kenyans-in-lamu-attack, (consultato il 15 maggio 2018); “Al Shabaab: Islamic terrorists behead three people in Kenya attack”, Independent, 18 agosto 2017, https://www.independent.co.uk/news/world/africa/al-shabaab-kenya-behead-three-people-africa-islamist-terrorists-attack-lamu-county-village-a7899381.html, (consultato il 15 maggio 2018);
Mercy Asamba, ‘Three teachers killed by suspected Al-Shabaab militia in Wajir”, Standard Digital, 16 febbraio 2018, https://www.standardmedia.co.ke/article/2001269970/three-teachers-killed-by-suspected-al-shabaab-militia-in-wajir, (consultato il 15 maggio 2018); Cyrus Ombati, “Five police officers killed in Al-Shabaab attack on two Mandera camps”, Standard Digital, 2 marzo 2018, https://www.standardmedia.co.ke/article/2001271682/five-police-officers-killed-in-al-shabaab-attack-on-two-mandera-camps, (consultato il 15 maggio 2018).

[16] Ouma Wanzala, “Teachers demand transfer after killing of colleagues in Wajir”, Daily Nation, 20 febbraio 2018, https://www.nation.co.ke/news/education/Teachers-demand-transfer-after-Wajir-killings/2643604-4311890-b854mn/index.html, (consultato il 15 maggio 2018). In generale, i cristiani che vivono in aree prevalentemente musulmane hanno meno libertà di praticare la loro religione rispetto ai musulmani che vivono nelle aree a maggioranza cristiana. La polizia ha anche fallito nel proteggere i cristiani dai gruppi fondamentalisti musulmani che hanno commesso azioni violente ai loro danni.

[17]  Manase Otsialo, “Explosive thrown at Mandera Catholic Church misses its target”, Daily Nation, 26 novembre 2017, https://www.nation.co.ke/counties/mandera/Explosive-thrown-at-Mandera-Catholic-church-misses-target/1183298-4203666-ukagx7z/index.html, (consultato il 26 maggio 2018).

[18]  “Catholic priest killed; tension increases on the eve of presidential vote”, Agenzia Fides, 24 ottobre 2017, http://www.fides.org/en/news/63121-AFRICA_KENYA_Catholic_priest_killed_tension_increases_on_the_eve_of_the_presidential_vote, (consultato il 16 maggio 2018).

[19] “The proto-Cathedral of Marsabit attacked”, Agenzia Fides, 22 gennaio 2018, http://www.fides.org/en/news/63607-AFRICA_KENYA_The_proto_Cathedral_of_Marsabit_attacked, (consultato il 18 maggio 2018).

[20] Michael Chepkwony and Cyrus Ombati, “Jamhuri High School closed following unrest that left 35 students injured”, Standard Media, 24 gennaio 2018, https://www.standardmedia.co.ke/article/2001267108/jamhuri-high-school-closed-following-unrest-that-left-35-students-injured, (consultato il 15 maggio 2018); “4 Jamhuri High School students face assault charges”, Capital FM Radio, 30 gennaio 2018, https://www.capitalfm.co.ke/news/2018/01/4-jamhuri-high-school-students-face-assault-charges/, (consultato il 26 maggio 2018).

[21] Peter Mwangi, “Tension in Laikipia as police torch houses, churches to flush out bandits”, Citizen Digital, 29 aprile 2018, https://citizentv.co.ke/news/tension-in-laikipia-as-police-torch-houses-churches-to-flush-out-bandits-198628/, (consultato il 15 maggio 2018).

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