Religione

37.548.000Popolazione

435.052 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightIraq

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

In base alla Costituzione irachena del 2005 [1], l’Islam è la religione ufficiale di Stato e una «fonte della legislazione». Secondo l’articolo 2.1, nulla può contraddire l’Islam, i principi della democrazia o i diritti e le libertà costituzionalmente riconosciuti. Ai sensi dell’articolo 2.2, l’identità islamica della maggior parte degli iracheni e i diritti religiosi di cristiani, yazidi e mandei e sabei sono ugualmente protetti.

L’articolo 4 afferma che gli iracheni hanno il diritto «di educare i propri figli nella propria lingua madre. Se questa è un idioma tra il turkmeno, l’assiro e l’armeno, l’insegnamento deve essere garantito dalle istituzioni educative del governo in accordo con i programmi educativi, mentre per tutte le altre lingue è un diritto che deve essere garantito negli istituti privati».

Razzismo, terrorismo e takfirismo (ovvero l’accusare altri musulmani di apostasia) sono vietati, ai sensi dell’articolo 7. Lo Stato ha il dovere, ai sensi dell’articolo 10, di mantenere e proteggere «santuari sacri e luoghi religiosi», nonché «la pratica gratuita dei rituali all’interno di essi».

L’uguaglianza davanti alla legge è garantita, ai sensi dell’articolo 14, «senza discriminazioni sulla base di sesso, razza, etnia, nazionalità, origine, colore, religione, setta, credo o opinione, o status economico o sociale». Lo Stato è vincolato dall’articolo 37 a proteggere gli individui «dalla coercizione intellettuale, politica e religiosa».

In base all’articolo 41, la legge regola lo status personale secondo le varie «religioni, sette, credenze e scelte». «Le libertà di pensiero, coscienza e convinzione» sono garantite dall’articolo 42.

Gli iracheni sono liberi, ai sensi dell’articolo 43.1, di praticare i loro riti religiosi, gestire i propri affari religiosi e le proprie istituzioni e donazioni religiose (waqf) così come «stabilito dalla legge». Allo stesso modo, lo Stato garantisce e protegge i luoghi di culto, ai sensi dell’articolo 43.2.

I musulmani non possono convertirsi ad altre religioni [2]. Secondo l’articolo 372 del codice penale del 1969 in Iraq, insultare credenze, pratiche o simboli religiosi, nonché individui considerati come santi, venerati o riveriti può essere punito con la reclusione fino a tre anni o l’imposizione di sanzioni pecuniarie [3].

Per legge, nove seggi su 329 del Consiglio dei Rappresentanti (camera bassa del Parlamento) sono riservati ai membri di gruppi minoritari: Bagdad, Ninive, Kirkuk, Erbil e Duhok hanno ciascuno un seggio riservato per un cristiano; per uno yazida; per un sabeo o un mandeo; per uno shabak. Nella provincia di Wasit è riservato anche un seggio per un curdo Feyli [4].

Incidenti

A. Governo centrale

Durante il periodo in esame, il governo centrale ha adottato diverse misure volte a promuovere l’islamizzazione della società irachena.

Il 23 ottobre 2016, la coalizione sciita Stato di Diritto ha presentato un disegno di legge in Parlamento per vietare gli alcolici, un provvedimento considerato discriminatorio dalle minoranze non musulmane che il primo ministro Haider Al-Abadi ha approvato a dicembre [5]. I sostenitori della legge hanno asserito che l’alcol è vietato dalla shari’a e che il governo non può ricavare né utilizzare entrate fiscali dalla produzione, dal consumo e dalla vendita di alcolici. Non convinto, il parlamentare cristiano Joseph Sylawa ha affermato che «il divieto degli alcolici fa parte di una guerra contro le minoranze religiose che mira a costringere queste ultime ad abbandonare il Paese attraverso politiche di esclusione, emarginazione e molestie» [6].

Il 28 ottobre 2016, il Ministero dell’Istruzione superiore e della ricerca scientifica ha emesso un decreto che impone uniformi conservatrici alle studentesse nei campus universitari [7]. Le restrizioni includono il divieto di indossare pantaloni, gonne corte e tacchi alti. A seguito di diverse critiche, il Ministero ha emesso un chiarimento, sostenendo che «le regole relative alle uniformi dovrebbero essere applicate rigorosamente, ma ogni amministrazione universitaria può definire gli elementi specifici della propria uniforme» [8]. Per i critici del decreto, incluso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, l’imposizione delle uniformi è caldeggiata da partiti conservatori che cercano di imporre i valori islamici nella società [9].

Nel novembre 2017, il Parlamento iracheno ha respinto un emendamento alla legge sullo status personale introdotto dal partito Fadhila (la virtù islamica) insieme ad altri partiti musulmani sciiti. Definito la «legge sul matrimonio minorile», l’emendamento avrebbe stabilito che gli iracheni fossero identificati in base religione, un qualcosa che avrebbe costituito una violazione della libertà religiosa. Se fosse stato approvato, i chierici sciiti e sunniti avrebbero inoltre controllato le questioni relative al matrimonio, nonché l’ereditarietà e il divorzio, consentendo il matrimonio di bambine di appena otto anni [10]. Sebbene il disegno di legge non sia stato adottato, diversi partiti hanno minacciato di reintrodurlo. Se così fosse, cambierebbe l’attuale sistema giuridico laico dell’Iraq e s’imporrebbe ai tribunali di applicare la legge religiosa in materia di diritto familiare e personale [11].

B. Regione autonoma curda

Nel 2016, il governo regionale del Kurdistan ha preso alcuni provvedimenti a sostegno delle minoranze – tra cui la “legge sui diritti delle minoranze” che sostiene la libertà di religione e definisce illegali le discriminazioni religiose – nominando rappresentanti religiosi delle minoranze e cercando di incorporare le minoranze nelle fila dei peshmerga.

La shari’a è inclusa nella bozza di Costituzione del governo regionale del Kurdistan come fonte di legislazione, ma a differenza della Carta federale irachena, consente anche una legislazione che contraddice la shari’a e riconosce i diritti dei non musulmani. Il Parlamento del Kurdistan, composto da 111 membri, ha anche riservato dei seggi per le comunità minoritarie: cinque seggi per i turkmeni; cinque per gli assiri, i caldei e i siriaci; un seggio per gli armeni. Tuttavia nessun seggio è riservato a yazidi e shabak.

Nonostante il trattamento apparentemente migliore, le minoranze religiose lamentano che le leggi del governo curdo, pur non essendo esplicitamente discriminatorie, non vengono in realtà applicate e che il sistema giudiziario sembra favorire i cittadini di etnia curda. Le religioni minoritarie sono inoltre preoccupate a causa del crescente estremismo che si sta diffondendo all’interno delle comunità arabe sia sciite che sunnite [12].

Dopo che le forze curde hanno conquistato aree etnicamente diverse durante la lotta contro lo Stato Islamico (ISIS) [13], le tensioni tra il governo regionale del Kurdistan e quello di Bagdad sono aumentate. Per controllare meglio queste aree, si ritiene che le autorità e i servizi di sicurezza curdi intendano “curdizzarli” distruggendo le proprietà degli appartenenti ad altre etnie e impedendo ai non curdi di tornare alle loro case. Alcuni rapporti suggeriscono che vengano negati aiuti umanitari o finanziari a quanti si rifiutano di sostenere i partiti curdi [14]. Assiri che vivono in aree più remote si sono lamentati del fatto che i curdi si siano impossessati della loro terra, spesso con la complicità dei loro funzionari che chiudono un occhio su tali furti. Molti yazidi riferiscono anche di subire discriminazioni e forti pressioni affinché si identifichino come curdi. Al contrario, i cristiani nella capitale Erbil e nelle grandi città riconoscono il sostegno loro prestato dal governo regionale del Kurdistan [15].

C. La Piana di Ninive dopo l’invasione dello Stato Islamico (ISIS)

Le minoranze religiose irachene [16] hanno subito una netta diminuzione in seguito alla presa di possesso da parte di ISIS di vaste aree dell’Iraq nel 2014. Prima del 2003 i cristiani iracheni erano circa 1,4 milioni, e i leader cristiani stimano che ne siano rimasti meno di 250.000. Anche la comunità mandaica ha visto un drastico calo del numero di appartenenti. A metà degli anni ’90 in Iraq vi erano circa 300.000 mandei, ma le stime attuali suggeriscono che ne rimangano soltanto tra i 1.000 e i 2.000. La grande diminuzione di questi gruppi non è solo il risultato della recente campagna del Califfato, ma anche di attacchi mirati da parte di islamisti, avvenuti in seguito all’invasione dell’Iraq nel 2003 [17]. Nel 2006 gli yazidi erano stimati tra i 400.000 e i 500.000, e ad oggi si ritiene che la comunità potrebbe essersi ridotta attorno ai 300.000 membri. Tuttavia, il Pew Research Centre ha sollevato dubbi sull’affidabilità di alcuni dati relativi al numero di appartenenti al gruppo [18]. I kaka’i (yarsani) ora non superano i 300.000 appartenenti, mentre i baha’i sono meno di 2.000 [19].

Nelle aree invase da ISIS, in seguito alla presa di Mosul nel giugno 2014, numerosi appartenenti alle minoranze religiose sono stati cacciati dalle loro città e villaggi. Molti si sono trasferiti a Erbil, la capitale del Governatorato della Regione semi-autonoma del Kurdistan, nel nord dell’Iraq [20]. Altri hanno preferito trovare rifugio a Duhok, sempre nel nord, oppure hanno abbandonato il Paese. Membri di minoranze religiose sono stati sequestrati e imprigionati dallo Stato Islamico. Moltissimi yazidi sono stati uccisi o costretti alla schiavitù sessuale [21]. I cristiani sono stati obbligati a convertirsi, spesso sotto la minaccia della violenza, e coloro che hanno rifiutato di farlo si sono visti strappare i loro figli, in seguito affidati a famiglie islamiste [22]. Un certo numero di cristiani ha anche riferito di aver subito abusi sessuali. Vi sono prove che, nell’esecuzione di questi crimini, ISIS stesse cercando di eliminare sistematicamente entrambi i gruppi. Questi crimini sono stati pertanto riconosciuti ufficialmente come genocidio da alcuni organismi, inclusi il Parlamento europeo e il Dipartimento di Stato americano. Nel settembre 2017, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha infine approvato la risoluzione 2379 che autorizza una squadra delle Nazioni Unite a «raccogliere, conservare e archiviare prove di atti che potrebbero costituire crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidio» [23]. La risoluzione, della durata di quattro anni, ha creato la posizione di Consigliere speciale delle Nazioni Unite per promuovere la responsabilità in relazione alle atrocità commesse da Daesh (ISIS) e per lavorare con i sopravvissuti [24]. Questo organismo ha sostituito i precedenti impegni informali nel perseguire i membri dello Stato Islamico che sono stati catturati, attraverso l’Unità investigativa di Ninive [25].

Nel febbraio 2017, alcune ONG hanno scoperto oltre 50 fosse comuni nel nord dell’Iraq, tra cui la dolina di Khasfa, nella quale sono stati ritrovati 4000 corpi, inclusi i cadaveri di alcuni dei poliziotti catturati e di diversi uomini yazidi [26]. Nel dicembre dello stesso anno è stato annunciato che 62 fosse comuni contenenti corpi di yazidi erano state rinvenute a Sinjar, nell’area occidentale della Piana di Ninive [27]. Le stime delle autorità locali e di alcune organizzazioni irachene per i diritti umani suggeriscono che, soltanto in occasione dell’attacco sferrato da ISIS nell’agosto 2014 sul monte Sinjar, siano stati uccisi tra i 2.000 e i 5.500 yazidi, mentre oltre 6.000 appartenenti allo stesso gruppo sarebbero stati rapiti [28]. Non mancano rapporti non confermati circa una fossa comune contenente 40 cristiani, rinvenuta poco fuori da Mosul nel marzo 2018 [29].

Mosul è stato il primo centro a cadere nelle mani dello Stato Islamico e gli estremisti hanno continuato a condizionare la vita quotidiana degli abitanti fino al 2017 [30]. A differenza di altri luoghi della Pianura di Ninive, ai cristiani di Mosul inizialmente sono state offerte tre opzioni: convertirsi all’Islam, sottomettersi allo status di dhimmi e corrispondere il pagamento della jizya (tassa di riscossione) oppure fuggire [31]. Successivamente però la scelta è stata ridotta ed ai cristiani è stato intimato di convertirsi, oppure, hanno detto loro gli estremisti, «non ci sarà null’altro [per voi] se non la spada» [32]. I cristiani locali, che contavano circa 120.000 persone, sono fuggiti nel Kurdistan iracheno spesso senza portare con sé nient’altro se non i vestiti che indossavano [33]. Soltanto a Mosul e nella zona circostante, almeno 33 chiese sono state bruciate oppure hanno subito danni significativi. ISIS ne ha utilizzate molte come basi militari o edifici amministrativi. Diversi rapporti indicano che i jihadisti abbiano anche distrutto i principali siti del patrimonio iracheno, incluse le chiese, dopo avervi rubato manufatti preziosi per poi rivenderli al mercato nero. Anche nei villaggi intorno a Mosul sono state distrutte infrastrutture cruciali, in parte a causa dei bombardamenti e dei raid aerei delle forze di liberazione [34].

Con l’ascesa dello Stato Islamico, le comunità cristiane hanno sperimentato una «perdita generale di speranza in un futuro sicuro e protetto» che ha portato, all’indomani dell’invasione della Piana di Ninive [35], all’abbandono dell’area da parte di un numero significativo di appartenenti alla comunità. Tuttavia un’indagine del 2017 ha rilevato che l’87 percento dei cristiani che vivevano in condizione di sfollati ad Erbil, dove la maggior parte è fuggita, era disposto, una volta assicurate le giuste condizioni, a considerare l’eventualità di tornare alle proprie case e ai propri villaggi. Il 41 percento era disposto a rientrare a qualunque condizione [36]. Nel giugno 2017, il responsabile dei progetti in Medio Oriente di Aiuto alla Chiesa che Soffre, padre Andrzej Halemba, ha osservato che il numero di cristiani che intendevano tornare nei rispettivi villaggi «continua ad aumentare» [37]. I cristiani sono stati incoraggiati a ritornare alle loro abitazioni dalle Chiese, nonostante le tensioni tra il governo centrale di Bagdad e quello regionale curdo gettino nuove ombre sul futuro della regione. Un confine de facto mantenuto da unità armate appartenenti alle due amministrazioni continua a dividere la Piana di Ninive.

Nell’agosto 2017, nel terzo anniversario della caduta della Piana di Ninive in mano ad ISIS, il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha esortato i cristiani sfollati a «tornare presto a reclamare le loro terre prima che altri se ne impossessino», evitando così dispute interne. «Siamo il popolo nativo di questo Paese e una delle sue antiche civiltà. La nostra storia è fatta risalire alla più antica Chiesa cristiana del mondo»[38]. Nel settembre 2017, a Qaraqosh, la più grande città cristiana di Ninive, si è tenuta una cerimonia per celebrare il tanto atteso ritorno a casa di circa 500 famiglie cristiane [39]. Ad aiutare l’organizzazione della cerimonia è stato un sacerdote siro-cattolico di Qaraqosh, padre George Jahola, che appartiene al Comitato per la ricostruzione di Ninive, un organismo che è stato istituito da Aiuto alla Chiesa che Soffre nel marzo 2017 per coordinare la ricostruzione degli insediamenti cristiani distrutti. Il comitato include rappresentanti delle Chiese siro-cattolica, siro-ortodossa siriaca e caldea. Secondo i dati forniti dal Comitato, nel giugno 2018 ben 25.650 cristiani erano tornati a Qaraqosh [40], che prima di cadere in mano allo Stato Islamico rappresentava l’ultima città a maggioranza cristiana dell’Iraq. Le vicine città e villaggi un tempo abitati da yazidi e cristiani, quali Bartella, Karamless e Tellskuf, hanno tutti visto ritornare un considerevole numero di sfollati [41].

Tuttavia, ad eccezione degli aiuti elargiti dal governo ungherese, la maggior parte dei fondi per la ricostruzione delle abitazioni provengono da donazioni private. L’ONU ha supervisionato la ristrutturazione delle scuole, ma vi sono stati problemi con il lavoro svolto dalle Nazioni Unite per le minoranze religiose. Stephen Rasche, dell’Arcidiocesi cattolica caldea di Erbil, ha dichiarato durante un’audizione alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti che le cosiddette scuole ritenute «completate» nei villaggi a maggioranza cristiana di Tellskuf e Batnaya erano in realtà inutilizzabili. Stando a quanto sostenuto da Rashe, gli edifici avrebbero ricevuto solo «una sottile mano di vernice sulle pareti esterne, con loghi UNICEF freschi di vernice ogni 30 piedi». Nessun lavoro sarebbe stato fatto all’interno degli edifici. Nell’ottobre 2017, quattro membri del Congresso degli Stati Uniti, in una lettera indirizzata a Mark Green, amministratore dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) con sede a Washington, hanno invitato quest’ultimo a bypassare le Nazioni Unite e a devolvere i fondi destinati ad aiutare i cristiani e gli yazidi in Iraq direttamente ad enti di beneficenza operanti sul campo [42].

D. Altri incidenti significativi

Nel novembre 2016 a Kirkuk quattro uomini armati hanno aperto il fuoco su due uomini mandei che si stavano recando al lavoro. Uno di loro, Sami Kafif Z. Al-Zuhairy, è stato ucciso. Mentre gli aggressori si allontanavano hanno apostrofato le loro vittime come «kuffar», infedeli [43].

Nel maggio 2017, durante il Ramadan, ISIS ha colpito una gelateria in un quartiere sciita di Bagdad uccidendo almeno 17 persone e ferendone altre 32 [41]. A settembre, decine di persone sono state uccise e ferite in un doppio attacco da parte dello Stato Islamico contro due ristoranti [45].

Nel giugno 2017 è stato pubblicato un video che mostrava lo sceicco Alaa Al-Mousawi, a capo della Fondazione Sciita [46], mentre descriveva i cristiani come «infedeli» che «dovrebbero convertirsi all’Islam», essere uccisi o pagare la jizya. A titolo di spiegazione, Al-Mousawi ha detto che il video risaliva al 2014. Altri insistono invece nel sostenere che sia più recente [47].

Nel marzo 2018 un medico cristiano e la sua famiglia sono stati pugnalati a morte a Bagdad [48]. Più tardi nella stessa settimana, un membro della comunità mandaica è stato rapito e in seguito ritrovato morto [49]. Lo stesso mese, nella città meridionale di Nassiriya, un mandeo è stato pugnalato mentre lavorava nel suo negozio. L’uomo è sopravvissuto grazie all’intervento in suo aiuto di alcuni vicini musulmani [50].

Prospettive per la libertà religiosa

L’invasione da parte di ISIS della Piana di Ninive ha significato gravi atrocità commesse contro yazidi, cristiani, shabak e altri gruppi, in particolare gli sciiti, che sono state riconosciute dagli Stati Uniti e da altri Paesi come un genocidio. Anche i sunniti che non erano d’accordo con l’ideologia estremista del gruppo hanno subito violenze. Sono stati riportati omicidi di massa, stupri sistematici, sequestri di persona, schiavitù sessuale soprattutto di donne, furti e distruzione di siti religiosi quali chiese e moschee.

Tuttavia, in seguito alla sconfitta dello Stato Islamico la situazione ha iniziato a migliorare. I cristiani e alcuni altri gruppi di minoranze religiose hanno cominciato a tornare alle loro case, sebbene il loro numero complessivo in Iraq sia diminuito. Durante l’occupazione da parte di ISIS tanti iracheni sono fuggiti dal Paese. Alcuni hanno trovato rifugio in altre aree del Medio Oriente, ma molti di loro si sono trasferiti in Occidente e sembra altamente improbabile che la maggior parte ritorni.

Mentre il governo iracheno, in generale, rispetta la libertà di culto di cristiani, yazidi e altri, le minoranze non sono particolarmente ben tutelate. Le intimidazioni e gli attacchi continuano e rimangono impuniti. Le legislazioni proposte in materia di gli alcolici, codice di abbigliamento delle studentesse universitarie e matrimonio minorile, che guiderebbe il Paese verso una direzione più islamista, se approvate avrebbero un impatto sulle minoranze religiose.

I risultati delle elezioni generali del maggio 2018, le prime da quando il governo iracheno ha annunciato la sconfitta di ISIS, hanno comportato ulteriore instabilità nel Paese. A causa di gravi accuse di brogli e irregolarità, al momento della stesura di questo rapporto, in molte province sono ancora in corso nuovi conteggi delle schede elettorali [51]. Le tensioni tra sunniti e sciiti nel Paese continuano ad aumentare l’instabilità.

In generale, nonostante alcuni segnali di miglioramento, la libertà religiosa in Iraq risente di profonde fratture confessionali che probabilmente non scompariranno in tempi brevi.

Note / fonti

[1] Costituzione irachena del 2005, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Iraq_2005.pdf?lang=en (consultato il 10 luglio 2018).

[2] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Iraq”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2017&dlid=280984#wrapper (consultato il 10 luglio 2018).

[3] “Iraq”, Laws Criminalizing Apostasy, Biblioteca del Congresso, http://www.loc.gov/law/help/apostasy/#iraq (consultato il 10 luglio 2018).

[4] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Iraq”, op. cit.

[5] “Iraq”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2017.USCIRFAnnualReport.pdf (consultato il 10 luglio 2018).

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[9] Ibid.

[10] “Iraq”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/countries/iraq (consultato il 10 luglio 2018).

[11] Karen McVeigh, “‘Catastrophic’ Iraq law could legalise marriage for children as young as nine”, Guardian, 14 novembre 2017, https://www.theguardian.com/global-development/2017/nov/14/catastrophic-iraq-law-could-legalise-marriage-for-children-as-young-as-nine (consultato il 26 luglio 2018).

[12] “Iraq”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[13] Arabi sunniti, turkmeni sunniti e sciiti, assiri cristiani, yazidi, kaka’i (yarsani), shabak.

[14] “Iraq”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[15] Ibid.

[16]Principalmente cattolici, cristiani ortodossi, protestanti, yazidi e mandei.

[17] Minority Rights Group International, “Iraq: Sabian Mandaeans”, World Directory of Minorities and Indigenous Peoples, http://minorityrights.org/minorities/sabian-mandaeans/ (consultato il 26 luglio 2018).

[18] Peter Henne and Conrad Jackett, “Iraqi Yazidis: Hazy Population numbers and and a history of persecution”, Pew Research Center, 12 agosto 2014, http://www.pewresearch.org/fact-tank/2014/08/12/iraqi-yazidis-hazy-population-numbers-and-a-history-of-persecution/ (consultato il 25 luglio 2018).

[19] “Iraq”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2018USCIRFAR.pdf, (consultato il 10 luglio 2018).

[20] John Pontifex, ‘Iraqi Christians start journey home to their ancient homeland’, The Times, 7 ottobre 2017, https://www.thetimes.co.uk/article/iraqi-christians-start-journey-home-to-their-ancient-heartland-d3wlm62xj (consultato il 25 giugno 2018)

[21] David Barnett, “Women who are captured by Isis and kept as slaves endure more than just sexual violence”, Independent, 29 novembre 2016, https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/isis-sex-slaves-lamiya-aji-bashar-nadia-murad-sinjar-yazidi-genocide-sexual-violence-rape-sakharov-a7445151.html (consultato il 25 luglio 2018).

[22] Aiuto alla Chiesa che Soffre, “Iraq”, Perseguitati e Dimenticati 2015-17, https://acnuk.org/iraq/ (consultato il 26 luglio 2018).

[23] “Security Council Requests Creation of Independent Team to Help in Holding ISIL (Da’esh) Accountable for Its Actions in Iraq – SC/12998”, Nazioni Unite, 21 settembre 2017, https://www.un.org/press/en/2017/sc12998.doc.htm, (consultato il 18 luglio 2018).

[24] Ibid.

[25] “Iraq”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[26] Florian Neuhof, “Horror of Mosul where sinkhole became mass grave for 4,000 of Isil’s victims”, The Telegraph, 25 febbraio 2017, https://www.telegraph.co.uk/news/2017/02/25/horror-mosul-sinkhole-became-biggest-mass-grave-iraq/, (consultato il 18 luglio 2018).

[27] Nehal Mostafa, “62 Mass graves with thousands of Yazidi victims’ relics found in Sinjar: Official”, Iraqi News, 26 dicembre 2017, https://www.iraqinews.com/iraq-war/relics-24-yazidi-victims-found-mass-grave-ninevehs-sinjar/ (consultato il 25 luglio 2018).

[28] Valeria Cetorelli, Isaac Sasson, Nazar Shabila, and Gilbert Burnham, “Mortality and kidnapping estimates for the Yazidi population in the area of Mount Sinjar, Iraq, in agosto 2014: A retrospective household survey”, Plos Medicine, 14 maggio 2017, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5423550/ (consultato il 25 luglio 2018).

[29] “Mass grave of Christians found in Iraq”, World Watch Monitor, 6 marzo 2018, https://www.worldwatchmonitor.org/coe/mass-grave-christians-found-iraq/ (consultato il 25 luglio 2018).

[30] “Mosul’s ancient Christian population ‘may never return’”, Ankawa, 16 giugno 2014, http://english.ankawa.com/?p=11258 (consultato il 10 luglio 2018).

[31] “Iraqi Christians flee after Isis issue Mosul ultimatum”, BBC News, 18 luglio 2014, https://www.bbc.com/news/world-middle-east-28381455 (consultato il 10 luglio 2018).

[32] John Pontifex e John Newton, Perseguitati. e Dimenticati. Un rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede tra il 2013 e il 2015 (Londra: Aiuto alla Chiesa che Soffre, 2015), p.27.

[33] “May God bless you – Christians Iraqi bishops thank Aid to the Church in Need”, Ankawa, 6 agosto 2015, http://english.ankawa.com/?p=15349 (consultato il 10 luglio 2018).

[34] “Iraq”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2017.USCIRFAnnualReport.pdf (consultato il 10 luglio 2018).

[35] Rapporto di Open Doors, Served e Middle East Concern. In “Iraq Christians returning home face many hurdles”, World Watch Monitor, 14 giugno 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/06/iraq-christians-returning-home-face-many-hurdles/, (consultato il 10 luglio 2018).

[36] John Newton, “Hope the country’s Christians might go home”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 29 marzo 2017, https://acnuk.org/news/hope-iraqs-christians-might-go-home/ (consultato il 25 luglio 2018).

[37] “Iraq Christians returning home face many hurdles”, World Watch Monitor, 14 giugno 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/06/iraq-christians-returning-home-face-many-hurdles/ (consultato il 10 luglio 2018).

[38] George J. Marlin, “Iraqi Christians look to reclaim their ancient homes—it’s now or never”, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 30 agosto 2017, https://www.churchinneed.org/iraqi-christians-look-reclaim-ancient-homes-now-never/ (consultato il 10 luglio 2018).

[39] John Pontifex, “Joyous Celebrations mark return of Iraqi Christians to Nineveh Plains”, Aid to the Church in Need, 15 settembre 2017, https://www.churchinneed.org/joyous-celebrations-mark-return-iraqi-christians-nineveh-plains/ (consultato il 10 luglio 2018).

[40] Rev’d Dr Andrzej Halemba, ‘Church properties interim report’ – Aggiornamento sul progetto Aiuto alla Chiesa che Soffre per la Piana di Ninive, Aiuto alla Chiesa che Soffre, 9 giugno 2018

[41] “Nineveh Plains Reconstruction Process”, Comitato per la Ricostruzione di Ninive (NRC), https://www.nrciraq.org/reconstruction-process/ (consultato il 25 giugno 2018)

[42] “Iraq/Syria: Four members of The U.S. Congress call to bypass U.N. and help Iraqi Christians and Yazidis directly”, Human Rights Without Frontiers, 20 ottobre 2017, http://hrwf.eu/iraqsyria-four-members-of-the-u-s-congress-call-to-bypass-u-n-and-help-iraqi-christians-and-yazidis-directly/ (consultato il 10 luglio 2018).

[43] “Iraq: The Genocide Against Mandaeans Continues”, Minority Voices, 3 dicembre 2016, http://minorityvoices.org/news.php/en/5215/iraq-the-genocide-against-mandaeans-continues (consultato il 26 luglio 2018)

[44] Martin Chulov, “Dozens of Iraqis killed as Isis targets Baghdad during Ramadan”, The Guardian, 30 maggio 2017, https://www.theguardian.com/world/2017/may/30/baghdad-ice-cream-shop-isis-car-bomb-attack (consultato il 18 luglio 2018).

[45] Jon Sharman, “Suicide bomb and gun attacks on Iraqi restaurants and a police checkpoint kill at least 60 people”, The Independent, 14 settembre 2017, https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/iraq-suicide-bomb-attacks-nassirya-guns-restaurant-police-checkpoint-kill-deaths-a7946761.html (consultato il 18 luglio 2018).

[46] Ente governativo che cura l’amministrazione dei siti religiosi sciiti.

[47] “Iraqi senior cleric shown calling for Christians to ‘convert, pay tax or be killed’”, World Watch Monitor, 14 giugno 2017, https://www.worldwatchmonitor.org/2017/06/clerics-call-for-jihad-not-putting-off-christians-in-turbulent-baghdad/ (consultato il 10 luglio 2018).

[48] “Christian doctor, wife, and mother stabbed to death in Baghdad”, Abouna – Catholic Center for Studies and Media, 10 marzo 2018, http://en.abouna.org/en/content/christian-doctor-wife-and-mother-stabbed-death-baghdad (consultato il 18 luglio 2018); “Iraq: Christian family stabbed to death in Baghdad”, World Watch Monitor, 12 marzo 2018, https://www.worldwatchmonitor.org/2018/03/iraq-christian-doctor-and-family-stabbed-to-death-in-baghdad/ (consultato il 18 luglio 2018).

[49] “Iraq: Christians concerned after spate of deadly violence”, Middle East Concern, 20 marzo 2018, http://meconcern.org/2018/03/20/iraq-christians-concerned-after-spate-of-deadly-violence/ (consultato il 10 luglio 2018).

[50] “UN Calls on Iraqi Government to Take Active Steps to Support and Protect Minorities”, United Nations Assistance Mission for Iraq, 12 marzo 2018, https://reliefweb.int/report/iraq/un-calls-iraqi-government-take-active-steps-support-and-protect-minorities-enarku (consultato il 26 luglio 2018).

[51] “Iraq expands manual recount to 7 provinces”, Reuters, 9 luglio 2018, https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/iraq-starts-manual-recount-for-more-ballots-from-may-vote/2018/07/09/24c20976-8354-11e8-9e06-4db52ac42e05_story.html?noredirect=on&utm_term=.0105aa4b01f7 (consultato il 10 luglio 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.