Religione

14.497.000Popolazione

1.284.000 Km2Superficie

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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

In base alla Costituzione del 14 aprile 1996, emendata nel 2005 [1] e basata sul modello francese, il Ciad è una repubblica presidenziale con un sistema multipartitico, pur con tratti altamente autocratici [2]. La Costituzione del Paese è stata redatta dalla Conférence Nationale Souveraine (CNS, Conferenza Nazionale Sovrana) durante una fase transitoria di tre anni. Il 31 gennaio 1996 è stata approvata tramite un referendum, nel quale la Carta ha raccolto il 61,5 di voti favorevoli. Tuttavia, il lavoro svolto dalla Conferenza Nazionale Sovrana nella redazione della legge fondamentale è stato reso più difficile dal fatto che si sono prima dovute risolvere problematiche legate ad un passato segnato da violenti conflitti.

Più tardi, nei primi anni 2000, il partito al governo, il Mouvement Patriotique du Salut (MPS, Movimento Patriottico per la Salvezza), ha cercato di modificare la Costituzione rimuovendo il limite di due mandati all’ufficio presidenziale. Il capo della formazione partitica, Idriss Déby, che è anche l’attuale Presidente del Paese, è al potere senza interruzione dal 1990. Nelle ultime elezioni presidenziali del 2016, è stato rieletto con quasi il 60 per cento dei voti [3]. La quasi totalità dei partiti di opposizione hanno firmato una dichiarazione congiunta contro di lui.

L’emendamento costituzionale è stato adottato dal Parlamento del Ciad nel maggio 2004 e ratificato tramite referendum il 6 giugno 2005. Le accuse di frode elettorale sono state ripetutamente presentate durante il processo referendario e sono state ribadite anche negli anni a seguire.

L’emendamento costituzionale ha privato i ciadiani e l’opposizione di ogni speranza relativa alla possibilità che il regime potrebbe cambiare. Da allora vi sono stati ripetuti attacchi di ribelli e tentativi di colpi di Stato contro il governo, anche da parte dei suoi stessi esponenti. Ad oggi, tuttavia, Déby, che si considera l’unico garante della stabilità e dello sviluppo, è stato in grado di respingerli. L’attuale presidente intende continuare a governare Ciad, insieme al suo partito, a tempo indefinito. Nel 2016, Déby si è nuovamente candidato per la rielezione dopo essere stato in carica per ben 25 anni. A differenza di quanto accaduto durante le elezioni del 2011, tuttavia, una larga maggioranza dell’opposizione non ha boicottato le elezioni.

L’articolo 1 della Costituzione del Ciad stabilisce il principio della laicità e la separazione tra Stato e religione [4]. L’articolo 5 proibisce qualsiasi propaganda che cerchi di impedire «l’unità nazionale o la laicità dello Stato», e ciò include la propaganda «di … carattere religioso». In base all’articolo 14 lo Stato garantisce a tutti i cittadini «l’uguaglianza davanti alla legge senza distinzione di origine, di razza, di sesso, di religione, di opinione politica o di posizione sociale» [5]. L’articolo 27 include la libertà di religione tra quelle libertà che possono essere limitate soltanto nell’interesse delle libertà e dei diritti degli altri, o nell’interesse dell’ordine pubblico e della morale. L’articolo 51 rende obbligatorio il servizio militare mentre l’articolo 54 recita: «Non si possono invocare credenze religiose o opinioni filosofiche per evitare un obbligo dettato dall’interesse nazionale». Di conseguenza non è consentita l’obiezione di coscienza al servizio militare, neanche per motivi religiosi [6].

In linea con il principio di uno Stato laico, l’educazione religiosa è vietata nelle scuole pubbliche. I gruppi religiosi possono tuttavia gestire delle proprie scuole. È vietato indossare burka (o qualsiasi copricapo religioso che copra interamente il volto) [7].

Incidenti

I gruppi religiosi generalmente godono di buone relazioni in Ciad, in particolare nel sud del Paese. Delegazioni di musulmani e cristiani partecipano reciprocamente alle celebrazioni religiose e alle festività di ciascun gruppo [8].

Tuttavia, vi sono due fattori che hanno portato in più di un’occasione a tensioni, violenze o spargimenti di sangue. Come conseguenza di questi due fattori, e in seguito a gravi attacchi da parte di gruppi islamici avvenuti negli anni precedenti, nel periodo in esame non si è registrato alcun miglioramento della situazione della libertà religiosa nel Ciad. Il primo fattore riguarda i gruppi
islamisti che già esistevano all’interno della popolazione musulmana del Ciad [9]. Il secondo è rappresentato dai combattenti jihadisti che sono giunti dall’estero nel tentativo di destabilizzare il Paese [10].

Si pensa che fino al 10 percento dei musulmani ciadiani abbia tendenze islamiste e aderisca al salafismo o al wahhabismo, un’interpretazione rigorosa del Corano originaria dell'Arabia Saudita [11]. Questi musulmani radicali entrano ripetutamente in conflitto con musulmani moderati [12]. L’assenza di salafiti nel Consiglio superiore per gli affari islamici istituito dal governo è considerata una problematica all’interno della locale comunità islamica [13].

Il Forum regionale sul dialogo interreligioso, composto da rappresentanti della comunità islamica, delle Chiese protestanti e della Chiesa cattolica, si riunisce più volte l'anno per promuovere la tolleranza religiosa e combattere i pregiudizi nei confronti delle persone di altre fedi [14].

Vi sono stati ripetuti scontri armati che hanno coinvolto l’organizzazione terrorista islamista Boko Haram, che opera in Nigeria, e agisce in special modo nella regione intorno al lago Ciad. Questa regione è situata strategicamente tra quattro Paesi: Ciad, Nigeria, Niger e Camerun e qui per Boko Haram è facile ritirarsi e nascondersi [15]. I suoi combattenti vivono sulle isole situate sul lato nigeriano, ma operano nella zona di confine e quindi possono penetrare con facilità nei Paesi confinanti e invadere i villaggi prima di ritirarsi nuovamente nelle rispettive isole [16]. Persone provenienti da Nigeria, Niger, Camerun e Ciad hanno trovato rifugio nella stessa regione, dopo essere fuggite dalla povertà o dal gruppo Boko Haram stesso. Si ritiene che circa 2,3 milioni di sfollati vivano nella regione del Lago Ciad al momento [17].

Il Ciad e altri tre Paesi africani – Niger, Nigeria e Camerun – si sono uniti militarmente contro Boko Haram, schierando una forza totale di 9.000 soldati [18]. I combattimenti spesso causano numerose vittime [19]. Una dichiarazione dell’esercito ciadiano ha riferito di un’operazione delle sue truppe contro il gruppo terroristico su cinque isole nigeriane nel lago Ciad. Gli scontri con Boko Haram a fine giugno 2017 hanno provocato la morte di otto soldati ciadiani e 162 combattenti di Boko Haram.

Il 23 marzo 2018, [20] combattenti di Boko Haram sono stati uccisi nell’ambito di scontri con i soldati ciadiani 20 . Secondo l’esercito ciadiano, i combattimenti si sono svolti su un’isola nel lago Ciad. Un soldato ciadiano è stato ucciso e altri cinque sono rimasti feriti.

Padre Franco Martellozzo, un religioso gesuita che vive in Ciad da oltre 50 anni, afferma che, anche se Boko Haram non è molto diffuso nel Paese, l’estremismo militante è fonte di preoccupazione [21].La diffusione transfrontaliera del terrorismo islamista rappresenta una particolare minaccia per i cristiani che vivono nella regione. Nell’ambito dell’attuale crisi, sottolinea il missionario, la comunità cattolica rimane fiduciosa e fornisce assistenza umana, spirituale e materiale «per soddisfare i bisogni della gente, in particolare dei più deboli e bisognosi»[22]

Prospettive per la libertà religiosa

In Ciad, la minaccia del jihadismo islamista non è l’unico fattore che rende difficile per le persone esercitare il proprio diritto alla libertà religiosa senza restrizioni. La situazione è aggravata dalla povertà estrema. In effetti, secondo i vescovi cattolici del Ciad, il Paese è in reale difficoltà
economica e sociale [23].

A livello politico, i presuli lamentano della «mancanza di dialogo» tra il governo, l’opposizione, le istituzioni e la popolazione civile. Un elemento che pone «una seria minaccia alla democrazia». A livello economico, come nazione produttrice di petrolio, il Ciad fa affidamento sulle esportazioni
per ottenere entrate. Tuttavia, come sottolineano i vescovi cattolici, questo ha significato che «il Paese ha perso la sua vocazione agricola e pastorale» [24].

La cattiva gestione delle entrate petrolifere e il «brutale calo dei prezzi internazionali del petrolio» hanno mostrato, «come era prevedibile, la fragilità dell’economia». La mancanza di interesse nel settore agricolo, unita alla crescente desertificazione, ha portato a molti «conflitti sanguinari tra pastori e contadini, causando perdite umane e materiali» [25].

All’inizio del 2018 i principali sindacati del Paese hanno indetto uno sciopero generale indefinito contro l’austerità del governo e i tagli ai salari dei dipendenti pubblici effettuati in seguito alle inferiori entrate petrolifere [26]. I sindacati hanno denunciato non soltanto i tagli dei salari, ma anche il divieto imposto alle manifestazioni pacifiche, e la repressione di queste da parte delle autorità. A tal proposito è stato ricordato come la polizia abbia interrotto alcune proteste studentesche che hanno avuto luogo nella capitale del Ciad, N’Djamena, utilizzando dei gas lacrimogeni. Circa 100 manifestanti sono stati arrestati in quell’occasione [27].

In un contesto di forti tensioni sociali e politiche, come ha riferito padre Martellozzo [28], la Chiesa cattolica in Ciad ha invitato la popolazione e le autorità a «contribuire al bene comune e al superamento della crisi, senza soccombere alla tentazione della violenza o della disperazione».

Ad aggravare la situazione è inoltre il problema ancora irrisolto dei rifugiati nel Ciad orientale, che confina con la regione lacerata dalla crisi del Darfur, in Sudan [29]. Secondo diversi rapporti, più di 400.000 profughi vulnerabili hanno trovato rifugio in 14 campi di questa parte del Sahel, classificati tra i più grandi in Africa, e dipendono dall’assistenza umanitaria. I campi sono diventati permanenti. Gestiti dall’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), sono finanziati quasi esclusivamente dall’Unione europea.

A meno che le condizioni economiche e materiali della popolazione in Ciad non cambino, non ci si può aspettare che la situazione della libertà religiosa possa migliorare.

Note / fonti

[1] Costituzione del Ciad del 1996 con emendamenti fino al 2005, constituteproject.org,
https://www.constituteproject.org/constitution/Chad_2005.pdf?lang=en, (consultato il 3 aprile 2018).

[2] “Tschad – Geschichte und Staat”, Das Länder-Informations-Portal,
DeutschenGesellschaftfürInternationaleZusammenarbeit (GIZ): http://liportal.giz.de/tschad/geschichte-staat/, (consultato il 3 aprile 2018).

[3] “Munzinger Länder: Tschad”, Munzinger Archiv 2018, www.munziger.de/search/login (consultato il 3 aprile 2018).

[4] Costituzione del Ciad, op.cit.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

[7] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, “Ciad”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa internazionale, Dipartimento di Stato statunitense, https://www.state.gov/j/drl/rls/irf/2016/, (consultato il 3 aprile 2018).

[8] Ibid.

[9] Cfr. “Ciad”, Rapporto 2016 sulla libertà religiosa nel mondo, Aiuto alla Chiesa che Soffre, http://religious-freedom-report.org/report/chad/, (consultato il 4 aprile 2018).

[10] “Dutzende Tote bei Selbstmordanschlägen imTschad”, Zeit-Online, 11 ottobre 2015,
http://www.zeit.de/politik/ausland/2015-10/boko-haram-anschlag-tschad, (consultato il 4 aprile 2018).

[11] “Tschad – Geschichte und Staat”, op. cit.

[12] Ufficio della democrazia, dei diritti umani e del lavoro, op. cit.

[13] Ibid.

[14] Ibid.

[15] Jens Borchers, “Armut, Klimawandel und Terrorismus”, Deutschlandfunk, 13 novembre 2017, http://www.deutschlandfunk.de/krise-am-tschadsee-armut-klimawandel-und-
terrorismus.724.de.html?dram%3Aarticle_id=400512, (consultato il 4 aprile 2018).

[16] Ibid.

[17] Ibid.

[18] Ibid.

[19] “170 Tote auf Inseln im Tschadsee”, tagesschau.de, 27 giugno 2017,
https://www.tagesschau.de/ausland/tschad-boko-haram-101.html, (consultato il 4 aprile 2018).

[20] “20 Boko-Haram-Kämpfer im Tschad getötet”, Zeit-Online, 25 marzo 2018, http://www.zeit.de/news/2018-03/25/20-boko-haram-kaempfer-im-tschad-getoetet-180325-99-628017, (consultato il 4 aprile 2018).

[21] “Soziale und politische Spannungen: Kirche fördert Gemeinwohl, agenzia fides, 31 gennaio 2018, http://www.fides.org/de/news/63667-
AFRIKA_TSCHAD_Soziale_und_politische_Spannungen_Kirche_foerdert_Gemeinwohl, (consultato il 4 aprile 2018).

[22] Ibid.

[23] “The Bishops: “ "The Country is in crisis, but we must resist the temptation of discouragement and violence”, agenzia fides, 13 gennaio 2017, http://www.fides.org/en/news/61515-
AFRICA_CHAD_The_Bishops_The_Country_is_in_crisis_but_we_must_resist_the_temptation_of_discouragement_and_violence, (consultato il 4 aprile 2018).

[24] Ibid.

[25] Ibid.

[26] “Soziale und politische Spannungen: Kirche fördert Gemeinwohl, op. cit.

[27] Ibid.

[28] Ibid.

[29] Martin Durm, “Hier wird keener mehr leben wollen”, tagesschau.de, 24 marzo 2018,
https://www.tagesschau.de/ausland/sahel–zone-migranten-101.html, (consultato il 4 aprile 2018).

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