Religione

101.853.000Popolazione

1.104.300 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La Costituzione del 1993 sancisce, all’articolo 1, il principio di separazione tra Stato e religione. Nello stesso articolo si aggiunge che non vi è alcuna religione di Stato e nella Carta si specifica chiaramente che Stato e comunità religiose non devono interferire nei rispettivi affari. L’articolo 27 assicura le libertà di coscienza e religione a tutti i cittadini, includendo la libertà di manifestare il proprio credo o la propria religione nella pratica, nell’osservanza e nell’insegnamento, in pubblico o in privato, individualmente o assieme ad altri membri della comunità (comma 1). La Costituzione garantisce inoltre il diritto di diffondere la propria fede e di convertirsi ad altro credo, nonché il diritto dei genitori ad educare i figli alla propria religione [1].

Nel preambolo della Carta è inoltre scritto che «un eguale sviluppo delle varie culture e religioni» è condizione indispensabile a «garantire una pace durevole, una fiorente ed irreversibile democrazia ed un rapido sviluppo economico e sociale del nostro Paese, l’Etiopia».

La Costituzione proibisce l’insegnamento nelle scuole, sia pubbliche che private. L’articolo 90, comma 2, afferma infatti che: «l’educazione offerta deve essere libera da qualsivoglia influenza religiosa, [nonché] parzialità politica e pregiudizio culturale». L’educazione religiosa è tuttavia consentita all’interno delle chiese e delle moschee.

La legge proibisce la formazione di partiti politici su basi religiose.

Secondo una legge introdotta nel febbraio 2009 – chiamata Legge sulla proclamazione delle Società e delle Associazioni caritative – tutte le Chiese e i gruppi religiosi sono considerati alla stregua di associazioni caritative e come tali hanno l’obbligo di richiedere la registrazione presso il Ministero della Giustizia. La richiesta deve essere rinnovata ogni tre anni. In assenza della
registrazione, i gruppi subiscono alcune limitazioni, come l’impossibilità di accendere un conto corrente bancario o di essere rappresentati legalmente. La Chiesa ortodossa etiope e il Consiglio Supremo per gli Affari Islamici etiope sono le uniche due comunità esentate dal rinnovo triennale della richiesta di registrazione. Le Chiese e le associazioni di beneficenza o per lo sviluppo devono registrarsi presso l’Agenzia delle Associazioni caritative e delle Società
separatamente dai gruppi religiosi a cui appartengono. Il loro operato è regolato dalla legislazione relativa alle ONG, e possono ricevere dall’estero un massimo del 10 percento del totale delle offerte raccolte.

La Chiesa ortodossa etiope, che rappresenta la comunità religiosa principale del Paese, ha un alto numero di fedeli soprattutto nelle regioni Tigrè e Amhara e in alcune aree di quella di Oromia. I musulmani sunniti, circa un terzo della popolazione, sono la maggioranza nelle regioni di Oromia, Afar e Somali. I cristiani pentecostali ed evangelici rappresentano circa il 9 percento
della popolazione e sono presenti in special modo nell’area sud-occidentale del Paese [2].

Una legge del 2008 punisce come crimine l’incitamento all’odio religioso attraverso i media così come la blasfemia e la diffamazione di personalità religiose. Diverse iniziative governative e civili mirano a promuovere la coesistenza pacifica tra le religioni e a prevenire e risolvere conflitti di natura religiosa. È con questo fine che è stato istituito il “Consiglio per la Pace Nazionale e Interreligiosa”, che opera assieme alle autorità regionali per garantire l’armonia e la coesistenza tra i diversi credi.

Il governo non garantisce visti permanenti al personale religioso a meno che questo non sia coinvolto in progetti di sviluppo gestito da ONG legate alla Chiesa di appartenenza. Tale prassi non è di norma applicata al personale della Chiesa ortodossa.

Dal momento che la Chiesa cattolica è considerata alla stregua di un’associazione caritativa, il personale religioso non è autorizzato a ritirarsi in pensione in Etiopia e in genere non può continuare a lavorare una volta raggiunta l’età di 65 anni. All’inizio del 2018, le autorità hanno sospeso il rinnovo dei visti lavorativi per chiunque avesse compiuto 65 anni. Come conseguenza, vi è grande preoccupazione per la sorte di 37 sacerdoti e religiosi anziani che, secondo tale
politica, attualmente vivono illegalmente nel Paese. Nonostante simili situazioni si siano risolte positivamente in passato, alcune fonti vicine alla Chiesa cattolica hanno espresso le proprie perplessità di fronte alla mancanza di una chiara politica relativa a tali tematiche [3].

Il governo riconosce ufficialmente le festività cristiane e musulmane e concede una pausa-pranzo di due ore il venerdì, per permettere ai musulmani di recarsi alla moschea per pregare. Le festività ufficiali sono: Natale, Epifania, Venerdì Santo, Pasqua, Merkel, Eid al-Adha, la nascita del Profeta Maometto ed Eid al-Fitr.

Incidenti

Durante il periodo preso in esame da questo rapporto, non sono stati registrati significativi episodi riguardanti limitazioni alla libertà religiosa. Tuttavia alcuni gruppi islamici hanno sovente affermato che la Proclamazione Antiterrorismo, promulgata dal governo nel 2009, sia discriminatoria e interferisca con la loro pratica religiosa. La comunità supporta le proprie affermazioni citando presunti casi di molestie da parte delle forze di sicurezza. Molti osservatori all’interno del Paese sono inclini a pensare che tali misure derivino dalle politiche statali di controllo del terrorismo islamico, più che dal desiderio di colpire e limitare la pratica dell’Islam tout court.

Il 23 gennaio 2018, diverse persone sono morte a causa degli scontri tra le forze di sicurezza e i fedeli che prendevano parte ad una cerimonia religiosa ortodossa, per celebrare la festa del battesimo di Gesù (anche conosciuta come festa di Timket), nella città di Woldiya, a 500 chilometri a nord della capitale Addis Abeba [4]. È stato riportato che durante la processione decine di giovani hanno urlato slogan contro il governo. Secondo le fonti ufficiali, i soldati hanno aperto il fuoco e poi sono seguite violenze che hanno portato alla morte di sette persone. Altre fonti affermano invece che il numero delle vittime sia ben più alto, ovvero almeno i 35. Fonti locali escludono tuttavia che l’incidente possa avere motivazioni religiose. Al contrario suggeriscono che sia stato il risultato dell’opposizione della popolazione locale – in maggioranza appartenente all’etnia ahmara –al governo, che è percepito come dominato da etiopi di etnia tigrina. Simili scontri sono avvenuti anche nel dicembre 2017 nella stessa regione, ma non durante cerimonie religiose. [5]

Prospettive per la libertà religiosa

Per quanto riguarda le tematiche relative alla libertà religiosa, durante il periodo analizzato da questo rapporto la situazione è rimasta stabile. Non è stato riportato nessun incidente che desti particolare preoccupazione. Generalmente i gruppi religiosi possono svolgere le proprie attività senza rilevanti restrizioni, nonostante alcune minoranze religiose abbiano lamentato quello che percepiscono essere un trattamento discriminatorio. La detenzione di militanti islamici e il
controllo esercitato dallo Stato sulle comunità musulmane sembra essere motivato da motivi legati alla sicurezza, più che dal desiderio di limitare le attività religiose di tali gruppi. Questo atteggiamento di rispetto della libertà religiosa sembra destinato a durare, almeno per i prossimi anni.

Note / fonti

[1] Costituzione Etiope, Università della Pennsylvania, Centro Studi Africani,
http://www.africa.upenn.edu/Hornet/Ethiopian_Constitution.html(consultato l’8 febbraio 2018).

[2] G. Prunier & Elio Ficquet. Understanding Contemporary Ethiopia. Hurst &Company. London. Nairobi 2015.

[3] Conversazione del 24 gennaio 2018 con un sacerdote espatriato che lavora in Etiopia da più di trent’anni.

[4] Aaaron Maasho, “Weekend clashes during Ethiopia religious festival leave seven dead”, 22
gennaio 2018, https://uk.reuters.com/article/uk-ethiopia-violence/weekend-clashes-during-
ethiopia-religious-festival-leave-seven-dead-idUKKBN1FB253 (consultato l’8 febbraio 2018).

[5] Ethiomedia, 22 gennaio 2018

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