Religione

1.211.000Popolazione

15.410 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

Dal punto di vista costituzionale, la struttura legislativa di Timor Est è stata costruita sul modello di quella portoghese. La Carta garantisce libertà di coscienza, religione e culto, e sancisce il principio di separazione tra Chiesa e Stato. Il preambolo della Costituzione afferma la determinazione da parte dello Stato «di combattere tutte le forme di tirannia, oppressione sociale e culturale, dominazione e segregazione religiosa, nonché di difendere l’indipendenza
nazionale e rispettare e garantire i diritti umani e i diritti fondamentali dei cittadini [1]. L’articolo 12 della Costituzione stabilisce che «lo Stato deve riconoscere e rispettare le diverse denominazioni religiose, le quali sono libere nella loro organizzazione e nell’esercizio delle loro attività, purché queste ultime abbiano luogo in osservanza alla Costituzione e alla legge». Si aggiunge altresì che «lo Stato deve promuovere la collaborazione tra le diverse
denominazioni religiose che contribuiscono al benessere della popolazione di Timor Est». L’articolo 16 della Carta afferma inoltre che nessuno può essere discriminato sulla base della propria appartenenza religiosa. Il codice penale del Paese riflette le disposizioni costituzionali. L’articolo 124, ad esempio, definisce crimini contro l’umanità alcune azioni che includono «la persecuzione, intesa come privazione dell’esercizio di un diritto fondamentale e come contraria alla legge internazionale, esercitata ai danni di un gruppo o un’entità collettiva in base all’affiliazione politica, alla razza, alla nazionalità o alla
appartenenza etnica, culturale o religiosa» [2].

Ad ogni modo, in un Paese con una delle più alte percentuali di cattolici al mondo, il preambolo della Costituzione afferma che: «Nella sua prospettiva culturale e umana, la Chiesa cattolica di Timor Est è sempre stata capace di farsi carico della sofferenza dell’intero popolo con dignità e sapendosi mettere da parte per difendere i diritti fondamentali dei cittadini». Nell’articolo 11, paragrafo 2, si legge che: «lo Stato riconosce e apprezza la partecipazione
della Chiesa cattolica nel processo di liberazione nazionale di Timor Est».

Le relazioni tra le differenti comunità religiose sono generalmente positive, ma sono state riportate alcune violenze. Il Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato statunitense afferma infatti che «i leader della Chiesa cattolica e delle antiche comunità protestante e musulmana riferiscono di una buona collaborazione e delle buone relazioni tra i rispettivi gruppi religiosi». Tuttavia il rapporto aggiunge che: «alcuni gruppi religiosi di formazione più recente non godono delle stesse buone relazioni interreligiose».

Il modesto numero di musulmani che sono rimasti a Timor Est dopo il ritiro dell’Indonesia è costantemente diminuito negli ultimi anni. Non è chiaro se l’immigrazione islamica verso l’Indonesia sia dovuta all’ostilità nei confronti dell’Islam o ad altri fattori quali la povertà e la disoccupazione. Il sopracitato rapporto del Dipartimento di Stato statunitense sulla libertà religiosa fa riferimento ad alcuni casi in cui appartenenti alle minoranze religiose residenti
nelle aree rurali hanno riportato minacce fisiche contro i rispettivi membri, e riferisce inoltre che la Chiesa degli avventisti del settimo giorno ha subito regolarmente lanci di pietre contro i propri edifici di culto. Procedimenti giudiziari sono stati avviati anche in seguito alla presunta «parziale distruzione nel 2015 di un edificio costruito da un gruppo protestante, secondo il quale il crimine sarebbe avvenuto su istigazione di un sacerdote cattolico». Il Dipartimento di Stato statunitense cita inoltre alcuni casi di studenti espulsi dalle rispettive scuole a causa della loro appartenenza religiosa [3].

Nel Paese in cui la Chiesa cattolica gode di importante influenza politica e sociale (ad esempio delle 14 festività nazionali, nove appartengono al calendario liturgico cattolico) il concordato firmato il 15 agosto 2015 tra Timor Est e la Santa Sede viene gradualmente applicato. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa sede, che si è recato a Timor in occasione della 500º anniversario della presenza della Chiesa cattolica nel Paese, ha rilevato che il concordato mira a rafforzare «la reciproca collaborazione per lo sviluppo
integrale del popolo in riferimento alla giustizia, alla pace e al bene comune». Il porporato ha anche affermato che il nodo centrale dell’accordo è costituito dai valori e dai principi della legge internazionale in riferimento alla libertà religiosa e alla garanzia della libertà di professare e praticare la fede cattolica liberamente e pubblicamente. Il cardinale ha aggiunto che il concordato «offre alla Chiesa cattolica spazio e opportunità di agire all’interno della
società, in linea con la propria missione al servizio della popolazione e con le norme costituzionali e la locale legislazione» [4].

In pratica, il concordato definisce i termini in cui la Chiesa è libera di fornire i propri servizi, sia per quanto riguarda l’assistenza spirituale nelle carceri, negli ospedali e negli orfanotrofi, sia in riferimento alle attività caritative e all’organizzazione dei servizi educativi. Da parte sua lo Stato fornisce dei sussidi alla Chiesa cattolica. Ognuna delle tre diocesi cattoliche del Paese
ha ricevuto un sostegno da parte del governo di due milioni di dollari [5]. Inoltre, il budget statale include una sezione dedicata alla costruzione e al restauro degli edifici di culto, di circa 9 milioni di dollari, di cui beneficiano soprattutto gli edifici cattolici [6].

Incidenti

A Timor Est, i casi di violazione alla libertà religiosa sono rari e relativamente di modesta entità.

Ogni organizzazione della società civile, inclusi gli organismi religiosi, può fare domanda annualmente al fine di ricevere un sostegno dal fondo governativo di 9 milioni di dollari. Secondo il Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale del Dipartimento di Stato statunitense, il capo della locale comunità musulmana ha fatto richiesta per ricevere un contributo, ma senza alcun successo [7]. Tuttavia il rapporto nota che una Chiesa protestante ha richiesto un contributo per finanziare la propria assemblea generale e non ha ricevuto alcun aiuto [8].

In Parlamento, un legislatore ha accusato i testimoni di Geova di «comprare» conversioni con il denaro. Lo stesso ha chiesto una nuova legislazione che possa controllare le azioni delle “nuove religioni”. Il Primo Ministro ha comunque rifiutato la richiesta e sottolineato che le istituzioni nazionali sono impegnate a rispettare la libertà religiosa [9].

Prospettive per la libertà religiosa

Timor Est è un giovane Stato in una regione dove vi sono pochi sistemi realmente
democratici. Il Paese ha un’alta percentuale di giovani e, avendo raggiunto l’indipendenza soltanto nel 2002, rimane piuttosto fragile. Le elezioni presidenziali del marzo 2017 – le prime senza supervisione da parte delle Nazioni Unite – si sono svolte pacificamente e senza alcun incidente rilevante, così come le consultazioni legislative tenutesi nel luglio successivo. Tuttavia queste ultime (basate su una rappresentazione proporzionale con un singolo turno di voto) non hanno portato ad una netta maggioranza al governo. Da allora il Paese vacilla
sull’orlo di una crisi politica. Il 26 gennaio 2018, il presidente Francisco Guterres ha sciolto il Parlamento dopo che i partiti all’opposizione, nelle cui mani è riposto l’equilibrio di potere, hanno rifiutato il piano di bilancio [10]. Nuove elezioni parlamentari sono ora in programma. Di fronte alla possibile minaccia di instabilità politica, la Chiesa ha un ruolo cruciale da giocare nel mantenere la stabilità a Timor Est. Al momento, tuttavia, nulla sembra minacciare la libertà religiosa nel Paese.

Endnotes / Sources

[1] Governo di Timor Est, Costituzione della Repubblica Democratica di Timor Est, 20 maggio 2002, http://timor-leste.gov.tl/?cat=37&lang=en, (consultato il 9 febbraio 2018).

[2] Codice Penale (approvato tramite Decreto-legge N. 19/2009), Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO), http://www.wipo.int/wipolex/en/details.jsp?id=10928, (consultato il 25 febbraio 2018).

[3] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Timor Est”, rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/hrrpt/humanrightsreport/index.htm#wrapper, (consultato il 9 febbraio 2018).

[4] Siktus Harson and Ryan Dagur, “Vatican, Timor-Leste sign bilateral agreement”, Ucanews, 14agosto 2015, http://www.ucanews.com/news/vatican-timor-leste-sign-bilateral-agreement/74081, (consultato il 9 febbraio 2018).

[5] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit., (consultato il 9 febbraio 2018).

[6] Ibid.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[9] Ibid.

[10] Victoria Tassel, “Crise politique au Timor-Oriental”, La Croix, 31gennaio 2018, https://www.la-croix.com/Monde/Asie-et-Oceanie/Crise-politique-Timor-Oriental-2018-01-31-1200910188, (consultato il 9 febbraio 2018).

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