Discriminazione / Situazione peggiorata

Iran

Religione

80.043.000Popolazione

1.628.750 Km2Superficie

Leggi il Rapporto
keyboard_arrow_down

homekeyboard_arrow_rightIran

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’Iran è una Repubblica fondata su una Costituzione teocratica adottata in seguito alla rivoluzione islamica che ha rovesciato lo scià nel 1979. L’articolo 12 della Costituzione afferma che la scuola islamica ja’fari dello sciismo è la religione ufficiale del Paese. L’articolo 13 riconosce cristiani, ebrei e zoroastriani come minoranze religiose protette con il diritto di praticare liberamente la propria fede e formare società religiose [1]. Nel Parlamento iraniano (Majlis) due seggi sono riservati ai cristiani armeni – la principale minoranza cristiana del Paese (300.000) – ed uno ciascuno a cristiani assiri, ebrei e zoroastriani [2].

Lo Stato è sotto l’autorità del clero sciita, che governa attraverso il Rahbar, il leader religioso nominato a vita dall’Assemblea degli esperti: 86 teologi eletti dal popolo per un periodo di otto anni [3]. Il Rahbar presiede il Consiglio dei Guardiani della Costituzione, un organo di 12 membri (sei nominati dal leader e sei dalla magistratura) [4]. Il Consiglio esercita il controllo sulle leggi e sugli organi di governo dello Stato, inclusa la presidenza il cui titolare è eletto con voto diretto per un mandato di quattro anni, rinnovabile una sola volta [5].

Il primato dell’Islam ha effetti in ogni settore della società. I non musulmani sono esclusi dalle cariche politiche e militari di alto livello. Inoltre, non possono prestare servizio nel sistema giudiziario, nei servizi di sicurezza o come presidi delle scuole statali. In Iran, uno dei principali ostacoli alla piena libertà religiosa è il reato di apostasia. La conversione dall’Islam ad un’altra religione non è esplicitamente vietata dalla Costituzione, ma è resa estremamente difficile a causa delle potenti tradizioni islamiche e di un sistema legale fondato sulla legge islamica. Per tutti i casi non menzionati esplicitamente nella Costituzione, i giudici hanno la facoltà, ai sensi dell’articolo 167, di fare riferimento ad «autorevoli fonti islamiche o autentiche fatwa». Nei casi di apostasia le sentenze si basano sulla shari’a e sulle fatwa e dunque il colpevole può essere punito con la pena di morte [6].

Il governo applica la segregazione di genere in tutto il Paese. Si prevede che le donne di tutti i gruppi religiosi rispettino il codice di abbigliamento islamico in pubblico, che impone di coprirsi i capelli [7].

Incidenti

La comunità baha’i, la più grande minoranza religiosa non musulmana in Iran, è ufficialmente considerata una setta eretica e «deviante» i cui membri sono apostati de facto. I baha’i sono quindi la minoranza religiosa più severamente perseguitata in Iran. Non riconosciuti dallo Stato, vengono loro negati i diritti politici, economici, culturali e religiosi.

Sebbene la fine della discriminazione religiosa sia stata una delle promesse elettorali del presidente Rouhani nel corso delle elezioni del 2013, negli ultimi anni la propaganda anti baha’i nei media statali è aumentata. Si stima che dal 2014 circa 26.000 storie o notizie anti-baha’i siano apparse su canali ufficiali o semi-ufficiali [8]. Nell’aprile 2017, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha dichiarato che l’imprigionamento di 24 baha’i iraniani avvenuto nel corso dell’anno precedente a causa delle loro convinzioni religiose (i reati ascritti erano quelli di «propaganda in favore della fede baha’i e contro la Repubblica islamica essendo membri di un’organizzazione illegale») costituiva una «violazione dei loro diritti in quanto minoranza religiosa» [9].

Nell’ottobre del 2017, in occasione del 200° anniversario della nascita del fondatore della fede baha’i, quasi 20 baha’i sono stati arrestati e sono state effettuate irruzioni e perquisizioni in 25 delle loro abitazioni [10]. Alcuni rapporti indicano che oltre 90 baha’i sono ancora detenuti in carcere a causa delle loro convinzioni religiose. Tra questi vi è uno dei sette leader baha’i, noti collettivamente come “Amici dell’Iran” o Yaran, che sovrintendevano alla comunità iraniana [11]. Tre di loro – Mahvash Sabet, Fariba Kamalabadi e Behrouz Tavakkoli – sono stati rilasciati rispettivamente a settembre, ottobre e dicembre del 2017 dopo aver scontato una pena di 10 anni, in seguito a condanne basate su false accuse di spionaggio e diffusione di propaganda [12]. I leader baha’i furono inizialmente condannati a 20 anni di carcere, ma le loro sentenze sono state ridotte quando nel novembre 2015 è entrato in vigore il nuovo codice penale islamico. Altri tre sono stati rilasciati all’inizio del 2018. Nel febbraio, è stato liberato Saeid Rezaie, seguito dal più giovane e dal più anziano dei leader, rilasciati a marzo a pochi giorni l’uno dall’altro: Vahid Tizfahm, 44 anni, e Jamaloddin Khanjani, 85 anni. Al termine del periodo preso in esame, l’unico rimasto in carcere era Afif Naeimi [13].

Mentre due maestri baha’i imprigionati per il loro lavoro nell’illegale Istituto baha’i per l’Educazione Superiore sono stati rilasciati dal carcere nel 2017 dopo aver scontato pienamente la loro condanna a 25 anni di reclusione, altri cinque insegnanti restano in prigione. Nel novembre e nel dicembre 2017, altri due hanno iniziato a scontare le pene detentive loro comminate [14].

La pressione economica sui baha’i iraniani è aumentata considerevolmente. Oltre 600 negozi sono stati chiusi a partire dal 2014 [15]. In diversi casi, la ragione addotta è stata la chiusura delle attività in osservanza di una festività religiosa baha’i. Tra l’aprile e l’ottobre del 2017, le autorità iraniane hanno chiuso dozzine di aziende perché osservavano i propri giorni festivi. Mentre alcune chiusure erano temporanee, molti negozi sono rimasti chiusi nonostante gli ordini governativi. L’assistente speciale del presidente per i diritti dei cittadini Shahindokht Molaverdi ha dichiarato nel novembre 2017 che l’amministrazione Rouhani avrebbe «seguito le procedure legali» per rettificare la questione delle chiusure [16].

Riguardo all’istruzione superiore, nonostante le dichiarazioni pubbliche del governo iraniano secondo cui le università sono aperte ai baha’i, la politica governativa è di fatto quella di impedire agli appartenenti a questa minoranza di accedere all’istruzione superiore [17]. Nonostante i buoni risultati accademici, più di 50 studenti baha’i sono stati espulsi dal 2013. Nel novembre 2017, tre studenti baha’i, che si erano lamentati con il governo perché non avevano il permesso di iscriversi all’università, sono stati condannati per «appartenenza al culto anti-statale dei baha’i» e condannati a cinque anni di prigione [18]. Alla fine del dicembre 2017, l’ufficio di sicurezza dell’Università di Kashan ha chiesto alla studentessa di informatica Neda Eshraghi di confermare la sua fede baha’i per iscritto. Alla studentessa è stata quindi confiscata la tessera universitaria, le è stato bloccato l’accesso alle strutture online dell’università ed è stata anche allontanata dagli alloggi universitari per studenti. Alcuni funzionari dell’ateneo hanno successivamente dichiarato che la giovane era stata espulsa a causa della sua fede baha’i [19].

Soha Izadi è stata espulsa dall’università Zanjan nel marzo 2018. Durante gli esami, è stata convocata dal dipartimento di formazione dell’università il quale l’ha informata che la divisione etica dell’Organizzazione di valutazione dell’istruzione aveva inviato loro una lettera con la quale la escludeva dal corso. I funzionari dell’università le hanno detto che avrebbe potuto continuare gli studi solo se avesse rinunciato alla sua fede baha’i [20].

Nel settembre 2016, due fratelli hanno pugnalato Farhang Amiri a morte perché era di fede baha’i e, a loro avviso, un apostata [21]. In seguito i due hanno confessato di ritenere che l’uccisione dell’uomo avrebbe garantito loro un posto in paradiso [22]. Nel luglio 2017, il fratello maggiore è stato condannato a 11 anni di carcere e due anni di esilio interno per l’omicidio. L’altro è stato condannato a cinque anni e mezzo di prigione. Secondo il codice penale iraniano, l’omicidio di un musulmano comporta la pena di morte, mentre l’omicidio di un baha’i o di un membro di una religione non riconosciuta comporta pene molto più lieve [23].

Secondo un rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, i cristiani iraniani di origine musulmana continuano a subire arresti arbitrari, aggressioni e detenzioni. Un’accusa comune contro di loro è l’azione o la propaganda contro lo Stato [24]. Gli appartenenti alla minoranza rischiano anche di essere accusati di apostasia. Il rapporto annuale della Commissione sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (USCIRF) menziona numerosi episodi di funzionari iraniani che hanno fatto irruzione durante delle celebrazioni liturgiche e minacciato, arrestato e imprigionato i membri della Chiesa, in particolare i convertiti al Cristianesimo evangelico.

Durante il periodo in esame, i media controllati dal governo o filogovernativi hanno continuato a diffondere messaggi anti-cristiani, ed i contenuti anti-cristiani sono stati numerosi sia online che sulla carta stampata. Sebbene le autorità iraniane facciano irruzione nelle chiese domestiche da decenni e abbiano arrestato centinaia di fedeli e leader della Chiesa, la gravità della repressione è aumentata negli ultimi anni [25].

Tra il maggio e l’agosto del 2016, sono stati arrestati circa 80 cristiani. Pur essendo la maggior parte di loro stata interrogata e rilasciata dopo pochi giorni, alcuni sono stati invece trattenuti senza capi d’accusa per mesi, e molti rimangono in detenzione o sono in attesa di giudizio a causa delle loro credenze e attività religiose [26].

Nel maggio 2016, quattro convertiti cristiani sono stati arrestati [27]. Come risultato del loro coinvolgimento nel movimento delle chiese domestiche, sono stati accusati di agire contro la sicurezza nazionale [28]. Uno di loro, il pastore Youcef Nadarkhani, in precedenza aveva scontato diversi anni di prigione a seguito di una condanna per apostasia [29]. Gli altri tre, tutti uomini, sono stati accusati di aver bevuto alcolici. I cristiani si sono appellati alla condanna di 80 frustate che era stata loro imposta. Nel giugno 2017, il pastore Nadarkhani è stato condannato insieme ai tre coimputati a 10 anni di prigione a causa delle loro attività per la Chiesa. Nadarkhani ha ricevuto altri due anni di esilio interno. Nel maggio 2018 gli uomini hanno perso il ricorso in appello.

Nel dicembre 2016, Maryam Naghash Zargaran, una cristiana convertita all’Islam, ha avuto sei settimane in aggiunta alla sua condanna a quattro anni di reclusione a causa del tempo trascorso fuori dal carcere per cure mediche. La donna ha fatto lo sciopero della fame due volte per protestare contro il fatto che le fossero negate le cure mediche per i suoi problemi di salute cronici [30]. Nell’agosto 2017, la Zargaran è stata rilasciata dopo aver completato la sua pena detentiva di quattro anni [31]. Tuttavia, ha dovuto pagare una multa di 50 milioni di toman (oltre 14.000 di dollari americani) per presunti insulti da lei rivolti ai funzionari dell’ospedale del carcere. La donna ha anche riferito che le è stato imposto un divieto di viaggio di sei mesi [32]. Nel dicembre 2017, due membri della Chiesa iraniana arrestati nel 2012 nell’ambito di un raid effettuato durante una riunione di preghiera, sono stati condannati a otto anni di reclusione ciascuno [33].

Nel 2017 sono stati segnalati diversi altri episodi ai danni di cristiani [34]. Quattro cristiani evangelici, tre dei quali cittadini azeri, sono stati condannati nel maggio 2017 a 10 anni di prigione ciascuno per attività legate alla Chiesa e proselitismo. Nel luglio 2017, il pastore della Chiesa pentecostale assira Victor Bet Tamraz ed altri tre membri della sua comunità, sono stati condannati a pene detentive da 10 a 15 anni [35].

Arresti e sequestri sono continuati per tutto il 2018. A gennaio la moglie del pastore Tamraz è stata condannata a dieci anni di prigione. Shamiram Isavi Khabizeh è stata accusata di «agire contro la sicurezza nazionale e contro il regime perché organizza piccoli gruppi di preghiera, ha frequentato un seminario all’estero e insegna a leader religiosi e pastori come diventare spie». In precedenza era stata detenuta nel giugno 2017 ed è stata rilasciata solo dopo aver pagato l’equivalente di 30.000 dollari americani di cauzione. Anche il figlio della coppia, Ramil, è stato accusato. Aziz Majidzadeh, un cristiano iraniano convertito di 54 anni, è stato arrestato nel marzo 2018 e altri 20 suoi correligionari sono stati sequestrati nello stesso momento in cui le forze di sicurezza hanno preso d’assalto il loro seminario vicino a Karaj. Le autorità hanno confiscato effetti personali, inclusi telefoni cellulari e computer portatili. La famiglia di Majidzadeh non ha saputo cosa fosse successo all’uomo fino a quando, 45 giorni dopo, questi non li ha potuti contattare informandoli che si trovava nella prigione di Evin, a Teheran. Majidzadeh non era ancora stato formalmente accusato e le domande delle autorità si sono concentrate soltanto sulla sua fede cristiana [36].

I musulmani sunniti rappresentano una minoranza e vivono principalmente in aree sottosviluppate. Essi tendono a subire discriminazioni sul posto di lavoro e sono anche politicamente sottorappresentati. Come risultato delle loro pratiche religiose, molti attivisti sunniti denunciano gravi condizioni e trattamenti iniqui in carcere. Circa 120 sunniti sono in prigione per le loro credenze e attività religiose. Nell’agosto 2016, 22 sunniti, tra cui il religioso Shahram Ahmadi, sono stati giustiziati per «ostilità contro Dio»[37]. Ad Ahmadi, che era stato arrestato nel 2009 e accusato di reati legati alla sicurezza non comprovati, è stata estorta una falsa confessione. L’accusa di «ostilità contro Dio» è stata usata contro altri sunniti che sono stati ugualmente condannati a morte a seguito di processi iniqui [38].

Secondo i gruppi per i diritti umani, la detenzione e le molestie ai danni dei sunniti si sono intensificate in seguito agli attacchi del giugno 2017 a Teheran da parte dello Stato Islamico (ISIS). Inoltre, nonostante le ripetute richieste relative al riconoscimento del diritto di costruire una moschea ufficiale a Teheran, le autorità iraniane hanno rifiutato di concedere l’autorizzazione, costringendo così i sunniti a pregare in sale di preghiera più piccole [39].

Nell’agosto e nel settembre 2017, l’eminente leader sunnita Molavi Abdul Hamid e il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, si sono pubblicamente scambiati lettere riguardanti la discriminazione anti-sunnita in materia di occupazione e costruzione delle moschee [40]. Khamenei ha scritto che «nessun tipo di discriminazione o disuguaglianza da parte delle istituzioni della Repubblica islamica è permesso in base a razza, etnia o religione» [41]. Questo, tuttavia, è ben lungi dall’essere sperimentato dalle comunità sunnite.

I seguaci degli ordini sufi sono stati presi di mira perché «seguono una setta deviante» [42], giacché le loro convinzioni e pratiche non sono considerate conformi all’interpretazione ufficiale dello Stato dell’Islam[43]. I membri dell’ordine sufi gonabadi, il principale ordine sufi iraniano che ebbe origine con Shah Nematollah Wali, sono stati sottoposti a continue vessazioni. Sono stati arrestati, aggrediti fisicamente ed espulsi da istituti scolastici e culturali. Le loro case e centri di preghiera sono stati attaccati e ai loro leader è stato vietato viaggiare. La televisione di Stato iraniana ritrae regolarmente questo ordine in una luce negativa [44].

Nel novembre 2016, cinque sufi sono stati accusati di vari reati, tra cui «insulti al sacro» e «offese ad alti funzionari» [45]. Nel 2017, decine di sufi sono stati mandati in prigione, multati e fustigati [46]. Nel caso di un popolare sito web sufi, molti dei suoi amministratori sono stati incarcerati per «appartenenza a una setta che mette in pericolo la sicurezza nazionale» [47]. Quando alla fine di dicembre 2017 cinque sufi gonabadi hanno visitato uno degli amministratori del sito web che si trovava in ospedale, anche loro sono stati arrestati [48].

Negli ultimi anni, le autorità iraniane hanno accusato molti riformatori sciiti di «insultare l’Islam», criticare la Repubblica islamica e pubblicare materiali ritenuti devianti rispetto alle norme islamiche [49]. Un religioso sciita dissidente, l’ayatollah Mohammad Kazemeini Boroujerdi, ha trascorso oltre un decennio in carcere dopo il suo arresto nel 2006 per accuse non specificate ed è stato rilasciato soltanto nel gennaio 2017 per motivi medici. In base a quanto riportato, durante la detenzione l’uomo è stato sottoposto a torture e gli sono stati negati i trattamenti medici necessari a curare i problemi di salute che ha sviluppato in seguito ad abusi fisici e mentali [50]. Dal giorno del suo rilascio, l’ayatollah Boroujerdi si trova tuttavia agli arresti domiciliari.

Le autorità iraniane continuano a diffondere opinioni antisemite e ad attaccare i membri della comunità ebraica del Paese per «legami con Israele» reali o immaginari [51]. Chierici di spicco hanno formulato dichiarazioni antisemite nelle moschee. I programmi televisivi gestiti dallo Stato hanno fatto altrettanto. Nel maggio 2016, il governo iraniano ha sponsorizzato una gara di fumetti sull’Olocausto [52]. Nel dicembre 2017, due sinagoghe a Shiraz sono state attaccate e vandalizzate, mentre le loro sacre scritture sono state rubate [53]. Gli ebrei iraniani (circa 15.000-20.000 persone) devono vivere in un ambiente ostile in cui la discriminazione e l’incitamento all’odio sono all’ordine del giorno [54].

Negli ultimi anni, anche gli zoroastriani, che sono compresi tra 30.000 e 35.000, hanno affrontato una crescente oppressione e discriminazione. Nell’ottobre 2017, ad esempio, uno zoroastriano eletto al governo locale è stato sospeso in ragione della sua religione, a causa del punto di vista dell’Ayatollah Ahmad Jannati, presidente del Consiglio dei Guardiani [55], il quale è contrario ai non musulmani che ricoprono cariche nelle aree a maggioranza musulmana [56].

Il Consiglio dei Guardiani ha, infatti, respinto un emendamento alla legge nazionale sui consigli locali approvato dal Parlamento iraniano nel dicembre 2017 che avrebbe permesso ai membri delle minoranze religiose riconosciute di ricoprire una simile carica. Di conseguenza, 28 dei 30 candidati della comunità yarsani [57] che si erano candidati in occasione delle elezioni di maggio 2017 nella città di Hashtgerd sono stati esclusi [58]. Nel maggio 2017, i leader yarsani hanno scritto una lettera aperta al presidente Rouhani chiedendo un chiarimento sullo stato costituzionale della loro religione. Come avvenuto in precedenza, non vi è stata alcuna risposta [59].

Secondo la legge, le donne iraniane, a prescindere dalla religione o dalle convinzioni, rischiano il carcere oppure sanzioni pecuniarie se non si coprono da capo a piedi in pubblico [60]. Associazioni per i diritti umani hanno notato che, almeno a Teheran, questa regola non è stata applicata con la stessa forza usata in passato. Nel dicembre 2017, la polizia di Teheran ha annunciato che avrebbe smesso di prendere in custodia le donne per aver violato il regolamento. Tuttavia, ai trasgressori è richiesto di frequentare corsi di educazione islamica sponsorizzati dallo Stato. Fuori dalla capitale, il codice di abbigliamento è ancora applicato [61].

Prospettive per la libertà religiosa

La vittoria di Hassan Rouhani nelle elezioni presidenziali del giugno 2013 ha leggermente migliorato lo stato dei diritti civili. Il rango dell’Iran nel World Press Freedom Index indica un miglioramento tra il 2013 e il 2018, dal momento che il Paese è passato dalla 174esima posizione su 180 alla 164esima [62]. Ma nel complesso, Rouhani non ha mantenuto la sua promessa di migliorare il rispetto della libertà religiosa, in particolare quella delle minoranze religiose.

Durante il periodo in esame, lo stato della libertà religiosa ha continuato a deteriorarsi, soprattutto per i baha’i, i convertiti cristiani e i musulmani sunniti. Dal 2013 il numero di appartenenti alle minoranze religiose imprigionati è aumentato. Nonostante alcuni emendamenti positivi nel 2013, il codice penale islamico continua a giustificare gravi violazioni dei diritti umani. Dato il carattere teocratico dello Stato e i legami tra religione e politica, finché sarà in vigore l’attuale sistema non ci si possono aspettare miglioramenti rilevanti.

Nel giugno 2018, su iniziativa dell’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Rowan Williams, decine di leader della Chiesa britannica e statunitense hanno firmato una petizione che condannava il regime iraniano a causa delle violazioni dei diritti umani e del maltrattamento delle minoranze religiose. «Oggi annunciamo l’iniziativa del dott. Rowan Williams, sostenuta da oltre 50 vescovi nel Regno Unito insieme a 78 dirigenti ecclesiastici statunitensi, che mettono in luce la difficile situazione del popolo iraniano e delle minoranze religiose in Iran, in particolare dei cristiani, esortando la comunità internazionale ad agire per difendere i diritti di fronte alle vessazioni e alle persecuzioni da parte del governo», ha affermato uno dei firmatari, John Revit Pritchard, ex vescovo di Oxford. «Nella nostra dichiarazione, chiediamo a tutti i Paesi di prendere in considerazione la deplorevole situazione dei diritti umani in Iran, e in particolare la dolorosa condizione delle minoranze religiose, nella gestione delle loro relazioni con l’Iran. Li esortiamo a basare qualsiasi miglioramento delle relazioni con l’Iran sulla cessazione dell’oppressione delle minoranze e sulla fine delle esecuzioni in Iran», ha aggiunto [63].

Nel febbraio 2018, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che: «Non sono stati osservati miglioramenti riguardo alla situazione delle minoranze religiose ed etniche, che restano soggette a restrizioni. [Io] rimango preoccupato a causa delle segnalazioni di persistenti violazioni dei diritti umani e di discriminazione contro le minoranze etniche e religiose» [64] .

Note / fonti

[1] Costituzione dell’Iran (Repubblica Islamica) del 1979 con emendamenti fino al 1989, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/Iran_1989.pdf?lang=en (consultato il 18 luglio 2018).

[2] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2018USCIRFAR.pdf (consultato il 10 luglio 2018).

[3] “Guide: How Iran is ruled”, BBC News, 9 giugno 2009, http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8051750.stm (consultato il 10 luglio 2018).

[4] “Council of Guardians – Iranian Government”, Britannica, https://www.britannica.com/topic/Council-of-Guardians (consultato il 10 luglio 2018).

[5] Costituzione dell’Iran (Repubblica Islamica) del 1979, op. cit.

[6] “Iran”, Laws Criminalizing Apostasy, Biblioteca del Congresso, https://www.loc.gov/law/help/apostasy/index.php#iran (consultato il 18 luglio 2018).

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Iran”, Rapporto 2017 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, http://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm?year=2017&dlid=280982 (consultato l’11 luglio 2018).

[8] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[9] Ibid. Cfr. anche “Two Dozen Iranian Baha’is Sentenced to Six to Eleven Years for Practicing Their Faith”, Centro per i Diritti Umani in Iran, 2 febbraio 2016, https://www.iranhumanrights.org/2016/02/24-bahais-in-golestan-long-prison-sentences/ (consultato il 17 luglio 2018); “Twenty-four Baha’is sentenced to prison in Iran”, Bahá’í International Community, 1° febbraio 2016, https://www.bic.org/news/twenty-four-bahais-sentenced-prison-iran (consultato il 18 luglio 2018).

[10] “Attacks in Yemen and Iran coincide with bicentenary period”, Bahá’í World, 23 ottobre 2017, http://news.bahai.org/story/1215/ (consultato il 18 luglio 2018).

[11] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[12] “Testimony of Father Thomas J. Reese, S.J. Chair U.S Commission on International Religious Freedom before the Tom Lantos Human Rights Commission on Freedom of Belief: Countering Religious Violence”, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, 24 maggio 2017, https://humanrightscommission.house.gov/sites/humanrightscommission.house.gov/files/documents/Rev%20Reese%20May%2024_0.pdf (consultato il 18 luglio 2018).

[13]  “Fourth member of Yaran released”, Baha’i World News Service, 16 febbraio 2018, http://news.bahai.org/story/1238/ ; “Youngest member of Yaran completes ten year imprisonment”, Baha’i World News Service, 20 marzo 2018, http://news.bahai.org/story/1245/ ; “Oldest Member of Yaran Completes Decade-Long Imprisonment”, Baha’i World News Service, 17 marzo 2018, http://news.bahai.org/story/1244/ (consultato il 23 luglio 2018).

[14] Ibid.

[15] “Closure of Eighteen Baha’i Shops”, Iran Press Watch, 27 aprile 2016, http://iranpresswatch.org/post/14431/closure-of-eighteen-bahai-shops/ (consultato il 19 luglio 2018).

[16] Ibid.

[17] Ibid.

[18] Ibid.

[19] “Neda Eshraghi Expelled from Kashan National University due to Bahá’í Faith”, Iran Press Watch, 24 gennaio 2018, http://iranpresswatch.org/post/18704/neda-eshraghi-expelled-kashan-national-university-due-bahai-faith/ (consultato il 24 luglio 2018).

[20] “Baha’i Student Expelled From Iranian University One Year Before Graduation”, Human Rights in Iran, 14 giugno 2018,

https://www.iranhumanrights.org/2018/06/bahai-student-expelled-from-iranian-university-one-year-before-graduation/ (consultato il 24 luglio 2018).

[21] “Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Islamic Republic of Iran”, Consiglio per i Diritti Umani– Assemblea Generale Onu, 17 marzo 2017, https://www.ecoi.net/en/file/local/1416736/1930_1510070608_g1706926.pdf (consultato il 18 luglio 2018).

[22] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[23] Ibid.

[24] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[25] Ibid.

[26] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/sites/default/files/2017.USCIRFAnnualReport.pdf (consultato il 10 luglio 2018).

[27] Yousef Nadarkhani, Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayee, and Mohammed Reza Omidi.

[28] “Country Policy and Information Note Iran: Christians and Christian converts”, Ministero dell’Interno, marzo 2018, https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/686067/iran-christians-cpin.pdf (consultato il 18 luglio 2018).

[29] Ruth Gledhill, “Christian Converts In Iran Appeal 80 Lash Sentence For Taking Holy Communion”, Christian Today, 11 ottobre 2016, http://www.christiantoday.com/article/christian.converts.in.iran.appeal.80.lash.sentence.for.taking.holy.communion/97664.htm (consultato il 19 luglio 2018).

[30] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[31] James Algeo, Iranian Christian released after four years in prison, Open Doors, 3 agosto 2017, https://www.opendoors.org.au/persecuted-christians/blog/iranian-christian-released-after-four-years-in-prison/ (consultato il 18 luglio 2018).

[32] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[33] “Iran: Two Christians given eight-year prison sentences”, Church in Chains, 10 gennaio 2018, https://www.churchinchains.ie/news-by-country/middle-east/iran/iran-two-christians-given-eight-year-prison-sentences/ (consultato il 18 luglio 2018).

[34] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[35] “Christian Converts Receive Long Sentences in Iran”, Radio Farda, 8 luglio 2018, https://en.radiofarda.com/a/28603051.html, (consultato il 18 luglio 2018).

[36] “Iran: Wife of convicted pastor gets jail sentence of her own”, World Watch Monitor, 12 gennaio 2018 https://www.worldwatchmonitor.org/coe/iran-pastors-wife-joins-husband-jail/ ; “Iranian Christian arrested 45 days ago tells family: ‘I’m in Evin Prison’”, World Watch Monitor, 16 aprile 2018 www.worldwatchmonitor.org/2018/04/iranian-christian-arresteIranian Christian arrested 45 days ago tells family: ‘I’m in Evin Prison’ aprile 16, 2018d-45-days-ago-tells-family-im-in-evin-prison/ (consultato il 23 luglio 2018).

[37] “Islamic Republic of Iran. Treatment of Sunni Converts. Febbraio 2018”, Country of Origin Information Portal – Ministry of Internally Displaced Persons from the Occupied Territories, Accommodation and Refugees of Georgia, 7 febbraio 2018, http://coi-mra.gov.ge/en/2018/02/07/islamic-republic-of-iran-treatment-of-sunni-converts-february-2018/, (consultato il 18 luglio 2018).

[38] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[39] Ibid.

[40] Reza Haghighat Nejad, “Khamenei calls for unity and an end to discrimination — but is he sincere?”, Track Persia – Rebuilding Empire, 12 settembre 2017, http://www.trackpersia.com/khamenei-calls-unity-end-discrimination-sincere/ (consultato il 18 luglio 2018).

[41] “Iranian Sunni leader voices concerns to Khamenei”, Centre for Religious Pluralism in the Middle East, 9 settembre 2017, http://www.crpme.gr/news/iranian-sunni-leader-voices-concerns-to-khamenei consultato il 20 luglio 2018).

[42] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale,, op. cit.

[43] “Rights Denied: Violations against ethnic and religious minorities in Iran”, Minority Rights Group International, marzo 2018, http://minorityrights.org/wp-content/uploads/2018/03/Rights-Denied-Violations-against-ethnic-and-religious-minorities-in-Iran.pdf, (consultato il 18 luglio 2018).

[44] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[45] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[46] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[47] “Ibid.

[48] “Ibid.

[49] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[50] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[51] “Iran”, Rapporto annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[52] Ibid.

[53] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[54] Ibid.

[55] Un organismo governativo di giuristi che si occupa di valutare l’aderenza delle legislazioni ai valori islamici e alla Costituzione.

[56] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[57] “Yarsanism”, Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Yarsanism, (consultato l’11 luglio 2018).

[58] “Iran”, Rapporto annuale 2018, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, op. cit.

[59] Ibid.

[60] Ibid.

[61] Ibid.

[62] “Iran – One of the most oppressive countries”, Reporters Without Borders, 2018, https://rsf.org/en/iran (consultato l’11 luglio 2018).

[63] “50 Bishops back Lord Williams’ Iran call”, Church of England Newspaper, 22 giugno 2018, http://www.churchnewspaper.com/51570/archives (consultato l’11 luglio 2018).

[64] “Over 130 Religious leaders condemn Iran regime for Human Rights abuses”, Mohabat, 27 giugno 2018, http://mohabatnews.com/en/?p=4027 (consultato l’11 luglio 2018).

Riguardo a noi

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) è una Fondazione pontificia, Nata nel 1947, ogni anno sostiene più di 6mila progetti in oltre 140 Paesi nel mondo. Attraverso tre pilastri – informazione, preghiera e azione – ACN aiuta i cristiani ovunque essi siano perseguitati, oppressi o in difficoltà.