Stabile / Immutato

Guinea Equatoriale

Religione

870.000Popolazione

28.052 Km2Superficie

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homekeyboard_arrow_rightGuinea Equatoriale

Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

L’articolo 13 della Costituzione, (adottata nel 1995 ed emendata recentemente nella nuova Costituzione che è stata approvata tramite referendum nel 2011) garantisce le libertà «di religione e di culto», mentre l’articolo 15 afferma che «tutti gli atti discriminatori commessi in base all’affiliazione tribale, al sesso o alla religione» sono «penalmente perseguibili». L’articolo 23 aggiunge che lo Stato garantisce «ad ogni persona, organizzazione privata e comunità religiosa il diritto di istituire scuole» a patto che venga rispettato il programma scolastico ufficiale. Lo stesso articolo permette inoltre la libera scelta dell’istruzione religiosa «sulla base della libertà di coscienza» [1]. Questa disposizione è confermata dalla legge, la quale afferma che ogni individuo è libero di studiare la propria religione e non deve essere obbligato a seguire corsi su un’altra religione senza il proprio consenso.

Nelle scuole statali, lo studio della religione è facoltativo e può essere sostituito da un corso di educazione civica o sociale.

Come chiarisce l’articolo 9 della Costituzione, la religione non può essere un elemento fondante dei partiti politici. Una legge del 1991, che negli anni seguenti è stata confermata da un decreto presidenziale, stabilisce le norme relative alla registrazione dei gruppi religiosi e al trattamento preferenziale ufficialmente concesso alla Chiesa cattolica e alla Chiesa riformata della Guinea equatoriale, alle quali non è richiesta la registrazione statale. Nell’ottobre 2013, il governo della Guinea Equatoriale ha firmato un concordato con la Santa Sede. Il trattamento preferenziale riservato alla Chiesa cattolica è dimostrato nella pratica dall’inclusione delle messe cattoliche in ogni cerimonia ufficiale, soprattutto in occasione delle celebrazioni per l’anniversario del colpo di stato del 1979, per il giorno dell’indipendenza e per il compleanno del presidente.

Le altre religioni devono invece registrarsi presentando una richiesta scritta al Ministero della Giustizia, del Culto religioso e delle Prigioni. La valutazione della domanda è affidata al direttore generale del ministero. Alcuni gruppi religiosi, come i musulmani e i baha’i, devono registrarsi una sola volta. Ad altre denominazioni, soprattutto alle nuove, può essere invece richiesto di rinnovare la propria registrazione periodicamente. I gruppi non registrati possono essere multati, oppure chiusi. Le denominazioni religiose che non hanno i requisiti necessari a registrarsi possono essere soggette al pagamento di sanzioni. Il processo di registrazione è molto lento – può richiedere anche alcuni anni – ma tuttavia tale lentezza sembra essere legata più alla burocrazia locale che all’intento esplicito da parte della classe politica di recar danno ad un particolare gruppo religioso.

Il 4 aprile 2015, il Ministero della Giustizia, del Culto religioso e delle Prigioni ha emesso un decreto sulle attività religiose. Il provvedimento stabilisce che le cerimonie aventi luogo fuori dalla fascia oraria compresa tra le 6 e le 21, oppure al di fuori dei luoghi di culto registrati, debbano essere prima autorizzate dal ministero stesso. Il decreto vieta lo svolgimento di atti religiosi all’interno di residenze private e richiede ai rappresentanti o ai leader religiosi stranieri di ottenere in anticipo un permesso per esercitare il proprio ministero, così da poter partecipare alle attività religiose [2].

Incidenti

La Chiesa cattolica è ritenuta vicina al governo e accusata di godere di molti privilegi. Ad esempio il certificato di battesimo può essere esibito come documento ufficiale e può essere perfino richiesto per motivazioni ufficiali. Le messe cattoliche continuano ad essere parte integrante delle principali cerimonie pubbliche, come ad esempio la Giornata Nazionale del 12 ottobre e il compleanno del presidente che si festeggia il 5 giugno. Le cerimonie religiose e luoghi di culto cattolici [3] sono spesso finanziati dal presidente. Ad esempio il 28 maggio 2017, il presidente Teodoro Obiang Nguema ha inaugurato una chiesa cattolica finanziata con fondi pubblici, la Chiesa di Nostra Signora di Bisila, situata sul Pico Basilé, una montagna che sovrasta la capitale Malabo [4]. Il 20 maggio 2017, tre nuovi vescovi cattolici sono stati consacrati a Mongomo nell’ambito di una cerimonia finanziata con fondi pubblici [5].

Ufficiali pubblici non cattolici lamentano di subire forti pressioni per prendere parte ad attività religiose, inclusa la partecipazione alle messe cattoliche [6].

Prospettive per la libertà religiosa

Durante il periodo analizzato, lo stato di rispetto della libertà religiosa non è migliorato né peggiorato. La situazione è rimasta stabile e si ritiene che questa sarà la tendenza nel prossimo futuro.

Endnotes / Sources

[1] Legge Fondamentale della Guinea Equatoriale, Guinea Equatoriale, http://www.guineaecuatorialpress.com/imgdb/2012/LEYFUNDAMENTALREFORMADA.pdf (consultato l’8 febbraio 2018).

[2] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Guinea Equatoriale”, Rapporto 2014 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2014religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato l’8 febbraio 2018).

[3] Intervista del 12 gennaio 2018 con un sacerdote straniero che opera in Guinea equatoriale.

[4] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Guinea Equatoriale”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/religiousfreedom/index.htm#wrapper, (consultato il 10 febbraio 2018).

[5] “El Cardenal Filoni en Guinea Ecuatorial para ordenar a tres obispos”, Asodegue – 2° Etapa, 17 maggio 2017, http://www.asodeguesegundaetapa.org/el-cardenal-filoni-en-guinea-ecuatorial-para-ordenar-a-tres-obispos-agencia-fides/(consultato l’8 febbraio 2018).

[6] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, 2016, Ibid.

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