Persecuzione / Situazione peggiorata

India

Religione

1.326.802.000Popolazione

3.287.263 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’India non ha una religione ufficiale di Stato e, secondo la legge, le istituzioni pubbliche trattano tutte le religioni allo stesso modo. Tuttavia, nonostante questa realtà giuridica, l’importanza di ciascuna delle diverse comunità religiose che compongono la popolazione dell’India è una questione politica estremamente delicata.

Il 25 agosto 2015, la pubblicazione di statistiche riguardanti l’affiliazione religiosa della popolazione indiana, e raccolte durante il censimento effettuato nel 2010-2011 [1], ha suscitato accese discussioni in tutto il Paese [2]. La fotografia del panorama religioso indiano, così come restituita dal censimento [3], mostra una diminuzione della proporzione di indù, e contestualmente sia un aumento della percentuale di musulmani che una stabilizzazione del numero dei cristiani. Il fatto che la percentuale di indù sia scesa sotto l’80 percento è stato oggetto di molti dibattiti e commenti. I movimenti conservatori nazionalisti indù hanno visto il decremento dei loro correligionari come una giustificazione per la loro battaglia per una caratterizzazione marcatamente induista della nazione indiana. I rappresentanti delle minoranze religiose, da parte loro, hanno denunciato con forza gli attacchi regolarmente subiti dalle loro comunità.
Indipendentemente da queste questioni, l’India rimane una democrazia, così come definito dalla Costituzione del 1949. La Costituzione federale garantisce la libertà religiosa. L’articolo 25, primo comma, stabilisce che ogni cittadino ha il diritto alla libertà di coscienza e il diritto di professare, praticare e diffondere liberamente la propria religione. In conformità con l’articolo 27, nessuno può essere costretto a pagare tasse destinate alla promozione o al finanziamento di una particolare denominazione religiosa. L’articolo 28 stabilisce che nessuna educazione religiosa debba essere impartita nelle scuole interamente finanziate dallo Stato; e in base all’articolo 26, che riguarda i diritti dei gruppi, ogni confessione religiosa o sezione di una confessione religiosa ha il diritto di gestire i propri affari religiosi, istituire e gestire istituzioni religiose e caritatevoli e di possedere, acquisire e amministrare proprietà di qualsiasi genere. L’articolo 29 afferma che i cittadini hanno il diritto di preservare i loro costumi e i loro idiomi e, in conformità con l’articolo 30, le minoranze religiose e linguistiche hanno il diritto di istituire e amministrare istituzioni educative di propria scelta [4].

In questo quadro fornito dalla Carta federale, lo Stato centrale stabilisce alcune limitazioni, in particolare per quanto riguarda i rapporti delle comunità religiose con l’estero. Di conseguenza, da tempo ormai, il Paese non concede quasi nessun visto ai missionari [5]. Quanti di loro già vivono in India da diversi anni, possono rinnovare la loro residenza e il permesso di soggiorno per lavoro missionario su base annuale, ma è raro che le autorità indiane concedano visti a nuovi missionari. Allo stesso modo, la legge sul regolamento per il contributo estero mira a controllare i finanziamenti ricevuti dall’estero dalle organizzazioni non governative, con conseguenze negative anche per le organizzazioni cristiane e musulmane [6].

Da un punto di vista legislativo, la conversione è una questione molto controversa. Il dibattito sulla necessità di una legge anti-conversione a livello federale risale almeno al 1978 ed è sempre stato collegato al Bharatiya Janata Party (Partito Popolare Indiano, BJP) e al suo predecessore, il Janata Party (Partito popolare) [7]. I leader del BJP sostengono l’ideologia Hindutva, secondo la quale la nazione indiana è nella sua essenza induista. Recentemente, diversi ministri del BJP si sono ripetutamente pronunciati a favore di misure atte a «proteggere la religione indù», apparentemente minacciata dall’aumento delle minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani. Nel dicembre 2014, l’allora ministro degli Affari parlamentari, Venkaiah Naidu, ha destato clamore chiedendo una legislazione anti-conversione a livello federale [8]. Il 23 marzo 2015 Rajnath Singh, ministro federale dell’Interno, ha chiesto una «discussione in tutto il Paese» sulla questione e ha insistito sulla necessità di una legge anti-conversione a livello nazionale [9]. Tuttavia, il 15 aprile 2015, il Ministero della Giustizia ha emesso un parere che poneva fine ai desideri del governo, stabilendo che una legge federale in materia sarebbe incostituzionale [10].

Oggi, su 29 Stati (e sette territori) dell’Unione indiana, sei hanno in vigore una legge anti-conversione. Prima dello Stato del Gujarat, le assemblee legislative di Arunachal Pradesh, Orissa (Odisha), Madhya Pradesh e Chhattisgarh avevano adottato tali legislazioni. Successivamente, l’Himachal Pradesh si è unito a loro, esattamente come il Tamil Nadu (anche se in quest’ultimo Stato situato nel sud del Paese, dove i cristiani sono numerosi, la legge è stata rapidamente abrogata). Ogni qualvolta sono state approvate le leggi anti-conversione – che penalizzano le conversioni ottenute con la «forza» o con «mezzi fraudolenti» – si è fatto leva sulla nozione di difesa dell’«ordine pubblico», un ambito sotto la responsabilità degli Stati dell’Unione Indiana [11].

Per quanti si oppongono ad una eventuale legge federale anti-conversione, i piani legislativi di Nuova Delhi sono comunque preoccupanti. Questo «mostra chiaramente le intenzioni maliziose del governo centrale di limitare la libertà religiosa e la libertà di seguire una fede», ha commentato Navaid Hamid, segretario del Consiglio per le minoranze dell’Asia meridionale [12]. Secondo padre Paul Thelakkat, portavoce della Chiesa cattolica siriaco-malabarese, non vi è l’esigenza di norme che limitino le conversioni in India, sia a livello federale che all’interno degli Stati. «Vi sono abbastanza leggi in questo Paese per punire coloro che disturbano l’ordine pubblico o l’armonia sociale»[13], ha affermato il religioso aggiungendo che il «BJP sostiene l’idea che la religione indù non sopravvivrà al contatto con le altre religioni ed è per questo che cerca di costruire difese legislative per proteggere la propria fede» [14].

Incidenti

Molto spesso, attacchi di carattere settario o religioso si verificano in prossimità delle elezioni. Ad esempio in Uttar Pradesh, uno Stato nel nord del Paese, nel 2017, ovvero quando il BJP è salito al potere, vi sono stati 96 attacchi contro i cristiani, a fronte dei 39 incidenti verificatisi nel 2016, quando era il Partito socialista Samajwadi a governare [15]. Nel Madhya Pradesh, uno Stato gestito per 15 anni dal BJP, il 2017 ha visto un aumento del 54 percento del numero di incidenti (52) rispetto al 2016 [16]. In Tamil Nadu, dove vi sono stati 48 incidenti, l’aumento è stato del 60 percento [17].

Nel maggio del 2018, nel Karnataka – uno Stato costiero dell’India meridionale con una popolazione di 64 milioni – il BJP ha raccolto numerosi consensi, costringendo con il Partito del Congresso, suo principale oppositore, a stringere un’alleanza con un partito regionale al fine di rimanere al potere. Durante la campagna elettorale è stata fatta circolare una lettera falsa, che sarebbe stata precedentemente inviata dalla Conferenza episcopale indiana all’allora arcivescovo di Bangalore, monsignor Bernard Blasius Moras. Nella missiva si sosteneva che la Chiesa cattolica stava cospirando per dividere i lingayats, un influente gruppo indù che rappresenta il 17 percento della popolazione dello Stato, al fine di convertire i membri della loro comunità [18].

A livello nazionale, secondo il Persecution Relief, un forum ecumenico che studia la persecuzione anticristiana, nel 2017 sono stati registrati 736 attacchi contro i 348 del 2016 [19]. Tali incidenti sono stati segnalati in 24 dei 29 Stati dell’India. Riunendosi nel febbraio 2018 per il loro incontro semestrale, i circa 200 vescovi appartenenti ai tre riti della Chiesa cattolica in India (riti latino, siro-malabarese e siro-malankar) non hanno nascosto il fatto che nell’attuale stagione elettorale (consultazioni parlamentari si sono tenute in otto Stati nel 2018, mentre nell’aprile o nel maggio 2019 sono previste le elezioni generali) i cristiani stiano affrontando «immense sfide» [20]. Dal momento che il BJP controlla i governi di 19 dei 29 Stati dell’Unione indiana ed è al potere a livello federale, «i gruppi e le organizzazioni che desiderano promuovere il nazionalismo culturale e religioso diventano più audaci» [21], ha affermato il vescovo Theodore Mascarenhas, Segretario generale della Conferenza episcopale indiana. I vescovi hanno inoltre affermato che il nazionalismo fondato sulla cultura o sulla religione «avrebbe condotto l’India su un sentiero di autodistruzione» [22].

Questa tendenza non è denunciata soltanto dalla Chiesa cattolica. Il 25 aprile 2018, la Commissione sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (USCIRF) ha affermato che la libertà religiosa in India era in declino [23]. Oltre alle violenze contro i cristiani, l’USCIRF ha indicato episodi legati alla macellazione del bestiame, che hanno perfino portato ad uccisioni. Le misure per proteggere i bovini sono in aumento: in Rajasthan è stato istituito un «ministero della mucca» e sono state rafforzate le leggi contro l’abbattimento del bestiame; mentre nel Gujarat, Stato natale del Primo Ministro Narendra Modi, la condanna per la macellazione illegale di bovini è passata da sette anni all’ergastolo. I gaushala – rifugi per le mucche sacre – assumono l’aspetto di templi per gli estremisti indù. Il consumo di carne bovina è diventato il motivo ricorrente delle violenze degli estremisti indù ai danni degli appartenenti alle minoranze. Per i musulmani, i cristiani, i tribali e i dalit, la carne bovina è una fonte di proteine ​​a basso costo, ma questo li mette a rischio di attacchi da parte delle milizie filo-indù che attaccano allevatori, spedizionieri e venditori di bestiame. Tra il maggio 2015 e il maggio 2017, dodici persone sono state uccise nell’ambito di attacchi violenti [24]. Affermare la sacralità della mucca per l’Induismo annuncia l’avvento di una cultura indù in tutto il Paese

Prospettive per la libertà religiosa

Le cifre pubblicate dal governo indiano e presentate al Parlamento il 6 febbraio 2018 evidenziano le attuali tendenze al rialzo della violenza interreligiosa: per quanto riguarda gli episodi di violenza settaria, nel 2016 sono state uccise 86 persone e 2.321 sono rimaste ferite in 703 incidenti, mentre nel 2017 sono morte 111 persone e 2.384 sono state ferite in 822 diversi incidenti [25].

Monsignor Thomas Menamparampil, ex arcivescovo cattolico di Guwahati in Assam, ha sostenuto che Narendra Modi e il BJP sono ben consapevoli che la maggioranza indù della popolazione non è unita. Secondo l’ex arcivescovo, l’unico modo per unire la popolazione indù è quindi quello di presentare a loro fedeli le minoranze musulmana e cristiana come minacce all’identità dell’India; da qui la polarizzazione dell’opinione pubblica attorno alla sacralizzazione della mucca e le ripetute controversie sulle “conversioni forzate” attribuite ai cristiani. Inoltre, le importanti riforme economiche di Narendra Modi portano a una «economia esclusiva», come ha affermato monsignor Menamparampil in un’intervista a Crux [26]. «I suoi grandi progetti sono a favore dei pochi privilegiati, dell’élite che marginalizza le fasce più deboli della società, le caste e le tribù più fragili, le cui terre vengono cedute alle multinazionali, e le cui ricchezze minerali estratte dagli stessi territori vengono venduti per ingenti somme di denaro senza alcun beneficio per le comunità indigene», ha detto il presule. Se questa «economia di esclusione» si adatta bene ad alcuni aspetti dell’ideologia nazionalista indù – un’ideologia basata sull’appartenenza alle caste e su un sistema di «comunità che si escludono a vicenda» – i leader politici sono consapevoli che, a lungo termine, la mancanza di solidarietà tra gli indù sarà dannosa per gli interessi dell’élite dirigente. Secondo l’arcivescovo, giacché i membri più poveri della società indù non saranno mai convinti o impressionati dai risultati governativi in campo economico, il governo sta cercando di mobilitarli, ponendo l’accento sulla protezione dei bovini o su questioni religiose quali le conversioni forzate. In questo contesto, i cristiani devono stare attenti a non apparire come un «gruppo controverso», e cercare invece, in quanto minoranza, di assicurare l’unità della società nel suo complesso.

Note / fonti

[1] Ufficio del Generale Registro e Commissario del Censimento, Censimento dell’India, 2011. Popolazione per comunità religiosa, Ministero dell’Interno, Governo dell’India, http://www.censusindia.gov.in/2011census/C-01.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[2] Karan Pradhan, “Religion in numbers: what 2011 Census reveals about India’s communities”, FirstPost India, 27 agosto 2015, http://www.firstpost.com/politics/religion-in-numbers-what-the-2011-census-revealed-about-trends-across-indias-communities-2408740.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[3] “Recensement 2011 : le nouveau visage religieux de l’Inde”, Églises d’Asie, 28 agosto 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2015-08-28-recensement-2011-le-nouveau-visage-religieux-de-l2019inde/, (consultato il 23 maggio 2018).

[4] Costituzione dell’India del 1949 con emendamenti fino al 2012, constituteproject.org, https://www.constituteproject.org/constitution/India_2012.pdf, (consultato il 23 maggio 2018).

[5] Uttam Sengupta, “Catholic Priests from Vatican Denied Indian Visa”, Outlook, 4 febbraio 2015, http://www.outlookindia.com/website/story/catholic-priests-from-vatican-denied-indian-visa/293276, (consultato il 23 maggio 2018).

[6] Bharti Jain, “Rights group lobbied with EU to push Modi on FCRA”, The Times of India, 2 aprile 2016, http://timesofindia.indiatimes.com/india/Rights-group-lobbied-with-EU-to-push-Modi-on-FCRA/articleshow/51655287.cms, (consultato il 23 maggio 2018).

[7] “Conversion and freedom of religion”, The Hindu, 23 dicembre 2014, http://www.thehindu.com/opinion/lead/conversion-and-freedom-of-religion/article6716638.ece, (consultato il 23 maggio 2018).

[8] “Le gouvernement BJP défend les conversions de masse à l’hindouisme”, Églises d’Asie, 15 dicembre 2014, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2014-12-15-le-gouvernement-bjp-defend-les-tres-controversees-conversions-de-masse-a-lhindouisme, (consultato il 23 maggio 2018).

[9] “Le gouvernement relance le débat sur la mise en place d’une loi anti-conversion au plan fédéral”, Églises d’Asie, 22 aprile 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2015-04-22-le-gouvernement-relance-le-debat-sur-la-mise-en-place-d2019une-loi-anti-conversion-au-plan-federal/, (consultato il 23 maggio 2018).

[10] “National anti-conversion law not tenable: Law Ministry”, The Deccan Herald, 15 aprile 2015: http://www.deccanherald.com/content/471944/national-anti-conversion-law-not.html, (consultato il 23 maggio 2018).

[11] “La liberté religieuse en Inde”, Églises d’Asie, 17 aprile 2014, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2014-04-17-pour-approfondir-la-liberte-religieuse-en-inde, (consultato il 23 maggio 2018).

[12] “India’s debate on anti-conversion law deepens”, UCANews, 17 aprile 2015, http://www.ucanews.com/news/indias-debate-on-anti-conversion-law-deepens-/73408, (consultato il 23 maggio 2018).

[13] “Le gouvernement relance le débat sur la mise en place d’une loi anti-conversion au plan federal”, Églises d’Asie, 22 aprile 2015, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2015-04-22-le-gouvernement-relance-le-debat-sur-la-mise-en-place-d2019une-loi-anti-conversion-au-plan-federal/, (consultato il 23 maggio 2018).

[14] Ibid.

[15] “En un an, les attaques contre les chrétiens ont doublé”, Églises d’Asie, 21 febbraio 2018, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2018-02-20-en-un-an-les-attaques-contre-les-chretiens-ont-double, (consultato il 23 maggio 2018).

[16] Ibid.

[17] Ibid.

[18] Ibid.

[19] Persecution Relief Rapporto Annuale 2017, https://persecutionrelief.org/wp-content/uploads/2018/01/ANNUAL_REPORT-2017.pdf, (consultato il 23 maggio 2018).

[20] Jose Kavi, “Catholic bishops’ biennial plenary to review “worrying” national scenario”, Matters India, 30 gennaio 2018, http://mattersindia.com/2018/01/catholic-bishops-biennial-plenary-to-review-worrying-national-scenario/, (consultato il 14 giugno 2018).

[21] Ibid.

[22] Bijay Kumar Minj, “Religious nationalism in India self-annihilation: bishops”, UCANews, 14 febbraio 2018, https://www.ucanews.com/news/religious-nationalism-in-india-self-annihilation-bishops/81527, (consultato il 14 giugno 2018).

[23] “India Chapter”, Rapporto Annuale 2017, Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, http://www.uscirf.gov/reports-briefs/annual-report-chapters-and-summaries/india-chapter-2017-annual-report, (consultato il 23 maggio 2018).

[24] “La guerre de la vache, bataille idéologique de l’Inde de Narendra Modi”, Églises d’Asie, 2 giugno 2017, http://eglasie.mepasie.org/asie-du-sud/inde/2017-06-02-la-guerre-de-la-vache-bataille-ideologique-de-l2019inde-de-narendra-modi, (consultato il 23 maggio 2018).

[25] Umar Manzoor Shah, “Indian government accused of ignoring religious violence”, UCANews, 1° maggio 2018, https://www.ucanews.com/news/indian-govt-accused-of-ignoring-religious-violence/82186, (consultato il 23 maggio 2018).

[26] Nirmala Carvalho, “India archbishop warns about harassing Christians with anti-conversion accusations”, Crux, 3 luglio 2017, https://cruxnow.com/global-church/2017/07/03/india-archbishop-warns-harassing-christians-anti-conversion-accusations/, (consultato il 23 maggio 2018).

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